Cartoline dalla Tuscia/ Sabato pomeriggio a Gradoli

ABITARE IL TERRITORIO… LUOGHI, PERSONE E COMUNITÁ

SABATO POMERIGGIO AL PALAZZO FARNESE DI GRADOLI (VT)

Il Palazzo Farnese di Gradoli rappresenta uno dei primi episodi di dimora umanistica, testimonianza della nuova etica del vivere rinascimentale. Nel 1517 il cardinale Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III, incarica Antonio da Sangallo il Giovane di realizzare il raffinato palazzo isolato ed incombente sul tessuto urbano di Gradoli.  Il modello tipologico della dimora signorile rinascimentale trova nel palazzo di Gradoli la sua più tradizionale espressione nella sua articolazione architettonica e nel complesso decorativo delle stanze nobili incentrato sulla decorazione dipinta delle pareti e sull’orditura dei soffitti lignei cassettonati decorati da complessi geroglifici dai complicati significati simbolici e sapienziali di matrice neo-platonica, da scenette di contenuto mitologico e allegorico, nonché da una ripetuta reiterazione dei riferimenti araldici della famiglia Farnese, sia del ramo laico sia del ramo clericale.

Attualmente è residenza comunale e, dal 1998, ospita anche il Museo del Costume Farnesiano, (i costumi sono stati realizzati fedelmente sulla base degli affreschi del palazzo Farnese di Caprarola).

Palazzo Farnese – decorazione pittorica realizzata dalle maestranze della scuola di Raffaello (dettagli)- Gradoli (VT) 

Il Salone Ducale,

attualmente adibito ad aula consiliare del Comune di Gradoli,

ospita eventi e manifestazioni culturali promosse da singoli cittadini o associazioni,

come la conferenza tenutasi  sabato  28 ottobre,

promossa dal Comune di Gradoli,  in collaborazione con la sezione Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti onlus (UICI),  il Gruppo d’Arte Incontriamo il nostro tempo, Geapolis,  Artemisia, il Comitato Gemellaggi  People & Europe Cooperation  e il Consorzio Turistico Lago di Bolsena .

 

STORIA ARTE CULTURA INTORNO AL LAGO DI BOLSENA… Ne  hanno parlato

Quirino GALLI (direttore del Museo delle Tradizioni Popolari di Canepina)

Fulvio RICCI (Direttore del museo del Costume Farnesiano di Gradoli).

 

Un’occasione  preziosa per condividere con le giovani generazioni, e non solo,

i miti, le leggende, i riti, le feste primaverili intorno a lago di Bolsena,

con un particolare richiamo al Carnevale e alle tradizioni Gradolesi,

a  partire dalle ricerche del Professore Quirino Galli,

coordinate  nell’ambito del Gruppo interdisciplinare per lo studio della cultura tradizionale dell’Alto Lazio.

L’impegno riguarda

la valorizzazione, la conservazione e la trasmissione della cultura locale

alle nuove generazioni

anche attraverso il loro coinvolgimento  attivo e l’utilizzo delle nuove tecnologie.

Per questo proponiamo di seguito alcuni passaggi della conferenza curati dal professore Quirino GALLI.

MITI E LEGGENDE INTORNO AL LAGO DI BOLSENA: il rapporto tra uomo e territorio

a cura di Quirino GALLI

audioletture di Giovanna Angelone e Maria Renzi 

Miti e leggende intorno al Lago di Bolsena è una raccolta di testi appartenenti alla tradizione orale documentati intorno al Lago di Bolsena, che hanno per argomento lo stesso lago, la sua origine, la sua presenza nella storia e nella cultura delle comunità rivierasche: Marta, Capodimonte, Valentano, Gradoli, Grotte di Castro, San Lorenzo Nuovo, Bolsena, Montefiascone.

La raccolta è stata portata avanti tra il 1974 e il 1993. Nei testi Passato e Presente sembrano confrontarsi, ma, di fatto, essi convivono in un paesaggio dove affiorano le testimonianze della protostoria e pulsano i ritmi della vita moderna; e l’uno penetra nell’altro, come la civiltà agropastorale penetra in quella industriale.

