“L’AGO DI CAPODIMONTE” E IL RICAMO SOLIDALE. Nella Tuscia la creatività… corre sul filo

L’esperienza descritta da Maria Ida Governatori ci trasmette qualcosa di gioioso: ha a che fare con il prendersi cura, con il custodire bellezza che, come sappiamo, aiuta a vivere meglio. Incoraggia e infonde un senso di vitalità, testimoniato dal coinvolgimento appassionato di tante persone alle sue iniziative. Le associazioni come “L’ago di Capodimonte” ed altre simili, fanno “pratica della speranza”: ideando e realizzando iniziative che prima non c’erano, partecipano attivamente alla costruzione di ciò che si potrebbe definire, citando il pedagogista Paulo Freire, ”l’inedito possibile”. (Marta BRESCIANI)

NELLA TUSCIA LA CREATIVITÀ... CORRE SUL FILO

Ho incontrato Maria Ida Governatori per la prima volta molti anni fa a Capodimonte, suggestivo paese nativo di mio nonno paterno, sul Lago di Bolsena in provincia di Viterbo. Siamo nella Tuscia, una terra che riserva continuamente paesaggi geografici e umani tutti da scoprire!

L’esperienza di Maria Ida si inserisce in questo contesto: la sua energia e capacità aggregativa mi hanno subito stupito. Le ho sempre riconosciuto negli occhi lo sguardo di chi sa andare oltre le difficoltà…i no…i forse; di chi, insomma, ha una visione e sa trovare il modo di unire le forze e creare legami.

Maria Ida ha inserito nel tessuto sociale del suo paese una bella iniziativa, l’associazione “L’ago di Capodimonte”, capace di aggregare più generazioni, nel recupero di una tradizione antica come quella del ricamo. Le sue idee nel tempo sono state condivise anche oltre i confini del paese ed ora ne danno ulteriore lustro. Da diversi anni coordina una scuola di ricamo che culmina in un evento imperdibile: “Il Gioco dei fili”, l’esposizione dei lavori effettuati, che si tiene presso le Scuderie farnesiane, dette “La Cascina”, a Capodimonte verso fine giugno o i primi di luglio di ogni estate.

... Creatività, capacità tecnica, precisione esecutiva, condite da una buona dose di generosità...

Le tappe di questa bella avventura sono racchiuse e documentate nei diversi “Libri dei Ricordi”, custoditi presso la sede dell’Associazione.

Sfogliandoli, appare evidente l’impegno organizzativo profuso negli anni, sostenuto dall’entusiasmo e la partecipazione del gruppo di allieve composto da circa 40 donne di varie età.

Dedizione, inventiva, caparbietà, creatività, capacità tecnica, precisione esecutiva, condite da una buona dose di generosità sono alcune delle doti che descrivono la personalità di Maria Ida, grazie alle quali i progetti creativi prendono vita e forma, continuando a coinvolgere molte persone.

Nel corso di varie amichevoli chiacchierate lungo il lago con Maria Ida ho scoperto ed apprezzato anche la sua vocazione allo stupore e alla voglia di portare gioia nella comunità in cui vive.

Per esempio anche con un’altra sua iniziativa, Un sasso per un sorriso, nata durante la pandemia: Maria Ida ha segretamente “seminato” sassi da lei dipinti con diversi soggetti in vari punti del paese, scatenando una vera caccia al tesoro. Un gesto semplice, senza pretese, che ha lasciato comunque un segno nell’anima di chi l’ha raccolto.

Nell’estate 2023 assieme ad Antonella Cesari, coordinatrice di Geapolis, abbiamo realizzato un primo incontro con Maria Ida per ascoltare il racconto del suo approccio al ricamo e della sua avventura con “L’ago di Capodimonte”, decidendo di risentirci poi per l’intervista che si è svolta nel gennaio del 2024.

Le siamo particolarmente grate per il tempo che ci ha dedicato.

Fino ad una certa età...ho odiato il ricamo!

MARTA BRESCIANI (M): Maria Ida, sono felice per questo nostro incontro che ci permette di approfondire e dare maggiore rilievo all’attività che svolgi con tanta passione. Da quanto tempo ricami? Cosa ti ha spinto la prima volta a prendere ago e filo in mano? Da chi hai appreso l’arte del ricamo?

MARIA IDA GOVERNATORI (M.I.): Ricamo da quando avevo 10 anni, obbligata da mia madre ad andare presso una signorina che allora ricamava in paese, Teresa Ercolani, stimata ed apprezzata per i suoi lavori.

Per me questo ha significato una punizione, perché all’epoca ero una bambina di 10 anni ed avevo il desiderio di fare altre cose, di andare in giro a saltellare con le mie compagne. E devo dire che questo un po’ lo rimprovero a mia madre, di avermi un po’ negato quella fanciullezza che invece tante mie amiche si godevano appieno.

