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Pensa, credi, sogna e osa (Walt Disney)
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Pensa, credi, sogna e osa (Walt Disney)
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Eleonora Braida ha 24 anni e vive a Perugia. Da tre anni, ormai, è entrata a far parte della famiglia di Geapolis. Una collaborazione iniziale sporadica si è trasformata gradualmente in un impegno costante e originale. I suoi contributi sono diventati un tassello importante nelle mappe di viaggio di AVALON SHIP.
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Attualmente Eleonora sta svolgendo il servizio civile a Perugia, presso la cooperativa sociale Borgorete. Lavora al Centro di Accoglienza a Bassa Soglia, un servizio di riduzione del danno dei rischi connessi all’uso di sostanze stupefacenti, rivolto a persone tossicodipendenti.
Eleonora ha deciso di mettersi in gioco e di condividere con gli amici di Geapolis la sua esperienza, con semplicità ma anche con molta autenticità. Il ritmo del suo passo? “Pensa, credi, sogna e osa”. (Walt Disney). Lasciamo a lei la parola…
Partiamo dalla fine… in che modo ti sei trovata a lavorare nel mondo del disagio (tossicodipendenza, alcolismo, emarginazione sociale…).? Parlaci della tua esperienza di servizio civile. Come e perché hai deciso di intraprendere questo percorso?
Pensa, credi, sogna e osa (Walt Disney), questa è la frase che meglio di ogni altra riassume le motivazioni e il senso della mia esperienza di servizio civile. É stato davvero un tuffo nel vuoto, un tentare una cosa diversa, completamente estranea a quella che era la mia confort zone. Nel 2017 ho presentato per la prima volta la domanda per la selezione. Purtroppo finii molto in basso nella graduatoria.

Così nel 2018 ho ripresentato, ancora una volta, la mia candidatura senza illudermi troppo. Ero alla ricerca di un lavoro e inoltre ero motivata a fare una esperienza umana come quella che il servizio civile mi prospettava.
Come si fa a fare domanda per il servizio civile? Beh… è molto semplice!! basta girare un po’ sul Web cercando “Bando servizio civile nazionale” aggiungendo l’anno in cui ci troviamo, e vedere i progetti che vengono attivati nella propria Regione. É davvero importante leggere ogni progetto con molta attenzione e con criticità, non prendere niente per troppo facile o troppo difficile. È importante ascoltarsi. Non ascoltare pareri esterni, ma solo se stessi! Ecco dove potete trovare tutte le informazioni istituzionali per i nuovi bandi vai al link
Nel mio caso, con il bando 2018, avevo presentato la domanda esprimendo la disponibilità e il desiderio di poter lavorare con i ragazzi dai 13 ai 17 anni, in una comunità educativa. In caso di scorrimento della graduatoria, avrei potuto essere assegnata ad altre strutture. Così è stato. All’inizio ho avuto tanti dubbi, ripensamenti, paura. Mi veniva assegnato un incarico di 12 mesi, da marzo 2019 a febbraio 2020. Dove? A Perugia, presso Il Centro di Accoglienza a Bassa Soglia di Borgorete, un servizio di riduzione del danno dei rischi connessi all’uso di sostanze stupefacenti rivolto a persone tossicodipendenti. Insomma avrei dovuto lavorare nel campo delle dipendenze!
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All’inizio ho avuto tanti dubbi, ripensamenti, paura. Tuttavia ho deciso di accettare quella sfida.
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Devo ammettere, però, che avevo già iniziato ad interessarmi delle dipendenze da un po’ di tempo. Esattamente da quando ho riagganciato i rapporti con un mio compagno di classe di scuola media, con cui ero molto amica e che sta seguendo un programma di disintossicazione. Mi sono avvicinata alle questioni della psicologia dei consumatori, la natura delle sostanze, le modalità d’uso, le modalità di consumo. Così dal mese di marzo 2019 è iniziata questa mia nuova avventura che terminerà a febbraio 2020.
Per mia natura, sono entrata in punta di piedi, osservando molto non solo l’utenza, ma anche il comportamento ed il tipo di approccio che gli altri operatori usavano.
Emotivamente e psicologicamente, all’inizio, non è stato per niente semplice. Anche quando finivo di lavorare, con la testa ero sempre li. Ogni volta che pioveva o faceva un po’ più freddo del solito, mi venivano in mente alcuni utenti che sapevo dormivano per strada.
Con il passare dei mesi, pian piano sono riuscita a gestire questa mia emotività, e tali pensieri non mi hanno più turbata.
É stata una evoluzione a cui pensavo di arrivare molto più tardi. Invece è stato più semplice di quello che pensassi.

