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Un nuovo appuntamento con il LABORATORIO DEL RACCONTO per continuare ad ascoltare le storie e le esperienze delle protagoniste dell’evento in presenza “IL FILO RACCONTA. Ricamare storie per unire mondi” promosso a Blera (VT) dall’Associazione di Promozione Sociale (APS) TEMPO CREATIVO . Un’intensa giornata dedicata al ricamo, guidati da Mariacarmela Milano e Kristel Habakukk, con richiami, attraverso fili, linee, colori e mani operose, a simboli e immagini dalle radici diffuse che si ritrovano in epoche e luoghi apparentemente lontani. Un’occasione di conoscenza e confronto tra realtà associative e persone che seguono percorsi sociali con un contagioso spirito costruttivo di solidarietà, fiducia e bellezza.
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MARIA CARMELA MILANO ha accolto la proposta di
condividere la sua storia con GEAPOLIS COMMUNITY
all’interno del LABORATORIO DEL RACCONTO
alla vigilia della sua partecipazione al ROMAEUROPA FESTIVAL
in corso presso l’Aula Studio La Pelanda- al Mattatoio di Roma
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Maria Carmela Milano interverrà dal 30 ottobre al 15 Novembre 2026 nella sezione Kids della rassegna con una grande installazione di Arte Tessile, dal titolo Il cielo è di tutti. Costruttori di Stelle, un’opera d’arte partecipata presentata in collaborazione con Edoardo Paissan.
“Al centro del playground una grande figura femminile di stoffa, La Grande Notte, accoglie i bambini come un cielo da abitare. Distesa nello spazio, la sua presenza richiama l’antica dea Nut, il corpo celeste che accoglie e genera le stelle, e diventa metafora di un universo ancora da costruire. Intorno alla Grande Notte si aprono tre esperienze di laboratorio: disegnare, ricamare e colorare. I bambini sono invitati a creare stelle, sogni e costellazioni attraverso fili, tessuti, colori e segni. Ogni partecipante affida alla notte e al cielo un proprio desiderio, un sogno, un pensiero”.
I manufatti realizzati dai bambini verranno successivamente integrati nella grande installazione.
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Maria Carmela Milano, è un artista interdisciplinare.
Da sempre affascinata dal lavoro sul proprio corpo e dalle infinite possibilità di interazione attraverso esso, canalizza la sua ricerca attraverso differenti modalità espressive: inizialmente lavora con la body art e le installazioni meccaniche, si appassiona alla fotografia e all’incisione, fino ad arrivare alla ricerca attuale concentrata soprattutto sull’uso di fibre tessili, utilizzando diverse tecniche: la tessitura, l’uncinetto, la maglia e il ricamo, tutte tecniche apprese durante l’infanzia nella casa materna dove lavoravano i tessuti le donne di tutta la sua famiglia. Le sue opere sono il risultato di una ricerca approfondita fatta direttamente sulla propria pelle. Il Corpo resta il tramite tra se stessa e gli altri, tra se stessa e il mondo intorno.
Insieme ad altri artisti e performers, nel 2001 fonda il collettivo Santasangre, compagnia di teatro sperimentale di fama internazionale.
Nella ricerca artistica di Maria Carmela il corpo ha un ruolo fondamentale: «il corpo è artefice di tutti quei processi di comunicazione e di connessione con il mondo esterno. È attraverso il mio corpo, la sua pelle, le sue emozioni, la sua memoria, i suoi abiti che l’intimo diventa materiale condivisibile e osservabile ».
Maria Carmela Milano propone attraverso l’uso di diversi linguaggi situazioni in cui il corpo si racconta nella sua più intima natura, libero da qualsiasi sovrastruttura.
Dal 2001 si occupa della progettazione e realizzazione di laboratori creativi per bambini/e e adulti/e normodotati e diversabili, in diversi contesti, festival, librerie, studi di logopedia, onlus, concentrandosi soprattutto sull’uso di materiali tessili attraverso strumenti tradizionali.
Nel 2021 insieme a Silvia Adiutori realizza laboratori di Arterapia Tessile con il colletivo T-Essere di cui è coofondatrice.
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Dove e in che modo ti sei avvicinata all’arte del “cucito creativo”?
Mi sono avvicinata al cucito creativo nell’infanzia, nella casa materna, dove il lavoro sul tessile era parte della vita quotidiana. Le donne della mia famiglia cucivano, ricamavano, intrecciavano fili come gesto necessario, ma anche come forma di trasmissione silenziosa. Quel sapere è rimasto a lungo in una zona latente, mentre il mio percorso artistico si sviluppava attraverso il corpo: performance, installazioni, fotografia. Ho sempre lavorato sulla pelle come superficie di iscrizione, come luogo di confine tra interno ed esterno. L’ incontro consapevole con il tessile è avvenuto quando ho riconosciuto una corrispondenza profonda tra il corpo e il tessuto: entrambi sono materia viva, attraversata, stratificata. Da quel momento il cucito creativo è diventato per me non solo tecnica, ma linguaggio.