Quindi fino ad una certa età…ho odiato il ricamo!

Ho cominciato a ricontattare il ricamo quando una mia amica mi ha prospettato l’idea di fare qualche lavoro a patchwork.

Già disegnavo e dipingevo e il fatto di rappresentare con la stoffa un mio disegno mi attirava molto.Così ho cominciato a pensare al ricamo come un completamento del patchwork. Con il ricamo potevo  inserire dei piccoli particolari che con la stoffa non si potevano fare, come gli occhi dei pupazzetti o un mazzolino di fiori. Rappresentavo più che altro storie di favole: mi piaceva pensare che una mamma potesse narrarle, “leggendo” la coperta come fosse un libro.

Copertina a patchwork con favola del Brutto Anatroccolo

Maria Vittoria Ovidi, che allora presiedeva “Bolsena Ricama”, aveva notato questi miei lavori esposti a Viterbo e mi ha proposto di iniziare a frequentare la scuola. Così per 8 anni sono andata ad imparare tante tecniche di ricamo. Lì, come allieva di Vittoria Dottarelli, ho ricevuto i primi preziosissimi insegnamenti che poi ho ampliato negli anni con l’ausilio di libri, riviste del settore e frequentando vari altri corsi.

M.: Dunque quanti anni avevi quando hai cominciato a ricamare con passione?

M.I.: Ero già sposata, avevo già i figli. Attraversavo un periodo di tristezza, perché mi è venuto a mancare il lavoro che facevo in maniera molto intensa in una piccola ditta con mio marito e mi sono sentita persa: io, che prima ero stata attivissima tra famiglia e lavoro, non avevo più niente da fare e mi intristivo.

Invece il patchwork ed il ricamo mi hanno risollevato lo spirito.

M.: Così ti è stato molto utile anche per altri aspetti. Pensi dunque possa essere un’attività significativa per chi sta attraversando qualche difficoltà, per ritrovarsi?

M.I.:  Si, utilissimo! Lo vedo anche ora nel gruppo della mia scuola: ci sono persone che ritengono il ricamo molto importante proprio per questo, per la socializzazione, per fare gruppo.  Quindi un aiuto in tutti i sensi.

Ricamelle all’opera 

M.: Dunque, hai appreso l’arte del ricamo fuori dalla famiglia. Ma tua madre ricamava? Avevi parenti che facevano già questa cosa o no? Come è stata vissuta in famiglia questa tua passione?

M.I.:  Mia madre ricamava, ma siccome con lei avevo vissuto il ricamo in modo negativo, non mi sono mai avvicinata al suo ricamo. E lei non mi ha mai permesso, ad esempio, di usare la sua macchina da cucire…quindi io ho dovuto imparare da altre persone.

M.:  Più avanti, hai potuto trasmettere quest’arte a qualche tuo parente?

M.I.:  No, non l’ho trasmessa, perché le mie figlie non erano interessate. La figlia grande si è avvicinata più al cucito, infatti la prima macchina da cucire l’ha usata lei.

Io l’ho adoperata quando ho fatto l’esperienza del patchwork e c’era bisogno di cucire qualcosa…perché il mio patchwork era fatto tutto a mano. Però se serviva un bordo usavo la macchina da cucire.

M.: Ho una curiosità: cosa ti piace di più del ricamare? Il gesto, il rapporto con i materiali, i colori, il creare i motivi…cosa ti affascina?

M.I.: È partito tutto da questa voglia di creare: la curiosità di vedere se ero capace a realizzare con la stoffa quello che avevo disegnato, mi ha spinto ad avvicinarmi al patchwork e poi, di conseguenza, come abbiamo detto prima, al ricamo.

M.:  Hai mantenuto negli anni la passione per il patchwork?

M.I.: Il patchwork è durato per molti anni. E adesso cerco di portarlo alla scuola, anche se con piccoli lavoretti, tanto per trasmettere questa arte, questa tecnica. Ma devo dire la verità: una volta che mi ci sono avvicinata  ho cominciato ad apprezzare più il ricamo che il patchwork e a sperimentare tutte le sue tecniche frequentando la scuola di Bolsena: il reticello, il punto antico, il ricamo d’Assia, i retini…

Una volta è venuta una maestra bravissima, Anna Vigo, di cui avevo ammirato, emozionata, un suo lavoro a Bolsena! Con lei ho fatto un corso di punto pittura. Questa tecnica mi ha entusiasmato perché finalmente riuscivo con un filo sottilissimo di cotone da ricamo, a rappresentare una cosa dipinta da me: un fiore, un frutto…

Geraneo a punto pittura

Panno tusciano con motivi floreali a punto pittura

Certo, il corso è stato breve, di 10 lezioni, e non è che avessi imparato molto. Ma sono stata fedele alla regola data dall’insegnante (“Bisogna fare almeno mezz’ora al giorno di esercizio!”) e, con la voglia di migliorarmi che avevo, ho cominciato a fare un lavoro dietro l’altro!

