Testi, foto e immagini di Bruna Riacci Genovese
Testi, foto e immagini di Bruna Riacci Genovese
Sogno di Ballerina!
Sin da piccola il mio primo sogno era stato quello di diventare una Ballerina, ma era andato presto in fumo, perché guardandomi allo specchio mi ero resa conto che non avrei mai posseduto quei requisiti fisici, tecnici e artistici che occorrono per danzare: Altezza, Proporzione, Corpo esile, Linea affusolata, Elasticità.
Magra lo ero e qualche cos’altro di buono ce l’avevo pure, ma l’Altezza No!
L’argomento mi stava troppo a cuore, sicché un giorno approfittai di un po’ di febbre influenzale per chiedere al nostro Medico di famiglia se lui fosse a conoscenza di possibili “Cure Ricostituenti Alternative” per farmi miracolosamente crescere in Altezza…
E questo “Superuomo”, tra una boccata e l’altra di pipa, scoppiò in una risata fragorosa, facendo cenno di “No” con il capo, poi soggiunse: “No, cocca mia, no” e mi abbracciò.
Il suono di quel verdetto fu straziante e la sua affabilità gestuale mi sembrò un tradimento! Fino allora lo avevo visto come “Un Dio sulla Terra”, ma da quella volta non fu più così!
Perché nessuno mi prendeva mai sul serio?
La sua risposta non era accettabile, tanto è vero che mi permisi di suggerire ai miei genitori che forse era ora di rivolgersi ad un “Dottore di Città”, più evoluto e perfettamente al dentro di Trattamenti di Salute “Ultimo Grido”!
Inutile dire che il mio consiglio non fu ben accolto e come sempre le cose rimasero tali e quali…Io, dal canto mio, la solita bimba con un altro sogno spezzato e quelli di casa mia, che restarono eternamente fedeli al famoso e riverito Dottor Di Guglielmo, anche se non aveva saputo farmi crescere!

Il Mistero del “Vero Amore”
Altra memoria accesa…Avrò fatto la terza elementare e in quel periodo ricordo che i miei genitori mi avevano spiegato che: “Quando marito e moglie si vogliono molto bene, hanno i figli.”
E fin qui niente da eccepire…
Si dà il caso che la mia Maestra di scuola si chiamasse Vera, una bella signora dal fisico florido, altamente stimata, attiva e sorridente.
Io ci tenevo a stare nella sua classe e ci rimasi, per grazia di Dio, dalla prima alla quinta.
Aveva sposato in seconde nozze un Maggiore dell’Esercito, anche lui di corporatura robusta e di carattere galante, affabile e gioioso.

