4/GESTI E SGUARDI che domandano ASCOLTO

12 MESI DI SGUARDI DIVERSI PER… RI-FIORIRE 

     a cura di Claudia MONTEBOVE 

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE

“Io ho imparato ad ascoltare gli occhi che parlano”.

Questa frase di Antonio Bindi mi ha fatto riflettere sull’ASCOLTO che va oltre il sentire, oltre il suono delle parole.

Si tratta di un tipo di ascolto che richiede empatia, capacità di osservazione, attenzione nei confronti di chi ci vuole comunicare qualcosa.

Questo tipo di ascolto è fondamentale quando ci troviamo di fronte a persone con disabilità. A volte è necessario intuire bisogni e desideri anche da piccoli suoni, gesti, atteggiamenti.

In questo i genitori sono bravissimi, si fanno interpreti dei figli, basta uno sguardo per comunicare.

I GENITORI SONO I PRIMI AD ESSERE COINVOLTI…

Può capitare infatti che la comunicazione non avvenga verbalmente, ma si concretizzi in comportamenti, come un sorriso di approvazione o una gesto di rifiuto. Allora bisogna osservare bene, essere in grado di cogliere i segnali che rendono palesi le preferenze.

Tutti possono essere aiutati a trovare il proprio modo di comunicare, attraverso gli strumenti più adatti. Non bisogna permettere che la persona rinunci a esprimere una scelta personale perché comunicarla risulta difficile.

L’approccio alla disabilità, oggi, mette al centro la persona con le sue abilità in un percorso volto alla realizzazione di un progetto di vita che tenga conto delle competenze e valorizzi le abilità.

Questo presuppone la necessità di mettersi in ascolto, per capire quali sono le esigenze e i desideri della persona e scegliere INSIEME il percorso da fare.

L’obiettivo è costruire progetti di vita personalizzati, che cambiano nel tempo. Non ci si può sostituire alla persona, le si cammina accanto per accompagnarla e sostenerla, ma anche per comprendere quale strada vuole percorrere e perché.

Per capire quando si sente felice e realizzata, quando si sente frustrata.

L’inclusione presuppone l’ascolto, il confronto, la condivisione. Essere ascoltati significa sentirsi accolti, trovarsi sullo stesso piano dell’interlocutore, essere liberi di scegliere.

ANTONIO BINDI… POETICAMENTE ASCOLTARE

Io ho imparato ad ascoltare gli occhi che parlano. Questa frase di Antonio Bindi mi ha fatto riflettere sull’ASCOLTO che va oltre il sentire, oltre il suono delle parole. Si tratta di un tipo di ascolto che richiede empatia, capacità di osservazione, attenzione nei confronti di chi ci vuole comunicare qualcosa. Questo tipo di ascolto è fondamentale quando ci troviamo di fronte a persone con disabilità. `{`...`}` (Claudia Montebove)
L'ASCOLTO. L'ascolto è un orologio fermo/perché il tempo è per l'altro./L'ascolto è un passo lento/ perché aspetta l'altro./ L'ascolto è una coperta/che avvolge e riscalda./ L'ascolto è il silenzio/del cuore che batte per l'altro.

adesso in prosa…

Riflettendo sull'ASCOLTO, la prima parola a cui penso è ``SILENZIO``. Silenzio delle nostre parole, questo è ovvio, ma io penso al silenzio in molti aspetti. SILENZIO DEI PENSIERI, perché l'ascolto deve essere attivo per far radicare ciò che ci dice l'altro nella nostra mente. SILENZIO DEGLI OROLOGI: l'ascolto deve fermare il tempo, l'ascolto vero non deve avere fretta. SILENZIO DEI PASSI: l'ascolto vero ti deve far fermare, perché aspetta l'altro, non supera, non cambia strada. Silenzio, L'ASCOLTO É SILENZIO, dove poter sentire solo il battito del cuore per un altro essere umano. (Maestra IVANA)

IN RETE FARE RETE. I LABORATORI 

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 IL LINGUAGGIO DEI FIORI – LABORATORIO CREATIVO

a cura del CENTRO DIURNO  L’ORIZZONTE  a Migliarino pisano nel comune di Vecchiano (PI), in collaborazione con gli operatori della  COOPERATIVA “LA SALUTE” di Lucca

LABORATORIO “IMMAGINO LA PAROLA”

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