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SULLA SOGLIA. ARTE COME LINGUAGGIO DELLA SPIRITUALITÁ (on line)
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SULLA SOGLIA. ARTE COME LINGUAGGIO DELLA SPIRITUALITÁ (on line)
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Non solo incontri in presenza ma anche la co-progettazione di un percorso culturale virtuale.
L’obiettivo è quello di rendere fruibili on line i contenuti dei Dialoghi 2026, favorendo la condivisione e il confronto tra gli studiosi, i partecipanti e i promotori dell’iniziativa.
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@ Le parole della LUCE e della VITA
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LA LUCE DELL’ANIMA IN UNA PROSPETTIVA ECUMENICA
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a cura di don Gianni CARPARELLI
Testo della presentazione condivisa con i partecipanti
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Venire alla Luce… nascere… vedere… affascinati da un volto che sorride… che abbraccia… alimentandosi di amore… riposare… andare a vivere… anche inciampare… diventare volto… creare la vita…
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Siete disposti a fare un viaggio alternativo, tra i sentieri della evoluzione di un COSMO-CREATO sempre in cammino e della fede nel mistero? …
Perché Dio è un mistero nascosto in un roveto ardente, non una notizia di cronaca verificabile. Dobbiamo fare un salto durato milioni di anni, e che ancora sta saltando, dalla NOTTE dei tempi alla LUCE della Resurrezione per entrare nell’Ottavo giorno come cantato nella preghiera della liturgia. E’ un giorno che non c’è, ma che c’è, nella speranza tutta da costruire. Per fare questo viaggio mi avvalgo di due orientamenti:
Perché la fede e la speranza non sostituiscono la storia degli eventi e dei problemi della esistenza e della vita.
Quello che la fede e la speranza ci offrono va costruito, non arriva bello e fatto per posta. E ovunque ci sono “frammenti di LUCE” di una diciamo “esplosione” primordiale… che ci offrono un cammino di senso e invitano a far parte del percorso evolutivo che dovrebbe portarci (e qui sarebbe bello entrare nel pensiero di Teilhard de Chardin, una volta considerato eretico ed ora riscoperto anche grazie a Papa Ratzinger)… a quel punto di arrivo della evoluzione, quello che De Chardin chiama: il “punto Omega”, la “Cristificazione dell’universo”… un universo vestito di Cristo, quella nuova creazione di cui tutti noi, se vogliamo, possiamo farne parte come CHIESA… Ek-klesia…
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E’ la nuova comunità emergente che: come lievito, sale e luce inonda il campo della vita e della storia producendo solo grano buono anche se rispettando i passi fragili di chi cammina nella storia… cioè: noi. Perché cantava Dante nel suo paradiso: “La gloria di Colui che tutto move, per l’universo penetra e diffonde, in una parte più e meno altrove… (Paradiso 1:1-3)… Certamente dalla vostra parte c’è un “più” e qui da me un po’ “meno”. E qui cerchiamo di entrare nella LUCE che abbaglia e che anche se immersi in essa non riusciamo a vederla perché questa LUCE è il mistero della vita e della storia. E’ quello che Dante descrive nel suo XXXIII canto del Paradiso. Perché certe realtà non sono misurabili a tavolino con gli strumenti della scienza … E’ come nella preghiera per la “Benedizione delle Palme”: “… concedi a noi che seguiamo esultanti Cristo di giungere con lui alla Gerusalemme del cielo…” e poi nell’altra aggiunge: “… accresci in noi o Dio la fede di chi spera in te… e concedici di rimanere uniti a Lui (= Cristo) per portare frutti di opere buone…”.
Cerchiamo di liberarci dai lacci non sempre luminosi dei riti, entriamo nel cammino dei significati e… voliamo alto, molto in alto… verso la luce della nostra speranza per diventare anche noi “scintille di Luce” come ho scritto in un libro di poesie tradotte dal brasiliano, riflessioni poetiche di un missionario di Canepina, Padre Pierino Orlandini. Nella fede e nella speranza per 50 anni aveva servito i poveri e i disagiati mostrando loro con la sua presenza le mani del Signore Gesù che non ha bisogno di essere pregato ma di essere seguito e imitato. Padre Pierino stava costruendo la “nuova Gerusalemme” con le opere buone, con una vita firmata dalla bontà e dal servizio. Perché la fede cristiana non è solo un altare addobbato per le feste, ma è una vita che cerca di vivere come Gesù viveva e vivrebbe oggi…. una vita “addobbata”. E’ così che si diventa “Luce, sale e lievito”.
