Voce narrante: Giuliana Poleggi Quaranta
Disegni: Lorenzo Ravaglia (11 anni)
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Voce narrante Giuliana Poleggi Quaranta
L’appartamento al piano inferiore, opposto a quello dove abito, è un’abitazione più che dignitosa.
Io non ho ancora avuto modo di conoscere i nuovi inquilini che vi si sono trasferiti da poco… sicuramente i nostri orari di uscita di casa non coincidono.
E’ stato mio marito che ha accolto e mi ha trasferito la richiesta del nuovo proprietario di avere un incontro riguardo la mia disponibilità ad accompagnare il figlio nel suo percorso scolastico.
La sala da pranzo dove vengo accolta è ampia e luminosissima.
La grande finestra che dà sul balcone lascia che la luce del sole entri prepotentemente appena filtrata dalle belle tende bianche, sottilissime.
L’uomo che mi apre la porta, sulla quarantina, gli occhi chiari ed intensi, mi offre una sedia, chiede permesso e si dirige in cucina. Torna subito dopo con un vassoio sul quale tintinnano, in equilibrio precario, la bottiglia di una famosa bibita e tre bicchieri.
E’ un bel ragazzo quello che esce da una porta della zona notte e si siede dalla parte del tavolo opposta alla mia.
Ne deduco che sia questo il figlio del quale dovrei seguire l’istruzione scolastica, perché gli somiglia moltissimo: gli stessi identici occhi azzurri.
Dico ragazzo, ma dovrei dire bambino perché non ha ancora compiuto dieci anni, fa la quarta elementare. E’ alto, decisamente sopra la media. Di corporatura solida, i capelli corti di un biondo che dà sul rosso, gli occhi chiari. Mi colpisce quanto sia pulito e ordinato il suo abbigliamento.

Il giorno e la notte (disegno di Lorenzo Ravaglia- 11 anni)
Tutto quanto riguarda il corredo scolastico contrasta invece nettamente con il contesto che mi circonda. I quaderni sono un mucchio di cartaccia scarabocchiata, l’astuccio, uno dei più belli e completi che io abbia mai visto è inguardabile, i libri non esistono proprio e lo zaino di gran marca, appoggiato su un carrellino, è malridotto.
Lo sguardo mi cade inevitabilmente su un computer nuovissimo e molto potente. Dovrei cambiare il mio e nelle ultime settimane mi sono aggiornata su prezzi e modelli. Questo è uno dei più costosi… il padre, che ha notato il mio sguardo, mi dice che lo ha comprato per il figlio.
L’uomo è un po’ impacciato nel chiedermi se è possibile che sia io a spostarmi a casa loro e non il ragazzo a salire da me. Sa già che io non vado mai a casa di nessuno perché mio marito gli ha detto che sono i ragazzi a muoversi, dopo aver, di comune accordo, stabilito un orario in base alle mie ed alle loro esigenze. Non ho mai avuto discepoli così giovani: adolescenti delle Scuole Superiori, studenti universitari o persone adulte, mai bambini… ho sempre temuto la loro disattenzione.
La richiesta però mi viene fatta con tale gentilezza che non sono capace di rifiutare. Sento una grande aspettativa nella voce dell’uomo che ho di fronte che mi viene perfino il dubbio di essere in grado di svolgere il mio compito.
Il ragazzo, che vive con il padre, è intelligentissimo. Non avrebbe bisogno di nessuna lezione extra. Sta solo attraversando un periodo…
Ha sofferto e soffre ancora tanto per la separazione dei genitori. La situazione di abbandono della madre che se ne è andata… e si è trasferita in un altro paese, dove vive con un altro uomo dal quale ha avuto un altro figlio, lo ha profondamente destabilizzato. Nei suoi occhi, che mi osservano curiosi e scontrosi allo stesso tempo, leggo una palese diffidenza nei miei confronti…

Stop alla guerra (disegno di Lorenzo Ravaglia- 11 anni)
Il padre ha fatto fotocopiare i libri scolastici di un compagno di scuola e gli ha ricomprato tutto, quaderni, astuccio, album…
Non è stato facile catturare l’attenzione di questo mio nuovo studente. Ancora più complicato, conquistarne la fiducia. Ci sono stati giorni in cui, decisa a mollare, mi dicevo che avrei aspettato l’arrivo del genitore per comunicargli la mia rinuncia ad occuparmi di suo figlio. Ore durante le quali io, seduta al tavolo della sala da pranzo, cercavo di spiegargli la lezione mentre lui, sempre con il cellulare in mano, faceva di tutto tranne che ascoltarmi.
Fra me e me mi ripetevo di aver fatto bene fino ad allora ad occuparmi di ragazzi più grandi… che mai più avrei accettato allievi di quell’età…
Poi, un giorno, tornando a casa lo incontro sulle scale.
“E’ colpa tua!” mi dice senza neppure salutarmi ma toccandomi il fianco con la mano mentre tenta maldestramente di superarmi. “Ma… non vedi che non ci passiamo in due? E pure con lo zaino… Hai fretta? Non puoi aspettare che arriviamo al pianerottolo?… Colpa mia? E di cosa?”
Lo guardo stupita chiedendomi cosa mai io possa avergli fatto.
Lui, che nel frattempo fregandosene completamente delle mie rimostranze, mi ha superato costringendomi a fatica addosso al muro, è davanti il suo appartamento. Ha la testa bassa. “Se ho preso nove in Storia…” Mi fermo sul gradino prima del pianerottolo… faccio un respiro profondo: “Nove?” “Nove.”
Entra in casa e mi sbatte letteralmente la porta in faccia prima che io possa proferire parola… e meno male… perché ho un groppo in gola.

