Avevo 29 anni quando mi sono sposata con Antonio, dopo un fidanzamento durato 10 anni. Ci siamo conosciuti e innamorati frequentando lo stesso gruppo di amici. Non era permesso uscire di sera e bisognava rientrare ad un’ora consentita. Era impensabile fare viaggi e trascorrere le vacanze insieme prima del matrimonio. Tante canzoni hanno accompagnato il fidanzamento, ma una canzone in particolare era la nostra canzone: “In ginocchio da te” di Gianni Morandi. Tra i ricordi indelebili del periodo del fidanzamento un brutto ricordo: il terremoto di Tuscania. in quella cittadina abitava la sorella del mio fidanzato. La sera stessa del terremoto ricordo che partimmo per Tuscania per renderci conto di che cosa fosse successo e prestare il nostro aiuto.
Mi sono sposata con Antonio il 23 febbraio del 1975. Era una domenica mattina. Ricordo con piacere tutti i miei vicini di casa scesi in strada ad attendermi… Ricordo il batticuore quando sono uscita da casa al braccio di mio zio, essendo mio padre morto già da qualche anno. Mi sono sposata a Montefiascone, nella chiesa di San Flaviano. Al mio fidanzato piaceva tantissimo.
Un momento molto significativo che ricordo con emozione è stato il momento della firma. Ricordo con un po’ di ilarità lo scambio delle fedi: la mia proprio non entrava perché avevo sbagliato dito. Dopo il rito del matrimonio abbiamo ricevuto i parenti e gli amici al ristorante di Montefiascone Bar Italia. Finito il pranzo abbiamo salutato tutti e siamo partiti per il viaggio di nozze con la nostra macchina.



Chiesa di San Flaviano, Montefiascone
Il mio abito da sposa?
Mi sono ispirata a “Il grande Gatsby”, il film che avevo visto nel 1974. Rimasi affascinata dai costumi e dalle acconciature. Essendo sarta realizzai da sola il modello del mio abito da sposa, un semplice chemisier lungo con gonna a pieghe di cady lucido-opaco color avorio e giacca in tinta di velour di lana. Il vestito venne poi confezionato dalla sarta che era stata anche la mia maestra di taglio e cucito. La tradizione popolare recita che sia di cattivo auspicio cucirsi da sola il vestito da sposa. La biancheria intima era di semplice pizzo bianco. Non avevo il velo perché anche per l’acconciatura mi sono ispirata alle protagoniste del film. I miei capelli erano raccolti con una fascia ornata da un fiore in stoffa e il bouquet era formato da orchidee.
Anche se ero ben coperta, mi sono sposata a febbraio, la giornata era freddissima, ed io ero…gelata!
Insieme al mio fidanzato acquistammo le fedi in una gioielleria di Montefiascone. Le bomboniere erano ciotole di ceramica di Orvieto dipinte a mano nello stile orvietano. Le partecipazioni erano in una carta speciale fatta a mano.
Il corredo è stato il classico corredo che si usava in quel periodo formato da lenzuola, asciugamani, tovaglie. Le lenzuola erano ricamate: alcune da una ricamatrice di Montefiascone e altre erano colorate (le prime lenzuola colorate che si vedevano) e ricamate da una ricamatrice di Firenze. Altre le ho ricamate personalmente perché sono andata a scuola dalle Maestre Pie Filippini e ho imparato i principali punti del ricamo.
