Romano Giardili/ Bellezza raccolta in ali d’oro

.LE POETICHE VIE DEL DIALOGO INTERGENERAZIONALE… UN ANNO DI VERSI DIVERSI 

APRILE … I Silenziosi Sguardi e La Meraviglia 

Ad aprile, poeticamente orientati dal  canto silente di ROMANO GIARDILI, attraverso le risonanze dei ricordi e delle emozioni. 

Romano Giardili, nato ad Arlena di Castro nel 1937, coetaneo di Ennio, è vissuto sempre in questo piccolo paese dell’Alto Lazio, dedicandosi prevalentemente al commercio. Ha coltivato sempre la passione per la poesia anche grazie alla sua amicizia con De Santis, amicizia che risale ai tempi dell’infanzia. Con il passare del tempo, e subito dopo la perdita della moglie avvenuta nel 2013, ha iniziato a scrivere delle poesie. Ha proposto un primo libro intitolato “Fare le Rime 1” nel 2015, un secondo libro intitolato “Fare le Rime 2” nel 2017 e, nell’agosto del 2019, due mesi dopo la morte di Ennio De Santis, la  raccolta dal titolo “L’Ancora”.

NEL MIO GIARDINO

C’è  un roseto scarlatto ad ampia sfera,

 dove le api e le farfalle vanno

i calabroni e insetti altri che sanno

che lì si fa banchetto fino a sera.

 

Ed il mattino dopo, torneranno,

per bucare, lo stame dell’antera,

ballando sopra i petali a tastiera,

finché il nettare dolce troveranno.

 

Ed una capinera su un alloro,

chiama gli uccelli intorno con il suo canto,

che rispondono tutti quanti in coro.

 

Questo roseto a me, si, piace tanto,

è bellezza raccolta in ali d oro,

è natura, che mostra il proprio incanto.

 

(Romano Giardili)

VORREI

Vorrei inzuppare l’anima nel bello,

vorrei ingoiare questo bel tramonto,

l’arcobaleno col suo mezzo anello.

Se faccio male, renderò poi conto.

Su un astro rosa costruirò un castello,

pascolando le stelle, a cui racconto

 il miraggio che sta nel mio cervello,

che a dispiegarlo or la fatica affronto:

vorrei volare sull’ali del vento,

disteso, con un tiepido calore,

cullato dalle nuvole d’argento.

Di tutto questo sono sognatore,

così placidamente mi addormento.

Di lacrimare ha smesso ora il mio cuore.

Romano Giardili

``L'Ancora``, questa tua nuova raccolta poetica, porta alla luce il groviglio di emozioni che si sprigionano quando si perde qualcuno o qualcosa che ci è troppo caro. Hai precisato fin dall’inizio che le poesie sono nate per arginare una malasorte chiarendo “… Ho lottato, così mi son difeso e sollevato s'è un poco di peso”. Perduta Lisa l'amata consorte, l'astro più splendente del tuo cielo, hai cercato con i tuoi versi, di stampo e contenuto intimista, di trasmettere a quella stella, divenuta fredda, il calore del suo amore. Le tue emozioni e quello che può restare di una vana speranza, sempre vicine ad una ineluttabile realtà, non si sono perdute nel mare dell'oblio e neppure nella infruttuosa e vana ricerca miracolistica di quel lembo di terra dove un Cristo risuscita Lazzaro. Certe illusioni non ti appartengono e non hanno frenato il tuo vagare che ti ha portato a ritrovare quelle modulazioni e quei ritmi che hai appreso da bambino ascoltando poeti estemporanei portatori di forme di canto e di composizione tipiche di una sapienza antica. Gli endecasillabi, che hanno aiutato Dante a salire attraverso i tre regni fino ad incontrare “l’amor che muove il sole e le altre stelle”, sono i versi in cui hai distillato l’amore sterminato per la donna della tua vita. Uscendo dal buio e dal silenzio, con questa raccolta di poesie, apri uno spiraglio di luce sulla schiettezza e sulla trasparenza di un'anima legata alla promessa “ ...non ti lascerò mai, saremo coppia eterna, innamorata...” e infatti quando Lisa se n'è andata,/ Romano, tu non sei rimasto solo/ ma di giorno e di notte l'hai trovata/ dentro ai tuoi sogni in un perenne volo./ L’ ancora tra i ricordi l'hai gettata/ e lontano dai porti e da ogni molo/ continui il grande amore a rievocare/ e il naufragar ti è dolce in questo mare. (Mauro Chechi)