a cura di Francesco Tushin

a cura di Francesco Tushin
La Normandia, terra d’ispirazione che ha accolto artisti, pittori impressionisti e scrittori, quest’anno celebra uno degli autori più amati, Gustave Flaubert e una ricorrenza importante, il bicentenario della sua nascita. Nell’anno che celebra il Bicentenario della nascita di Gustave Flaubert sono tanti gli appuntamenti organizzati per esaltarne la poeticità. La nascita e la sua vita in Normandia, il suo attaccamento alla Regione, soprattutto come territorio per la scrittura di una parte della sua opera, fanno di Flaubert un artista eccezionale nella storia della Normandia.
Gustave Flaubert nacque a Rouen nel 1821 in una famiglia borghese (il padre era un chirurgo stimato). Dopo gli studi liceali si iscrisse alla Facoltà di Diritto di Parigi, ma l’epilessia di cui soffriva fu al tempo stesso causa e pretesto per l’interruzione della sua carriera di studente: non era infatti un segreto che a Flaubert il Diritto non interessasse. Così come non gli interessavano la maggior parte delle cose che gli uomini borghesi del suo tempo facevano per guadagnarsi da vivere. La sua vera passione erano l’arte e la letteratura. Alla morte del padre si ritrovò in possesso di una rendita sufficiente da permettergli di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura.
Un programma culturale molto dettagliato è stato organizzato nella città natale dello scrittore ma anche nel villaggio di Ry, Canteleu, Lyons-la-Forêt, Le Havre, Evreux, Deauville, i dipartimenti della Seine–Maritime e dell’Eure. L’obiettivo del programma è promuovere Flaubert e la Normandia sia a livello nazionale che internazionale.Per conoscere il programma dettagliato potete visitare il sito flaubert21.fr
Ringraziamo Ghilde des Photographes Europe Echanges che, attraverso la condivisione del programma e di alcuni eventi in corso, ci accompagna attraverso i luoghi, le opere e i periodi più significativi della vita del grande scrittore francese.
Sebbene fosse già stato notato da alcuni scrittori, in Italia i romanzi di Flaubert vennero tradotti solo successivamente alla sua morte. Madame Bovary è la prima opera tradotta nel 1881) e la più studiata, seguita da Salammbô (1905), Trois contes (1906), L’Education sentimentale (1908). Troviamo alcuni echi di Flaubert nell’opera di Matilde Serao, in particolare in Fantasia (1881) che si ispira a Madame Bovary. Alla fine dell’Ottocento, e prima della Francia, la comunità letteraria italiana ha colto l’originalità delle riflessioni di Flaubert sull’arte e l’importanza della forma. D’Annunzio e Pirandello gli sono debitori. Il crescente interesse per lo scrittore negli anni ’30 spiega la proliferazione di studi sulla sua estetica che portano a nuove ricerche. La notevole traduzione di Madame Bovary nel 1936 ad opera di Diego Valeri fa risaltare l’opera stilistica dell’autore. Si può considerare che nella seconda metà del Novecento, con i lavori di Alberto Centro su Bouvard e Pécuchet e L’Education sentimentale, compresi i manoscritti di Rouen, nasce lo studio critico dei testi flaubertiani.
Bouvard et Pécuchet è anche la fonte di ispirazione per il romanzo di Alberto Arbasino, Fratelli d’Italia (1963). Nella sua nuova linea editoriale, Italo Calvino mette in evidenza i testi brevi di Flaubert, in particolare i Trois Contes. I ricercatori italiani continuano a contribuire agli “studi critici e genetici” su Flaubert e sono associati alle ricerche svolte dal Centro Flaubert dell’Università di Rouen. (Chantal CORMONT)
Quando Flaubert si trovava in Medio Oriente e in Europa meridionale nel 1851 scoppiò uno scandalo locale. Nel villaggio di Ry, a est di Rouen, si uccise la moglie 27enne del dottor Delamare, forse spinta dalla noia e dai debiti. Il marito morì poco dopo, lasciando la figlia. Un amico di Flaubert lo incoraggiò a trasformare questo dramma in un romanzo e, nonostante Flaubert dichiarò che Madame Bovary fosse pura invenzione, le somiglianze tra questo racconto e la storia di Emma Bovary lasciano il dubbio e si pensa che Yonville–l’Abbaye, dove è ambientato il romanzo, sia proprio basato su Ry. Il villaggio è diventato un’attrazione turistica con l’edificio che pare sia stata la casa Delemare ora museo Madame Bovary e una galleria Bovary che espone scene dal libro. Si può anche visitare la tomba del vero Charles Bovary, Dr Delamare, presso la chiesa locale. Per continuare vai alla pagina curata da Ghilde des Photographes Europe Echanges clicca qui

Madame Bovary uscì a puntate sulla «Revue de Paris» nel 1856, e in volume l’anno seguente. La storia è conosciuta universalmente: Emma, moglie dell’officier de santé Charles Bovary (una sorta di medico condotto), profondamente insoddisfatta della sua vita matrimoniale in una sonnolenta cittadina di provincia, cerca conforto dove può. All’inizio lo trova nei romanzi d’amore, poi in due uomini in carne e ossa, dai quali ottiene però soltanto illusioni e debiti che ne determineranno il tragico epilogo. Il successo del romanzo si confuse da subito con lo scandalo che provocò nella società francese del tempo. Flaubert venne formalmente accusato e portato in tribunale per oltraggio alla morale e alla religione, tuttavia, se da quel momento la sua carriera di scrittore conobbe alti e bassi frequenti, ciò non fu responsabilità dei giudici (che anzi lo assolsero), bensì dell’incostanza della sua vena letteraria. Quando morì, nel 1880, lasciò un romanzo incompiuto, Bouvard e Pécuchet, poi pubblicato postumo l’anno seguente, e non fece in tempo a sospettare che Emma Bovary, il personaggio che lo aveva ricoperto di lodi e infamia, sarebbe vissuta per sempre anche in altre forme.
Questa è la definizione di bovarismo fornita dal Vocabolario Treccani. È una parola comunemente usata e perciò è entrata a far parte della lingua italiana.
Deriva indubbiamente dal romanzo di Flaubert, tuttavia la sua esistenza è legata a filo doppio con il lavoro e la mediazione di Jules de Gaultier (1858-1942) che nel 1892 pubblicò uno studio intitolato Le Bovarysme. La psychologie dans l’œuvre de Flaubert, poi ripreso e riformulato nel saggio del 1902 Le Bovarysme: essai sur le pouvoir d’imaginer. Per bovarismo, de Gaultier intende una disposizione generale presente in ogni essere umano, che porta l’individuo a vedersi diverso da quel che è in realtà. Ciò è tipico negli individui dalla personalità debole che non possiedono un grande concetto di sé: si scelgono un modello — reale o meno non importa — e fanno di tutto per tendere verso di esso, imitandolo e perdendo così di vista quelle che invece sono le loro vere specificità. L’impossibilità di eguagliare il modello non è un ostacolo, anzi viene compensata dall’impossibilità di accorgersi che il traguardo è irraggiungibile: una circostanza fatale, che rende questa distorsione un fenomeno duraturo.