SU IL SIPARIO!

L’ARTE DEL TEATRO

 a cura di Ida Renzicchi

Incontro con grandissimo piacere Christian Renzicchi, attore professionista che, molto generosamente, ha accettato di leggere il mio racconto breve “Edgar …il nuovo lavoro”.

Christian, veneziano di nascita, figlio di mio cugino Giovanni, abita e lavora principalmente nel Nord-Est Italia e capita raramente nel paese del Lazio dove io invece risiedo, quindi, nonostante la nostra parentela, conosco molto poco di lui.

Pur comprendendo le preoccupazioni di un genitore, ricordo di aver provato stima per il coraggio dimostrato da Christian nel perseguire il suo sogno quando suo padre mi parlò di questo suo unico figlio che, appena diplomato grafico e con un ottimo impiego nel settore per il quale aveva studiato, aveva deciso di rinunciare ad uno stipendio più che buono e di mollare tutto per studiare recitazione.

“Non riesco a spiegarlo. Quando comincio a muovermi dimentico tutto, ed è come se scomparisse e tutto il mio corpo cambiasse, come se ci fosse del fuoco dentro. E mi vedo volare come un uccello. Ho voglia di elettricità”. (Billy Elliot)

D: Christian, quando penso a te, mi viene sempre in mente il bellissimo film Billy Elliott, in particolare due scene: una, dove il padre, dopo averlo ostacolato in ogni modo, vedendo il figlio danzare, ribalta tutte le sue convinzioni e decide di aiutare il ragazzo a realizzare le sue aspirazioni ed un’altra quando, assistendo all’esibizione di Billy ormai entrato nella Royal Ballet School come ballerino protagonista nel Il Lago dei cigni, esprime tutta la sua commozione al pensiero che il figlio viva finalmente il suo sogno.

Cosa hai provato invece tu quando, per la prima volta, hai visto i tuoi genitori assistere in platea ad un tuo spettacolo? Ricordi cosa ti hanno detto loro?

 

R: Temo di non ricordare le esatte parole: è passato del tempo. Ammesso ci fossero state. Ma non ho dubbi si potesse percepire un sensibile stupore. Credo non fosse mai passata per la loro testa, e tantomeno contemplata, la possibilità che il loro figlio potesse buttarsi così all’arrembaggio in qualcosa che ai loro occhi era probabilmente e totalmente inadatto a me.

Il Santo Bevitore, dal racconto di di Joseph Roth. Regia di Giuseppe Amato (2025)

D: La tua lettura del mio racconto è molto piaciuta. L’ultima, in ordine di tempo ad apprezzarla è stata Regina Kirillov che, in un messaggio relativo al mio racconto, mi ha letteralmente scritto: “I liked the man’s voice who was reading…”.  Come hai trovato questa esperienza?

R: Impegnativa e responsabilizzante. Il tuo racconto mi è piaciuto fin dalla prima lettura, quindi temevo il “doverci avere a che fare”; ovverosia restituirlo come meritasse.

 

D: Da dove nasce questa tua passione per la recitazione? Come è che hai deciso di rivoluzionare completamente la tua vita per dedicarti al tuo sogno? Cosa ti ha spinto verso questa scelta?

R: Ecco, devo ancora capirlo anch’io. Nacque un po’ per caso ai tempi dell’università, e poi prese una piega più professionalizzante, per così dire.

Il Santo Bevitore, dal racconto di di Joseph Roth. Regia di Giuseppe Amato (2025)

D: Che studi specifici hai fatto in proposito?

R: Dopo gli anni universitari – anzi parallelamente a dir il vero (quindi un tantino tardi sulla tabella di marcia) – un’accademia di teatro della durata di tre anni. Sempre a Venezia.

 

D: Quale è l’aspetto della tua professione che ti piace di più?

R: Tutta la fase preparatoria di studio che anticipa il lavoro vero e proprio. Poi, senza dubbio, a cose fatte, sentire che il risultato ha riscontrato apprezzamenti. Fa star bene.

Tre sull’altalena di Luigi Lunari. Regia di Alberto Giusta (2024)

D: Quale è stata la tua prima esperienza come attore?

R: Appunto, torno di nuovo agli anni universitari: quindi ero già bello grandino.

 

D: Ho visto che, negli anni, hai lavorato con ottimi professionisti sia di teatro che di cinema.

R: Eh… l’optimum sarebbe passare dal palcoscenico al set e viceversa, senza soluzione di continuità. Desiderio che accomuna tutti quelli che fanno questo mestiere, immagino. Dai massimi livelli al sottoscritto.

 

D: Tu preferisci recitare per il cinema o per il teatro? Perché?

R: Domanda impossibile, mamma mia. Il linguaggio teatrale e quello cinematografico sono due rami d’un medesimo albero. Forse personalmente ho più confidenza col palcoscenico. Ma semplicemente perché ne ho fatto di più.

