La mostra di pittura di Ennio De Santis a Vasanello stava per essere smantellata. Una persona entrava ed usciva dal portone dell’Università Agraria di Vasanello caricando cose su un camioncino parcheggiato quasi di fronte al mio negozio. Io, in piedi sulla porta, aspettando l’ora di chiusura degli esercizi commerciali, osservavo l’andirivieni di questo ragazzotto , che poi seppi essere uno dei figli di Ennio. Non conoscevo l’artista che esponeva e, in verità, mi avevano un po’ incuriosito i commenti, alcuni un po’ scettici, di alcune persone che, nei giorni precedenti, avevano visitato la mostra e ne parlavano passando davanti alla porta della mia attività. Decisi così d’impulso di salire un attimo, prima di rientrare a casa, per vedere di cosa si trattasse. I pochi quadri rimasti appesi alle pareti mi colpirono come un pugno in mezzo al petto. Tori viola, caproni gialli, pecore rosa, cavalli verdi e azzurri, animali, terre, cieli fantastici mi circondavano a trecentosessanta gradi in un caleidoscopio di colori accesi. Bellissimi. Niente che avessi mai visto prima. Su un tavolo, insieme a locandine di mostre, articoli di giornali ed altro materiale, un libretto di poesie un po’ malandato stava lì aperto su una pagina qualsiasi: “San Francesco belava” il titolo della poesia. Ho letto il testo, ho riguardato attentamente i quadri e ho deciso che volevo qualcosa dell’artista. A tutti i costi.