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E le porte si spalancano per lasciare passare un nuovo popolo, un popolo risorto con abitanti “nuovi” del Regno di Dio che è Regno di pace e di giustizia, Regno di verità e compassione, Regno di servizio e di onestà, Regno di misericordia e di amore…. proprio il Regno che “NON” vediamo in giro. Perché la LUCE ancora non riesce a illuminare tutti e tutto.
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Ci sono scintille qua e là, semi che cercano di crescere tra le erbacce sfondando le barriere della insipienza umana, ci sono piccole comunità come la casetta di Nazaret, ci sono giardini di bellezza e di luce in giro per il mondo…. potrei citarvene molti… con persone semplici che servono e non cercano di essere serviti… Forse anche noi se riuscissimo a uscire dalle apparenze devote e cercassimo di trasformare la nostra vita uscendo dai sepolcri imbiancati di parole anche belle ma che non definiscono quello che siamo o quello che facciamo. E’ la LUCE della quale parliamo nelle preghiere, ma che spesso non viene offerta a chi ci sta accanto. Non importa a quale cammino spirituale ci capita di appartenere: induista? Buddista? Ebraico? Cristiano nelle sue varie definizioni? Islamico? Non credente o addirittura contrario a forme di fede?… Le radici della fede e della speranza, il desiderio diffuso di giustizia e di verità non ha tessere o bandiere da sbandierare per motivi politici o para politici. La LUCE del desiderio della perfezione nasce prima di ogni tempo, è un archetipo nelle mani di tutti e che sempre affronta cammini ardui… Salvatore Dalì lo ha raccontato in un dipinto celebre: “Il Percorso dell’enigma” del 1961 che il vescovo di Viterbo ha usato per il suo messaggio di Quaresima 2026, forse cercando di dirci che il cammino verso la LUCE non è facile.
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I cammini della vita e della storia verso la LUCE sono un salto dal buio alla verità ma che è un salto esistenziale non raccontato con parole, ma vissuto con la vita. Non basta credere nella Luce, dobbiamo vivere “illuminati”. L’arte contemporanea nota come “surrealismo” ce lo mostra a colori. Come il dipinto di Magritte: “Impero delle luci” … dipinto del 1953-4 quasi un ossimoro visivo che accosta un paesaggio notturno oscuro a un cielo diurno, luminoso… il significato è nella convivenza di opposti, giorno e notte, che genera sconcerto, mistero e nostalgia… (la più nota misura: 195×131 è presso la collezione Guggenheim di Venezia). E noi siamo come bambini appena nati… ci siamo formati nel silenzio per un atto di amore e di relazione, nutriti dalla madre storia, arricchendoci sena saperlo coscientemente di tutto quello che la storia ha seminato durante milioni di anni, dentro di noi come archetipi… la Luce è uno degli archetipi guida che ci affascina e ci illumina d’immenso… lo ritroviamo in ogni tradizione spirituale e religiosa… per questo potrebbe aiutarci a dialogare… cosa è per te la LUCE che guida i tuoi passi..? Come cerchi tu e cerchiamo tutti noi di “Vivere la Luce” diventando scintille di Luce?…. Nella mia fede in Cristo sento una voce che mi dice:… “ma IO sono la LUCE, chi mangia di questa LUCE vivrà come LUCE in eterno…”… Venire alla luce che racconta una nascita, è il cammino della vita, sempre…
Nell’ Induismo c’è la grande festa della luce, il Diwali che simboleggia la vittoria del bene sul male. Nei Veda e nei testi sacri in sanscrito: LUCE (venerata nel sole) rappresenta la rinascita dello spirito e la saggezza interiore. Nell’Induismo e Buddismo l’illuminazione è l’obiettivo supremo. Nella storia biblica la prima parola creatrice è: Fiat Lux: Vayomer Elohim yehi-or vayehi-or (gegènetho phos). E la Menorah, candelabro ebraico a sette braccia che rappresenta la luce divina, la creazione in sette giorni e la presenza di Dio. Nel pensiero islamico la LUCE (nur) è un simbolo teologico centrale che rappresenta la guida divina, la sapienza e la presenza di Allah che definisce se stesso: “Luce dei cieli e della terra” (Corano 24:35).
