Progetto UNESCO per il Merletto Italiano

LA SFIDA DELLA SCUOLA BOLSENA RICAMA. UNA BUONA PRATICA 

FORMAZIONE DEGLI ADULTI NEI CONTESTI NON FORMALI E INFORMALI 

Pochi soldi di filo bastano al più prezioso merletto (Elisa Ricci 1929)

Conversazione con Maria Vittoria Ovidi a cura di Antonella Cesari (05 aprile 2016)

Come è nato il progetto di Candidatura del Merletto Italiano a Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’UNESCO?

Il progetto Unesco è nato per una scommessa. Nel 2013 Bolsena Biennale ha ospitato la scuola di merletto di Alançon. La loro esposizione era corredata dalla menzione Patrimonio immateriale dell’umanità- Unesco. Mi sono incuriosita ed ho cercato  si saperne di più. Ho contattato la presidente del  Mobilier National a Parigi,  ovvero la curatrice di tutti quei rapporti  di carattere culturale  e istituzionale che fanno del merletto il punto di riferimento  per quello che è l’arredamento storico dei palazzi del potere in Francia. Nel novembre del 2013 sono andata a Parigi e l’ ho incontrata.  Quando mi ha chiesto in che modo l’Italia  si stesse occupando della valorizzazione e della conservazione della tradizione del merletto italiano, devo dire che sono rimasta per un momento spiazzata. Fin da subito ho capito che la strada doveva essere quella del Progetto “Un merletto per l’UNESCO”. È stata proprio la direttrice del Mobiler National  a consigliarmi di non ripetere  lo sbaglio francese di  richiedere il riconoscimento soltanto del merletto di Alançon. É stata lei ad orientarmi verso la costituzione di una rete per la valorizzazione del merletto italiano.  Così, partendo da una rete di contatti  e amicizie con alcune scuole di merletto in Italia, abbiamo iniziato a  lavorare  al progetto di candidatura Unesco per il riconoscimento del Merletto italiano  come patrimonio  immateriale dell’Umanità.  Allo stato attuale la rete è costituita da 16 scuole italiane, prevalentemente del nord Italia. Fin dall’inizio si è consolidata una rete di amicizia molto forte  tra le varie scuole che aderiscono al progetto. Mancano  ancora alcune regioni del sud, la Sicilia, la Calabria la Puglia, la Campania. Per il resto le regioni sono tutte rappresentate.

Quindi possiamo affermare che è Maria Vittoria Ovidi la promotrice  del progetto “Un merletto per l’UNESCO”? Come è articolato il gruppo di lavoro?

Sicuramente  l’iniziativa è stata mia. Ovviamente c’è un gruppo di lavoro  costituito da persone rappresentative delle varie comunità locali  che condividono con me la volontà e l’impegno di proseguire il lavoro nel tempo, sia per curare i rapporti con il territorio che a livello istituzionale. Il progetto Unesco incoraggia un rapporto molto forte tra le scuole di merletto  e il territorio. Il territorio deve essere un supporto fondamentale per  poter conservare nel tempo la tradizione che si vuole trasmettere alle future generazioni. Il punto di partenza è stata la costituzione della rete dei Comuni. Lo scorso mese di luglio, la rete dei Sindaci  ha proposto la sottoscrizione di un protocollo d’ intesa che è stato presentato all’Expo di Milano. Il protocollo prevede tra l’altro che ciascun Comune aderente  produca una delibera di giunta  che  impegna le amministrazioni  locali che si succederanno nel tempo a prendere atto di quelle che sono state le iniziative precedenti, impegnandosi a portarle avanti nel tempo. Possiamo dire in sintesi che ogni scuola italiana  di merletto che ha aderito alla rete ha dapprima stipulato un protocollo con il Comune o i Comuni locali dove si trova ad operare. Il consolidamento dei rapporti con le amministrazioni locali ha permesso di costituire una Associazione nazionale denominata “Un merletto per l’Unesco”. Lo Statuto nazionale prevede  soci fondatori, soci onorari  e soci ordinari. I soci onorari saranno solo i Sindaci delle comunità. Il riferimento istituzionale è assolutamente d’obbligo. I soci ordinari sono tutte le persone che gravitano  intorno alle comunità e alle scuole di Merletto  italiane che aderiscono al progetto. In questi ultimi mesi  mi sono occupata dell’organizzazione del progetto per la biennale di Venezia. La manifestazione si terrà negli anni pari in alternanza con Bolsena Biennale.