In queste narrazioni, tra le molte prospettive di studio, che possono ri­guardare la complessa materia, quella prescelta è il rapporto tra uomo e territorio, come dimensione e risorsa della narrazione mi­tica. Pertanto, i 172 documenti sono ripartiti in sette capitoli.

IL PRIMO CAPITOLO riporta le narrazioni intorno a ciò che genera una visione mitica del lago: un toro, simbolo della vis generandi, che parte ora da una riva, ora dall’altra per raggiungere un’isola, dove si accoppia con le vacche.

IL SECONDO CAPITOLO raccoglie le narrazioni che hanno per tema l’origine del lago, un’origine che non ha nulla di geologico, ma piuttosto il confronto tra il bene e il male, risolto a favore del primo attraverso il diluvio.

IL TERZO CAPITOLO prospetta, con i suoi testi, una sorta di fascinazione che il lago esercita sulle comunità, perché nelle sue profondità è l’origine della sopravvivenza umana.

Gruppo d’arte “Incontriamo il nostro tempo” Gallery – Scultura di Luigi Fondi e dipinto di Riccardo Sanna 

NEL QUARTO CAPITOLO sono raccolti quei testi nei quali le fonti, attraverso le narrazioni, pongono attorno allo specchio d’acqua un mondo che trascende la realtà: quello dei Santi Patroni.

Anche NEL QUINTO il tema dei testi è il mondo trascendente dei santi, ma di questi i narratori vogliono anche, secondo il realismo della cultura popolare, evidenziare la loro appartenenza alla vita terrena, quella vissuta quotidianamente da uomini e donne.

Anche IL SESTO CAPITOLO conferma, attraverso i suoi testi, questa riduzione a un orizzonte prossimo alle aspettative della tradizione popolare; i protagonisti, infatti, sono  personaggi della Storia, principi e regine, che hanno avuto una loro presenza nel territorio; in effetti le narrazioni delle vicende di quei personaggi non hanno un’obbiettività storica, ma sono la conseguenza di una riduzione al mondo del narratore e per questo assumono lo stile di una narrazione leggendaria; a volte in questa riduzione entrano soggetti provenienti da altre culture, germanica e persiana per esempio, frutto di letture che poi sono divenute storie locali.

Nel SETTIMO CAPITOLO sono raccolte le narrazioni che appartengono alla Notte, ovvero a una condizione esistenziale segnata da timori e insicurezze che provengono da molto lontano e che si rivelano nelle presenze di demoni e streghe, ma anche di maghi, ovvero di entità straordinarie; e anche qui il racconto assume il senso e il significato della leggenda, proponendo figure che appartengono al mondo popolare all’interno del quale hanno una valenza emblematica.

MITOGENESI (capitolo primo)

Agli inizi del XVIII secolo un meteorite si abbatté sulla costa del Lago di Bolsena e dell’accaduto, spiegato fors’anche  come manifestazione di una volontà punitrice, si ebbero riflessi nella vita pubblica.

Il testo che apre questa raccolta di miti e leggende fu fornito dalla fonte, ostile e reticente verso ogni prodotto della fantasia, come prova di un fatto realmente accaduto. Mentre tutte le altre fonti, pur dando l’attraversata del toro come un tratto della storia della propria comunità, non si rifiutavano di narrare accadimenti raccolti nel puro “sentito dire”. È da questo aspetto costitutivo dei testi, e dalle stesse divergenze tra i medesimi, che nasce il profilo del mito. Comune a tutte le fonti è che la narrazione ha un fondamento di verità storica; ad esempio, per un verso la presenza di mandrie su vasti fondi agricoli a ridosso delle rive lacustri, per un altro le capacità del toro e della vacca, in virtù della loro potenza fisica, di percorrere a nuoto grandi distanze nelle acque del lago. In un caso e nell’altro il fattore determinante è il rapporto con l’ambiente. Infatti la vivacità e la ricchezza narrativa dei testi si affievoliscono, fino a scomparire, man mano che ci si allontana da quella zone della costa che sono più idonee all’allevamento bovino.