Naturalmente più si fa e più si migliora, specialmente in questo punto pittura che a me piace tanto per rappresentare quello che disegno.

Dettaglio viole del pensiero, punto pittura

Lavori di Maria Ida Governatori pubblicati su Ricamo Italiano

Quindi il punto pittura è stata tra le tue tecniche preferite …lo è ancora?

M.I.: Si, ma è una tecnica difficile che sinceramente non sono ancora riuscita a portare nella scuola, perché temo di non riuscire a trasmetterla a chi non ha conoscenze di base della pittura (ad esempio per rappresentare la rotondità di un oggetto, il chiaro scuro…). Bisognerebbe aver fatto prima un corso di pittura e poi imparare il punto. Finora, insomma, non sono ancora riuscita a passare questa mia conoscenza.

Ci sono però anche altre tecniche che mi piacciono, come i retini, il punto antico: sono tecniche geometriche nelle quali si devono contare i fili, sono più schematiche e non posso esprimere appieno la mia creatività che è libera fino ad un certo punto, limitata dalla tecnica.

Mentre nel punto pittura sono io che decido come fare (i contorni del soggetto, quanto mi voglio allargare o alzare con il disegno): è una cosa diversa perché posso spaziare.

Motivo di iris, a retini

Pannello con Capodimonte, a punto stuoia e pittura

M.: Certo, puoi spaziare con tutta la meravigliosa fantasia che abbiamo visto nei tuoi lavori. Hai anche dei soggetti preferiti quando ricami?

M.I.: Nel patchwork erano le favole. Con il punto pittura si può rappresentare di tutto, dai fiori alla frutta. Ma anche i paesaggi, come nel pannello che ho realizzato con Capodimonte, a punto stuoia e punto pittura.

M.:  Maria Ida hai dei luoghi preferiti dove ricamare, a parte la scuola?

M.I.: Si, in un angolo di casa mia ho un tavolinetto con tutti i miei fili e tutto il necessario per ricamare. Naturalmente, vista l’età, ho bisogno di una lampada con una lente che ingrandisce…Mi metto lì tranquilla e lavoro.

 

M.:  Usi anche un po’ di musica qualche volta?

M.I.:  No, specialmente se uso una tecnica a fili contati come il reticello o il punto antico: siccome devo contare il numero dei fili, devo essere concentrata. Più facilmente la si potrebbe usare quando faccio il punto pittura, però anche lì mi piace di più la concentrazione silenziosa.

 

M.:  Immagino che sia per te quasi una forma di meditazione

M.I.:  Si…

M.:  Nel tempo, Maria Ida, hai avuto modo di scambiare questo tuo sapere con altre ricamatrici, del tuo livello, ed apprendere da loro qualcosa, oppure secondo te c’è un po’ una forma di riservatezza, nel custodire il mestiere?

M.I.: Certo, ho potuto scambiare le mie conoscenze con altre ricamatrici perché ho frequentato molte mostre di ricamo in vari luoghi. Sono stata invitata per esempio in Toscana vicino a Forte dei Marmi, a Sarzana in Liguria, sono andata a Panicale, a Valtopina. Partecipavo esponendo i miei lavori, che, naturalmente, non vendevo. Perché io non ho mai venduto i miei lavori. Tranne le “famose” copertine a patchwork con le favole. (Ne avevo fatte talmente tante da autodidatta, che sono stata quasi costretta a venderle da mio marito, che insisteva dicendo: “Poi le rifarai…così imparerai meglio la tecnica e saranno sempre più belle!”). Però, poi, mi sono pentita di averle date via, specialmente le prime, perché erano così spontanee, così autentiche: anche con gli sbagli erano belle! In quelle fatte successivamente si vedeva che la cosa era più pensata, più da professionista, mancava quello spirito di ingenuità.

 

M.:  Già, il calore e l’entusiasmo delle prime volte… Cosa ti spinge ancora oggi a ricamare? Hai notato se nel tempo hai cambiato motivazioni?

M.I.: Certo: ho iniziato con questo desiderio di creare una cosa mia, con le stoffe, con i punti e questo desiderio c’è ancora, non l’ho mai abbandonato, perché quando penso ad un oggetto da rappresentare fino a che non lo vedo realizzato non sono contenta. In seguito, negli anni, si sono inserite altre cose: ad esempio è nata la Scuola di ricamo. Inizialmente nel 2009 si trattava di un corso di ricamo che l’allora vicesindaco mi aveva proposto di fare a Capodimonte per un gruppo di amiche.

 

M.:   Quante eravate a quell’epoca nel corso?