Con quali comunità locali “Bolsena ricama”  ha predisposto i propri protocolli d’intesa?  

Sono stati proposti due protocolli distinti, uno riguarda Orvieto e l’altro Bolsena. Orvieto presenta il merletto di Orvieto. Bolsena presenta  il merletto di Orvieto e l’antico  filet di Bolsena che si rifà alla rete filet dei pescatori.

Quali sono i presupposti e le condizioni necessarie affinché la candidatura “Un merletto per l’UNESCO” possa essere approvata?

I modelli di candidatura UNESCO prevedono l’indicazione delle misure di salvaguardia attraverso le quali il patrimonio immateriale che verrà riconosciuto  potrà effettivamente essere valorizzato e trasmesso alle future generazioni. Io ho impostato la salvaguardia su tre parole: scuola, museo, restauro. Il museo è il passato che torna a noi, la scuola è il presente che va verso il futuro,  il restauro è la necessità di intervenire su dei  lavori antichi che purtroppo il tempo e l’incuria hanno messo in una situazione di deperimento, di perdita di quel valore  enorme che ha un prodotto integro. Questi lavori vanno assolutamente salvaguardati e trasmessi.

La conferenza Generale dell’UNESCO, nel 2003 nel corso della sua 32° sessione, ha approvato a Parigi la “Convenzione per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale”. Nell’ articolo 2, viene fornita la definizione di Patrimonio culturale immateriale: “Si intendono per “patrimonio culturale immateriale” pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e i saperi – così come gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati ad essi – che le comunità, i gruppi e, in alcuni casi, gli individui riconoscono come facenti parte del loro patrimonio culturale. Tale patrimonio culturale intangibile, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi interessati in conformità al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia, e fornisce loro un senso di identità e continuità, promuovendo così il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana”

Tra le misure di salvaguardia previste nella candidatura del progetto Unesco per il Merletto Italiano si fa rifermento alla dimensione della conservazione, della conoscenza e della valorizzazione dell’arte del merletto. Come coordinatrice del progetto, quali  sono secondo te le priorità sulle quali bisognerebbe intervenire sia a livello nazionale che a livello locale?

Se vogliamo pensare seriamente al futuro del merletto io credo che lo si debba immaginare legato alla tradizione, ancorato alla realtà e proiettato verso il futuro. Quando parlo di tradizione mi riferisco ai musei. Dobbiamo dare  spazio alla testimonianza antica delle merlettaie che ci hanno preceduto, dare voce a chi non c’è più ma ha lasciato un messaggio. La  testimonianza riguarda la conservazione dei manufatti ma non solo. Una delle emergenze è sicuramente  la mancanza di biblioteche specializzate in questo settore. Abbiamo perduto molto tempo e non solo.  Penso per esempio a Fulvia Zerauscheck Lewis,  grande collezionista di merletti che ha messo insieme oltre duemila campioni di merletto.  Alla sua morte  questo immenso patrimonio è stati divisi tra i quattro figli, di cui uno abita a Bolsena.

Una parte di questa eredità,  attraverso la casa d’aste di Christie’s,  è finita sparsa in tutto il mondo. Un’altra parte è andata al Mart – Il museo di arte moderna e contemporanea  Rovereto e non ancora esposta. Una parte è rimasta collezione privata di una delle figlie e un’ultima parte riguarda  la collezione di trecento volumi  in inglese, francese, italiano  dedicati al merletto e alla sua storia. Il contributo italiano attraverso un lavoro sistematico e organizzato  non è particolarmente  ricco se si esclude  quello di  Elisa Ricci e qualche altro piccolo contributo. Da parte mia ho cercato di lavorare in questa prospettiva. Nel 2004 è stato pubblicato il mio primo volume L’arte del ricamo e del Merletto in Europa … un fazzoletto per la sposa… seguito poi nel 2007 dal volume Il merletto di Orvieto e l’Ars Wetana. Cento Anni di Storia.