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TORI E VACCHE DEL LAGO 

Prima a Monte Bisenzio c’era la muccheria che era de Brenciaglia: le mucche, erano le vacche, quelle maremmane antiche; allora, all’isola c’erano le mucche proprio le mucche. Le mucche rugnavano e ‘l toro, laggiù, ha ‘nteso rugnà’, è ito a la vorta dell’isola. Pe’ ‘m po’ de tempo non ze ne sò’ ‘ccorti, perché ‘sto toro annava su, faceva ll’amore e ppo’ magnava le broccoli. All’ isola c’era ‘l pòro Vitaletti, ‘l pòro Memmo. Allora ‘sto toro da llì ggiù faceva tutto ‘sto tratto all’isola, magnava, faceva ll’amore e ppo’ ritornava alla bbase.

La mattina, quanno che i muccaro annava ggiù a guardà’ le bbestie, ‘l toro era a pposto. E cc’era ‘sta chiacchiera de ‘sto toro; mo’, ‘n certo punto: le broccoli rierano magnati, dice: “Ma li magneranno le mucche stesse”. Invece le magnava ‘l toro, perché, dunque, doppo avé’ fatto l’amore, avea pure da magnà’. Allora ch’è ssuccesso? Che ‘n giorno passava ‘m pescatore e ‘ntese un macello: il toro, quando nota fa ‘l macello, e ppo’ ci-ha le coma; allora ‘sto pescatore comincia a vvenì’ a Capodimonte…:

«E ssu pe’ ‘l llago c’è ‘ldiavolo, c’è ‘l diavolo co’ le corna!»

«Ma lète.»

«L’ho vvisto ‘sta notte ‘r diavolo!»

Mo ‘n ci credìa gnuno: era ‘n diavolo co’ le corna. E allora hanno fatto la posta a ‘sto toro: ‘l diavolo era ‘sto toro.

Dicivono che llà pe’ ‘l llago c’era ‘l diavolo.

(Capodimonte 1989)

L'ORIGINE DEL LAGO (capitolo secondo)

[…] Miti che narrano dell’esistenza di vita sul fondo di vallate poi colmate dalle acque sono diffusi presso molte culture. Nel lago di Bolsena si può pensare alla sedimentazione nella memoria collettiva di avvenimenti relativamente recenti, affidati alla storia etrusco-romana, e recentissimi, connessi alla possibile emersione e successiva sommersione di antichi insediamenti abitativi riutilizzati in epoca medievale. […]

A tutti i testi è comune, con tratti più o meno evidenti, un paesaggio: quello del fondo del lago, fatto di gallerie, di case, di strade, di chiese e campanili. Sono tutti simboli di una vita radicata nell’inconscio collettivo: la galleria, simbolo del ritorno alla terra, la casa, simbolo di una primaria vita comune, la strada, simbolo di dominio sul territorio, la chiesa e il campanile, simboli della divinizzazione del lago e del fascino del profondo.  Per tutti questi testi, sia che implichino l’azione del vulcano, ovvero del fuoco, sia che implichino l’azione del diluvio, ovvero dell’acqua, cognizioni culturali e motivazioni antropologiche si sovrappongono.

IL DILUVIO 

Prima Marta non c’era: c’era però il laco, adera ‘na città; ché pe’ ddu’ sorelle nasce il laco. Tutte ‘ste strade che se veggono dicono che sieno le strade che cc’erano quanno c’era la città. Dice che erano du’ sorelle: una tanto ricca e una tanto povera. Allora quella povera la matti­na gli annava a ffa’ il ppane e non glie dava mai ‘na spina, gniente. Lei n’ ze lavava mai le mani, allora annava a ccasa se lavava le mani e co’ quell’acqua che se lavava le mani ce faceva la pizza e cce faceva magnà’ li figli. Allora un giorno, dice che gli annò l’angelo, disse:

«Va vvia, va in cima al monte, va in cima al monte.»