 

D: In quale genere ritieni di poterti esprimere meglio ?

R: Non me lo sono mai chiesto. Mi piace il grottesco. Poi darei non so cosa per poter fare l’attore in un western contemporaneo.

D: Ha suscitato molto interesse uno degli ultimi lavori di Edoardo Leo dal titolo “Non sono quello che sono”. A tal riguardo, cosa pensi tu della trasposizione in chiave moderna di opere teatrali classiche? 

R: I classici, per dirla con Italo Calvino, sono quei libri che non hanno mai finito di dire quello che hanno da dire. Impossibile non ti venga voglia di cimentarti almeno una volta nella vita, se fai questo mestiere.

 

D: Quanto di un’opera teatrale può essere efficacemente rappresentata nel cinema? Quali ne sono i punti di forza ed i limiti?

R: Il cinema è in un certo qual modo più manipolatorio del teatro; lo dico usandone un’accezione positiva: mi piace questo suo aspetto. Il teatro ti dà un’esperienza diretta e immediata, mentre il cinema offre una visione rielaborata della realtà, del tempo, dello spazio, grazie a strumenti prettamente tecnici. I mezzi dell’uno – dico una banalità – non sono i mezzi dell’altro. Ciò che resta per entrambi è la storia che si sceglie di raccontare.

D: Secondo te, perché il teatro viene percepito come un genere elitario?

R: Mah! probabilmente lo si percepisce come un’attività intellettuale e culturale più “alta” di altre. O per meglio dire, forse si crede che per andare a teatro serva possedere competenze e conoscenze pregresse. Diversamente da cinema e televisione, al teatro pare non venga mai assegnata la dimensione dell’intrattenimento.

 

D: Credi che ci sia ancora tra i giovani interesse per  il teatro oppure preferiscono il cinema, la televisione o altro? Quale è il tuo rapporto con loro?

R: Credo che l’interesse ci sia. Interesse, curiosità. Negli spettacoli che a volte si organizzano proprio per le scuole, le adesioni non mancano mai. Parlo per esperienza personale. Poi se alcuni di loro venissero solo per “perdere” una mattinata di lezione, e vabbè, pazienza. Qualcosa avranno portato comunque a casa.

 

D: Quali sono i personaggi interpretati che ti hanno dato maggiori soddisfazioni? Perché?

R: Forse direi il primissimo ruolo da professionista, in una produzione circondato da professionisti, e con la prospettiva di andare in tournée. Ecco era tutto nuovo per me e incredibile. Sufficiente per sentirti gasato.

Il Maestro e Margherita, dal  romanzo di  Michael Bulgakov. Teatro Comunale di Pergine Valsugana (TN) 2017

D: Come riesci a calarti nel ruolo?

R: Ti deluderò ma non ho una tecnica particolare, speciale, unica o affinata nel tempo. Parto con l’ABC: leggendo il copione (o la sceneggiatura), se il personaggio è già scritto ed “esiste” sulla carta. Cerco di comprendere ciò che dice e perché lo dice. Poi, una volta fatto proprio il testo, ci lavori. E fortunatamente è un lavoro in cui non sei lasciato solo, ma guidato e aiutato.

 

D: Quale personaggio sarebbe più difficile per te da interpretare? E in quale ti vorresti  invece cimentare?

R: Difficile da interpretare… non saprei. Anche perché uno tende o cerca di non porsi dei limiti, artisticamente parlando. Almeno in partenza. Quale mi piacerebbe? Ce ne sono talmente tanti. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Forse un grande eroe tragico.

 

D: Quali sono, se ve ne sono, le difficoltà che hai incontrato e che incontri lungo il percorso della tua carriera di attore? Potendo tornare indietro, faresti ancora questa scelta?

R: Le difficoltà sono quotidiane. Tornando indietro rifarei la stessa scelta? Queste son le domande a cui proprio non so rispondere. Mi mancano le convinzioni nella vita. Forse sì, ma iniziando molto prima, magari.

D: A cosa stai lavorando in questo periodo?

R: Ho alcuni spettacoli teatrali già debuttati, che avranno delle date di tournée stagione in corso e prossima.

D: Quali sono i tuoi progetti futuri?

R: Ma sai che non ne ho idea?

 

D: Cosa consiglieresti ad un giovane che volesse intraprendere la carriera di attore?

R: Dare consigli è arduo. Ne vorrei io di consigli.

 

D: Quale sogno nel cassetto non hai ancora realizzato?

R: Buttar giù una sceneggiatura.

 

D: Di cosa ti occupi nel tempo libero? Cosa ti piace o ti piacerebbe fare?

R: Viaggiare. Ma viaggiare molto.

Ringrazio ancora Christian per l’entusiasmo profuso nella lettura del mio racconto e per il tempo che mi ha dedicato, in attesa di applaudirlo nel suo prossimo impegno.

Venezia, 8 maggio 2025  a cura di Ida Renzicchi per GEAPOLIS