ELEONORA DUSE

Tempo fa, per incarico dello scenografo premio Oscar Gianni Quaranta, ho tradotto, dall’americano all’italiano, un dramma di Brandon Cole che, poco tempo dopo, è stato rappresentato con successo al Connelly Theatre di New York. Devo dire che rimasi piacevolmente sorpresa che un autore americano avesse scritto e volesse mettere in scena una commedia teatrale, ambientata al Teatro Argentina di Roma, su due personaggi che hanno segnato la storia del teatro lei, e della letteratura lui… ad ulteriore riprova della grande considerazione della quale godono l’Arte e la Cultura italiana nel mondo.

 

 

Eleonora Duse (1858-1924), l’attrice teatrale che il critico austriaco Hermann Anastas Bahr definì “la più grande attrice del mondo”, colei che fu chiamata “ La Divina”, prima da D’Annunzio e poi da tutto il pubblico, protagonista e simbolo del “teatro moderno”, e “il Vate”, “l’Immaginifico”, appellativi con i quali fu definito lo scrittore, poeta, drammaturgo, politico, giornalista, militare e patriota Italiano Gabriele D’Annunzio (1863-1938).

da destra Brandon Cole con il regista Michael Di Jiacomo e lo scenografo  Gianni Quaranta (Connelly Theater-New York)

I due che si conobbero la prima volta a Roma nel 1882, ebbero in seguito una lunga storia d’amore durata circa nove anni, nata dopo una dedica da parte dello scrittore su un esemplare delle sue Elegie Romane “Alla Divina Eleonora Duse”, che suscitò nell’attrice il desiderio e la curiosità di incontrarne l’autore.

Allo scrittore, grande notorietà portò la relazione con la già celeberrima attrice. La Duse, infatti, portandone in scena i lavori, contribuì, in modo determinante, alla fama di D’annunzio e, finanziando addirittura personalmente le produzioni degli stessi, ottenne al drammaturgo il successo della critica sia in Italia che all’estero.

…. Figlia di attori, cresciuta per gran parte della vita come nomade e rimasta orfana di madre molto giovane, la Duse era convinta della necessità per l’attore di essere un mezzo anonimo sacrificato all’arte. Eleonora Duse si mostrava così com’era: moderna ed anticonformista non si truccava mai, né sul palco né nella vita quotidiana. Considerata da molti “brutta” in quanto i lineamenti marcati del suo viso non rispettavano i canoni estetici classici delle attrici dell’epoca, proprio per questa sua bellezza diversa, fu adorata sia dalla critica che dal pubblico. (Ida Renzicchi)

La grande Duse che faceva registrare il tutto esaurito nei teatri del mondo intero, nonostante la sua bravura, non riusciva però ad ottenere lo stesso risultato quando si ostinava a recitare le commedie ed i drammi del suo amante. Lei, attrice, produttrice e manager della sua Compagnia faceva comunque in modo che lo scrittore rimanesse all’oscuro delle scarse entrate che derivavano dai suoi lavori, pagandogli ogni volta i diritti d’autore come se i teatri che mettevano in scene le sue opere fossero stati sempre pieni di pubblico pagante anche quando essi non lo erano.

Nonostante l’amore e la dedizione della Duse nei suoi confronti, il drammaturgo, non si fece alcun scrupolo di esserle infedele sia nel loro rapporto di coppia che in ambito professionale proponendo i suoi lavori ad attrici emergenti e più giovani. Per la prima rappresentazione francese de La Ville Morte, le preferì la parigina Sarah Bernhardt, innescando fra le due donne una disputa artistica. A prendere le distanze dalla Bernhardt che aveva osato definire la rivale, “una grandissima attrice ma non una grande artista”, intervenne, addirittura, G. B. Shaw che, nel 1895, con una osservazione molto forte, rese giustizia al valore artistico della Duse: “Bisogna dire che nell’arte di essere bella la Bernhardt è una povera innocente in confronto alla Duse… Quando si consideri che perlopiù gli interpreti tragici eccellono soltanto negli scoppi di quelle passioni che sono comuni agli uomini e alle bestie, non sarà difficile comprendere l’indiscutibile primato dell’arte della Duse, cui sta alla base in ogni suo minimo tratto un’idea puramente umana”.

Eleonora Duse, negli anni 1890, portò sulle scene italiane i drammi “Casa di bambola” e “ La donna del mare” del norvegese poeta e regista teatrale, Henrik Ibsen, considerato il padre della drammaturgia moderna.