Quella donna, dice che prese le fijie e annò in cima al monte…:

«Non te arivoltà, vé’»

Dice che quanno s’arivortò vidde la città: tutta un laco. Dice:

«Eh, pora sorella mia.»

Marta 1975

IL CIELO SUL LAGO (capitolo quinto)

Molte delle fonti, prevalentemente martane, osservano che con Santa Maria Maddalena e settentrione, Santa Margherita a meridione, Santa Cristina a oriente e santa Marta a occidente, protettrici nell’ordine di Gradoli, Montefiascone, Bolsena e Marta, si forma sul lago una Croce. È una Croce che si distende sulle acque e sulle terre, che  domina e protegge la vita degli uomini, degli animali e delle piante che vivono sotto di essa; è un segno che accomuna tutti i gruppi umani che stanno attorno al lago. Nell’immagine della croce che sovrasta la terra due sentimenti vengono a porsi l’uno dinanzi all’altro: l’aspirazione alla stabilità celeste e la variabilità del vivere quotidiano.

Nel territorio dove c’è la chiesa di San Vittore e c’è la Madonna di San Vittore, miracolosa, c’è “l’acqua della rogna” dov’è una fontana antichissima dove era la via etrusca; quando San Vittore ha ffatto il mira­colo che venivano gl’invasori, gente barbara del Nord che montava per distruggere Gradoli, oppure le zone dove passava, e ha ffatto apparì’ ‘na grossa nebbia, lloro se sò’ fermati e hanno bivaccato pe’ due, tre giorni. Bevendo quest’acqua, a mano a mano se sò’ disfunzionati.

E’ il miracolo della Madonna de San Vittore che ogni tanto, a secon­do de come se comportavano, a seconda delle vicissitudini, spariva; e ssonavano le campane perché era fuggita dal muro e era annata a ffinì’ sopra ‘l castagno. Allora ricorreva il popolo e la riportava su.  

Gradoli 1993

LA NOTTE SUL LAGO (capitolo settimo)

L’origine della strega, al pari della demonizzazione delle classi rurali, come effetto di una volontà repressiva ha confini storici definiti. È in particolare nel tardo Medioevo, e specificamente presso le gerarchie ecclesiastiche, che nasceva la convinzione della strega identificabile in ogni donna, per cui, come si asserisce nel Malleus maleficarum,  la donna,  a causa della sua  debolezza e a motivo del suo intelletto inferiore é predisposta a cedere alle tentazioni.   La strega può esercitare i suoi poteri, si sosteneva in quello scritto, sulle naturali capacità generative di ogni donna e di ogni uomo, poteri che le sono dati direttamente dal diavolo, che per primo istigò la donna al peccato carnale.

La notte sul lago … le streghe (n. 165 pag. 210)

Un omo sposò una donna. A un certo punto questo se sveglia la mattina e non trova più la moglie nel letto…

«E que’ – dice – do’ è ‘nnata a ffinì’? Va bbe’ – dice – sarà annata a  pijià’ qualche ccosa.»

Prese um pò de robba lue pe’ mangià’ e andò a la stalla. Quando fu a  la stalla, invece de trovà’ un zomaro, trovò ‘n zomaro e ‘na somara. Dice: «E que’ chi ce l’ha lasciata? Io approfitto.»

Gli empì le su’ tre, quattro ballette de stabbio, caricò ‘st’asina e ‘sto somaro e ppartì in campagna. E passando dal fabbretto aveva fatto ferrà’ sta somara. Faceva um po’ per uno co’ l’aratro a ‘nzorcà’. Annò a ccasa per bene, poi glié dette ‘l fieno, la lolla, poi annò a ffa’ ‘1 zu’ quartuccio.  Quanno riannò ccasa, bussò… tutto ‘n zilenzio. Dice:

«’Nco’ n’è vvenuta a ccasa. Ma – dice – oh?!»

