Testi, foto e immagini di Bruna Riacci Genovese
Testi, foto e immagini di Bruna Riacci Genovese
Rethinking Room … Sono insicura e lunatica per natura, non mi trovo necessariamente sempre a mio agio da sola, quindi tendo in generale ad apprezzare la compagnia altrui, ma al tempo stesso sono molto riflessiva e prendo le mie decisioni dopo aver ponderato a lungo.
Amo la sicurezza di sé negli altri e l’intraprendenza, ma alla mano, non arrogante.
Più che dell’intelligenza, ho bisogno di bontà e gentilezza.
Senza queste qualità la vita è violenza.
Ambisco a rimanere padrona della mia mente e dei miei sensi.
Col mio occhio mentale, ovunque mi trovi, la mia mente è libera di creare scenari nuovi, sperando di trasformare un presente difficile in un futuro fluido.
Una tecnica di Self-Help per gestire lo stress ed agevolare un processo di ricucitura del mio potenziale, dove mente, corpo e spirito possano dialogare.
Raccontandomi mi guardo sulla scena, prendo distanza da me stessa e ci tengo a rendermi più comprensibile a voi, in questo mio percorso umano fatto di aperture al nuovo e all’ignoto, ma pure di sradicamenti e nostalgie, delusioni, ripensamenti e cadute.
Rendendo disponibili i miei ricordi e riflessioni, nel bene e nel male, spero di consentire almeno ad alcuni di voi di identificarsi e ritrovarsi in questo “Su e Giù del Cuore” che è la vita. E quella porta simbolicamente aperta che si affaccia sul mare, a mo’ di invito e collegamento al mondo, non la chiuderò mai, perché è tutt’un luccichio di sogni.
Dicono che ogni sconfitta prevede una risalita e a me piace crederci…o perlomeno ogni volta che cado voglio raccogliere qualcosa.
Chissà…Forse ci riuscirò.
Who knows…It may not be too late for me.
Comunque sia, statemi dietro.

Affari di Cuore – Matters of the Heart (Part One of Two)
Si ama dire che ognuno ha il suo percorso ed ogni cosa che ci capita ha un suo perché, nel tempo e nello spazio. Sarà pure vero, non so.
A me è andata pressappoco così… Getting Personal… Attention, please…
A ventidue anni degli “Affari di Cuore” o meglio “Matters of the Heart” non ero esattamente un’esperta, giacché fino allora era andato più o meno tutto storto. Mai una cosa facile, bella e limpida come l’avrei voluta io, da poter gridare ai quattro venti.
Ma che dovevo star male per poter amare?
I miei genitori, avendo sofferto gli orrori della guerra, si erano sposati intorno ai trentacinque anni ed io avevo già sentenziato che non avrei seguito la loro sorte. Se per caso non avessi trovato l’amore vero in giovane età, mi sarei ritirata in buon ordine.
Certamente non sarei finita in convento, questo è poco, ma sicuro, ché quel tipo di posti mi faceva venire l’allergia, come pure l’idea sacrosanta del Matrimonio, nella sua solennità, mi incuteva paura.
Sottostare a quell’istituzione tradizionalmente arcaica e vincolante mi faceva sentire oppressa.
Io avevo in mente una sorta di “Alleanza Privilegiata e Poetica” tra due Cuori, senza intrappolamento a vita, nel caso il vincolo speciale non fosse durato…Anche l’Amore aveva le ali…
Mia madre, pur valutando le mie perplessità che la mettevano in subbuglio, mi diceva che ero in fondo una “Sputasentenze” con indole “Anti-Istituzionale” e avrei dovuto abbassare il capo, perché non ero io l’unica burattinaia della mia vita…c’erano pure il destino e la fortuna di mezzo.
Io, imperterrita, ero ostinata a confidare che il prima possibile mi sarebbe piombato addosso l’Amore Vero, come cosa giusta, al momento giusto, per la ragione giusta.
Sicché, quando mi capitò di imbattermi per puro caso in un certo tipo di “Incontri Perugini” che avevano a che fare con un misterioso ragazzo itali-americano, non potei sottrarmi.
L’atmosfera cosmopolita di quella cittadella era contagiosa e la mia curiosità mi sussurrava di indagare.
Le cose andarono un tantino oltre e mi resi presto conto di non aver mai avuto una persona che sembrasse così innamorata di me e voleva quasi rapirmi o perlomeno sposarmi…Girotondo di emozioni…
Pur agendo con la testa, o almeno credevo, mi mostrai disponibile a queste “Influenze Straniere” e decisi di abboccare. Se non lo avessi fatto, lui sarebbe ripartito e tutto si sarebbe dissipato nell’oceano.