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Quale la motivazione principale?
La mia motivazione nasce da una tensione tra visibile e invisibile. Il tessile porta con sé una storia marginale, spesso relegata allo spazio domestico e al lavoro femminile. Io ho scelto di abitare proprio quel margine, di attraversarlo e renderlo visibile. Lavoro con il filo perché è una linea che connette. Connette parti del corpo, frammenti di memoria, storie individuali e collettive. Ricamare, cucire, intrecciare non sono per me gesti decorativi, ma atti di costruzione di senso. Sono pratiche lente che permettono di sostare, di ascoltare, di trasformare. Il filo diventa una metafora narrativa: attraverso di esso racconto storie, costruisco trame, metto in relazione. Il mio lavoro nasce da questa urgenza: trasformare un sapere fragile in uno spazio di forza, e fare del tessile un linguaggio capace di generare connessioni profonde tra corpo, identità e comunità.
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In che modo il cucito creativo si inserisce nelle tue attività professionali e nel tuo impegno sociale e culturale?
Il tessile è il punto di incontro tra la mia ricerca artistica e il mio impegno sociale. Nel mio lavoro utilizzo il linguaggio tessile perché è intrinsecamente relazionale: il filo unisce, tiene, attraversa. È un medium che si presta naturalmente alla costruzione di legami. Da molti anni conduco laboratori con donne, bambini e persone con fragilità, in particolare con disturbi dell’apprendimento e con donne migranti. In questi contesti il cucito creativo diventa uno spazio accessibile, in cui è possibile esprimersi anche senza passare dalla parola. Attraverso il gesto ripetitivo del cucire si crea un tempo altro, sospeso, in cui emergono storie,
memorie, identità. Si costruiscono “trame” non solo materiali, ma relazionali. Parallelamente, nella mia pratica artistica, il tessile mi permette di lavorare su una dimensione che definirei organica: quando penso al corpo ̶ al suo essere tessuto, sistema, intreccio ̶ penso naturalmente alla fibra, alla possibilità di costruire opere che siano esse stesse corpi. Il cucito creativo diventa così linguaggio artistico, pratica educativa, dispositivo relazionale e spazio di integrazione.
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Quali le tue esperienze formative e professionali più significative?
La mia formazione non segue un percorso lineare, ma stratificato, come i materiali con cui lavoro. Le esperienze più significative nascono dall’incontro tra linguaggi differenti: la performance, il teatro sperimentale, le arti visive. La fondazione del collettivo Santasangre ha rappresentato un momento fondamentale, perché mi ha permesso di lavorare sul corpo come dispositivo scenico e relazionale, di pensarlo come luogo attraversato da immagini, suoni, tensioni. Parallelamente, l’esperienza laboratoriale – che porto avanti da oltre vent’anni – ha inciso profondamente sulla mia pratica. Lavorare con bambini, con persone con fragilità, con donne in contesti sociali complessi, ha trasformato il mio modo di intendere l’arte: non più solo produzione di opere, ma costruzione di spazi. Spazi in cui il corpo può esprimersi, in cui il gesto diventa linguaggio, in cui la relazione è parte integrante del processo creativo.
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Blera (VT), Sala San Nicolò. “IL FILO RACCONTA. Ricamare storie per unire mondi”. Laboratori a cura di Mariacarmela MILANO
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Partiamo dal laboratorio di cucito creativo proposto a Blera. Ci parli del progetto? Come è nato?
Il progetto nasce da una riflessione che attraversa da tempo il mio lavoro: il corpo come luogo abitato. All’origine c’è una ricerca sulle anatomie, sulla possibilità di rappresentare l’interno del corpo umano attraverso il tessile. Ho iniziato realizzando organi all’uncinetto, sculture morbide, colorate, vive. Una geografia anatomica costruita filo dopo filo. In quel processo è emersa una visione: il corpo come casa. La nostra prima casa. Uno spazio che abitiamo ma che spesso non conosciamo davvero. Questa casa è fatta di tessuti organici, attraversata da ritmi, pulsazioni, movimenti. Al centro di questa geografia c’ è il cuore ̶ cor, nella sua radice latina ̶ come nucleo vitale, simbolico, relazionale. Il progetto “Il cuore come mappa” nasce da qui: dal desiderio di guardare il corpo dall’interno, riconoscere ciò che ci accomuna, e restituirlo in forma condivisibile. Nel laboratorio di Blera questa ricerca si è tradotta in un processo partecipato: ogni persona è stata invitata a costruire il proprio cuore, non come rappresentazione anatomica, ma come mappa emotiva.
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In quali contesti è stato proposto? Quali i risultati?
