Tasselli preziosi… Il mio primo incontro con Ennio De Santis

UNA SEDIA PER ENNIO...

Ida Renzicchi ricorda Ennio De Santis

La mostra di pittura di Ennio De Santis  a Vasanello stava per essere smantellata. Una persona entrava ed usciva dal portone dell’Università Agraria di Vasanello caricando cose su un camioncino parcheggiato quasi di fronte al mio negozio. Io, in piedi sulla porta, aspettando l’ora di chiusura degli esercizi commerciali, osservavo l’andirivieni di questo ragazzotto , che poi seppi essere uno dei figli di Ennio. Non conoscevo l’artista che esponeva e, in verità, mi avevano un po’ incuriosito i commenti, alcuni un po’ scettici, di alcune persone che, nei giorni precedenti, avevano visitato la mostra e ne parlavano passando davanti alla porta della mia attività. Decisi così d’impulso di salire un attimo, prima di rientrare a casa, per vedere di cosa si trattasse. I pochi quadri rimasti appesi alle pareti mi colpirono come un pugno in mezzo al petto. Tori viola, caproni gialli, pecore rosa, cavalli verdi e azzurri, animali, terre, cieli fantastici mi circondavano a trecentosessanta gradi in un caleidoscopio di colori accesi. Bellissimi. Niente che avessi mai visto prima. Su un tavolo, insieme a locandine di mostre, articoli di giornali ed altro materiale, un libretto di poesie un po’ malandato stava lì aperto su una pagina qualsiasi: “San Francesco belava” il titolo della poesia. Ho letto il testo, ho riguardato attentamente i quadri e ho deciso che volevo qualcosa dell’artista. A tutti i costi.

Armonia by Ennio De Santis

Due quadri, in modo particolare colpirono la mia attenzione, due quadri di cavalli: due quadri quasi uguali, uno raffigurava due cavalli sui toni del verde e l’altro sempre due cavalli sui toni dell’azzurro. Bestie surreali, colori surreali, diverso da quanto avevo visto fino ad allora. E una poesia profonda, forte e dolcissima …

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SAN FRANCESCO BELAVA

Avevano sgozzato gli agnelli.

“Terribile

quel piscino dal mento”.

Un mugolio senza fine giungeva

dal fondo della valle,

mi ricordava un pianto

cantilena di donne siciliane

in una chiesa scordata.

Leggevo di lui.

Più alto

Si spandeva,

non preghiera né grido,

un che di umano, mite

e commovente:

San Francesco belava

Fra quel vociare di pecore trafitte.

Ennio De Santis  

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foto by Gioacchino Bordo

Guardai il ragazzo che era salito per prendere ancora qualcosa da caricare e gli chiesi quanto costassero. Mi rispose che non era lui il pittore e, alla mia domanda di dove avrei potuto trovare l’artista, mi rispose che quella sera avrebbe avuto una cena fra amici in una cantina. Mi disse anche che era l’unico modo per contattarlo dato che la mattina seguente sarebbero partiti di buon’ora, in ogni caso prima che io aprissi il mio negozio.

Bussai titubante alla porta malandata della cantina. Si sentivano voci, canti, tintinnare di bicchieri … Mi accompagnava mia figlia Giuliana, bella nel suo abito chiaro, lungo, a fiori  Spinsi lentamente la porta che si aprì. Ci trovammo in cima ad una scalinata. In fondo, un gruppo di uomini che ci guardavano stupefatti, i visi arrossati da qualche bicchiere di vino. Mi sentii in grande imbarazzo, ma prima che potessi aprire bocca, Ennio ci accolse con le sue rime. Cantava le sue poesie ed un altro signore, sempre cantando, rispondeva. Mi sembrava di essere in una taverna medievale. Le rime di Ennio erano semplicemente sublimi, avevano qualcosa di Dante, dell’Ariosto e tanto del poeta De Santis stesso, della sua anima. Qualcosa di particolare, di molto musicale, dolce e forte allo stesso tempo a cui l’altro signore che interloquiva con lui faticava a rispondere, perlomeno non con la stessa maestria ed eloquenza. Il giorno dopo ci incontrammo. A pagamento di un quadro, mi fece una richiesta alquanto originale che me lo fece entrare subito nel cuore: mi chiese in cambio degli indumenti nuovi da indossare in occasione di una sua prossima partecipazione ad un concorso di poesia: cappotto, abito completo, qualche camicia, un paio di cravatte e di gilets. Un baratto. Come i grandi artisti! L’altro glielo pagai in denaro. In questa occasione mi raccontò di una esperienza vissuta in un altro concorso del genere dove lui, vestito molto modestamente, dopo aver vinto il concorso venne invitato a casa di Domenico Rea. Riporto più o meno quello che mi disse.

Ennio De Santis duetta con Alice Rohrwacher  (foto archivio La Loggetta notiziario di Piansano e la Tuscia)- dicembre 2014

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 Riporto più o meno quello che mi disse Ennio De Santis 

“… dopo la premiazione, andammo a casa di DOMENICO REA. C’erano politici, giornalisti, letterati. Io, che non conoscevo nessuno, me ne stavo zitto zitto in piedi, in disparte ed anche un po’ a disagio. Ad un certo punto, Domenico Rea si guarda intorno cercandomi. Si avvicina, e prendendomi sottobraccio mi dice: “Vieni Ennio, vieni, siediti.” Tutti si girarono verso di me e molti dei presenti si alzarono e mi offrirono gentilmente la loro sedia. Domenico Rea rifiutava cortesemente per conto mio finché davanti ad una seggiola un po’ vecchiotta mi fece il gesto di accomodarmi dicendo a me e a tutti i presenti. “Questa è la tua sedia, Ennio. E’ qui che era solito sedere SALVATORE QUASIMODO…”.

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Ho voluto ricordare questo aneddoto in occasione della mostra di pittura “Una sedia per Ennio” a lui intitolata il 29 Novembre di quest’anno a Vasanello, paese dove l’artista era molto conosciuto e stimato.  “La sedia di Ennio De Santis”.

Vasanello, 20 Novembre 2019   

Ida Renzicchi

PER SAPERNE DI PIÚ

Domenico Rea ha scritto di Ennio De Santis …

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