Per farla breve, dopo insistenti persuasioni e disubbidendo ai miei principi, acconsentii di sposarmi, col presupposto che saremmo vissuti in Italia. Così diceva Lui, perché ne era convinto e intendeva farselo succedere.
Non fu così…
Un conto è essere turista ed esplorare e un altro è adattarsi a vivere in Italia come giovane straniero con doppia cittadinanza, in cerca di lavoro.
Le cose non furono più rose e fiori. Anche dopo un sudato ottenimento di impiego, tra burocrazia e impicci vari, la storia non prese il verso che avevo immaginato.
Malesseri fisici, insofferenze, incomprensioni, disillusioni…insomma dovevo prestarmi a soccorrere, tamponare e agire. Lasciar andare il mio Ego, una volta per tutte. Mi era impossibile risolvere i suoi mali, ma capivo.
L’altro problema inaspettato era che “Aspettavamo” e quel corpo che era pur mio cominciò a cambiare sotto ai miei occhi, senza chiedermi il permesso.
Troppe preoccupazioni, una appresso all’altra…
Ricordo la logica dei miei ragionamenti…Adottare un cambiamento per far brillare l’altra persona, che nel proprio paese avrebbe senz’altro ritrovato la sintonia desiderata, dopo una serie di lunghe permanenze di viaggio, studio e lavoro in Italia, per riscoprire le sue radici.
I miei genitori compresero tutto ed hanno sempre camuffato il dolore di vedermi partire con un bimbo in grembo, ma io no, il dolore me lo porto ancora dietro e di rimpianti ne ho da vendere.
Intanto il giorno della partenza si avvicinava e dovevamo far fronte a tanti preparativi.
Gli amici quelli stretti mi avevano coccolato fino all’ultimo, ma venne il momento di salutarne doverosamente tanti altri che mi stavano a cuore.
Era come se aspettavo che qualcuno mi dicesse: “Noo, per carità non partire!”, ma così non fu.
Tutti si dimostrarono apparentemente cortesi e distaccatamente felici per me.
Departure – Trip to America (Part Two of Two)
Il viaggio in taxi da Viterbo all’aeroporto di Fiumicino, con destinazione finale USA, è per me quasi un incubo che preferirei non ricordare. La cosa buffa è che ci fu pure un segno premonitore a farmi ripensare…Si bucò una gomma e il tassista dovette arrabattarsi a montare quella di scorta.
Forse non ce l’avremmo fatta ad arrivare in tempo, ma anche in ritardo bisognava partire!
Proseguimmo e arrivammo in aeroporto. Il momento del distacco e dell’imbarco non ve li voglio dire.
Del viaggio in aereo rammento solo il mio pianto, sicché una volta arrivata e scrutinata dalle autorità competenti di immigrazione, che forse avevano pure pena di me in quelle condizioni, mi ritrovai non solo gonfia di corpo, con un pancione prepotente che sporgeva, ma pure gli occhi lucidi e le palpebre arrossate, insomma una visione decisamente poco estetica, degna di un film di mafia italo-americana! Vi assicuro che ero un vero spettacolo per gli occhi!
Decisamente non mi piacevo in quella veste sconsolata, ma ormai c’era ben poco da fare…Il mio destino era segnato.
Ero piena di miti, ma erano state tutte trappole. Dopo il travaglio del viaggio e la stanchezza dei primi giorni, mi sporsi a cercar di campare…
Io non sopporto stereotipi e mi accorsi subito di esserne diventata la destinataria più diretta…osservata, commentata, giudicata. Io non capivo, ma percepivo.
Durante i miei anni di scuola media e superiore avevo studiato il francese e lo sapevo sfoggiare, ma l’inglese lasciava molto a desiderare. Mi vergognavo di far una brutta impressione ed ero dispiaciuta per me e per gli altri.
Ripensandoci, so che all’inizio fu in effetti meglio che non capissi certe cose che venivano espresse ad alta voce…
La cosiddetta “Famiglia” che si abbraccia e talvolta pure quella in cui si nasce possono essere un “Nucleo ostile”.
Avevo bisogno di essere abbracciata, ma così non fu.
Ero italiana e quindi dovevo saper fare…Ma che sapevo fare? Boh…In fondo ero giovane, ma vaglielo a dire a quelli…
Gli italo-americani sanno sempre tutto loro e guai a chi li contraddice!
Ebbi la netta sensazione che mi volevano plasmare.
Questa consapevolezza mi atterrì e da quel momento in poi ho travagliato a ricostruirmi, senza perdermi.