M.I.:    Eravamo 8 donne e 12 bambine. Per quelle 12 bambine io avevo chiamato ad aiutarmi Teresa Ercolani, quella signorina che era stata la mia prima insegnante quando la mamma mi mandava a ricamare per forza. Nel tempo, oltre al mio piacere per il ricamo, era subentrata un’amicizia ed un grande rispetto per chi mi aveva trasmesso questa arte. Quindi le avevo proposto di venire ad aiutarmi ad insegnare alle bambine. Perché, naturalmente, con 8 persone adulte e 12 bambine, tutte in un giorno, non ce l’avrei mai fatta. Questo gruppo era stato così apprezzato da chi l’aveva frequentato, che si era sparsa la voce e l’allora vicesindaco Angela Catanesi, mi chiese di farne una Scuola di ricamo, non più un corso. Avevo un po’ paura perché, pur piacendomi il ricamo, mi chiedevo se fossi stata in grado di trasmetterlo: mi sentivo responsabile e non ero tranquilla. Ma ad un certo punto, il rifiuto mi sembrava una cosa scortese, quasi fossi “gelosa” delle mie conoscenze, e visto che insistevano, ho accettato. Così abbiamo iniziato.

 

M.:  Quindi la Scuola “L’ago di Capodimonte” è partita nel 2010, l’anno dopo?

M.I.:  Si e già nel 2010 abbiamo fatto la prima mostra di ricamo, nei locali dell’attuale Museo della Navigazione (dove allora c’era soltanto la antica piroga monossile). Per l’occasione chiamai il direttore di Rakam, l’architetto Elio Michelotti, che mi pubblicava già i lavori sulla sua rivista. L’avevo conosciuto a Bolsena e gli chiesi se gentilmente veniva a presentare questa prima mostra del “L’ago di Capodimonte”. Lui accettò a patto di invitare altre scuole, con altre ricamatrici.  Ho ancora una delle riviste dove si vede la prima edizione della mostra “ Il Gioco dei Fili”.

Articolo sulla prima edizione del Gioco dei Fili, pubblicato da Ricamo Italiano n.71 del 2010

M.: Allora Maria Ida, nel 2010 parte la Scuola vera e propria, con quante allieve? Continui con quelle che avevi prima? Sono rimaste anche le bambine?

M.I.:  Alcune sono rimaste, perchè erano bambine delle scuole elementari (e c’era anche un bambino), ma solo fino a che non sono andate alle medie. Perché poi crescendo c’erano altri interessi. Tra l’altro il numero delle signore era aumentato ed io non ero in grado di seguire sia i bambini che il gruppo di adulti. Quindi siamo andati avanti con questo tipo di scuola di ricamo fino al 2020, l’anno del covid.

M.:  Avevi messo a punto un metodo tuo? Come ti sei preparata per questa attività?

M.I.:  A Bolsena, dove mi sono formata, si faceva fare ad ognuno l’oggetto che desiderava in quel momento, ciascuno con una tecnica diversa, una delle tante conosciute. Ho pensato di cambiare questo metodo proponendo una tecnica uguale per tutte, dando la possibilità però di scegliere il soggetto, il colore e l’oggetto da realizzare. Chi farà un centrino, chi farà un vassoio…la libertà consiste in questo, ma utilizzando il punto che insegno in quel momento, uguale per tutte. Succede, poi, che le ricamatrici venute prima (qualcuna da 13 anni!), che nel tempo hanno imparato e migliorato le conoscenze, possono dare una mano, così tra loro le allieve possono aiutarsi vicendevolmente. Dunque la scuola non è solo il luogo del ricamo, ma è diventata anche un punto per la socializzazione. Questo è un altro obiettivo che adesso mi propongo, quello di far star bene le persone che vengono. Abbiamo creato il  “Giorno del Ricreativo” in cui le allieve possono fare la tecnica o l’oggetto che preferiscono e mangiare anche un dolcetto insieme… C’è poi un altro obiettivo: in  questo giorno non si fanno i lavori propri, ma si fanno alcuni lavori per la scuola che vengono poi venduti per beneficenza. Tutto quello che ricaviamo da questa vendita, per esempio durante il mercatino di Natale, viene devoluto in beneficenza. E così riusciamo a sostenere tante altre associazioni. Per esempio l’associazione “Il cuore di Rosalba “ di Montefiascone per la lotta ai tumori, l’altra per la lotta alla leucemia l’“Amarval”, l’associazione “Peter Pan” per l’accoglienza delle famiglie di bambini malati di tumore. Insomma durante questi anni abbiamo aiutato tante realtà.