Il progetto è stato proposto in contesti culturali e sociali eterogenei, coinvolgendo persone di età, provenienze e storie differenti. Ciò che mi interessa non è tanto il risultato formale, quanto ciò che accade nel processo. Nel lavoro condiviso emergono dinamiche profonde: il riconoscimento reciproco, la possibilità di raccontarsi senza esporsi direttamente, la costruzione di uno spazio di fiducia. In particolare, nei gruppi di donne e nei contesti interculturali, il tessile attiva una memoria comune. Anche quando le lingue sono diverse, il gesto del cucire crea un terreno condiviso. I risultati più significativi sono invisibili: un aumento della consapevolezza di sé, una maggiore fiducia nelle proprie capacità, la nascita di relazioni. Si creano piccole comunità temporanee, tenute insieme da fili reali e simbolici.
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Quali le persone o i maestri che ti hanno ispirato?
Le mie prime maestre sono state le donne della mia famiglia. Da loro ho appreso il gesto, il tempo, la pazienza, ma anche una forma di sapere non codificato, corporeo. Nel mio percorso artistico e teorico ho incontrato figure che mi hanno aiutata a riconoscere il valore di questo linguaggio, come Claire Hunter e Francesco Careri. Accanto a questi riferimenti, considero fondamentali tutte le persone incontrate nei laboratori: ogni partecipante porta un sapere, una storia, un modo di abitare il gesto. Anche questo è apprendimento.
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Un aneddoto che racconti il senso del tuo lavoro…
Durante un laboratorio, una donna migrante e una signora anziana, che non condividevano la stessa lingua, si sono sedute una accanto all’ altra. All’ inizio lavoravano in silenzio. Poi, lentamente, attraverso i gesti, hanno iniziato a comunicare: una mostrava un punto, l’ altra lo riprendeva, lo trasformava, lo restituiva. A un certo punto hanno iniziato a sorridere, a riconoscersi. In quel momento ho visto chiaramente cosa può fare il tessile: creare relazione dove le parole non arrivano. Non si trattava solo di imparare a cucire, ma di costruire un ponte.
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Chi è oggi Maria Carmela Milano?
Oggi sono un’artista che lavora sulla soglia tra corpo e materia, tra gesto e relazione. Il mio lavoro è una pratica di ascolto: del corpo, delle storie, dei contesti.
Modelli di donna Non penso a modelli unici, ma a una genealogia di donne: quelle della mia famiglia, le donne incontrate nei laboratori, le artiste e le pensatrici che hanno abitato il margine trasformandolo in spazio di espressione.
Apprendere per tutta la vita Significa restare in movimento. Non fissare il sapere, ma lasciarlo trasformare attraverso l’esperienza.
La cultura È ciò che permette di costruire senso. Non è accumulo di conoscenze, ma capacità di relazione tra le cose, tra le persone, tra le storie.
Sapere e saper fare per vivere bene Saper ascoltare. Saper creare. Saper stare in relazione. Saper trasformare.
I tre scrittori e i tre libri della mia vita
Italo Calvino ‒ Le collezioni di sabbia e Le città invisibili
Claire Hunter ‒ Threads of Life
Francesco Careri ‒ Walkscapes
I tre luoghi preferiti
La Basilicata, la mia terra di origine, radice profonda e viscerale
La Tuscia, in particolare l’area del Lago di Bolsena, luogo di ascolto e progettazione
Il laboratorio, spazio in cui le relazioni prendono forma
I tre film della mia vita
Memento
Povere creature
Orlando
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Quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Il mio desiderio è continuare a sviluppare il lavoro sul tessile come linguaggio contemporaneo e strumento di relazione. Vorrei ampliare i progetti di arte partecipata, lavorando sempre più in contesti interculturali e con gruppi eterogenei, dove il tessile possa diventare terreno comune. Parallelamente, mi interessa strutturare percorsi formativi, anche online, che permettano di trasmettere non solo tecniche, ma un modo di pensare il fare: il gesto come processo, il materiale come linguaggio, il lavoro manuale come pratica di consapevolezza. Il filo continuerà a guidare la mia ricerca, come strumento per costruire connessioni tra le persone, tra le storie, tra i corpi. Perché, in fondo, il mio lavoro è questo: tenere insieme. Nasce proprio da questa visione l’installazione IL CIELO É DI TUTTI. COSTRUTTORI DI STELLE …
Vi aspetto numerosi al ROMAEUROPA FESTIVAL presso L’Aula Studio La Pelanda- al Mattatoio di Roma.
Sarà un’occasione certamente propizia per condividere idee, progetti e sogni… accomunati dal sentirsi parte di una comunità che cresce sotto lo stesso cielo!
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Testi e documentazione fotografica a cura di Mariacarmela MILANO
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PER ANDARE OLTRE...