8/ Nonostante gli urti della vita, resilienti

12 MESI DI SGUARDI DIVERSI PER… RI-FIORIRE 

     a cura di Claudia MONTEBOVE 

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE

Recentemente la giornalista Laura Santi, affetta da sclerosi multipla, ha parlato di RESILIENZA. Ha detto che la resilienza è il modo di affrontare gli URTI DELLA VITA, facendo a boxe con le difficoltà, imparando a conviverci.

 

Laura e Stefano, marito e CAREGIVER, si sono battuti affinché sui tantissimi caregiver che vivono in Italia non ricada tutto il peso della disabilità. L’annullamento della propria vita per sostenere l’altro è qualcosa di diverso dalla resilienza, proprio perché non permette di vivere una vita piena e dignitosa. A volte il caregiver rinuncia al lavoro, quasi sempre alla libertà di avere tempo da dedicare a qualcuno o a qualcosa di diverso dalla persona di cui si prende cura.

LA DISABILITÁ É PER TUTTA LA FAMIGLIA UNA SFIDA CHE…

Il Bindi, babbo di Andrea, descrive così la sua esperienza:

“si dice che la mattina una gazzella si sveglia e deve iniziare a correre per non essere uccisa dal leone. Un caregiver si sveglia e ogni mattina inizia a prendersi cura della persona che ne ha bisogno, non correndo, ma rispettando i tempi che scandiscono la vita della persona. Io ho imparato a cogliere i tempi di Andrea durante la giornata e la sera mi addormento consapevole di essere stato resiliente con la mia coscienza di babbo”.

La disabilità è per tutta la famiglia una sfida che richiede cambiamenti significativi nella quotidianità, nel modo di relazionarsi, nelle aspettative. La resilienza è la capacità di accettare e gestire al meglio i cambiamenti, richiede la forza di prendere atto della situazione e utilizzare le risorse più adatte ad affrontarla. Significa imparare a camminare con una carrozzina, usare la lente quando gli occhiali non bastano, essere autonomi negli spostamenti grazie a un bastone o a un cane guida, fare sport, uscire con gli amici, lavorare.

NELLO SPORT LA RESILIENZA  permette di spostare l’asticella sempre più in alto, e non importa se si gioca a pallavolo seduti a terra, se si tira a canestro da una carrozzina. Bebe Vio, schermitrice paralimpica con un sorriso contagioso, è senz’altro simbolo di resilienza: quando si allena e vince, quando indossa il tacco 12, quando sorride alla vita.

La RESILIENZA  è tra le SOFT SKILLS  più richieste sul lavoro.

Chi, allora, è più adatto al lavoro di una persona disabile, che della resilienza ha fatto un paradigma di vita?

La resilienza traspare dalla serenità, dall’ironia che spesso le persone disabili sanno mettere in campo per sdrammatizzare, per andare oltre l’imbarazzo, per insegnarci un’arte che conoscono bene.

IL DIARIO DELLA MAESTRA IVANA

LA RESILIENZA

La resilienza

Se pensi che la resilienza

sia sinonimo di potenza

sei in errore…

I potenti tirannosauri che incutevano terrore, 

erano esseri resilienti?

Nooo! Perciò si sono estinti

schiacciati dagli eventi

con tutti i loro parenti.

Mi spezzo ma non mi piego

è l’opposto della resilienza…

E ora ti spiego…

Mi piego così non mi spezzo

questa per me è la resilienza.

Mi adatto alla pioggia,

al freddo, al vento

e aspetto finché non arriva

il sole e sarò contento..

Andare avanti carponi

se non hai piedi,

urlare a gran voce

se non senti e non vedi…

Riuscire a suonare una melodia

da un pianoforte

anche se è scordato

e con pochi ingredienti 

cucinare un piatto prelibato.

Trovare la forza ogni mattina

di alzarsi dal letto

nonostante quel che hai intorno

sia tutt’altro che perfetto…

Ma che cos’è la perfezione?

Non me lo chiedo

e vivo bene senza…

Non credi sia

questa la resilienza?

La resilienza è una capacità fondamentale per vivere.

Chi non la possiede rischia di essere schiacciato dalla realtà, soprattutto nelle situazioni più difficili.

Nei miei anni di insegnamento ho cercato  di stimolare i miei alunni ad essere piccoli guerrieri con le armi del coraggio e dell’autostima, a non arrendersi, a provare, provare e riprovare. Ho cercato di renderli soddisfatti ed orgogliosi di se stessi e del proprio lavoro al di là del risultato.

La resilienza non si impara mai e non si insegna, si pratica.

È un modo di vivere, una forma mentale.

È preparare una valigia con l’occorrente per ogni tempo e situazione: giacca a vento, ombrello, crema solare.

La resilienza è  un cocktail preparato con molti ingredienti.

Io ne conosco alcuni…

Il più importante è l’ottimismo e per i credenti  la fede. Cioè la capacità di vedere sempre un aspetto positivo, il famoso bicchiere mezzo pieno e la capacità di credere che tutto alla fine andrà bene e, se non va bene, la capacità di trovarne comunque il senso e la forza per continuare a vivere.

La resilienza è fatta di creatività, usare ciò che si ha per superare gli ostacoli, ottimizzare le risorse… ed inoltre è fatta di pazienza.

Anche l’inverno più duro finisce, la natura ce lo insegna. Bisogna imparare a fare come gli alberi, sembrano morti, invece aspettano, aspettano…finché nuove piccole gemme cominciano a spuntare sui loro rami.

Sicuramente altri conosceranno e aggiungeranno al resilienza/cocktail altri ingredienti, perché la sua formula è segretissima e nessuno ne conosce al cento per cento la ricetta.

IN RETE FARE RETE. I LABORATORI 

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 IL LINGUAGGIO DEI FIORI – LABORATORIO CREATIVO

a cura del CENTRO DIURNO  L’ORIZZONTE  a Migliarino pisano nel comune di Vecchiano (PI), in collaborazione con gli operatori della  COOPERATIVA “LA SALUTE” di Lucca

LABORATORIO “IMMAGINO LA PAROLA”

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