Laboratorio virtuale di scrittura autobiografica 2024

ABILITÁ E COMPETENZE IN ETÁ ADULTA – FYI (FOR YOUR IMPROVEMENT) 

RICERCA E SPERIMENTAZIONE DI PRATICHE AUTOFORMATIVE IN ETÁ ADULTA

a cura di Antonella CESARI (Formatrice EDA) 

PER INIZIARE... UNA MOLTEPLICITÁ DI LINGUAGGI PER RACCONTARSI attraverso la scrittura, il testo poetico, artistico, musicale, fotografico

“La precarietà dell’esistenza si snoda tra il passato, di cui le nebbie della memoria ottundono gioie e dolori, e la tensione verso un avvenire che non è solo figlio dell’attesa ma immanente presenza spesso ignorata dalla nostra cecità.” 

PER NUOVI MIRAGGI DI LUCE. È una landa deserta il crinale/ sospeso tra l'oggi e il domani/ Vertigine e vuoto/ percorrono i bruni versanti/ e il passato a occidente si sfalda/ il futuro divampa in rossori/ che attizzano altrove l'oriente/ Noi sospesi annuiamo alla notte/ custode dei cieli trascorsi/ mentre l'alba serpeggia oltre il colle/ per nuovi miraggi di luce. ( * Paola Pampaloni)

Paola Pampaloni, Miraggi di Luce – (*)  introduzione, illustrazione e  versi  a cura di  una  partecipante alle attività del laboratorio virtuale

Ho sempre amato la solitudine, forse perché ho avuto la fortuna di non essere mai lasciata sola. Ho comunque sempre cercato di dedicare a me stessa dei momenti esclusivi, lontano dal chiasso e dalle distrazioni, a stretto contatto con la natura, una tavolozza, una pagina da leggere o imbrattare con quel “negro semen” che si rivela così salvifico quando narra di noi, o semplicemente di mettere in pratica le parole rivelatrici di un grande veggente: “Da oggi in poi dunque devi ricordare che c’è un piccolo podere, una piccola villa di campagna, pronto rifugio al tuo dolore; podere e villa che hanno un nome: interiorità tua” ( Marco Aurelio).

Dunque non cerco facilmente la compagnia tuttavia sento che è in previsione di un possibile incontro che leggo, passeggio, dipingo, scrivo e non  perché mi attenda un’esibizione, bensì perché applicarmi alla riflessione che certe attività comportano è uno studio che mi prepara ad essere capace di comunicare e comunicarmi mettendo in gioco me stessa.

È per ciò che, quantunque schiva, quando sono interpellata ci sono ed ecco dove colloco l’opportunità o, per meglio dire, le opportunità che Geapolis mi offre: in quel brolo personalissimo di cui, con le sue iniziative, smuove le radici profonde, offrendo spunti che mi contendono alla censura e concorrono a restituirmi a me stessa e alla socialità. (Paola Pampaloni)

“Dal laboratorio di scrittura, esce fuori la grande risorsa della narrazione attraverso le nostre esperienze di vita vissute. Li rivediamo a livello immaginativo come in un  book fotografico che a sua volta ha immortalato alcuni momenti teneri, con i loro colori, sapori, odori, toccando, anche il livello emotivo, psicologo e spirituale. Grazie a questa memoria storica,  riportata nel qui ed ora  più matura, ci si riproietta in un futuro con nuovi sogni e bisogni”.  (MARIA PIA)

“Scorci di anima, brandelli di vita vissuta, come tessere di un puzzle che si ricompongono grazie al lavoro lento, scrupoloso, talvolta persino doloroso, di ricerca. Come archeologi scaviamo nei meandri della nostra memoria, recuperiamo ricordi, gli ridiamo nuova vita. Prendono forma, grazie alla parola detta e/o scritta, pensieri che fluttuavano nel nostro inconscio. Così riusciamo a fare pace con aspetti di noi stessi che talvolta non accettiamo… così, con grande fatica, impariamo ad amarci, almeno un po’…” (SONIA)

Ripercorrere a ritroso i passi che ci hanno condotto nel qui ed ora per tracciare possibili strade future. Conoscenza, riconoscenza e riconoscimento che si intrecciano. Mettersi a nudo, a tu per tu con l’io più intimo, più vero.  Togliere il superfluo, spostare macigni e macerie e far emergere la luce che è sempre lì in attesa solo d’esser ritrovata. (MIRIAM)

Nulla si disperde nel respiro cosmico che ci appartiene, tra sogno e realtà, un passato che come satellite viaggia solo verso l’alto e poi si divide in frammenti, si allontana in velocità ma ritorna vicino senza preavviso. Ecco perché decido di incidere tra le righe  la mia vita. Solo il tempo può misurare l’intensità del mio ricordo, silenzioso e maturo pronto ad accogliere anche pezzi dolenti. Riconosco le sfumature che lo compongono e mi appartengono.  La lingua, gli odori, le musiche di terre diverse da questa, mi legano sempre più con la persona che sono oggi. Sento di essere stata sempre altrove ma anche qui, il mio viaggio emotivo mi trascina avanti e indietro,torno indietro nei ricordi, prendendo nuova rincorsa per i passi di oggi.  Ed è bello poter condividere con qualcuno questo immenso processo che non ha voce. Sono le mie fragilità ad accogliere la luce,  sento in me infinite sfumature,  come i raggi che lasciano leggere le ali di farfalla che nella leggerezza volano.  E nei pesi  e sacrifici della vita, riflettono in riva al mare azzurro e sincero, lo scoglio diventa perfetto per adagiare il me sirena, in un quadro tra sogno e realtà!  (JASEMINA)

I ricordi sono come un tessuto con trame sottili di mille colori che ci avvolge.. lentamente..

