Quattro chiacchiere con il maestro Gianni Quaranta

di Ida Renzicchi

Incontro il Maestro Gianni Quaranta, Premio Oscar, nella sua bella casa romana.

Qualche tempo fa, incuriosita da una carriera così straordinaria, gli ho chiesto di scrivere insieme la sua biografia con la quale, più che focalizzare l’attenzione sulle vicende personali della sua vita, il Maestro, indiscusso artista geniale, mi ha fatto capire di voler trasmettere soprattutto la sua smisurata passione per l’Arte in tutte le sue forme.

 

Per sopravvenuti impegni da parte del Maestro, siamo stati costretti a sospendere momentaneamente i nostri incontri che spero vivamente possano riprendere al più presto. Nel frattempo sono felice di poter fare quattro chiacchiere con lui.

 

Gianni Quaranta, famoso in tutto il mondo, è stato ovviamente intervistato da giornalisti titolati. Questo mi intimidisce un poco ed è con grande umiltà che gli rivolgo alcune domande.

Maestro, innanzitutto complimenti: il suo curriculum è impressionante! Lei è uno degli artisti più importanti d’Italia, ha lavorato ed è conosciuto in tutto il mondo. Ma, cosa è per Lei l’Arte? Come la definirebbe?

L’Arte, nel senso lato della parola, per me, è fare e trasmettere cultura.

Definirei l’Arte una sorta di evoluzione dell’uomo stesso, la consapevolezza di creare qualcosa di utile all’umanità per il sapere e per il buon gusto della vita, l’espressione estetica dell’interiorità e dell’animo umano. L’Arte è, ed è stata, la mia ragione di vita.

Lei è scenografo, regista, costumista, designer. Si è occupato di cinema, teatro, musica lirica, pittura, pubblicità, architettura ed ha fatto tutto ciò ai massimi livelli ricevendone riconoscimenti ed onori di ogni genere. Quale è l’ambito che Le ha dato più soddisfazioni?

Le soddisfazioni maggiori le ho ricevute come scenografo per il cinema: è un settore che dà grande visibilità offrendo, nel contempo, un riscontro immediato del risultato del proprio lavoro.

I Suoi Lavori sono tutti di grande importanza, i film da Lei realizzati sono opere di fama mondiale. Già all’inizio della Sua carriera artistica Lei ha esordito con titoli di risonanza planetaria, in pratica Lei, come si dice, “ha esordito con il botto”. Cosa crede abbia spinto gli addetti ai lavori ad avere così tanta fiducia in un giovane artista sconosciuto, appena all’inizio della sua carriera?

Fin da giovanissimo, ho manifestato grande slancio e dedizione per la mia attività, destinando ad essa tutto il tempo e le energie possibili. Sono sempre stato un entusiasta della vita ed appassionato dell’Arte in genere, in particolare della scenografia. Ritengo che questa mia propensione per tale disciplina fosse palese fin da ragazzo. Non dimentichiamo poi che, subito dopo gli studi all’Accademia di Brera di Milano, ho avuto l’opportunità di fare esperienza con dei grandi Maestri, come Luciano Minguzzi, Luciano Damiani e Renzo Mongiardino, i quali hanno avuto modo di apprezzare la mia professionalità ed il mio gusto artistico.

In fondo, come si dice, il mondo è tanto grande e tanto piccolo allo stesso tempo, pertanto velocemente si diffuse voce di “questo giovane molto talentuoso” (cit.). Da allora è stato un susseguirsi di incarichi, che talvolta si sono accavallati. Da parte mia, ho sempre affrontato e portato a termine le mie attività con grande responsabilità ed autentico entusiasmo.

Per questo ritengo che lo studio, la passione, la serietà e l’impegno siano sempre riconosciuti.

1989 – Gianni Quaranta sul set del film “Cortesie per gli ospiti”, Regia di Paul Schrader

Ho assistito, da spettatrice, alla messa in scena di alcune Sue Opere liriche e teatrali e mi ha colpito moltissimo l’effetto dirompente delle Sue scenografie all’apertura del sipario e la genialità delle Sue trovate. Ricordo il grande successo, il pubblico letteralmente in delirio… Dove trova l’ispirazione? Come fa a stupire così gli spettatori pur restando fedele ai canoni classici dell’Opera?