Il Ricamo, la Socializzazione e la Beneficenza

Beneficenza…donne sempre pronte ad aiutare

M.: C’è stata un’adesione anche “emozionale” allora, non solo “tecnica”…

M.I.:  Certo! Ci tengo molto a che questi 3 obiettivi, il Ricamo, la Socializzazione e la Beneficenza vengano compresi, capiti ed accettati da tutte le socie. Infatti quando vengono e vogliono iscriversi alla scuola dico subito “Questa associazione ha come obiettivi, proprio da statuto, il Ricamo, la Beneficenza e la Socializzazione. “Vuoi aderire? “ se mi dicono di no, rifiuto l’iscrizione (è capitato con una persona che voleva solo ricamare). Poichè lo faccio come volontariato mi fa piacere insegnare a 40 persone che hanno saputo di questa scuola, l’apprezzano così e si sono iscritte con questi ideali. È una cosa alla quale tengo in modo particolare. Poi, spero che quello che si dona vada a buon fine. Noi lo facciamo a fin di bene e in buona fede.

M.:  Immagino che cercherete associazioni serie del territorio…

M.I.:  Certo. Poi una piccola parte del ricavato, naturalmente, va alla nostra Associazione. Adesso mi propongo, sia per il aumentare la conoscenza sul ricamo che per socializzare, di portare tutto il gruppo a vedere una mostra, fuori dalla nostra zona, in tutta Italia. Sceglieremo Panicale o Valtopina, più vicina, in modo che le persone vedano come lavorano altre scuole e si possano confrontare le esperienze. Oppure, per esempio, una sera siamo andati a mangiare una pizza tutti insieme offerta dalla Scuola.

M.:  Interessante questa tua attitudine a considerare il ricamo come un’unica dimensione che unisca quella tecnica e quella valoriale. Questo mi sembra un ottimo messaggio. Come hanno risposto le tue allieve a questa tua visione: la sentono, l’hanno fatta propria nel tempo, oltre ad avervi aderito inizialmente?

M.I:   La maggior parte delle persone l’ha fatta propria. Anzi, sono motivate a continuare, a venire a ricamo proprio per la socializzazione e la beneficenza. Lo dico perché ci sono delle persone che ormai hanno raggiunto un livello tale di conoscenza del ricamo che potrebbero benissimo stare a casa propria a ricamare. E invece continuano a frequentare, anzi qualcuna l’ho chiamata ad affiancarmi nell’insegnamento, perché essendo tante, ed essendo io “cresciuta di qualche anno” da quando ho iniziato, ho sentito il bisogno di questo aiuto.

M.:  Che età hanno le tue allieve adesso?

M.I.:  La più piccola ha 50 anni e la più grande ne ha 90! Ci siamo accordate per farle uno scherzo: non le abbiamo fatto gli auguri per suo compleanno. Così ha pensato che nessuna delle amiche si fosse ricordata… Invece, il giorno dopo, proprio all’inaugurazione della mostra “Il Gioco dei Fili”, le abbiamo organizzato la bella festa a sorpresa con torta, fiori, battito di mani e quindi questo poi l’ha ripagata completamente della “voluta” dimenticanza. Anche queste piccole cose servono a tenere unito il gruppo!

M.:  Quante volte vi trovate nella settimana?

M.I.: Ci sono 3 incontri: Lunedì, Mercoledì e Venerdì. Naturalmente sono suddivisi in: Esperte (lunedì) e Principianti (venerdì)  e il Mercoledì, che è il “Giorno del Ricreativo”, possono venire tutti indipendentemente dal livello di preparazione. Attualmente sto facendo fare loro delle presine da cucina a patchwork. Ho dato a tutte lo stesso compito. Avrei potuto fare disegni diversi, però per iniziare ad imparare una tecnica va bene così, anche perché tra di loro si aiutano. Queste presine verranno poi destinate al mercatino estivo per la beneficenza.

M.:  Quali altre iniziative avete messo in campo con “L’ago di Capodimonte”?

M.I.:  Le mostre estive, che si fanno generalmente tra fine giugno e i primi di luglio (quest’anno, 2024, sarà dal 5 al 7 luglio). A questa mostra possono partecipare tutte le altre scuole provenienti da varie parti d’Italia. Noi mandiamo degli inviti e chi vuole partecipare viene. Portano i loro lavori e trovano un ambiente dove poterli esporre, presso la Cascina Farnese. Poi c’è il Mercatino di Natale, che consiste nel vendere a scopo benefico i nostri lavori. Accompagnato al mercatino quest’anno abbiamo presentato il nostro Presepe. Un presepe fatto artigianalmente tutto da noi. Un presepe “artistico”: siamo partiti da una tavoletta di legno con una rete metallica, punzonata sopra, alla quale abbiamo dato la forma di un personaggio. Poi abbiamo aggiunto una testa fatta con un ovetto di polistirolo scolpito, cercando di dare un’immagine umana. Piano piano ci stiamo specializzando. Tutti i vestiti sono stati fatti e ricamati da noi. Abbiamo ideato e realizzato anche gli scenari.