Maria Vittoria Ovidi Pazzaglia, Il Merletto di Orvieto e l’Ars Wetana. Cento Anni di Storia. Marsili 2007

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a cura di Maria Vittoria Ovidi Pazzaglia L’arte del Ricamo e del Merletto in Europa … un fazzoletto per la sposa. Marsili 2004

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Nel 1907 ad Orvieto la Contessina Maria Vittoria Faina, con l’aiuto del padre il Senatore Conte Eugenio Faina, crea un Patronato per la realizzazione del Merletto di Irlanda. Tutte queste iniziative  sono in parte stimolate dalle industrie femminili Italiane, costituitesi ufficialmente con sede a Roma, il 23 maggio 1903. Lo scopo primario è di creare “un vigoroso strumento di economia commerciale, che apra le vie internazionali ai prodotti femminili italiani” in grado di eliminare” gli intermediari che sfruttano il timido lavoro delle donne. … Presa ormai coscienza della duplice valenza del merletto, inteso come oggetto di interesse commerciale, ma sempre più oggetto di valutazione storica e artistica, coesistono da un lato creazioni inedite per la produzione contemporanea, mentre dall’altro si nota un sempre crescente interesse verso l’eredità lasciata dalle generazioni passate con esposizioni volte all’innovazione e retrospettive mirate alla riscoperta di merletti antichi, grande tesoro di ispirazione e di cultura …. L’Ars Wetana è stata il primo esempio di imprenditoria femminile” e assistenza sociale che si è sviluppato in un piccolo centro dell’Umbria, tutelando lavoro e operaie… Nell’intento dei fondatori, il Patronato doveva avere finalità di beneficienza e assistenza: per questo le operaie e le loro famiglie ricevevano una assicurazione per la vecchiaia e dei sussidi per le malattie e la maternità. Vicende alterne hanno accompagnato la vita di questa associazione che, nel 1974 ha concluso la sua attività sottoforma di società per trasformarsi per alcuni in Azienda privata, pur mantenendo intatto il livello artistico della tradizione….

(Maria Vittoria Ovidi,  da Il Merletto di Orvieto e l’Ars Wetana. Cento anni di storia)

Proprio nella prospettiva della candidatura del progetto Unesco per il Merletto Italiano, io credo che sia fondamentale pensare ad una biblioteca nazionale. In Italia ci sono 1500 scuole di merletto, più o meno attive  e superano la cifra del milione le persone che gravitano  intorno a questa realtà. Ognuna di queste persone ha in casa una piccola grande biblioteca, magari di pochissimi volumi. Spesso però alla loro morte questo patrimonio finisce nelle discariche o  quando va bene sulle bancarelle dei mercatini. A me è capitato di ritrovare sulle bancarelle preziosi libri del 1600. Neanche la realtà veneziana del merletto ha una sala di biblioteca. Per questo una fattiva collaborazione da parte del Ministero dell’Istruzione e dei Beni Culturali diventa determinate.

Sul nostro territorio quali sono i manufatti che andrebbero assolutamente salvati?

Si trovano prevalentemente nelle chiese. Non esistono grandi collezioni private  ma nelle chiese ci sono dei capolavori  completamente abbandonati… Teniamo conto che il merletto e il ricamo sono stati per anni dominio assoluto degli abiti liturgici. Attraverso la liturgia era trasmissibile la bellezza del ricamo in oro, il ricamo che si rifaceva alle vecchie tradizioni di pittura ad affresco. Ci sono tanti collegamenti tra gli affreschi e gli abiti liturgici, questo perché gli affreschi  si trovavano all’interno delle chiese e gli abiti liturgici ne venivano ispirati. Se invece  parliamo del merletto di Orvieto sono stati i bassorilievi del Maitani ad ispirarli!

Dove e come guardare per dare futuro all’ arte del merletto italiano?

È necessario avere una visione che favorisca tutte quelle strategie necessarie ad integrare, a livello nazionale, le misure di salvaguardia inserite nella candidatura UNESCO, che fanno riferimento all’aspetto della conservazione, ma anche della trasmissione e della valorizzazione dell’arte del merletto.