In qualche punto è smagliato e senti freddo, in altri fitto fitto e ti riscalda il cuore…luminoso come un’alba, cupo come le tenebre.

A volte così stretto da non farti respirare ..altre così ampio da far entrare il sole.

I ricordi sono come un tessuto  di mille colori che ci avvolge lentamente nel cammino dell’esistenza.

Fili sottili che si intrecciano, si aprono, stringono…

Mani invisibili ricamano gli strappi smagliati dal tempo.

A volte così  stretti da sentirti soffocare, altri ampi come il mare per far entrare il sole.

(Luciana FILIPPI)

(foto di Massimo Favaretti,  veduta  aerea di ritorno dalla Sardegna)

Il mio amore per la scrittura viene da lontano. Risale ai tempi in cui scrivere e inviare lettere agli amici e ai miei familiari significava condividere esperienze, emozioni, sentimenti. Era dare voce all’invito interiore di evocare e percepire lo straordinario dell’ordinario, l’Altro nel  quotidiano.  Le lettere che inviavo a mio figlio o a mia madre erano messaggere del mio più grande desiderio: comunicare raccontandomi, sigillare un legame intenso d’amore filiale e materno. Epistole autobiografiche potremmo dire, evidente caratteristica riscontrabile nelle poesie stesse rivolte a un tu, a un poeta, ad altri proprio come una lettera. Un modo anche per purificarsi dai propri affanni.

Raccontarmi in versi  ha sempre significato “salvezza dal dolore”, dal mio dolore.   Alludo alla raccolta poetica  SOTTOVOCE A TE MADRE  che ha preso forma e parola  alla  morte di mia madre. Essa ha salvato non solo me. Quei versi catartici sono stati  specchio e consolazione per molti che, in situazioni analoghe, hanno potuto ritrovarsi, riconoscersi e attingere speranza. Così il discorso autobiografico da personale si fa sostanza e  linguaggio universale,  essenza dell’umano, fatta di ASPIRAZIONI e  ATTESE…

(Per andare oltre… https://marialuisadanieletoffanin.it/libri/sottovoce-a-te-madre/ )

Nella mia vita L’ATTESA ha avuto un posto d’onore. Attese vissute e rivissute. Come l’attesa di mia nipote Giulia, attraverso la quale ho rivissuto l’attesa di mio figlio. Storie di attese la mia vita, “attese in angoli di  solitudine” che la poesia – autobiografia  sempre è riuscita e riesce ad illuminare.

Mi piace riportare questi versi tratti da MAGIA DI ATTESE per l’attesa di Giulia, in cui si avverte la difficoltà di comunicare con il mondo giovane ma anche il valore dell’attesa come condivisione della propria esperienza con altri tutti inseriti in una storia d’amore: “Sola al balcone del cuore / colgo echi rari battiti / dell’emozione vostra // che da voi da noi procede / e da altri ancora / nell’universo umano scorrere / e tutti ci attraversa”. E oggi avverto molto come un comune sentire, la tendenza all’autobiografismo. Si sente nel vissuto di molte persone, più o meno famose, che amano raccontare le proprie origini familiari in luoghi, spazi, persone. Come per confermare la propria identità, in questo groviglio di popoli più propensi alla divisione che all’inclusione; in una terra frammentata, macchiata di corruzione, violenza, addirittura ferocia, più vocata alla morte che alla vita; nella perdita, ormai, degli antichi valori, ceppo a cui rifarsi. Profeta è stato Zanzotto col suo dire sul sacro, spesso da me ripetuto, come una verità sacra, e lo dico così con le mie parole: se una società smarrisce il senso del sacro, che non appartiene a religioni, ideologie, ma a qualcosa di ancestrale, il sacro della vita e della morte e di tutto ciò che lega i nostri passi, per esempio nei rapporti umani, questa civiltà è destinata a crollare. Insomma, si avverte il desiderio, e anch’io sono tra questi, di ritrovare nella famiglia, nell’infanzia, la propria identità accertata in ideali, valori, tra i quali il senso di appartenenza, le  tradizioni, i costumi, la memoria storica. Un desiderio che anima l’esistenza. La poesia diviene, allora, un’àncora  di salvataggio nella  deriva dell’oggi, come direbbe Zanzotto, una lingua pentecostale. In realtà, La stanza alta dell’attesa è proprio questa ricerca che ho ora descritto, che diventa una conferma per me sempre di persone, luoghi, spazi attraversati, radici della mia Fede. (Per andare oltre https://marialuisadanieletoffanin.it/altro/editoriali-presentazioni-introduzioni/postfazione-di-mario-richter-a-magia-di-attese/)

Maria Luisa DANIELE TOFFANIN

www.marialuisadanieletoffanin.it