Trovo grande ispirazione nella pittura, specialmente in quella dei grandi artisti del passato. Un dipinto, un affresco, un disegno, crea soprattutto un’atmosfera. E proprio le “atmosfere” sono quello che io intendo rendere con la mia opera, anche attraverso l’uso della luce e dei colori.

Il mio obiettivo non è tanto stupire lo spettatore, anche se poi lo stupore è un elemento che mi viene riconosciuto, quanto cercare di proporre la visione di un ambiente o di un contesto considerando un angolo di osservazione completamente nuovo rispetto a quello usuale.

Per fare ciò occorre ovviamente avere uno spiccato senso della creatività, pur rispettando la classicità, come io amo fare. Insomma, cerco di suscitare l’interesse di chi guarda, ed io sono proprio il primo spettatore di quell’opera nel momento stesso in cui la creo.

Quando il grande regista James Ivory ha visto, al Connelly Theatre di New York, la scenografia da Lei realizzata per “Imperfect Love” di Brandon Cole, ha testualmente detto: “This is professional” “This is Gianni!” “This is Italian also” evidenziando con queste tre frasi l’unicità del Suo lavoro e della Sua persona (non ha neppure avuto bisogno di citare il Suo cognome…). Come fa a rendere così singolari ed esclusive le Sue scenografie? 

Come detto prima, la singolarità ed esclusività, se così si può dire, delle mie scenografie, deriva sempre dal punto di vista dal quale esse si guardano. Inoltre, è essenziale conferire un ritmo alla sequenza dei cambi scena, utilizzando al meglio le potenzialità tecniche che possiede lo specifico teatro.

Ad esempio, nella “Aida” realizzata al Metropolitan Theatre di New York, nel secondo atto, da una visione centrale della camera di Amneris, ho proposto una visione trasversale dell’ambiente realizzato per la marcia del trionfo degli Egiziani sugli Etiopi, attraverso un cambiamento di scena dal forte impatto emotivo e visivo.

1988 – Opera “Aida” – Teatro Metropolitan Opera House di New York, Regia di Sonja Frisell

Il Metropolitan è dotato di cinque palcoscenici, di cui quattro mobili, così ho improntato la camera di Amneris nel palcoscenico sottostante portandolo all’altezza di quello principale. Successivamente, al momento opportuno, con un cambio a vista (perché la musica non ha interruzioni), ho fatto scendere sottoterra il palco con la camera per scoprire la scena seguente della marcia, già posizionata. Il pubblico, letteralmente in delirio, continuava ad applaudire. Io, invece, mi  attirai le ire del Direttore perché gli applausi attutivano le note dell’orchestra.

Lei è un perfezionista. Quanto è importante esserlo?

Essere perfezionista deriva dall’amare il proprio lavoro, pertanto, significa dare il massimo. Se si vuole arrivare all’apice, bisogna sempre rasentare la perfezione, quindi è molto importante esserlo.

C’è ancora qualcosa nella Sua carriera artistica che non ha fatto e che Le piacerebbe fare?

Certamente. La cosa che mi piacerebbe fare è la regia di un lungometraggio che racconti il mondo dell’opera lirica, del “Bel Canto”, un mondo affascinante, ma, per i più, sconosciuto. Avrei molti aneddoti da raccontare, anche relativi al mio vissuto.

Potendo tornare indietro, c’è invece qualcosa che non rifarebbe?

No, no, per carità, rifarei tutto quello che ho fatto.

Quale è stata la persona o le persone più importanti della Sua vita e perché?

Ho conosciuto ed ho lavorato con moltissime persone ma tre sono state quelle che io considero le più importanti della mia vita professionale: l’architetto Renzo Mongiardino, che reputo il mio Maestro in quanto è stato lui che mi ha insegnato il mestiere di scenografo, il regista Franco Zeffirelli che mi ha dato la possibilità di mettere in atto tutto quello che avevo imparato chiamandomi a lavorare nelle sue produzioni, dal cinema, al teatro, all’opera per ben diciassette anni ed il regista James Ivory con il quale ho avuto una proficua collaborazione nella realizzazione del film “Camera con vista” per il quale ho ricevuto il premio Oscar per la scenografia da me creata.