Presepe – natività con pannelli di sfondo ricamati

Presepe – la ricamatrice

Presepe – la merlettaia

Questa cosa è stata molto apprezzata, sia dalle persone che sono passate a trovarci sia da 4 testate giornalistiche on line, che hanno fotografato e cercato di valorizzare questa iniziativa. L’architetto Giorgio Pulselli, bravissimo con la carta pesta, ci ha dato i primi insegnamenti. Noi avremmo avuto intenzione di fare il nostro presepe con la carta pesta, ma sarebbe stato troppo complicato applicare subito una tecnica appena imparata. Allora ci ha consigliato di seguire quest’altra strada. Un’altra cosa molto interessante che abbiamo fatto il 21 giugno 2023, e che ha riscosso molto successo, è stata quella di coprire la Piaia con 85 coperte provenienti da tutt’Italia.

Coperte solidali rivestono la Piaia a Capodimonte

Io ho cercato di invogliare altre ricamatrici (alcune amiche mie di facebook o incontrate in altre mostre) con l’invito “Aiutatemi a coprire la Piaia, per coprire chi ha freddo”, cioè per aiutare delle persone bisognose. E mi sono giunte tante coperte da Pesaro (una signora me ne ha mandate addirittura tre), da Udine, da Bolzano, dalla Liguria. Da Caltanissetta anche un gruppo di bambine ha mandato la sua copertina. Coperte ricamate oppure fatte all’uncinetto o ai ferri. Oltre che una visione bellissima per lo sguardo, è stata anche una esperienza intensa per lo spirito che l’aveva provocata: di beneficenza, di solidarietà. Un’evento che ha colpito tutti e ci ha fatto conoscere!

Grazie a whatsapp e facebook sono riuscita a ricontattare persone che non vedevo da anni e a realizzare questa cosa.

M.:  Interessante… Volevo anche chiederti Maria Ida: secondo te perché una persona, anche giovane, dovrebbe avvicinarsi al ricamo?

M.I.:  Dunque, questa è una cosa molto interessante…Anche io ero curiosa di sapere perché le allieve si avvicinassero al ricamo…

Quindi, qualche anno fa, feci fare alle mie signore un questionario. In questo questionario io chiedevo “Che cos’è per te il ricamo? Che cosa provi quando ricami? Come ti aiuta il ricamo?”. Inizialmente le allieve erano stupite per queste domande, ma poi hanno dato tutte le loro risposte: provano serenità, tranquillità, evasione, allegria e collaborazione. Alcune sentivano il ricamo come una fonte di poesia. Infatti c’è una signora che ad ogni manifestazione che facciamo manda la sua poesia. Il ricamo porta calma, dolcezza, cultura e tradizione. È arte senza tempo, ricerca del Bello. Il ricamo nel mio caso è anche pittura. Poi con queste risposte ho fatto, un “mandala” ricamato, con un cuore al centro e le motivazioni delle mie amiche che girano intorno e terminano ne “L’Ago di Capodimonte”, cioè nel nome della nostra scuola.

Mandala. Che cosa è per te il ricamo

Quindi il ricamo è tutto questo! (Una persona ha scritto: “Paura dei sogni della maestra!”, perché qualche volta quando vado a lezione con nuove idee da proporre e dico “Ragazze, stanotte pensavo…!”).

Ho fatto fare anche il “Libro dei Ricordi”, una pagina per ciascuna, dove ricordare tutti gli avvenimenti di beneficenza, di donazioni. L’ho suddiviso in vari temi. Poi, durante il periodo del covid, ognuna ha ricamato un pannello con il tema della farfalla, utilizzando a casa tutte le tecniche che avevo insegnato. Quindi l’intaglio, il retino, il punto pisano, il reticello, il punto pittura. Non tutte erano allo stesso livello, ma ciascuna ha messo tutte le farfalle che sapeva fare. E poiché bisognava colmare una lacuna sul Libro dei Ricordi, perché mancava il ricordo di quel momento, abbiamo fatto la pagina denominata “Chiuso per covid”. In quel periodo abbiamo risolto con il ricamo a distanza cercando tramite whatsapp di fare arrivare le informazioni utili sulle tecniche da utilizzare. A tal proprosito è successo un fatto molto carino. Una persona è entrata nel gruppo con una sua amica che ha avuto un po’ di problemi, ma lei l’ha seguita sempre: portandole tutte le cose che spiegavo, oppure usando il computer. Così è riuscita a farla lavorare, superando assieme le difficoltà. Alla fine, nella loro pagina del libro, hanno messo “Ricamo in tandem”  e anche adesso vogliono fare il tema della farfalla in tandem, un’ala per uno! Sono cose semplici, che fanno bene a chi le fa e a chi le vede.

Imparaticcio con tema di Farfalle, a intaglio, reticello, retini, punto pisano e pittura

Ricamo in tandem – dal Quaderno dei Ricordi

M.:  Maria Ida, dicevi che sei stata anche in rapporto con le scuole?

