Con Giuseppe Bellucci la poesia si fa ottava rima

.LE POETICHE VIE DEL DIALOGO INTERGENERAZIONALE… UN ANNO DI VERSI DIVERSI 

AGOSTO … il silenzio che danza

Ha ancora validità parlare oggi di ottava rima? Personalmente sono convinto di sì. La scomparsa di quel mondo nel quale si muovevano gli improvvisatori ci priva del canto, della estemporaneità, ma non certo della capacità di scriverne. È innegabile che nella costruzione dell’ottava occorre la conoscenza dell’analisi logica e ciò aiuta a migliorare anche la modalità di scrittura. Qui nella provincia di Viterbo, culla di poeti in ottava fino a qualche decennio fa, si assiste ad un deserto canoro. Può veramente il cambiamento sociale seppellire definitivamente un patrimonio culturale di così lunga durata? (Giuseppe Bellucci)

Ad agosto

– al mare, in  montagna, al lago- 

nei  luoghi  dell'”otium” di mezza estate,

il silenzio danza  con l’ottava rima e l’audiolettura di Giuseppe Bellucci… 

IL MARE

Perennemente inquieto

lancia le onde a conquistar la riva.

Ora la morde ed ora l’accarezza;

mai s’addormenta

né sa cos’è stanchezza.

 

 

E quando a sera

morbidamente cheta

lo sciabordìo del giorno,

ecco la luna

pendere dal cielo.

Oh come, mare, i miei pensieri erranti

somigliano ai tuoi flutti.

 

 

E intanto che la sera

il più tardi a venir

spero che sia,

la Musa veglia

e mai da me si parte.

Luglio 2022

MATTINATA A MONTE FOGLIANO

Canti che si rincorrono di uccelli,

in questa pace verde di collina,

sotto l’ombre di faggi e cerri snelli,

più lo spirto alla terra s’avvicina.

 

C’è intorno un volteggiare di farfalle,

s’ode il ronzìo di un’ape su di un fiore,

sento il sole baciarmi sulle spalle

mentre spalmo sul foglio del colore.

 

L’alito fresco m’accarezza il viso

del venticel che tra le fronde spira,

sembra quasi di un angelo l’avviso

che dice al core questo incanto ammira.

 

Ed io che del messaggio fo tesoro

trasmetto sulla carta da disegno,

pur senza farne gran capolavoro

nell’uso dei color tutto l’impegno.

01 giugno 2020

IN VETTA AL MONTE AMIATA

Fu l’anno scorso, con la seggiovia,

che raggiunsi la vetta dell’Amiata,

risparmiandomi l’ardua camminata

d’un percorso che a farlo è gran follia.

 

 

Oh che bello librarsi, in fede mia,

non mi credevo rasentar le fronde,

guardando in su, lo spirito si effonde

e mentalmente genera poesia.

 

 

D’in su la vetta, nella valle amena

gettai lo sguardo sul vasto orizzonte,

fino a vedere il lago di Bolsena.

 

 

Che visioni stupende da quel monte

dominato dall’alta, ferrea croce,

ai piedi della qual lasciai le impronte.

 

 08 agosto 2019