(Il Maestro mi fa notare che, con il grande dipinto, ispirato al celeberrimo oculo della Camera Picta affrescata dal Mantegna nel palazzo Ducale di Mantova, che ricopre tutto il soffitto altissimo del salone della sua casa, egli, oltre alle persone più care, sua moglie e sua figlia, ha voluto rendere omaggio anche alle tre figure più importanti della sua carriera artistica: Renzo Mongiardino, Franco Zeffirelli e James Ivory.)

Tra i Suoi Lavori, tutti importanti, quale è quello a cui tiene maggiormente? Diciamo, il figlio prediletto? Perché?

Senza dubbio il film “Farinelli voce regina”. Ambientato nel ‘700 e costruito intorno alla storia del noto castrato Farinelli, è un film in cui ho avuto la possibilità di esprimermi sia come scenografo cinematografico che teatrale in quanto nella narrazione cinematografica era anche prevista la messa in scena di ben cinque spettacoli teatrali, che ho dovuto realizzare con la stessa tecnica utilizzata all’epoca.

1995 – Film “Farinelli, voce regina”, Regia di Gérard Corbiau

Abbiamo saputo che anche recentemente Lei ha ricevuto diversi premi ed onorificenze… cosa ci può dire in merito?

Ricevere premi è sempre molto gratificante, non tanto per il premio fine a se stesso, ma in quanto tale onore sintetizza l’apprezzamento per l’attività artistica svolta da chi lo riceve ed è, nello stesso tempo, uno sprone per il futuro.

Cosa prova quando riceve un riconoscimento? Cosa pensa? A chi lo dedica?

Quando si riceve un riconoscimento, si prova la sensazione di aver fatto un buon lavoro, apprezzato e riconosciuto dalla maggior parte delle persone che ne hanno fruito.

In linea di principio lo dedico a me stesso per l’impegno che ho messo nel svolgere la mia professione, ma anche alle persone che mi sono più vicine, come mia moglie Giuliana, che tanto mi supporta condividendo con me le ansie e gli umori durante la preparazione, e mi sopporta accettando i miei stati d’animo, alle volte gioiosi, ma anche irrequieti quando faccio fatica a trovare la chiave di lettura dell’opera da realizzare.

Lei è considerato l’erede artistico di Zeffirelli con il quale ha lavorato in film importantissimi come “Fratello Sole Sorella Luna”, Gesù di Nazareth” “Otello”, “Cavalleria Rusticana”, “Pagliacci” e “La Traviata”, per la quale ha ricevuto anche una nomination all’Oscar. Come è stato il suo rapporto con il regista scomparso?

Lavorare con lui era facile, in quanto prima di debuttare come regista, anche Zeffirelli, è stato un bravissimo scenografo. Ci si intendeva immediatamente perché io amo il mondo classico che lui ha saputo rappresentare molto bene. Non dimentichiamo che tra i suoi migliori film realizzati fece “La Bisbetica Domata” con Elisabet Taylor e Richard Burton e “Giulietta e Romeo” con Olivia Hussey e Leonardo Whiting.

Quando, nel 2011, fu inaugurata la prima stagione del grandioso teatro della Royal Opera House di Muscat, in Oman, teatro fortemente voluto dal Sultano, Sua Altezza Qabus bin Said Al Said, fummo chiamati entrambi sia io che Franco Zeffirelli.

Franco mise in scena l’Opera di apertura, “Turandot”, e io quella di chiusura, “Carmen”, della quale firmai sia la regia che la scenografia ed i costumi.

Mi sembrò proprio come se si fosse voluto dare risalto a questa eredità artistica. Il passaggio del testimone, da Maestro ad allievo, era già avvenuto da tempo. Io avevo intrapreso la mia strada ormai da anni, ma quella fu una esperienza esaltante.

1985 – Film “Camera con vista “, Regia di James Ivory 

In che modo, tale prestigioso premio, ha cambiato la sua carriera artistica?

Un Oscar non cambia molto la carriera artistica, ma questa circostanza infonde la consapevolezza delle cose che si fanno e sicurezza per i lavori futuri.

Come giudica Lei, in base alla sua esperienza, il mondo del cinema e del teatro?

Poiché si divulga cultura, ritengo che il lavorare in entrambi gli ambiti sia, allo stesso tempo, un privilegio ma anche una enorme responsabilità.