M.I.:  Si, con le scuole di Capodimonte. Quando dovevamo coprire la Piaia ho contattato le maestre e ho chiesto se mi aiutavano. Volevo realizzare delle copertine con i disegni dei bambini. Perché non c’è niente di più spontaneo, più innocente, più bello. Allora le maestre hanno fatto fare questi disegni, sia alla scuola materna che alle elementari, e poi io ho cercato di metterli tutti su una “pagina”, cioè la parte superiore di una coperta. Per esempio quella dei bambini delle scuole elementari era incentrata sul tema della guerra, quindi anche sul tema dell’amicizia. Invece le scuole materne avevano lavorato più sul tema dell’albero, del fiore…della natura. Poi, una volta fatto il lavoro di assemblaggio di questi disegni, li ho trasferiti sulla stoffa e sono stati eseguiti dalle ricamatrici, scegliendo ciascuna un particolare. Le copertine che hanno avuto un successo maggiore sono state queste, proprio queste, perché erano spontanee, molto carine. Abbiamo fatto anche dei copri piumoni.

M.:  Questo per quanto riguarda le scuole locali, del territorio. E altrove?

M.I.: Si quest’anno abbiamo fatto anche dei contatti con altre scuole: ad esempio ho sollecitato le mie “ragazze” a far parte di un gruppo che si chiama “Non solo ricamo” su Facebook, creato da Valeria Esposti.

Lei proponeva di fare un ricamo ogni settimana con un colore diverso. Poi, ad un certo punto, ha chiesto se ci fosse qualcuna disposta a condividere qualche idea. Allora mi sono fatta avanti. Nei tempi addietro, alle allieve della mia scuola, avevo fatto ricamare un ramo di quercia con un uccellino. 

Uccellino su ramo di quercia, punto pittura

Questi lavori erano stati fatti a casa, per conto proprio, usando la tecnica, i colori preferiti e realizzando un oggetto a scelta (per esempio un cuscino, un quadro, una borsetta, una lampada). È risultata una mostra bellissima, con 25 lavori, uno diverso dall’altro. Ricordando questa esperienza allora ho proposto al gruppo su Facebook il tema di una rosa con una farfalla.

Rosa con farfalle, a retini

Rosa con farfalla a punto erba e interno dipinto, su panno tusciano

Rosa con farfalle, a intaglio, retini

Hanno aderito con entusiasmo e sono arrivate 58 adesione da tutta Italia. Prevalentemente da sud, dalla Sicilia, dove ci sono tante brave ricamatrici.

M.:  Quando è partito questo progetto?

M.I.:  Questo progetto è partito l’inverno scorso. Una volta terminati questi bellissimi lavori sono stati messi tutti assieme e ne hanno fatto un filmato. Alle persone che hanno partecipato ho proposto di mandarmi queste rose per la mostra estiva a Capodimonte, vorrei esporle tutte assieme. Ma succede che hanno montato il proprio lavoro in modo diverso (un quadro, un vassoio…) e temono che si rovini inviandolo. Così finora ho ricevuto poche adesioni. Però una signora mi ha detto: “Verrò il primo giorno della mostra, porto il mio lavoro e mi fermo a Capodimonte per due giorni di vacanza”.

M.: Quindi Maria Ida tu proponi anche il territorio!

M.I.:  Si, perché dico loro che qui è bellissimo! Ed è vero! Tutti gli anni inoltre la scuola indice un concorso a tema. Per esempio:  Orchidee, Rose, Malvacee. Oppure “Emozioni invernali”o “Chi ha visto il vento?”.  Per la prossima mostra il tema sarà: “E’ primavera!”.

Chi ha visto il vento – Copriletto – dettaglio

Una finestra fiorita a reticello, punto pittura, catenella e festone

Abitare il territorio... Un piccolo Museo del Ricamo a Capodimonte

Finora a questi concorsi annuali partecipavano alcune persone utilizzando il ricamo, altre il merletto ed altre ancora la pittura, perché, fino al periodo del covid ero collegata ad una scuola di pittura di Viterbo (la “Next” di Antonella Properzi, cui sono sempre molto grata per avermi insegnato le basi del disegno, la prospettiva, l’uso dei colori).

Quest’anno però abbiamo deciso di lasciare soltanto le tecniche del ricamo e del merletto. Al concorso vero e proprio i lavori vengono esaminati da una giuria che decide chi ha vinto. Invece le allieve della scuola partecipano con le loro opere in mostra, fuori concorso. Chi viene alla mostra acquista un biglietto della pesca che andrà a sovvenzionare la beneficenza e può votare per uno dei lavori esposti, nel concorso ufficiale o fuori concorso.

Quelli in concorso hanno dimensioni standard, stabilite, mentre quelli fuori concorso possono variare ed avere qualsiasi tecnica. Rientrano qui anche la pittura, la scultura o qualsiasi altra cosa e per questi c’è un altro premio, come risultato dell’estrazione.

