Jerome BRUNER e l’apprendimento collaborativo

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LIFELONG & LIFEDEEP LEARNING

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Jerome Seymour Bruner (New York, 1º ottobre 1915 – New York, 5 giugno 2016) è stato uno psicologo statunitense, considerato l’ultimo grande padre fondatore della psicologia moderna, erede nello stesso tempo di psicologi come Piaget e Vygotskij e di psicoanalisti come Freud e Jung. Con la sua attività di ricerca ha contributo agli sviluppi della psicologia dell’educazione e della didattica. Studioso di fama internazio­nale, notissimo agli operatori scolastici per i contributi offerti alla comprensio­ne dello sviluppo infantile, condusse i suoi primi studi sulle conseguenze del dopoguerra nella psicologia sociale e successivamente sul processo percettivo e sull’influenza dei fattori sociali.

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Nel contesto attuale IMPARARE, IMPARARE AD APPRENDERE e IMPARARE AD ACCETTARE IL CAMBIAMENTO PER GESTIRLO sono le capacità critiche richieste a tutte le persone, a chi ricopre ruoli di maggiore responsabilità così come a chi è impegnato in attività operative.

L’esperienza insegna che la creazione di conoscenza, e quindi lo sviluppo dell’apprendimento, è maggiore nei momenti di crisi rispetto ai periodi floridi.

È nei momenti di crisi che si passa DALL’ ELABORAZIONE DELLA CONOSCENZA, ovvero acquisibilità, insegnabilità, trasmissibilità della conoscenza attraverso manuali, libri corsi ALLA CREAZIONE DELLA CONOSCENZA, cominciando a prendere in considerazione le intuizioni, gli indizi acquisibili attraverso l’utilizzo di metafore, immagini, la condivisione delle esperienze, il lavoro di team.

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“ SOMIGLIO PIÚ AD UNA VOLPE CHE AD UN PORCOSPINO”

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A  proposito del suo percorso di ricerca  Jerome Bruner scrive:

“Se guardo indietro alla mia fanciullezza, non vedo alcuna continuità con tutto il resto della mia vita. C’ è poco o niente in essa che abbia potuto indurre qualcuno a pensare ch’io sarei diventato un intellettuale, un professore universitario e, tanto meno, uno psicologo…. Fu una fanciullezza alla quale non mancarono né gli importanti “modelli”, né i traumi sul tipo di quelli che nell’opinione corrente sembrano destinati a lasciare profonde e durature cicatrici. Tuttavia queste importanti figure della fanciullezza non costituirono i modelli della mia vita, salvo, forse, per qualche aspetto del suo stile.  E anche il trauma d’esser nato cieco (recuperai la vista  solo dopo aver compiuto il secondo anno) sembra non abbia prodotto alcuna evidente compromissione, anche se in qualche modo deve aver lasciato il suo segno…..La mia infanzia ebbe inizio in un quartiere residenziale alla periferia di New York, abitato da persone della media borghesia; ero il più piccolo di quattro fratelli in una famiglia ebraica formalmente osservante e sono nato nel 1915…..

Dopo la morte di mio padre, avvenuta nel 1928, mia madre iniziò i suoi spostamenti.. Prima che i trasferimenti avessero termine dovetti frequentare sei scuole medie nell’arco di quattro anni…. non sono un’ottimista (la mia paura della perdita come fatto inevitabile è troppo grande per avere quel conforto). Credo però profondamente  nel potere di una logica concreta che cambia il nostro modo di fare le cose, di pensarle e perfino di sentirle. La maggior parte di quello che sono riuscito a fare nel campo della “riforma” scolastica e in quello per una migliore assistenza dei giovani, riflette il convincimento che la dimostrazione di ciò che è possibile fare finisce col modificare quello che uno vuol fare… Ricordo l’ammirazione che provai quando per la prima volta sentii mio padre dire: “Meglio accendere una sola candela che maledire l’oscurità”. Credo che l’esistenza di una possibilità sia il supporto della speranza e che la speranza sia una componente essenziale della nostra vita come lo sono stati gli utensili per quella della nostra specie…. per questo assomiglio di più ad una volpe che a un porcospino, cioè a uno che preferisce conoscere più cose piuttosto che una sola, anche se importante…

Jerome Bruner da “Alla ricerca della mente. Autobiografia intellettuale” Ed.  Armando 1997

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IL CONTRIBUTO DI BRUNER SUI TEMI DELL’EDUCAZIONE DEGLI ADULTI

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Negli ultimi anni,  le  teorie di Bruner sull’apprendimento autonomo e sull’apprendimento  basato sulla risoluzione dei problemi ( problem solving),  hanno suscitato  un particolare interesse,  rivelandosi  significative anche   nell’ambito  dell’educazione degli adulti e del lifelong learning.
Questo modo di concepire l’apprendimento  va ben oltre la scuola, poiché l’educazione, la stessa crescita intellettuale, l’acquisizione dei saperi e delle conoscenze, si possono realizzare nei contesti più diversi, nei quali gli individui si sforzano insieme di attribuire un significato e dare un senso agli avvenimenti di cui sono protagonisti, per imparare nella vita e nel lavoro.

L’immagine dell’uomo psicologico  proposta da Bruner è quella di un modello di uomo “integrato”, quale   soggetto che conosce il mondo e se stesso, i cui processi cognitivi e affettivo-motivazionali vengono visti funzionare tutti insieme, come accade nella realtà quotidiana: giocando con le parole, dice che la mente umana “persenpensa” (per­fink), per indicare l’unitarietà di perce­zione (perception), emozione (feeling) e pensiero (thinking).

Bruner individua così alcuni principi che stanno alla base della psicologia culturale e ne illustra le conseguenze per l’educazione. Essi assumono un particolare rilevanza anche per le conseguenze nell’ambito dell’educazione degli adulti e dell’apprendimento lungo tutto il corso della vita.

Bruner individua così alcuni principi che stanno alla base della psicologia culturale:

  • L’ APPRENDIMENTO RECIPROCO
  • IL PRINCIPIO DELL’INTERAZIONE
  • LA COMPETENZA NARRATIVA

Essi assumono un particolare rilevanza anche per le conseguenze nell’ambito dell’educazione degli adulti e dell’apprendimento lungo tutto il corso della vita.

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“Non bisogna aver paura dei conflitti.  Come vediamo, la storia della letteratura e la storia dell’umanità sono costellate da lotte e punizioni, vendette. Perché anche la negatività fa parte della vita. E’ affascinante stare nelle emozioni, anche quelle più torbide e dolorose perché sono delle opportunità per scoprire lati inesplorati del proprio io, che altrimenti resterebbero in ombra. La consapevolezza è lo scopo ultimo della vita, la conoscenza di sé, nessun aspetto escluso.”  (Jerome BRUNER)

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PER PROSEGUIRE LA RIFLESSIONE

  1. La motivazione ad apprendere qualcosa di nuovo è sufficiente a garantire che ciò avvenga?
  2. Quanto influiscono nel processo di apprendimento il contesto in cui si apprende, le rigidità didattiche, i condizionamenti esterni?
  3. Bruner ritiene che considerare la volontà di apprendere come una motivazione spontanea può essere problematico quando il contesto, le rigidità didattiche, i condizionamenti esterni impediscono l’espressione della curiosità, del bisogno di competenza. Quali strategie è possibile attuare?

 

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