Ogni domenica, dopo la Messa e consueta parentesi di socialità in piazza, verso l’ora di pranzo li vedevo entrambi tornare a casa a braccetto e lui immancabilmente teneva con l’altra mano un vassoio di paste e pasticcini, comprate nella miglior Pasticceria che esistesse e che ancora oggi, solo a nominarla, Sorianesi e forestieri si scappellano con elogi e dolci racconti…Caffè Pasticceria Gelateria Rossi.
Ogni volta che ci entravo era per me un viaggio sensoriale e pure con la vista ho memorizzato tutto!
Ebbene, quel vassoio portato dal Maggiore emanava a distanza un profumo da far invidia pure ai sassi!
Mia Madre mi aveva precisato che il primo marito della signora Vera era stato un bel giovane, morto prematuramente in guerra.
Quel semplice dettaglio innocuo divenne la scintilla d’accensione per la mia indole combina-guai! Un bel giorno a scuola, durante l’ora di ricreazione, mi avvicinai alla cattedra della Maestra, che era intenta a leggere e a consumare la sua merenda, portata abitualmente da casa, perché (pensavo io) il consorte Gianni gliel’aveva preparata. Pareva che la colmasse di mille attenzioni, ma c’era qualcosa che non mi sconfinferava…
Aprii bocca e pian piano mi venne il coraggio di rovesciare il sacco. Le dissi ciò che i miei genitori mi avevano insegnato dell’ “Affare Amoroso“ tra moglie e marito… ed allora come mai lei e il Maggiore di figli non ne avevano?
Transeat il primo marito, che era morto giovane, ma manco col secondo aveva combinato niente?
La cosa non quadrava, i conti non tornavano e dovevo andare fino in fondo.
La Maestra Vera non proferì parola, alzò la testa, accennando una specie di smorfia e diventò paonazza, ma colorita in viso era sempre, perciò non mi preoccupai. Fece un cenno col dito per tacitare la classe e mi disse di tornare al mio posto, ché la ricreazione era finita. Nel corridoio c’era ancora fracasso e mi accorsi che lei aveva fatto capolino fuori della porta, per cercare qualcuno e precisamente mia Madre, che insegnava anche lei nell’aula accanto. La chiamò e, ohimè, le riferì a tu per tu la mia malefatta.
Io non me ne accorsi.
Una volta tornata a casa, dopo pranzo, sentii i miei genitori parlottare e mio Padre, che era più timido in queste faccende, borbottò mezza cosa e nulla più. Mia Madre gli insinuò che ero una figlia impunita, ma poi si rabbonì, perché le scappava da ridere di traverso e quando si rivolse a me mi disse che la Maestra Vera, sua cara collega, le aveva raccontato per filo e per segno cosa avevo osato dirle…
Si limitò a ripetermi che non tutte le cose che si dicono dentro casa si possono ripetere fuori, che ero piccola per capirne di più e mi predicò di tenere la bocca chiusa, per il bene di tutti.
Le sue parole non mi fecero alcun senso e la guardai confusa…
Mi resi conto che avrei dovuto cercare spiegazioni altrove…
A casa mia la cosa finì lì ed il “Mistero del vero Amore” non fu mai svelato!
Resuscitare i Morti
Su nota più cosmica, da bambina volevo riportare in vita i Defunti dall’ombra della Morte…un altro inganno buono della mente. Ero convinta di avere questo “Superpower” ed intendevo dimostrarlo, per consolare ed acquietare il pianto. Facevo in modo di accompagnare mia Madre a tutte le possibili Veglie Funebri a casa della persona defunta e mi accostavo cautamente ai piedi del letto, poi guadagnavo posizione arrivando verso la testata, per rendermi bene conto di chi si trattasse…
Il volto ad occhi chiusi non era tanto rilevante per me…Ciò che contava erano le mani del defunto, che apparivano irrimediabilmente con le dita incrociate nella corona del rosario, come un filo conduttore per l’aldilà. Io volevo invece liberare quelle mani, maneggiarle, accarezzarle e trasferirci tutto il calore delle mie, per risvegliare, come un’irradiazione di energia. Ogni qualvolta ho minimamente provato a stabilire questa “Connessione di Mani” sono stata educatamente fermata da mia Madre o da qualche altro parente del defunto, che stupendosi del mio comportamento insolito, mi chiedeva: “Bella mia, ma che cerchi di fare?” ed io pronta: “Lo voglio resuscitare”… E allora questi stessi adulti, per non farmi dispiacere, concludevano col rassicurarmi che io ero brava, ma che forse era proprio il Morto a non voler tornare!
Il Palcoscenico
Sempre da molto piccola, in un’altalena di sogni e delusioni, me l’ero presa fitta con Mago Zurlì, quel personaggio fiabesco che animava lo Zecchino d’Oro e faceva sognare tutti i bambini d’Italia e non!
Ero attratta dal mantello blu, dalla sua energia e conoscevo a memoria ogni canzone!
E disponevo di voce squillante, intonata e armoniosa.
Che mi mancava? Solo l’azione ci voleva!
Cominciai a fantasticare e ad immaginarmi sul palcoscenico in maniera febbrile, contavo che quel Mago mi avrebbe preso in simpatia e non mi avrebbe eliminato!
All I needed was One Chance! Solo Un’Opportunità per verificarmi sul palcoscenico..e chissà, poi nel futuro mi sarei potuta sbizzarrire in altre categorie del mondo dello spettacolo!
Una volta rotto il ghiaccio, avrei brillato!
Iniziai in casa la mia opera di persuasione per farmi portare a Bologna e partecipare alle audizioni…
Non sarete stupiti se vi confesso che i miei genitori non accolsero favorevolmente il mio invito, non perché fossero contrari, ma semplicemente perché non avevano la più pallida idea di cosa fare.
Scusandosi alla meglio, mi dissero che non potevano “Trapiantarsi al Nord”, perché avevano la responsabilità di un lavoro da svolgere e una vita da vivere, lì dove si trovavano.
Ma gli altri genitori come facevano a portarci i loro figli? Mio padre cercò di insinuare che forse abitavano tutti vicino a Bologna…ma non era vero…
Mi promise che mi avrebbe comprato i 45 giri delle canzoni di tutte le Edizioni del Festival e che avrei potuto esibirmi liberamente in casa, di fronte a loro…
Ma quale casa??? Io desideravo un Palcoscenico ed un Pubblico Vero!!!

Soriano del Cimino (VT)- Il Castello da dietro le grate
Un’aspirazione troppo grande da dover seppellire e la colpa era unicamente loro, che per non spostarsi, stavano irreparabilmente compromettendo la mia “Carriera Canora”!
Mi rivolsi alle Zie, complici predilette delle mie peripezie di vita, ma anche loro si tirarono indietro, per le stesse monotone ragioni.
Non sapevo più a chi appigliarmi, allora mi venne in mente la mia Maestra Vera, quella stessa che avevo imbarazzato con la mia “Gaffe” verbale sul “Mistero del Vero Amore”…
Mi convinsi che la Grandezza del Fine giustificava i Mezzi e dovevo a tutti i costi rifarmela alleata!
In preda all’emozione mi avvicinai alla cattedra e stavolta scoppiai in un pianto dirotto.
Lei non s’aspettava di vedermi disperata, subito mi afferrò la mano e mi tenne vicina, mentre mi sfogavo in un grido d’accusa e di sogni spezzati…
Capì, mi ascoltò e da parte sua promise che da quel momento in poi, previa audizione, mi avrebbe fatto diventare la Star Protagonista di tutte le Recite, Gruppi Corali e Spettacoli di Palcoscenico organizzati dalla Scuola Elementare Ernesto Monaci di Soriano nel Cimino!
Questa sua “Garanzia di Successo Scenico” nei miei confronti fu ampiamente mantenuta e col suo sostegno ho sempre primeggiato!
Grazie Maestra!
Per di più, state sicuri che io le mie doti di palcoscenico non le ho mai lasciate…sarò dietro le quinte, ma i miei ruoli li interpreto nella vita e, quando vi racconto, sta a voi leggermi attraverso le righe, immaginarmi, intercettare ogni emozione ed afferrare il Messaggio che vi ho voluto dire!