IL RICAMO ESTONE… conversazione con Kristel HABAKUKK

Abitare il territorio… luoghi, persone e comunità

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 PER NON PERDERE IL FILO DELLA STORIA 

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Nel laboratorio del racconto riprendono le attività.  La sfida: creare sinergie tra eventi in presenza e laboratori virtuali.  

Prosegue la collaborazione con l’ Associazione di Promozione Sociale (APS) TEMPO CREATIVO  che a Blera,  domenica 28 dicembre, ha promosso  l’evento “IL FILO RACCONTA. Ricamare storie per unire mondi”. Un’intensa giornata dedicata al ricamo, guidati da Mariacarmela Milano e Kristel Habakukk, con richiami, attraverso fili, linee, colori e mani operose, a simboli e immagini dalle radici diffuse che si ritrovano in epoche e luoghi apparentemente lontani. Un’occasione di conoscenza e confronto tra realtà associative e persone che seguono percorsi sociali con un contagioso spirito costruttivo di solidarietà, fiducia e bellezza.

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Blera (VT),  Sala San Nicolò. “IL FILO RACCONTA. Ricamare storie per unire mondi”.   Laboratori  a cura di  Mariacarmela MILANO e Kristel HABAKUKK – 28 dicembre  2025

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KRISTEL HABAKUKK ha accolto la proposta di

condividere la sua storia con GEAPOLIS COMMUNITY

all’interno del  LABORATORIO DEL RACCONTO.

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Tre anni fa Kristel HABAKUKK inizia a studiare la lingua italiana iscrivendosi  all’Università di Tallinn. Terminati gli studi, attualmente si trova in Italia per un periodo di sei mesi grazie all’opportunità offertale  da una borsa Erasmus+ per laureati.

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Dove e in che modo ti sei avvicinata all’arte del ricamo estone e della tradizione locale?

 

I primi contatti con il ricamo e con le tradizioni risalgono già all’infanzia. Mia madre ricamava molto. In generale, circa 50 anni fa in Estonia quasi tutte le donne ricamavano, soprattutto per decorare la propria casa. Inoltre si facevano molti lavori manuali e si cuciva tanto, perché durante il periodo sovietico nei negozi c’erano pochi vestiti e quasi non si trovavano oggetti belli. Tutte le bambine iniziavano a scuola, già all’età di 10 anni, a imparare tutti i tipi di lavori manuali e il cucito.

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Quali le persone e/o i maestri che ti hanno ispirato, incoraggiato e accompagnato nell’ intraprendere lo studio e l’approfondimento delle tecniche di lavoro?

 

In realtà non ho un modello o una fonte di ispirazione precisa. L’interesse per il lavoro manuale di mia madre e di mia nonna è stato per me un esempio e una fonte di ispirazione, mentre io raccolgo l’ispirazione direttamente dalla vita. Il ricamo non è l’unica tecnica artigianale che conosco. Ho imparato nuove tecniche quando se ne è presentata la necessità.

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Da quanti anni vivi e/o frequenti l’ Italia? Ci racconti brevemente la tua storia? Quale il luogo dove hai trovato l’ambiente e le persone giuste per vivere ed esercitare la tua attività? Cosa puoi dirci a riguardo?

 

Sono stata in Italia per la prima volta 19 anni fa, proprio nello stesso luogo dove vivo adesso, a Montopoli di Sabina. All’epoca si trattava di uno scambio culturale tra due comuni, ma lì ho trovato degli amici che sono rimasti tali fino a oggi. Nel corso degli anni ho visitato l’Italia decine di volte, anche Montopoli e molti altri luoghi.

Tre anni fa ho deciso di iniziare a studiare la lingua italiana e mi sono iscritta all’Università di Tallinn per studiare lingua e cultura italiana. Ora che ho concluso gli studi di laurea, sono venuta qui per sei mesi con una borsa Erasmus+ per laureati, per praticare la lingua.

Per questo motivo a Montopoli tengo lezioni e corsi di ricamo e cucito presso l’atelier IKWA. La mia casa e il mio lavoro restano comunque in Estonia e non sono sicura se resterò a vivere qui in modo definitivo.

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In che modo ciò che hai imparato nei luoghi della tua infanzia e ciò che vivi in Italia sono diventate “il fil rouge” della tua attività di ricamatrice? Pensa alle tecniche di lavorazione, ai manufatti realizzati, i materiali utilizzati, le iniziative collegate al tema del ricamo estone… Hai rapporti di collaborazione e di scambio culturale sul territorio italiano e/o internazionale?

 

In realtà non ho trovato molti contatti con le ricamatrici locali, ma ho visto nelle case degli italiani molti tessili per la casa simili a quelli che sono rimasti di mia nonna. Questo dimostra che in certi periodi o epoche esisteva in tutta Europa un’idea molto simile di bellezza. Probabilmente cento anni fa circolavano meno motivi, idee e possibilità.

Il mondo di oggi, con Internet e lo scambio veloce di informazioni anche nel campo dell’artigianato, ha sicuramente ampliato queste possibilità.

Tutto ciò che riesco a insegnare qui riguarda in realtà le basi del ricamo, ma finora tutti sono stati molto interessati soprattutto ai miei motivi e simboli (estoniani). Quindi sì, finora sono stata soprattutto io a dare e a offrire.