Ho dovuto litigare e lottare molto per difendere la mia scelta di andare a lavorare in un posto del genere, perché come mi aspettavo, in pochi credevano che io fossi in grado di lavorare in questo ambiente.
Ho avuto la fortuna di trovare un ambiente lavorativo molto positivo, formato da persone meravigliose, molto preparate, attente e disponibili. In ogni mio momento di dubbio o di crisi, mi sono stati e mi sono ancora molto vicini.
Sto svolgendo il mio periodo di servizio civile a Perugia presso Il Centro di Accoglienza a Bassa Soglia di Borgorete. Se volete saperne di più (clicca qui)
Il mio lavoro si svolge su due servizi tra loro collegati. Il primo è il Centro di Accoglienza a Bassa Soglia. Éun servizio di riduzione del danno dei rischi connessi all’uso di sostanze stupefacenti rivolto a persone tossicodipendenti. Clicca qui
Collaboro inoltre con L’Unità di Strada. Attualmente è un servizio del Dipartimento delle Dipendenze Patologiche della Usl Umbria 1 (clicca qui) Di solito, quando spiego dove lavoro le persone restano davvero senza parole. Quando spiego che vado direttamente in strada, nei luoghi di consumo a dare materiale sterile ed informativo, fare mappature del fenomeno della tossicodipendenza, fanno facce strane. Ritengono che questi servizi siano uno spreco di risorse. Secondo loro le persone dovrebbero solo pensare a “guarire” e disintossicarsi.




E io rispondo: “e nel mentre?? che cosa fanno??” Nel centro dove lavoro vengono forniti presidi sanitari di prevenzione per evitare il contagio di gravi malattie come HIV, HCV e malattie sessualmente trasmissibili. Viene dato anche il Naloxone, più comunemente conosciuto come Narcan; un farmaco salvavita che annulla gli effetti di sostanze oppioidi come l’eroina. C’è molta disinformazione sull’argomento. Purtroppo non si vede la persona come appunto, una persona, ma come il suo problema. Non sono più uomini o donne, sono solo tossici! Se voleste sapere un pò di più sul Naloxone vi lascio questo link: https://maisenzanaloxone.fuoriluogo.it/
Invece, vorrei ricordare che, nonostante tutto… nonostante i loro errori, il problema con alcool e/o droga, nonostante la pesante vita di strada e nonostante molti loro particolari comportamenti….restano sempre persone che hanno un passato, paure e sentimenti. Sono di certo soggetti problematici, non semplici, di cui non ci si può fidare al cento per cento. Sono abituati a pensare a se stessi e basta.
Vige un pò la legge “morte tua vita mia”. Però, regalargli almeno un posto dove poter stare senza sguardi accusatori e schifati addosso, dove possono essere persone e non “tossici”, credo sia davvero utile. Molti di loro sono qui da soli, hanno reti di conoscenze ed “amicizie” solo ed esclusivamente collegate a quel tipo di mondo. Sono persone estremamente particolari. Emotivamente fragili. Se si cerca bene e se si riesce a conoscerli, almeno un minimo, andando oltre ai pregiudizi che ognuno di noi ha, si possono scoprire, come in ogni altro ambiente, delle persone molto interessanti, con una bellissima mente.
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Insieme al mio gruppo di lavoro di Geapolis ho visto il film “Amore tossico”. Il soggetto mi ha scosso particolarmente; non solo per la storia in sé, per i retroscena, ma anche per la realismo spaventoso di ogni scena. Date un’occhiata al nostro lavoro. Per noi è stata una vera sfida affrontare queste tematiche e coinvolgere i nostri amici, aiutandoli ad esprimere le loro opinioni sul tema….
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Quanto vale la vita di un tossicodipendente? In questo percorso, nonostante si tratti, per me, dell’esperienza di pochi mesi, ho già avuto la triste sensazioni di impotenza. Conosci una persona e vieni a sapere, qualche giorno dopo, che è stata ritrovata morta da qualche parte, d’overdose, da sola…. Questo ti riempie di tristezza e di impotenza.
Ti chiedi se davvero stai facendo abbastanza per evitare che accadano cose del genere, se dai abbastanza strumenti. Mi sono sentita dire:-“Beh, che ti frega!? Uno in meno!”- Come si può dire una cosa del genere? Tralasciando quello che le persone fanno, restano sempre tali.