Servirebbe, forse, guardare un po’ di più e con più umiltà a chi ha saputo fare bene. Penso, ad esempio, a che cosa ha significato e significa oggi per la città di d’Alençon il fatto che già dal 1974 il  presidente della Repubblica francese abbia voluto salvare il merletto di Alençon, portando le  merlettaie alle dirette dipendenze del Ministero della cultura. Ciò ha significato e significa per le maestranze di Alençon essere  retribuite  e lavorare in un contesto di eccellenza come quello del Mobiler National di Parigi, l’ente pubblico incaricato della conservazione e del restauro di tutti i palazzi  delle Istituzioni francesi, da quelli presidenziali, ai ministeri fino alle sedi di ambasciata all’estero.

Oppure  penso  a Londra e alla prestigiosa Royal school dove è difficile soddisfare la grande richiesta di iscrizioni che arrivano non solo dalla Gran Bretagna.

Occorre, perciò, che anche in Italia ci sia la volontà polita di riconoscere il valore culturale, identitario dell’arte del merletto per il nostro Paese.

La Candidatura del progetto Unesco per il Merletto Italiano intende proprio contribuire a creare le premesse per andare oltre, lavorare anche per il riconoscimento del profilo professionale  e giuridico della merlettaia,  così come avviene in altri paesi europei …..

In questa prospettiva è importante pensare alle scuole.

Attraverso le scuole si trasmette la competenza, la conoscenza, la tradizione.  Credo che la scuola sia l’elemento fondante  per far incontrare  la tradizione del merletto con le esigenze e la cultura di oggi.  L’obiettivo è quello di trasmettere alle  nuove generazioni  la nostra ricchezza. Questo apre al mondo. La scuola Bolsena ricama, per esempio, accoglie anche alcune allieve giapponesi. Sono motivatissime!  La  loro giovane età  e la motivazione fortissima permette loro di creare un dialogo tra culture diverse. Queste allieve sono in grado di mettere in dialogo la  tradizione e  l’ innovazione  in modo sorprendente.

Sono questi i segni che dovrebbero  innescare dei progetti virtuosi orientati a favorirne anche  le ricadute economiche. Lo scorso anno la scuola Bolsena Ricama ha realizzato, su commissione  giapponese, delle scarpine in merletto di Orvieto.

Le richieste di prodotti di questo tipo ci sarebbero ma per soddisfare  tali richieste è necessaria una filiera  produttiva che parte dalla scuola e arriva al riconoscimento di figure professionali retribuite che possano operare in un sistema professionale e economico. E così torniamo al punto di partenza. La tradizione storica, culturale italiana avrebbe potenzialità inimmaginabili. Il merletto è nato in Italia.

Una tradizione che continua... l’Ars Wetana primo esempio di imprenditoria femminile

Nel 1907 ad Orvieto la Contessina Maria Vittoria Faina, con l’aiuto del padre il Senatore Conte Eugenio Faina, crea un Patronato per la realizzazione del Merletto di Irlanda. Tutte queste iniziative  sono in parte stimolate dalle industrie femminili Italiane, costituitesi ufficialmente con sede a Roma, il 23 maggio 1903. Lo scopo primario è di creare “un vigoroso strumento di economia commerciale, che apra le vie internazionali ai prodotti femminili italiani” in grado di eliminare” gli intermediari che sfruttano il timido lavoro delle donne. … Presa ormai coscienza della duplice valenza del merletto, inteso come oggetto di interesse commerciale, ma sempre più oggetto di valutazione storica e artistica, coesistono da un lato creazioni inedite per la produzione contemporanea, mentre dall’altro si nota un sempre crescente interesse verso l’eredità lasciata dalle generazioni passate con esposizioni volte all’innovazione e retrospettive mirate alla riscoperta di merletti antichi, grande tesoro di ispirazione e di cultura …. L’Ars Wetana è stata il primo esempio di imprenditoria femminile” e assistenza sociale che si è sviluppato in un piccolo centro dell’Umbria, tutelando lavoro e operaie… Nell’intento dei fondatori, il Patronato doveva avere finalità di beneficienza e assistenza: per questo le operaie e le loro famiglie ricevevano una assicurazione per la vecchiaia e dei sussidi per le malattie e la maternità. Vicende alterne hanno accompagnato la vita di questa associazione che, nel 1974 ha concluso la sua attività sottoforma di società per trasformarsi per alcuni in Azienda privata, pur mantenendo intatto il livello artistico della tradizione….

(Maria Vittoria Ovidi,  da Il Merletto di Orvieto e l’Ars Wetana. Cento anni di storia)