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E nella nostra simbologia liturgica ricordate la veglia pasquale e il cero pasquale? C’è una sua densità simbolica che affascina… e che invita a vivere nella vita il significato del significante… Cristo entra in mezzo a noi e dentro di noi come LUCE che deve trasformarsi in LUCE vissuta con la nostra vita… Come potremmo VIVERE questo mistero della LUCE e trasformarlo in dialogo rispettoso tra le diversità culturali-religiose? Ogni diversità vissuta come frammento di LUCE da rimettere insieme… come in un mosaico rovinato dai terremoti della storia che si mette alla ricerca di ricomporre l’opera iniziale di bellezza nella diversità. Come strumenti diversi in una sinfonia. Come colori diversi in un dipinto di arte. Come parole diverse per una poesia di vita…. Permettetemi di suggerire un cammino, tutto cristiano e solo perché nuoto meglio in queste acque, ma con pieno rispetto per le altre “gocce di saggezza spirituale che illuminano l’universo” e con le quali ho avuto l’opportunità di convivere in tanti paesi e missioni di questo mondo. La fede cristiana celebra una “cena” particolare nella liturgia detta della s<anta Messa. Purtroppo non sono molti coloro che riescono a sfogliare il mistero nascosto … ne li versi strani. Molti vanno, si siedono sui banchi, guardano cosa succede senza capire troppo, magari pregano le loro devozioni e poi tornano a casa… come prima, quando ne erano usciti per andare… per questo ho scritto: “smettiamola di andare a Messa…”. La Liturgia è uno scrigno pieno di pietre preziose. Sono i passi da camminare per capire la bellezza della LUCE di una vita risorta come testimoniata dal Signore. Ho poi scritto: “Il Giardino e il giardiniere” spiegando in dettaglio semplice i vari riti e il loro significato. Nel rincorrere dei riti c’è narrato in forma di preghiera il cammino di una vita secondo i passi di Gesù… come Lui ha vissuto e come Lui vivrebbe. E la liturgia si trasforma in LUCE per i nostri passi. Ma questo sarebbe per un altro incontro dedicato solo a capire perché la S. Messa è Santa e perché è importante. Non per andarci, ma per viverne il significato. Allora è LITURGIA. Allora si trasforma in LUCE. E il cammino proposto potrebbe essere facilmente condiviso da ogni tradizione spirituale e religiosa, ma dovrebbe svestirsi della polvere del culto cerimoniato e risorgere come “Sale, Luce, Lievito…”… cioè: celebrato.
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DON GIANNI CARPARELLI é nato a Viterbo. Dopo gli studi a Roma (Teologia, Psicologia e Scienze dell’Educazione) ha lavorato in diverse nazioni: soprattutto in Brasile, come docente di Etica sociale e Introduzione al Cristianesimo alla Pontificia Università Cattolica (PUC) di Rio de Janeiro, terapeuta all’lnstituto INFA, assistente pastorale nella favelas di San Carlo e Mangueira, Missionario a Oyapoque (Amapà brasiliano); in Germania come con i migranti Italiani a Offenbach on Main, in Inghilterra… In Canada è stato il fondatore del programma terapeutico “Caritas Project, School of Life” (www.caritas.ca). Cittadino Canadese, collaboratore di diversi giornali Italo-Canadesi e molto attivo nel campo sociale. Per il lavoro della sua organizzazione ha ricevuto diversi riconoscimenti dal governo Canadese e Italiano.
Vive adesso in Italia, a Viterbo. Collaboratore a Castel d’Asso (Vt)… dove è tutt’ora. Collaboratore nel GAVAC (per ex carcerati). Collaborazioni con altre missioni: In Ecuador, South Korea.
Autore di molte pubblicazioni (Inglese, Portoghese e Italiano) soprattutto nel campo pedagogico, religioso e poesie.
Vive adesso in Italia, a Viterbo. Collaboratore a Castel d’Asso (Vt)… dove è tutt’ora. Collaboratore nel GAVAC (per ex carcerati). Collaborazioni con altre missioni: In Ecuador, South Korea.
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