Nè passivi né aggressivi: semplicemente assertivi

LE CARATTERISTICHE DI UN COMPORTAMENTO VERBALE  ASSERTIVO

  • “Io mi sento…” (Autorivelazione)
  • “Ho deciso di…”
  • “Cosa ne pensi…”, “Che alternative abbiamo?”
  • “Vorrei concludere quello che sto dicendo” (Assertività di base)
  • “Sono contento di lavorare con te…”
  • “Non sono più disponibile ad occuparmi di te in relazione a questo problema”
  •  “Mi hai garantito la tua collaborazione. Vorrei sapere quando intendi cominciare” (Assertività di confronto)

L’assertività … una competenza che va allenata ed educata.  

dal blog di Giulia Bono

«Nessun uomo è libero se non è padrone di sé stesso.»

Epitteto

 

«Il compito principale nella vita di ognuno è dare alla luce sé stesso.»

Erich Fromm

Quante volte ci è capitato di ritrovarci coinvolti in un’attività che non abbiamo assolutamente voglia di fare solo perché non siamo stati capaci di dire di no quando ci hanno invitati? Un’uscita con gli amici, una cena in famiglia, una scalata in montagna con partenza alle 8 di domenica mattina. Avremmo voluto dire di no, ma alla fine non ce la siamo sentita di fare i guastafeste e così abbiamo accettato (e magari ci siamo anche autoconvinti che fosse la scelta giusta e che alla fine ci saremmo divertiti).

La capacità di rifiutare fa parte dell’assertività, che è la libertà di essere ed affermare sé stessi senza aggressività. Ma fa parte di un atteggiamento assertivo anche riconoscere un merito altrui, dire grazie e chiedere scusa, accettare un complimento, proporre e proporsi iniziando un rapporto o una relazione. Non tutti ci sentiamo a nostro agio in queste situazioni e, anzi, in alcuni casi e in determinati ambiti della nostra vita alcune potrebbero provocarci un forte disagio.

Dire di no, per esempio, non è sempre facile, anzi, gli studi ci dicono che è molto più facile dire di sì.

Il perché non è poi così difficile da comprendere: il sì ci identifica con un gruppo, ci fa sentire accettati e amati, mentre il no apre alla possibilità – molto temuta – di venire esclusi dal gruppo e, di conseguenza, di rimanere soli.

Quando si dice di no si ha spesso paura di ferire l’altro o di entrarci in conflitto, mentre il sì mette d’accordo, avvicina le persone e appacifica gli animi. Ma è davvero così?

  • Che cosa succede quando diciamo di sì ma dentro di noi vorremmo dire no?

Questo conflitto tra quello che sentiamo e quello che invece facciamo crea un’incongruenza che sacrifica noi stessi e le nostre necessità. Ecco allora che dire di no mette in risalto i nostri bisogni e i nostri valori e porta alla luce la nostra vera essenza: in questo caso dire di no agli altri significa dire di sì a sé stessi.

Ritengo che questo sia un aspetto fondamentale nella vita e nell’educazione delle persone, che invece viene troppo spesso messo da parte e ignorato. Fin da piccoli ci hanno insegnato a rispettare il prossimo, ad essere gentili e cordiali, cercando di andare d’accordo un po’ con tutti senza creare conflitti. Ci è mai stato insegnato, invece, il rispetto e l’amore per noi stessi? Credo che tutto parta da qui: se si è in pace con sé stessi, se si è capaci di ascoltare i propri bisogni e desideri e di valorizzare sé stessi come persone, allora si sarà senza dubbio più predisposti all’amore per l’altro, al rispetto della diversità e al confronto con chi non la pensa come noi.

 A SCUOLA DI … ASSERTIVITÁ

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L’assertività è una competenza e, come tale, va allenata ed educata. È un percorso che inizia dalla ricerca del sé e della propria autenticità e che non ha una fine – non si arriva mai all’assertività assoluta – ma piuttosto un obiettivo e cioè quello di diventare sempre più profondamente sé stessi. Sono convinta che questo percorso debba iniziare quando siamo piccoli e che l’educazione all’assertività debba essere il vero cuore della scuola pubblica. Il bambino deve crescere con un orecchio sempre attento ai propri bisogni e deve diventare un giovane adulto che sa riconoscere i suoi desideri e sa porsi degli obiettivi. La scuola ha il compito formale e morale di insegnare che il confronto con il diverso non è per forza causa di conflitto ma, anzi, è fonte di crescita e di apprendimento. Vedo troppo spesso insegnanti che mettono in secondo piano gli aspetti umani dell’educazione, per concentrarsi sull’apprendimento spesso mnemonico di regole e fatti. La scuola dovrebbe essere invece un costante esercizio di umanità, un laboratorio di sperimentazione che permetta agli studenti di trovare la propria strada, di capire chi sono, chi vogliono essere e che cosa vogliono fare.

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Per chi di noi non ha ricevuto questo tipo di educazione, non tutto è perduto. Come si è detto prima, quello dell’assertività è un percorso che inizia nel momento in cui cominciamo ad ascoltare i nostri bisogni. Non è mai troppo tardi per fare il primo passo e iniziare a tendere l’orecchio verso noi stessi.

Possiamo fare un esercizio quotidiano ponendoci due domande fondamentali:

  • la prima è “che cosa voglio, e come la penso?” e una volta trovata la risposta dentro di noi, chiediamoci
  • “riesco a trasmettere a chi mi sta intorno la mia opinione e la mia intenzione senza troppe ambiguità anche quando chi mi ascolta non condivide o non approva ciò che dico?”

Da qui comincia il percorso per l’assertività che, piano piano, ci avvicinerà sempre di più alla felicità.