I nostri genitori la chiamarono “Grazia” per grazia ricevuta della sua nascita e della guarigione della mamma che si era ammalata dopo aver avuto il suo primo bambino Giuseppe, morto a sette mesi. La mia Grazia dunque fu una bambina voluta e accolta con tanta gioia da mamma Ersilia e da papà Nazareno ( Neno del mulinaretto) e fu la primogenita di sei Figli: (4 Sorelle e un Fratello: Adorno, il più piccolo).
Grazia fin da piccina dimostrò una intelligenza molto acuta: era una bambina serena e osservatrice di tutte le cose che vedeva fare dal babbo e dalla mamma.
Si fece da sola una Pupa di pezza non soddisfatta di quella di legno che le aveva fatto il babbo e iniziò a farle tanti vestitini con tutte le pezze che trovava.
Quando, una dopo l’altra arrivarono le altre sorelle, aiutava la mamma a guardarle e a condividere con noi l’affetto, i piccoli giochi e ad assumere qualche responsabilità. Grazia, a scuola era sempre la prima della classe e le compagne, anche la Fernanda De Simoni venivano da lei per farsi aiutare nei compiti.
Grazia era l’orgoglio dei nostri genitori. Terminata la 5° elementare anche se in casa c’era da fare, chiese con insistenza alla mamma di mandarla dalla sarta perché voleva imparare a cucire e andò dalla Gina Falesiedi, nostra parente che abitava al Poggio.
A 15 anni, quando successe la tragedia della morte della mamma con la guerra (10 giugno 1944) chiese alla sua maestra, la Gina, di insegnarle il taglio e subito iniziò a cucire per la gente, in casa, per guardare anche la famiglia e guadagnare qualche soldino necessario per tirare avanti, mentre il babbo, con il lavoro della vigna e poi altri 3 campi, riusciva a tirar fuori tutto quello che occorreva per il sostentamento della famiglia.
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Così la nostra casa si riempì di ragazze che venivano dalla Grazietta a imparare a cucire e c’ era sempre tanta allegria.
La Grazia era molto creativa nell’inventore sempre nuovi modelli di vestiti che abbelliva con qualche ricamo. Aveva un “cervello da artista” e tutte ne eravamo incantate. Tutte le rifiniture degli abiti dovevano essere perfette, altrimenti le faceva rifare.
Nei giorni prima delle feste, con alcune sartine più brave, vegliavano fino alle ore piccole per terminare e consegnare il lavoro.
Poi il babbo accompagnava le ragazze ognuna alla propria casa. Noi sorelle dovevamo ubbidire in quello che lei ci diceva, così voleva il babbo che ogni sera ci faceva dire il rosario.
D’inverno, intorno al caminetto, con un bel fuoco acceso, ci raccontava a puntate le storie di “Mille e una notte”, l’Iliade e l’Odissea che sapeva a memoria e noi restavamo incantate e venivano anche i vicini ad ascoltare.
Nel 1950, Ottilia e io volemmo partire per farci suore a Torino dalle Suore di S. Giuseppe Benedetto Cottolengo che avevamo conosciuto all’ospedale di Tarquinia.
Pina, Maria e Adorno ci raggiunsero: Adorno per entrare in seminario e le due sorelline a Biella per le Scuole Medie, poi ritornarono a Piansano.

Piansano, 1936 – Mia mamma Ersilia con me in braccio. A destra mia sorella Grazia e a sinistra Ottilia

Piansano, da sinistra in alto mia sorella Grazia, Ottilia (suor Ersilia), Rosa (suor Nazarena), Giuseppa, Adorno e Maria.-la foto risale a due anni dopo la morte della mamma Ersilia.
La nostra Grazia si sposò con Francesco Zampilli e quasi subito si trasferirono a Roma. Francesco fu assunto in una impresa edile e la Grazia in un laboratorio di Alta Moda come modellista e coordinatrice del personale, finché, dopo una ventina di anni, ritornarono al paese aprendovi un laboratorio di sartoria che ebbe molto successo.

Grazia Stendardi negli anni della giovinezza.
La Grazietta è stata una donna piccola di statura ma una grande donna, perché ha amato tanto ed il suo entusiasmo e il dono della vita che era vivo in lei, desiderava trasmetterlo a tutti. Viveva con i piedi per terra per la responsabilità che si era assunta della famiglia, ma con la mente nei sogni più belli che voleva e desiderava realizzare. Si è sempre inserita con entusiasmo nella vita e nelle iniziative di Piansano dando tutto il tempo possibile ed il materiale che poteva per i costumi del Corteo Storico. Tutti le chiedevano consiglio, era tutta per gli altri. Per la famiglia è stata una colonna alla quale ci si sosteneva per ogni necessità, sicuri di trovare in lei aiuto. Per me Grazia è stata una sorella e anche la mamma che abbiamo perduto troppo presto…
L’anima di mia sorella Grazia è soprattutto espresso nelle sue poesie che vi invito a leggere… clicca qui

2002, Grazia Stendardi, coniugata con Francesco Zamplilli (In occasione delle nozze d’oro)
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Ricordo di Grazia (la “ Grazietta”)
Grazia, hai iniziato il tuo lavoro a 15 anni, ti sei diplomata maestra di taglio, sei stata stilista geniale, ti hanno chiamata “mani d’oro”.
Hai coltivato la pittura e la poesia.
Le vicende della vita ti hanno resa forte.
Per tutti sei stata un cuore grande, donna sensibile e ricca di saggezza. Ai tuoi cari hai dato amore, sostegno, esempio.
Il babbo ti chiamò Grazia per grazia ricevuta e “grazia” sei stata per la tua famiglia e per chiunque ti abbia incontrata…
(Piansano, 7 marzo 2005. Il ricordo dei familiari di Grazia nel giorno dell’estremo saluto…)
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