La resilienza… quando la barca si rovescia

FROM THEORY TO PRACTICE IN PEER EDUCATION… LIVE AS YOU LEARN

.Equipe:  Eleonora Braida, Miriam Burbi, Maria Francesca Civetti, Maria Grazia Dandolo,  Mattia Russo, Elisabetta Sonno

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Gli antichi connotavano il gesto di risalire sulle imbarcazioni rovesciate con il verbo “resalio”. Gli esseri umani sono progettati per affrontare con successo difficoltà e stress. La resilienza é piú della semplice capacità di resistere alla distruzione proteggendo il proprio io da circostanze difficoltá e la voglia di costruire utilizzando la forza interiore propria degli essere umani. Non é solo sopravvivere a tutti i costi, ma è avere la capacità di usare l´esperienza nata da situazioni difficili per costruire il futuro.

Le domande:

  • quali eventi sono risultati particolarmente stressanti e dolorosi per me?
  • in che maniera questi eventi mi hanno condizionato, bloccato, cambiato?
  • nei momenti difficili quanto ho appreso di me stesso e del mio modo d’interagire con gli altri?
  • sono stato capace di superare le difficoltà ed, eventualmente, in che modo?
  • che cosa consente l’adattamento alle avversità (atteggiamenti, situazioni…)?
  • che cosa mi ha consentito di guardare con maggiore fiducia al mio futuro?

Attraverso i materiali proposti potrai analizzare più da vicino L’AFFASCINANTE CAPACITÁ DEGLI ESSERI UMANI e di alcuni di essi in particolar modo, di SAPER TRASFORMARE UN EVENTO CRITICO potenzialmente destabilizzante IN UN MOTORE DI RICERCA PERSONALE che consente di RIORGANIZZARE POSITIVAMENTE L’ESISTENZA grazie all’avvio di un progetto di vita capace di INTEGRARE LE LUCI E LE OMBRE, LA SOFFERENZA CON LA FORZA, la vulnerabilità con la capacita di riorganizzarsi e riorganizzare la rete familiare e sociale esistente o di ampliarle a secondo dei bisogni… Spazio alle riflessioni e alle proposte dell’Avalon Ship…

Re-agire con Avalon Ship …

“Resilienza”, un termine che negli ultimi tempi va particolarmente di moda, specialmente tra i  giovani. Si intende la capacità di far fronte agli eventi dolorosi in maniera positiva e la capacità di riorganizzare le propria vita durante i momenti di difficoltà. È un concetto differenza da quello di mera “resistenza”, poiché la “resilienza”  invita all’elasticità, al piegarsi senza spezzarsi. Un esempio è quando pieghiamo la stoffa di un abito.  Essa si adatta alla pressione da noi esercitata,  deformandosi ma senza spezzarsi.

Nel tempo che stiamo vivendo, non si tratta di imparare “in teoria” la resilienza, perché siamo tutti sfidati ad apprenderla, ciascuno di noi, dall’esperienza.  L’evento del COVID-19 ha stravolto le nostre vite, soprattutto quelle di noi giovani. Il giorno prima avevamo progetti, come quello di partecipare ad un concorso, quello di fare un viaggio che da sempre avevamo sognato di fare, quello di un nuovo percorso, di un nuovo lavoro, e improvvisamente, ci siamo ritrovati a perdere tutto quanto e ad essere rinchiusi in casa. Come si reagisce in situazioni come queste? Si hanno due possibilità: o lasciarsi andare e sprofondare, o attivarsi in qualche modo.

Proprio qui, cari amici, entra in ballo la resilienza. Bisogna adattarsi al cambiamento, prendendo da esso energia per rinascere sotto una nuova forma. Per provare insieme a reagire, condividiamo alcuni suggerimenti  e attività utili  a rientrare in noi stessi,  per ritrovare le risorse e le strategie necessarie  a restare  in equilibrio e, speriamo presto,  a ripartire…

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ESERCIZIO 1/ IL VALORE DEL DIARIO

Parlare con se stessi non è facile, parlare con se stessi ponendosi delle domande è ancora più difficile… Per questo ci viene in aiuto il diario, la più antica ed intima forma di scrittura. Proviamo a fare insieme un esercizio: porci e rispondere, in forma diaristica, ad alcune domande per compiere un lavoro introspettivo riguardante il nostro rapporto con la Resilienza.