Il cielo (disegno di Lorenzo Ravaglia- realizzato all’età di 7 anni)
Dopo qualche settimana mi apre la porta una signora che si occupa della casa, una domestica.
Adesso, mentre io mi affanno a spiegargli i concetti, il suo cellulare squilla continuamente e lui si precipita in cameretta a rispondere.
“Ma chi è? Ma non puoi rimanere fermo… seduto qui? Non puoi stare sempre con il telefono in mano mentre io ti parlo! Devo dire a tuo padre di togliertelo. Mi dispiace, ma se non la finisci lo aspetto e glielo dico. Davvero. Anzi, sai che faccio? Basta! Non vengo proprio più!”
Mi sente spazientita e mi guarda meravigliato. “E’ mia madre.” “E beh? Non puoi parlarci dopo? Perché ti chiama? Cosa vuole?” Vengo a sapere che la madre, che lo chiama continuamente, gli dice di chiamare schiava la domestica… che lei sospetta sia la compagna del padre.
Stiamo studiando gli Assiri e Babilonesi e la gerarchia di quella società.
“Hai capito chi sono gli schiavi?” Mi fa cenno di si con la testa.
“Ora, secondo te, ti sembra giusto chiamare schiava la signora che viene a fare i lavori domestici?” Sempre con la testa mi fa cenno di no.
Cinque minuti ed il suo telefono squilla ancora.
Corre in camera sua.
Ne ritorna senza.
“Finalmente! Era ora!” gli dico vedendolo tornare senza il cellulare in mano.
“L’ho buttato dalla finestra!… lei continua a chiamarmi… le ho detto che gli schiavi non esistono più…”.
“Bastava semplicemente spegnerlo.”
Riesco appena a replicare.
Lui mi guarda serio mentre io cambio argomento ed inizio a spiegargli una regola matematica.
Il fine settimana il padre lo ha portato a trovare sua madre.

Ritratto cubista (disegno di Lorenzo Ravaglia- 11 anni)
Il lunedì mi dice che lei non lo ha neppure guardato, che aveva occhi solo per il fratellino… mi parla a testa bassa, umiliato, come se si sentisse colpevole di qualcosa…
Sento amarezza nelle sue parole. Di lui non gliene importa niente e questo lo ferisce profondamente. “Beh? E che è questa faccia? Non mi dirai che sei geloso! Ovvio che la mamma presti più attenzione al fratellino che a te… lui è piccolo… quando eri piccolo tu, faceva lo stesso con te… su, su… mi sembrava chissà che ti fosse successo… ”. Alza lo sguardo, mi osserva stupito e… finalmente, segue tranquillo tutta la lezione, attentamente.

Studio delle lettere (disegno di Lorenzo Ravaglia- 11 anni)
Quando, tre giorni dopo, vado a casa sua non c’è nessuno tranne io e lui.
Noto un uovo gigantesco avvolto in una carta luccicante di mille colori chiusa da un largo fiocco di raso dorato.
Mancano ancora quindici giorni a Pasqua.
Ho deciso che, approfittando della festa in arrivo, trascorrerò qualche giorno a casa di mio figlio.
“Ma allora non ci sei a Pasqua?”
“No, no. Parto fra una settimana. Però torno… vedi di studiare eh… che io torno… ”.
Il giorno seguente, in mezzo al tavolo della sala da pranzo dove facciamo lezione, vedo un involucro di carta stagnola e un minuscolo mazzolino di margheritine appassite i cui gambi sono anch’essi avvolti nella stessa carta stagnola… saranno si e no cinque fiorellini striminziti…
Lui prende entrambi e me li porge. “Grazie. Cosa è?” Gli chiedo mentre scarto lentamente il pacchetto. Ne vengono fuori pezzi irregolari di cioccolato fondente… “Mi hai detto che a Pasqua non ci sei… così ho rotto l’uovo… per te!” Me lo dice a testa bassa, quasi vergognandosi.
Colpita! E affondata! Altro che battaglia navale…
Prima che finisca l’ora di lezione, il padre rientra.
“Non ha voluto sentire ragioni… Ha voluto rompere l’uovo a tutti i costi. Ha detto che lei sarebbe partita e che lui voleva aprirlo prima per lei!”
Senza parlare, gli mostro l’involucro argentato ed il minuscolo mazzolino di fiorellini ammosciati ormai irrimediabilmente ripiegati verso la carta stagnola.
Ci guardiamo in silenzio.
Anche il padre è commosso.
Adesso il mio ex studente lavora.
Ha frequentato brillantemente le Scuole Medie e le Superiori.
Grazie agli ottimi risultati ottenuti, una grande azienda italiana lo ha assunto appena diplomato.
Ne sono davvero felice.
Non abita più nel mio palazzo.
Vive da solo in un altro quartiere.

Felicità (disegno di Lorenzo Ravaglia- 11 anni)
L’ho incontrato giorni fa. Stava in macchina… forse aspettava qualcuno. Quando mi ha visto ne è sceso immediatamente. Un ragazzone alto più di un metro e ottanta. Se non mi avesse salutato con quel suo modo burbero, sempre a testa bassa, forse non lo avrei neppure riconosciuto. Un piccolo inchino con la testa e poche timide parole che, per me, hanno detto tutto.
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