“La Divina” fu una rivoluzionaria, rompendo totalmente gli schemi del teatro ottocentesco ed introducendo un metodo istintivo e naturale, di forte impatto emotivo e visivo.

Nelle sue interpretazioni diede un’impronta naturale e plastica alla recitazione, rifiutando ogni forma di alterazione visiva che potesse in alcun modo modificare la sua presenza.

Figlia di attori, cresciuta per gran parte della vita come nomade e rimasta orfana di madre molto giovane, la Duse era convinta della necessità per l’attore di essere un mezzo anonimo sacrificato all’arte. Sul palco era talmente espressiva con la sua mimica e gestualità che, nonostante recitasse solo in italiano, anche quando si esibiva all’estero, il pubblico riusciva a capirla anche senza comprendere le parole.

“La sua recitazione, anche quella della mani, era favolosamente fine e trascinante; la sua voce era capace di ogni sfumatura, riuscendo ad essere commoventemente infantile o a far gelare il sangue nelle vene”.( Herman Hesse – scrittore e filosofo tedesco)

In contrasto con i trucchi pesanti del periodo, che facevano del volto dell’attore una maschera, Eleonora Duse si mostrava così com’era: moderna ed anticonformista non si truccava mai, né sul palco né nella vita quotidiana.

Considerata da molti “brutta” in quanto i lineamenti marcati del suo viso non rispettavano i canoni estetici classici delle attrici dell’epoca, proprio per questa sua bellezza diversa, fu adorata sia dalla critica che dal pubblico.

Nel 1898, per rendere omaggio alla grande attrice, nonostante non solo fosse ancora in vita ma calcasse ancora le scene, il Teatro Brunetti di Bologna cambiò nome e divenne Teatro Duse.

Parlando della Duse, non possiamo far passare in second’ordine il fatto che la grande artista, dimostrandosi persona all’avanguardia anche nel suo agire sociale a favore delle donne, fosse quella che, oggigiorno, molti chiamerebbero una femminista.

Bologna, Teatro DUSE 

“Il fatto è che mentre tutti diffidano delle donne, io me la intendo benissimo con loro! Io non guardo se hanno mentito, se hanno tradito, se hanno peccato - o se nacquero perverse - perché io sento che hanno pianto, - hanno sofferto per sentire o per tradire o per amare... io mi metto con loro e per loro e le frugo, frugo non per mania di sofferenza, ma perché il mio compianto femminile è più grande e più dettagliato, è più dolce e più completo che non il compianto che mi accordano gli uomini.” (Eleonora Duse).

L’artista, con generosità e fiducia nel genere femminile, aprì infatti a Roma una casa di accoglienza ed una biblioteca dove le attrici potevano, riposare, leggere, studiare senza essere disturbate o infastidite. Purtroppo, data la scarsa affluenza di ospiti, in seguito, la casa e la biblioteca chiusero i battenti.

Dopo la loro separazione D’Annunzio, che le sopravvisse quattordici anni, si rese conto della grave perdita e di quanto fosse stato amato, e trascorse  il resto della vita lacerandosi nel ricordo di Eleonora. Alla notizia della sua morte, sembra che il grande poeta, ormai vecchio, abbia mormorato: “È morta quella che non meritai. Nessuna donna mi ha mai amato come Eleonora né prima, né dopo. Questa è la verità lacerata dal rimorso e addolcita dal rimpianto”.

Con la Duse, l’Arte della Recitazione entrò in quello chiamato “teatro moderno” raggiungendo livelli artistici elevatissimi.

“Ho proprio ora visto l'attrice italiana Duse in Cleopatra di Shakespeare. Non conosco l'italiano, ma ella ha recitato così bene che mi sembrava di comprendere ogni parola; che attrice meravigliosa!” (Anton Pavlovič Čechov - drammaturgo russo)

IMPERFECT LOVE  

Imperfect Love è un diamante prezioso con il quale Brandon Cole rende onore ad Eleonora Duse ed al teatro. “… un dramma di profonda introspezione psicologica, e stile; una storia d’amore e tradimento dove vita e teatro emergono”. (Leggi tutto clicca qui)

Conversazione a distanza con l’autore. Grazie alla tecnologia, Ida Renzicchi ha incontrato per Geapolis lo scrittore, sceneggiatore americano Brandon Cole, autore del dramma IMPERFECT LOVE. (Leggi tutto clicca qui)