M.: Mentre parliamo Maria Ida, mi chiedo cosa ne pensi del lavoro che stiamo facendo, di documentare il tuo percorso. Ritieni sia utile dare testimonianza della tua esperienza?

M.I.:  Io penso che sia molto importante! Sicuramente per me è gratificante come persona e spero che lo sia anche per le allieve che mi seguono. È importante anche per farci conoscere da qualcun altro che ancora non conosce la nostra scuola. Vedendola può avvicinarsi ed unirsi a noi. Sono proprio grata al Comune di Capodimonte per quanto ha fatto finora, dandomi la possibilità di aprire inizialmente la scuola e mettendomi poi a disposizione l’attuale locale.

M.:  Mi chiedevo tra l’altro, cosa pensi che si potrebbe fare per valorizzare e salvare sempre di più l’arte del ricamo?

M.I.:  Mi piacerebbe poter creare, un domani, un piccolo Museo del Ricamo a Capodimonte. Lo desidererei proprio: un piccolo museo dove poter presentare anche degli oggetti antichi, belli. Per esempio si potrebbe fare una ricerca di persone che potrebbero donare qualche cosa da esporre. Questo sarebbe una cosa molto utile per propagandare il ricamo, la scuola e conservare quest’arte per tutti.

M.: Dunque l’ideale sarebbe qualcosa che possa restare: un museo, il laboratorio magari con un piccolo centro di documentazione che abbia libri, riviste di settore.

M.I.:  Certo! La scuola riceve spesso donazioni di materiali da varie persone (riviste, filati, stoffe…) che noi ricicliamo, facendone lavori destinati alla beneficienza.

M.: Per concludere, Maria Ida, cosa potrebbe fare una persona per avvicinarsi al ricamo? Cosa suggeriresti a qualcuno che, non avendo la fortuna di avere vicino una presenza così attiva come la tua, avesse voglia di cimentarsi in quest’arte?

 M.I.:  Molte cose si possono fare anche come autodidatta. Così è accaduto a me quando ho iniziato con il patchwork, proprio da autodidatta. Quindi chi è veramente intenzionato e desideroso di imparare può acquistare dei libri, può vedere su facebook, dove ci sono tante lezioni on line e dei tutorial. Ma suggerisco sempre di trovare e frequentare una scuola.

M.: Quante allieve iscritte hai adesso nella tua scuola?

M.I.:  Attualmente sono iscritte 38 persone. Vengono da Capalbio, da Manciano, da Viterbo, da Montefiascone… Insomma per chi desidera veramente avvicinarsi al ricamo le distanze sono sempre più superabili!

Maria Ida Governatori con alcune allieve

Qualche considerazione finale…

L’esperienza descritta da Maria Ida Governatori ci trasmette qualcosa di gioioso: ha a che fare con il prendersi cura, con il custodire bellezza che, come sappiamo, aiuta a vivere meglio.

Incoraggia e infonde un senso di vitalità, testimoniato dal coinvolgimento appassionato di tante persone alle sue iniziative.

Le associazioni come “L’ago di Capodimonte” ed altre simili, fanno “pratica della speranza”: ideando e realizzando iniziative che prima non c’erano, partecipano attivamente alla costruzione di ciò che si potrebbe definire, citando il pedagogista Paulo Freire, ”l’inedito possibile”.

Una vera ricchezza per il territorio ove operano, perché rafforzano il senso di appartenenza e ne suggellano l’identità.

Si tratta di persone che con i loro gesti concreti, con spirito di sperimentazione e convivialità, generano un cambiamento positivo nella collettività.

Possiamo parlare di un’educazione permanente di giovani e adulti, basata sulla voglia di imparare incontrandosi, sullo scambio, sulla condivisione e sulla prospettiva di lasciare un segno positivo per la comunità in cui vivono, con sincerità di intenti, desiderando di migliorarne la qualità della vita.

Attraverso la partecipazione attiva si genera inoltre un risveglio, un’attenzione al processo culturale di salvaguardia di un patrimonio materiale e immateriale che altrimenti andrebbe perduto.

In questa direzione si collocherebbe proprio l’idea del “Museo-Laboratorio-Centro documentazione”, emersa nel corso dell’intervista come desiderio di Maria Ida: un luogo di memoria e promozione futura, per favorire un dialogo intergenerazionale e non disperdere le conoscenze ritrovate con la Scuola di ricamo.

A mio parere sarebbe lungimirante investire risorse in questa direzione, cogliendone tutte le implicazioni e potenzialità.

Permettendo così a chi ha imparato l’arte del ricamo da Maria Ida Governatori di essere testimone e, a sua volta, promotore di tante altre meritorie attività.

Video realizzato da Gioacchino Bordo 

Riferimenti:

Associazione “L’ago di Capodimonte” – via Roma, 31 – Capodimonte (VT) – tel. 3396718399

Sito: www.ricamoacapodimonte.it