Cerca, cerca, chiamò, quando aprì la porta de la camera, trovò ’sta  pora donna: morta, sfinita.

«E cche cci-hai? Te senti male? – dice – Io stamane sò’ ’nnato via. «Eh! – dice – Le sa’ tu perché sto mmale!»

«lo le so? Mbe’ – dice – io vengo da fori adesso.»

‘Sta donna ci-aveva le mano sotto al lenzolo…

«Eh! Le sa tu – dice – che mm’ha’ fatto!»

«Io venivo a ffa’ del male a tte? Ma ‘n ze’ la mi’ moglie?». «Eh! – dice – Guarda ‘m po’…»

E tirò fori e ci-aveva ancora i ferri attaccati a le mani:

«Ah! Porca miseria! Allora tu si ‘na strega?!»

Allora prese la scopa, ma se ricordò che se la strega in punto de morte toccava la scopa e ‘n altro la toccava, glié passava quello che era lei a lui. Allora no: andò a chiamà’ il curato e la fece benedi’.  

Grotte di Castro 1993

ARCHETIPI E TRADIZIONE ORALE IN UNA CIVILTÁ CONDIZIONATA DALLA SCIENZA

“Il vero problema (scrive l’autore della raccolta, Q. Galli, nella Introduzione al volume) resta quello di dare a questi documenti della tradizione orale un diritto di cittadinanza in una civiltà condizionata dalla Scienza. Sarebbe un errore sia ritenere che essi siano opera di fanta­sia, sia ricercare quanti e quali dei loro elementi corrispondano al mondo delle cose razionali. Le narrazioni dell’origine del Lago di Bolsena, ad esempio, non sono, contrariamente a quanto vorrebbero le stesse fonti, un tentativo di spiegazione, ma soltanto una interpretazione di un rapporto millenario tra l’uomo e il lago. Per tali narrazioni, infatti, bisogna tener conto di quanto in esse si è sedimentato dalle diverse culture che si sono sovrapposte nel territorio, di quanto appartiene a un modello arche­tipico, di quanto appartiene a uno stile letterario e immaginifico”.

Rinvio bibliografico:

Quirino GALLI, Miti e leggende intorno al Lago di Bolsena, Viterbo, Quatrini, 1994, pp. 237; ristampa anastatica 2018.

VISIONI E OLTRE… LA CULTURA ACCESSIBILE A TUTTI

Era il Giugno del 2007 e i direttori dei musei della provincia di Viterbo erano impegnati in un viaggio di formazione attraverso alcuni musei toscani. Nacque in quell’occasione l’idea di realizzare un convegno DEMOS (Sistema Museale Tematico Demo/EtnoAntropologico della regione Lazio) sul buon uso della MULTISENSORIALITÁ negli allestimenti museali. Dal 21 al 23 maggio 2010, con il titolo VISIONI E OLTRE. Musei e multisensorialità, l’evento veniva organizzato.  il programma ha visto alternarsi le visite ai cinque musei antropologici della provincia di Viterbo: Museo civico “Gustavo VI di Svezia” a Blera, Museo delle tradizioni popolari di Canepina, Museo del vino e delle Scienze agroalimentari di Castiglione in Teverina, il Museo del brigantaggio di Cellere e il Museo della Terra di Latera. Organizzate  tre sedute di relazioni di museografi locali di diversa estrazione, museografi di altre regioni, individuati in base alle loro scelte espositive, particolarmente convincenti dal punto di vista dell’accessibilità e della sensorialità, ed artisti votati all’uso della tecnologia e della multisensorialità.

Di seguito disponibile in formato pdf lo studio del professore Quirino Galli relativo al tema della  Multisensorialità e  accessibilità  al Museo delle tradizioni popolari di Canepina,  tratto dal volume VISIONI E OLTRE. Atti di un convegno del Musei Antropologici della Provincia di Viterbo).