  • La prima domanda da porci è una presa in esame degli eventi particolarmente stressanti e dolorosi della nostra vita, quell’evento che ti ha quasi spezzato, che ti ha fatto sentire in apnea, perso, solo.
  • La seconda è domandarsi in che maniera questi eventi mi hanno condizionato e, in senso negativo, anche bloccato. Ad esempio, mentre attraversavo il momento più doloroso della mia vita, una malattia di un mio familiare, non riuscivo assolutamente ad avere vita sociale, ero “bloccata” nelle mie interazioni perché mi sentivo talmente tanto piena di sofferenza da non avere spazio per nient’altro e per nessun altro.
  • La terza domanda ci interroga su quanto nei momenti difficili abbiamo appreso di noi stessi e del nostro modo d’interagire con gli altri, purtroppo o per fortuna, infatti, è proprio nei momenti difficili che siamo costretti a “fare i conti con noi stessi” perché siamo spalle al muro e viso di fronte ad uno specchio.

Rimane da chiedersi se si sia riusciti, alla fine, a superare, totalmente o in parte, queste esperienze dolore ed in che modo. Analizzare il nostro “metodo vincente” è fondamentale per riutilizzarlo nel caso di una situazione simile e per poterlo migliorare.

  • Che cosa consente l’adattamento alle avversità, secondo te?
  • Sapersi adeguare ad atteggiamenti, propri o altrui, permanenti o temporanei?

Sapersi adeguare alle situazioni, specialmente quelle fuori dal nostro controllo. Mi ha sempre colpita una frase nelle Epistole a Lucilio, di Seneca:  “Ducunt volentem fata, nolentem trahunt” che può essere tradotta, non letteralmente, come “Il fato conduce colui che vuole lasciarsi guidare, ma trascina colui che gli si oppone”.

A volte l’unica soluzione possibile è “non remare contro” il Destino, il Fato, le situazioni che possono casualmente verificarsi nella nostra vita… ma accettarle, viverle a pieno nei loro aspetti positivi e negativi, prendere la loro forma in maniera camaleontica con tutta la forza che abbiamo.

  • Ci si può chiedere, inoltre, che cosa mi ha consentito di guardare con maggiore fiducia al mio futuro?

Questa domanda è essenziale per ricordarci cosa ci ha dato forza, speranza. Quella cosa che ci ha tenuti in vita una volta può essere utile in un momento di disperazione. In qualsiasi cosa stiamo vivendo, tu stia vivendo, c’è, ci deve essere qualcosa di buono… o meglio ancora tu puoi attribuire il miglior significato possibile a quanto ti stia accadendo.

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ESERCIZIO 2/ COME DIVENTARE RESILIENTI: COSTRUIRE LA “CASA”

Per questa parte dell’unità didattica ci affideremo a un’immagine, uno schema nato in un convegno in Cile, che riassume e semplifica le ricerche fatte sulla resilienza. Si scelse di rappresentarla come una casa, la “Casita” appunto, per sottolineare il concetto di luogo in cui, metaforicamente, si abita e ci si conosce. È, come un edificio, costruito grazie all’intervento di più persone unite dallo stesso obiettivo e raggruppa in sé passato, presente e futuro.

La prima parte della casa è il SUOLO, da dove la casa si ergerà. Esso rappresenta i bisogni primari fondamentali.

Successivamente troviamo le FONDAMENTA, che sono formate da tutte quelle reti di relazioni, amici, parenti, ecc., che danno supporto. Questa parte della casa è l’accettazione incondizionata della persona, non delle sue azioni.

Salendo abbiamo il PIANO TERRA, che si concentra sull’individuo, sulla sua capacità di dare valore alla sua vita, che sia con piccole o grandi cose, e a trovare un equilibrio tra quello che sente e quello che esprime, una coerenza tra sentimenti, pensieri e azioni.

Ancora più in alto abbiamo il PRIMO PIANO, dove vengono raggruppate le capacità di cui una persona ha bisogno per agire, ovvero creare i propri progetti e partecipare attivamente. Troviamo l’autostima, legata all’accettazione e al valore che si attribuisce a quello che si fa; il valorizzare le attitudini e le competenze, per risollevarsi; e la capacità di adattarsi, difendersi, cambiare prospettiva.

E alla fine troviamo il SOLAIO, dove ci sono tutte le possibili esperienze che si possono fare per arricchire il proprio percorso. Ovviamente si tratta di una figura variabile, ognuno può avere una casa differente a seconda delle circostanze.