Una cosa che io non amo, e che sovente si verifica, soprattutto in ambito teatrale e specialmente nell’Opera lirica, è l’alterazione, fine a se stessa, delle ambientazioni e dei costumi, che nulla hanno a che vedere con il contesto in cui l’opera era nata, fuorviando così lo spettatore senza che ciò abbia una ragione se non il compiacersi di fare semplicemente “altro”.

1982 – Film “La Traviata” – Salone di Flora, Regia di Franco Zeffirelli 

1983-  Premio Oscar. Nomination Miglior scenografia per il film La traviata

1987 – Gianni Quaranta – Serata degli Oscar a Los Angeles. Premio Oscar per la scenografia del film “Camera con Vista” di James Ivory

Lei è regista, scenografo e costumista, nonché produttore, della “Carmen” di Bizet per il Royal Opera House di Muscat in Oman che ha aperto le porte del mondo arabo alla cultura della Lirica. Come approfittare di questi nuovi orizzonti che si stanno aprendo?

L’Italia esporta nel mondo tre cose importanti, la moda, la buona cucina e l’Opera Lirica. La lingua italiana si parla in tutti i teatri del mondo. Quando il Sultano dell’Oman, uomo colto e raffinato, amante della musica, decise di costruire il primo teatro per opere liriche balletto e quant’altro nel mondo arabo, offrì al suo popolo la possibilità di apprezzare la cultura occidentale del mondo musicale.

Oggi, altri teatri sono stati costruiti in vari Paesi arabi. Questa circostanza rappresenta non solo una ulteriore opportunità di lavoro, ma soprattutto una grande occasione di scambio culturale.

2011 – Opera “Carmen”– Teatro Royal Opera House Muscat (Oman), Regia di Gianni Quaranta

(intervista dal web)

2003 – Opera “Mosè e il Faraone” – Teatro Alla Scala di Milano, Regia di Luca Ronconi

Cosa ha pensato la prima volta che ha visto da spettatore la sua prima Opera da professionista compiuta?

“Ce l’ho fatta”, questo è quello che ho pensato sentendo gli applausi al mio primo lavoro al Teatro Alla Scala di Milano.

Avevo ideato scene e costumi per il balletto “La leggenda della Peri” con interpreti i ballerini Carla Fracci e James Urbain. Fu un grande successo anche perché ero riuscito a dare tridimensionalità e profondità alla scenografia, che invece di solito nel balletto è formata solo da fondali e quinte dipinte.

Sappiamo che Lei ha ancora tanti progetti. Di cosa si sta occupando in questo periodo? Idee per il futuro?

A parte la pandemia che ci ha colpiti e che ha frenato tutti i progetti in corso, sto leggendo alcune sceneggiature che mi sono pervenute per alcuni films che spero possano partire a breve.

Una giovane artista Le chiede un consiglio su come approcciarsi al mondo artistico? Cosa Le risponde?

Rispondo che l’Arte si impara facendola, quindi fare, fare e ancora fare.

Ringrazio Il Maestro per la Sua generosa disponibilità con l’augurio di un felice e prospero avvenire.

Ida Renzicchi                                               

 Roma, 27 Settembre 2021

1989 – Film “Cortesie per gli ospiti” – Bozzetto – Regia di Paul Schrader

1989 – Film “Cortesie per gli ospiti”, Regia di Paul Schrader

Ballet “Casanova in Warsaw”. Theatre Wielki Opera Narodowa -Warsaw 2015 (Sets & Costumes Designer Gianni Quaranta –

Interview from Facebook   https://fb.watch/dHW2N849-J/

Decorazioni stupende per le scenografie dipinte su tela, costumi in bianco e nero, sete, parrucche e taffetà per gli abiti d’epoca, su misura, secondo la moda del ‘700. A “Culture.pl” diamo uno sguardo dietro le quinte del balletto “Casanova in Warsaw“, nel quale Gianni Quaranta, premio Oscar per la scenografia di “A Room with a View” e premio César per il film “Farinelli-Voce regina“, porta gli spettatori a rivivere il periodo di re Stanisław August. E’ quanto ha detto nell’intervista l’eccezionale artista italiano, parlando della sua ricostruzione storica della scena teatrale settecentesca e del duello, famoso in tutta Europa, tra il seduttore veneziano e il conte Branicki.