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In che modo la cultura, la teoria e la pratica si integrano nel tuo lavoro? Penso ai tuoi studi e alle tue ricerche riguardanti I SIMBOLI che caratterizzano e donano pregio ai tuoi manufatti. Ci introduci brevemente in questo mondo affascinante, di cui hai parlato anche nel corso della manifestazione a Blera?

 

Da 36 anni lavoro come maestra di costumi tradizionali estoni, un’attività che non è possibile svolgere senza conoscere la teoria, la storia e i simboli. Per realizzare copie dei costumi tradizionali è fondamentale fare ricerca nei musei, studiare la letteratura e conoscere anche alcune tradizioni trasmesse oralmente.

Quando utilizzo motivi e simboli nazionali in forma stilizzata e su abiti contemporanei, è importante conoscere il significato dei simboli e avere buon gusto, per non rovinare le antiche tradizioni. Questo significa conoscere e interpretare i colori, modificare e rielaborare motivi e simboli. Basta un piccolo errore e il risultato finale può apparire molto brutto. Non si devono mescolare tecniche e motivi diversi che già in passato raccontavano una “propria storia”.

Purtroppo oggi in Estonia questo succede molto spesso e artigiani senza sensibilità e conoscenze non sanno spiegare ai loro clienti il significato del nuovo oggetto o del nuovo motivo.

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Abiti tradizionali estoni

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Chi sono le ricamatrici con le quali collabori e i maestri/maestre che consideri fonte di ispirazione?

 

Considero come modelli le nonne e le bisnonne estoni, quelle donne i cui lavori sono entrati nelle collezioni dei musei. Erano donne contadine, lavoratrici della terra, semplici e senza alcuna formazione. Alla luce delle candele e del fuoco della stufa ricamavano, cucivano e lavoravano a maglia in inverno, mentre in estate svolgevano i lavori agricoli.

Eppure la loro arte è sopravvissuta più a lungo di quella di molti stilisti contemporanei. Questi oggetti conservati nei musei hanno ispirato molte generazioni prima di me e continueranno a ispirarne anche dopo.

La maggior parte delle artigiane con cui ho collaborato nella mia vita sono state formate da me e oggi continuano il loro percorso come creatrici indipendenti.

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Ti dedichi regolarmente al ricamo? Quante ore al giorno? Quanto tempo impegni per realizzare un manufatto? Cosa pensi mentre lavori? Il silenzio nel tuo lavoro è importante?

 

No, non ricamo ogni giorno. Mi piace fare anche altri lavori manuali e cucire. Di solito ricamo quando c’è una commissione oppure quando desidero realizzare qualcosa per me stessa. Il tempo necessario per un lavoro (se prendiamo come esempio un completo di costume tradizionale estone) può variare molto: da poche ore fino a un paio di mesi.

Non mi piace particolarmente il silenzio mentre lavoro; ho bisogno di silenzio solo quando leggo, scrivo o mi trovo nella natura. In generale, mentre faccio lavori manuali ascolto musica o guardo anche la televisione con un occhio. Sono artigiana da così tanti anni che non ho più bisogno di concentrarmi solo sul lavoro manuale. Posso ricamare, lavorare a maglia o all’uncinetto e allo stesso tempo seguire tranquillamente un programma in televisione.

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Organizzi anche corsi base o di perfezionamento rivolti a coloro che intendono avvicinarsi all’arte del ricamo estone?

 

Penso che durante questo periodo piuttosto breve trascorso qui in Italia non riuscirò a organizzare corsi per persone di livello avanzato, perché il ricamo è un’arte che richiede molto tempo per essere imparata e l’inizio è particolarmente difficile. Tuttavia sono molto contenta se anche solo alcuni dei miei allievi trovano una prima ispirazione nei miei corsi e iniziano a sviluppare con impegno le proprie capacità nel ricamo.

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Ci racconti un aneddoto che possa trasmetterci il senso del tuo lavoro anche in termini di crescita personale e di integrazione sociale? (es. dialogo intergenerazionale, recupero delle tradizioni locali, crescita della propria autostima… etc..)

 

Di recente sono arrivata alla consapevolezza che mia nonna, che mi ha lasciato una grande eredità di lavori artigianali, mi ha influenzata non solo attraverso il lavoro manuale, ma anche in altri aspetti della vita. La sua influenza su di me è stata più grande di quanto avessi immaginato prima. Con l’età si comincia a capirlo. Per questo motivo l’anno scorso ho iniziato a scrivere un libro su mia nonna e sul mio rapporto con lei, che non è sempre stato facile né sereno, e spero di riuscire a finirlo qui in Italia.

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Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

 

Al momento non faccio piani molto precisi. Il mio tirocinio dura fino a maggio; dopo dipenderà tutto dal fatto che il mio datore di lavoro mi permetta di continuare il mio lavoro principale a distanza (lavoro come specialista dell’organizzazione didattica in un istituto di formazione professionale) e dal fatto che io senta il desiderio di restare in Italia più a lungo. Vedremo.

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Abiti tradizionali estoni

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Testi e documentazione fotografica  a cura di  KRISTEL  HABAKUKK

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PER ANDARE OLTRE...

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