  • Guarda questo schema e prova ad immaginare come potrebbe essere la tua casa della resilienza. Assomiglia a questa? È diversa? Ha dei piani in più, o disposti diversamente?
A/ PENSIERI & SGUARDI … OLTRE

Non basta un raggio di sole in un cielo blu come il mare
Perché mi porto un dolore che sale, che sale
Si ferma sulle ginocchia che tremano, e so perchè

E non arresta la corsa, lui non si vuole fermare
Perché è un dolore che sale, che sale e fa male
Ora è allo stomaco, fegato, vomito, fingo ma c’è …. (Arisa)

#iorestoacasa… un’occasione per mettere in ordine pensieri, guardare in faccia alle paure, tirare fuori dall’ “armadio chiuso del cuore” qualche sogni o qualche progetto seppellito dalla disillusione e dal cinismo che, a volte, sembra essere l’unico abito che possiamo indossare per sopravvivere. In queste settimane, però, ci siamo ritrovati fragili, nudi ma, forse,  anche desiderosi e motivati a  rinnovare  il nostro guardaroba interiore, per rivestirci di nuova possibilità per la nostra vita. Qui puoi trovare qualche spunto e qualche riflessione per iniziare…

Il COVID19 ha cambiato e sta cambiando la nostra vita. No, non voglio chiamarlo Coronavirus, perché con un acronimo mi sembra di togliergli presenza e potenza. E’ stato capace di stravolgere la nostra routine quotidiana in tempi brevissimi e con una forza che non ha pari.

Eppure, se ci guardiamo intorno, qualcosa di buono sta ugualmente accadendo. Per andare al lavoro, chi ci va, trova le strade libere ed i tempi di percorrenza si accorciano. Incredibilmente gli Italiani hanno imparato a fare la fila! Ordinata, distanziata, rispettosa del normale diritto di chi è arrivato prima. Senza scappatoie, senza favoritismi. Fantastico!

 L’aria è più pulita e diminuisce l’inquinamento. Sembra quasi che la Natura si stia prendendo quei comportamenti umani che non volevamo adottare spontaneamente. Ed è vero anche la Natura continua a fare la sua parte, ignorando forse che questo virus è presente tra noi. Così nel mio giardino ho visto l’albero di pesco carico di fiori. Non solo. Le api sono tante e compiono la loro danza per impollinare. E mi sono ricordata che finché ci saranno le api ci sarà un futuro anche per noi umani. Un segno di speranza!

Andrà tutto bene!

#LETTURE RESILIENTI … Proposte

Paola Maugeri, Rock and Resilienza. Come la musica insegna a stare al mondo  (Milano, Pickwick, 2019).

Per chi conosce la musica dei personaggi presenti in questo libro sarà l’occasione per entrare nelle loro vite, attraverso una porta diversa dalla loro musica e trarne ispirazione per resistere alle prove cui la vita ci sottopone. Per  chi non sa chi sono, potrà partire dal loro messaggio di vita e, se sarà giunto al loro cuore, magari scoprire la  loro musica e canzoni. 

Per andare oltre…  Rock and Resilienza sulla poltrona del terapeuta: tecniche di relazione in TMI per transitare attraverso la musica dal dolere alla narrazione del Sè clicca qui 

Per leggere ancora….

Lorenzo Marone, Magari domai resto (Milano, Feltrinelli, 2017).

Donatella Di Pietrantonio, L’Arminuta (Torino, Einaudi, 2017)

Pietro Trabucchi,  Tecniche di resistenza interiore (Milano, Mondadori, 2014)

C/ LA PICCOLA GALLERIA NETWORKING

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# Letture tra noi  clicca qui 

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Siamo arrivati alla fine del nostro piccolo viaggio nella Resilienza.
Usando le cose che abbiamo scoperto su noi stessi attraverso le attività  precedenti e le risorse messe a disposizione, restringendo il campo visivo (elementi negativi) e poi ampliandolo (elementi positivi), è arrivato il momento di fare il punto della situazione.

  1. Dividere il foglio in due parti, creando due colonne.
  2. Nella prima colonna: scrivere gli aspetti negativi, momenti o decisioni che vi hanno scoraggiato o è stata per voi un impedimento.
  3. Nella seconda colonna: scrivere gli aspetti positivi. Dei nostri punti di forza, degli aspetti del nostro saper fare e saper essere che spesso ci dimentichiamo di avere a nostra disposizione, che ci ha permesso o ci permetterà in futuro di prendere delle decisioni.
  4. Una volta terminato di scrivere nelle due colonne, rileggere con attenzione, prima una e poi l’altra colonna, per poi rispondere a queste domande:
  • Rispetto alla possibilità di smettere di rinviare, che significato pensate possa avere il fatto che siete riusciti a trovare degli esempi tanto per l’uno che per l’altro?
  • È possibile che la vostra insicurezza non sia del tutto giustificata?
  • Siete ancora convinti che per prevenire il peggio sia necessario evitare determinate situazioni?

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