Mi sentivo come un fiore ornamentale appena sbocciato e non avrei mai permesso a nessuno di toglierne qualche petalo, perché niente era appassito in me. Ogni strato era rilevante alla formazione della mia persona, ma non ero vista così.
Questa è la “Terra dei Rifacimenti” e la gente come me è difficile da gestire.
Quando mio marito traduceva i discorsi, mi accorgevo che certe asserzioni erano scortesi e provocatorie, ma non c’era nulla da fare…Ero io adesso quella in minoranza e mi toccava subire.
L’unica cosa da fare era diventare una “Maestra” dell’inglese e mi affrettai ad iscrivermi a un corso intensivo di preparazione a Boston, dove c’erano solo ed esclusivamente stranieri.
Fu una bellezza e una gran soddisfazione! Il professore era in gambissima e ci assicurò che alla fine di questo impegno accademico saremmo stati addirittura più bravi degli americani, perché noi studenti provenienti dall’estero avevamo padronanza della nostra madrelingua con tanto di studio di grammatica, sintassi, nonché conoscenza del latino ed eravamo senz’altro avvantaggiati.
Aveva proprio ragione.
Immagazzinai il più materiale possibile e all’esame finale conquistai il voto massimo! Ne fui felice e mi sentii rafforzata! Avevo in tasca un bagaglio inestimabile e stava a me farlo fiorire nel tempo!
Al corso ebbi pure l’occasione di fare amicizia con una graziosissima e perspicace ragazza siciliana della mia età, di nome Nerina B., in visita a sua sorella negli States. Ci capimmo al volo e diventammo amiche del cuore!
Dopo alcuni mesi arrivò per Nerina il momento di tornare in Italia a conquistare la sua vita…e così lei ha fatto, con intelligenza, tenacia e ardimento! Ancora ci sentiamo per telefono e lei mi riporta in mente tanti di quei particolari, che forse io mi sono voluta scordare…
La perdita di Nerina fu per me una mazzata non indifferente. Tutti quelli che mi piacevano, prima o poi se ne andavano…
L’unica cosa che mi accompagnava a quel punto era il mio pancione, a ricordarmi delle scelte che avevo fatto e responsabilità future.
Non avevo alleati, se non per il mio giovane marito, che però in terra sua cominciava a cambiare…Non è una critica, è solo una consapevolezza naturale di come le cose e le persone si evolvono e nessuno può prevedere.
Il romanzo era finito, l’avevo assecondato e bisognava ballare. Il mio ruolo era di stare al secondo posto, per così dire, una posizione di minoranza, dovuta allo svantaggio di essere straniera, come tanti altri del resto e questo ruolo si impara a poco a poco, a malincuore. C’è chi lo vive meglio e chi peggio. Avrete già intuito a quale categoria appartengo io!
Dunque, questo arrivo in America fu un periodo difficile per tutti e due, ma i problemi miei non erano quelli suoi.
C’era una realtà da affrontare, una necessità di riadattamento totale e quando gli altri vedono la mala parata, si vogliono scansare.
I miei genitori e la mia cara sorella erano irrimediabilmente lontani e mi sentivo un nodo in gola ad averli lasciati, ma ormai era troppo tardi…Non potevo né tornare indietro, né deludere e tantomeno fallire.
Grazie alle mie doti di attrice fingevo bene al telefono, ma loro mi sapevano spulciare e non mi riusciva di mentire.
E il senso di solitudine non ve lo posso dire.
Comunque mi rimboccai le maniche, ad accogliere questa nuova vita sconosciuta, il meglio che potessi, a cominciare dalla nascita della mia prima figlia pochi mesi dopo e successivamente della seconda.
Di sbagli ne avrò fatti a iosa, non volendo, e state sicuri che mi vengono ampiamente rinfacciati. Prima me la prendevo, adesso non più, almeno credo. Paro con eleganza ed auguro a loro il meglio.
Se poi mi gira di traverso, sono anch’io capace di attribuire falli a tutti coloro che hanno sempre creduto di saperne di più, famiglia e non…Quando è troppo è troppo!
Sono costantemente alla ricerca di perfezione e revisione, ma alla fin fine diventa un meccanismo pericoloso da far perdere il cervello.
Più terapeutico scrivere ed evadere, se mi permettete. The Rest is History.
Mi sono umilmente permessa di tracciare uno schizzo di questo mio percorso americano per darvi un ‘idea, se vi basta, ma poi il resto, quello che è stato fino ad oggi, nel bene e nel male, è solo “Cosa Mia”!