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1/ UNA BUSSOLA PER ORIENTARSI
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1/ UNA BUSSOLA PER ORIENTARSI
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Dalla necessità di scaldarsi nasce l’arte del patchwork, in un’epoca in cui i soldi erano pochi e le stoffe erano un lusso che solo i ricchi potevano permettersi. A volte erano anche i piccoli ritagli delle stoffe pregiate, che cadevano durante la cucitura di abiti pregiati, ad essere recuperati e con tanta pazienza cuciti insieme. Il patchwork tradizionale va ben oltre il semplice accostamento di stoffe che scaturisce in una composizione esteticamente bella.
Si tratta di una dimensione tessile ricca di simbologia da comprendere e da approfondire, una forma d’arte, prettamente femminile, evoluta grazie ad una storia affascinante, in continua mutazione, che nel corso dei secoli ha unito storie, culture, persone diverse e ovviamente tessuti diversi.
La prima indicazione utile che mi sento di dare a chi si avvicina alla comprensione di quest’arte è la distinzione tra il termine “patchwork” e “quilt”.
Il primo –patchwork- indica il disegno e l’assemblaggio di tutti i pezzettini di stoffa che lo compongono; il secondo – quilt– indica la trapuntatura che tiene uniti i tre strati (il sopra, l’imbottitura e la fodera) lavoro che nasce funzionale ma che è diventato con il tempo e con la sempre maggiore abilità delle esecutrici molto decorativo.
Mentre la parola “patchwork” è immediatamente comprensibile, la parola “quilt” è più misteriosa e decisamente sorprendente perché deriva dal latino “culcita” termine con cui gli antichi romani indicavano gli stati di stoffa trapuntati che i legionari portavano sotto le corazze.

La definizione “ lavoro con le pezze” potrebbe trarre in inganno indicando un rattoppo ( certamente coprire un tessuto danneggiato con un altro è una prassi che esiste in tutte le culture, specialmente in passato quando si era molto attenti agli sprechi e al riciclo di tutto ciò che era ancora utilizzabile).
Altra cosa è elaborare una composizione di pezze armonizzando forme/ tessuti/ colori ed è a questa forma d’arte che ci si riferisce oggi parlando di patchwork che viene immediatamente e non del tutto correttamente associato all’aggettivo “americano”.
Certamente così come lo conosciamo oggi è frutto di una elaborazione delle donne americane ma la tecnica originale viene da lontano. Probabilmente fu introdotta in Europa attraverso le Crociate.
Gli europei che si avventurarono a ondate alla liberazione del Santo Sepolcro, per la maggior parte cavalieri francesi, inglesi e del centro Europa, scoprirono con meraviglia la ricchezza e la varietà delle vesti degli infedeli e i preziosi tessuti con cui venivano bardati perfino i cavalli. Riportarono in patria manufatti sontuosi, molto spesso decorati con applicazioni di motivi simbolici ricamati e ritagliati, tecnica che veniva anche usata sugli stendardi e sulle bandiere.
Quest’arte tessile dunque si diffuse velocemente soprattutto nel centroeuropa e più tardi con la scoperta dell’America seguì le rotte e le vicende dell’emigrazione, in particolare quella di area protestante.
Il patchwork non fa parte della tradizione tessile italiana anche se uno dei reperti più antichi e con datazione certa ante 1477 è stato trovato ed è tuttora conservato nel Duomo di Impruneta: il cuscino del vescovo Antonio Degli Agli.


Il cuscino del vescovo Antonio Degli Agli (parte anteriore e posteriore)