Ogni morte è tragica. Ogni morte è importante. Ogni morte di overdose dovrebbe far arrivare un messaggio forte all’opinione pubblica, perché forse non si fa abbastanza per evitarle. E’ triste vedere che quando si incontrano queste persone per strada, gli altri ti guardano come se avessi ucciso qualcuno davanti a loro. Rendersi conto di tutte queste cose, conoscere la realtà dei servizi che si occupano di queste problematiche, avvicinare queste persone invisibili rende questa esperienza difficile, certe volte, pesante ma davvero meravigliosa. Un’esperienza che mi sta dando tanto. Sento di crescere da tanti punti di vista.
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Quello che mi sento di comunicare ai ragazzi è di buttarsi …. Lasciare da parte le proprie paure e coinvolgersi in un percorso forte come il mio o in altre forme di servizio che il bando mette a disposizione. Sarà un’esperienza che ti farà capire davvero tantissime cose del mondo che ti circonda e del tuo mondo interiore. Ti aiuterà a scoprire aspetti di te stesso o potenzialità che non ti aspettavi di avere…
Mettersi in gioco è difficile, spaventoso… ma come dice William Blake “Chi non osa osservare il sole in volto non sarà mai una stella.”
Questa è la mia esperienza…
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Provo a presentarmi con tre aggettivi: empatica, sensibile, insicura. Con questi tre aggettivi credo di aver racchiuso i miei punti di forza ma anche le mie debolezze. Credo che, nella vita, essere insicuri non debba essere considerato solo come aspetto negativo. Il non essere del tutto sicuri di sé ci rende più attenti, e sì!, forse più simpatici. A pochi piacciono le persone saputelle!
Il fatto di essere una persona sensibile, in passato, mi ha fatto star male. Anche nel presente mi capita. Tuttavia, sono parecchio empatica. Riesco a entrare in sintonia con gli altri. Questo mi aiuta, nelle relazioni e nella vita di tutti i giorni, a capire davvero con chi si sta parlando.
Qual è il mio colore preferito? É il nero. Ma credo che il lilla sia il colore che mi rispecchia di più. É un colore che deriva da uno scuro, come il viola, ma ha dei toni più chiari, che lo rendono più luminoso.
Io credo di essere così. All’inizio posso sembrare un pò ombrosa. É un pò vero. Però, allo stesso tempo, se ci si ferma a conoscermi un pò meglio, pian piano si vedono tutte le sfumature più chiare. Ma non sempre ho accettato il mio modo di essere…e ancora, ogni tanto ci sono cose di me che non mi piacciono per niente!

