SPUNTI PER LA RIFLESSIONE
La parola attenzione mi ha portato a riflettere, in primo luogo, sul mio lavoro.
Tra i compiti del tiflodidatta, ho pensato, c’è anche quello di preoccuparsi che lo studente si trovi nelle condizioni migliori per partecipare attivamente alla vita della classe. A cosa bisogna fare attenzione, allora?
In primo luogo, all’ambiente: un percorso tattile che conduce all’aula, un contrassegno sullo stipite della porta, possono facilitare la conquista dell’autonomia di alunni con deficit visivo. L’azione sull’ambiente circostante ha lo scopo di renderlo adeguato alle necessità dello studente: è importante mantenere l’aula ordinata, cercare di evitare che ci siano zaini a terra. In questo modo, i compagni diventano presto consapevoli del fatto che l’integrazione passa anche attraverso semplici gesti di attenzione, che rendono la scuola più accogliente per tutti.
PER PROMUOVERE LA CULTURA DELL’ACCESSIBILITÁ
Se in classe c’è un alunno ipovedente, le verifiche possono essere preparate per tutti a caratteri ingranditi, non è necessario differenziare. La palla sonora consente di proporre lezioni di educazione motoria inclusiva, che bambini e ragazzi amano molto. In questo caso, basta non fare troppa attenzione alle differenze. Gli stessi strumenti possono essere utili a tutti.
E al di fuori della scuola? Per promuovere la cultura dell’accessibilità, l’attenzione dovrebbe essere rivolta alle esigenze di tutti. Un marciapiedi fruibile in autonomia da una persona disabile è un marciapiedi a misura di bambino e di anziano. Progettisti e amministratori dovrebbero abituarsi a pensare in termini di design for all, una progettazione che tiene conto delle soluzioni migliori per tutti, superando il concetto di una progettazione specificamente rivolta alle necessità dei disabili.
L’attenzione chiesta dai nostri ragazzi non è un’attenzione che isola, è l’attenzione che spinge verso gli altri, lascia margini di autonomia e autodeterminazione, fa acquisire fiducia in se stessi, permette di sbagliare e a volte fa sentire inadeguati o fuori posto, come capita a tutti gli adolescenti. Anche sentendosi fuori posto, si impara a cercare il proprio posto nel mondo.
ANTONIO BINDI… POETICAMENTE ATTENTO
L’altra faccia della medaglia è l’attenzione a non sottovalutare, ma anzi a potenziare al massimo, le loro capacità. Tutti hanno il diritto, ma anche il dovere, di fare il possibile per rendersi autonomi nella vita quotidiana, negli spostamenti, nello studio, nel lavoro.
La nostra attenzione va focalizzata sulle competenze, sulla scelta di ausili che supportano l’autonomia, sulle strategie più adatte a rafforzare la fiducia in se stessi e negli altri che, se educati a farlo, sapranno mettere in atto gesti di attenzione.
L’attenzione chiesta dai nostri ragazzi non è un’attenzione che isola, è l’attenzione che spinge verso gli altri, lascia margini di autonomia e autodeterminazione, fa acquisire fiducia in se stessi, permette di sbagliare e a volte fa sentire inadeguati o fuori posto, come capita a tutti gli adolescenti. Anche sentendosi fuori posto, si impara a cercare il proprio posto nel mondo. `{`...`}` (Claudia Montebove)
adesso in prosa…
L'attenzione verso le persone è molto difficile se vogliamo veramente prenderci cura di qualcuno. Essere educati è facile, ci sono regole e comportamenti che ci insegnano fin da piccoli, il galateo, il bonton..
Ma la vera attenzione, quella che aiuta a capire i bisogni e i sogni dell'altro è complicata, perché ogni persona è unica e quindi è difficile stabilire ed imparare regole per avere ``attenzione``... una cosa però ci può guidare: l'amore! (Maestra IVANA)
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