Che cosa altro c’è da dire di me? Amo l’architettura gotica e barocca. Adoro la musica. Il mio scrittore preferito in assoluto è di certo Stephen King. Ma ci sono delle poesie che mi sono rimaste dentro dai tempi della scuola…”Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale” di Eugenio Montale/ X Agosto di Giovanni Pascoli / “L’Albatros” e “Spleen” di Baudelaire/ “Desolazione del povero poeta sentimentale” di Sergio Corazzini.
Prova a ripercorrere il tuo percorso di studi dalle scuole elementari… Quali sono i ricordi più belli e quali più brutti (se ci sono stati)? La scuola per me è stata sia un rifugio sicuro che un ulteriore problema. Un luogo dove le vere sfide non erano sui libri, ma tra i banchi. Il mio primo ricordo con la scuola è ovviamente il primissimo giorno. Il grembiulino rosa, lo zaino blu con delle parti di plastica e con dei fiori rosa; capelli corti a caschetto con la frangetta di un ancora naturalissimo castano chiaro quasi biondo. Ricordo che non avevo per niente voglia di andare a scuola. L’idea di andare in quella classe, piena di bambini nuovi che non conoscevo, non mi piaceva per niente. Ci fecero entrare tutti quanti in un’aula, insieme ai genitori. Poi, pian piano, senza che noi bambini ce ne accorgessimo, le mamme ed i papà se ne sono andati. Lascio immaginare la reazione di molti.
Non ricordo momenti particolarmente belli o significativi di quel periodo. Ma posso dire con tutta sincerità che ho avuto tre maestre meravigliose: Palma, Graziella e Tiziana. La maestra Palma era la maestra di italiano. Era molto severa e pretendeva davvero tanto! Ricordo ancora la quantità inimmaginabile di analisi logica e grammaticale che ci faceva fare ogni volta e le lunghe letture. La maestra Tiziana era quella di storia, geografia ed educazione fisica. Penso fosse l’unica insegnante di educazione fisica che aveva ansia di far correre i bambini in tutto il mondo. Era fantastica, dolcissima ed una donna davvero bella.

La maestra Graziella invece insegnava matematica. Era al 100% la mia preferita. Una vera donna del sud, siciliana per essere corretti. Ci parlava spesso dei profumi e del suo grande amore per la sua terra. Amava i colori e voleva vederli sui nostri quaderni. Spesso metteva la musica, cantava e ballava nell’aula muovendo i suoi capelli neri e ricci. Fu quella che mi aiutò di più nei due momenti più brutti di quegli anni. Quando dovetti andare a Firenze per operarmi al rene per una malformazione con cui ero nata e quando i miei si separarono. Passavo tantissimo tempo a parlare con lei di quello che mi era successo e di come mi sentissi…. Spesso mi sembrava che fosse l’unica persona a capirmi davvero in quei momenti.
Sono sempre stata una bambina ed un ragazzina insicura e molto timida. Perciò, per me, fare amicizia non è mai stato facile…anzi! Era sempre una grande impresa!! Alle elementari conobbi una bambina ecuadoregna con cui diventai molto amica. Ci passai insieme dalla terza elementare fino al quinto superiore. Oltre a lei, fino alle scuole superiori, non ho mai avuto molti amici all’interno della classe.
Del periodo della scuola media e degli atti di bullismo che ho subito ne ho parlato anche in un contributo scritto per AVALON SHIP. Ecco a voi il link:
CARO DIARIO HO IMPARATO A TOGLIERE PUBBLICO AI BULLI clicca qui

Dopo la scuola media, con sorpresa da parte dei miei genitori ho scelto una scuola professionale, l’Istituto per i Servizi Commerciali e Turistici B. Pascal di Perugia. Terminate le scuole superiori, ho frequentato un corso di pasticceria. Al termine, speranzosa ed entusiasta ho cercato lavoro in questo settore, purtroppo inutilmente….
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Così ho dovuto riprendere il cammino per scoprire la mia strada e capire “cosa farò da grande”… Per ora il servizio civile si sta rivelando un’ esperienza veramente positiva per entrare nel mondo ma, soprattutto, per scoprire me stessa, i miei limiti e le mie potenzialità…
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