CREPUSCOLO (anno 2024)

Le mie poesie in versi sciolti sono tutte scritte di getto, sull’onda di forti emozioni personali o suggerite da fatti di cronaca ai quali sono particolarmente sensibile. (Giuseppe Bellucci)
CREPUSCOLO (anno 2024)
CREPUSCOLO, chi può rimanere insensibile davanti allo spettacolo di un tramonto, specie dall’interno di un bosco? Può accadere che esso, per circostanze di tempo e di luogo, interessi le più intime fibre del cuore e le piante evochino presenze di un passato lontano, specie in chi, come me, di estrazione contadina tante volte lo ammirava in presenza dei familiari. Quella famiglia che ora esiste solo racchiusa nell’intimo scrigno dei ricordi. Di fronte allo spettacolo di un giorno che muore, ci si sente più soli e il rifugiarsi nelle visioni del proprio vissuto aiuta a capire se stessi e affrontare meglio i giorni che verranno.
Là nella selva bruna
il passo mio s’allunga.
È leggero e silente.
La vita è sospesa;
non voli tra i rami,
né grida festose
del giorno.
Non sono solo,
lo scrigno che il cuore racchiude
s’apre d’incanto
e sento distinte
le voci di un tempo lontano.
Son voci sommesse,
bisbigli venuti dal nulla.
La mente aggroviglia i pensieri,
li accende, li smorza,
finché non s’acqueta sfinita…
13.05.24
B.G.
FA’ CHE IL SUO BIMBO… (anno 2024)
FA’ CHE IL SUO BIMBO… ero presente alla recita di fine anno dei bambini di una scuola primaria. Conoscevo una delle maestre organizzatrici il cui figlio avrebbe dovuto partecipare alla recita e invece il mattino dopo doveva essere ricoverato in un ospedale a Roma. Ecco, vedere quella madre col cuore straziato adempiere alla formalità di salutare i suoi alunni e dover distribuire sorrisi misti a lacrime, non poteva lasciarmi indifferente e così appena a casa in pochi minuti ho scritto la poesia. Tanti presenti avranno pensato che quelle lacrime fossero per il saluto definitivo essendo gli alunni di quinta, ma io che conoscevo la verità sapevo bene la tragedia che in quel momento quella maestra stava vivendo.

Gli Acquerelli di Giuseppe Bellucci, Ciclamini (marzo 2025)
La recita è finita!
Un’ovazione
l’aria tutta riempie del teatro;
bimbi festosi scendono dal palco
ad incontrar le mamme.
È un rincorrer di voci,
di sorrisi, di abbracci;
è il commiato finale.
Ricambiavi gli abbracci
i sorrisi e gli auguri,
con la morte nel cuore
in un mare di pianto.
Ognun di quei bambini poco prima
citati avea gli intenti pe’l futuro,
il tuo non può.
Per lui, per te
una sterile stanza d’ospedale
era pronta a riaccogliervi,
e la vostra vacanza
consumando così…
Vergine Santa
tu che tanto dolore hai conosciuto
tu ben comprendi
le lacrime di lei,
accettale in dono
ed il celeste manto
distendi a consolar le sofferenze.
Fa che il suo bimbo
il sorriso ritrovi
e pur la gioia
del vivere sereno,
ché alla sua verde età
gli è naturale.
14.06.24 G.B.
LA SOLITUDINE UCCIDE (anno 2024)
In questa poesia ho voluto porre in risalto l’ipocrisia, in una delle sue forme, alla quale quasi ogni giorno ci capita di assistere. La solitudine, come le frustrazioni, porta al disadattamento sociale che quasi mai viene denunciato dal malcapitato di turno. Ci sono persone che non riescono a stare al passo coi tempi ancorati come sono al loro vissuto fatto di valori diversi. Esseri umani che nessuno considera per ciò che sono o sono stati e che consumano la propria esistenza giorno dopo giorno ignorati da tutti. È forse in quel gesto estremo, plateale, che vedono il riconoscimento del proprio io. Questo è ciò che ho visto nel fatto di cronaca al quale ho dedicato la poesia.
È morto? Come? Quando?
Sorpreso, il vicinato, si raccoglie
tutto davanti all’uscio.
Quell’ometto gentile e riservato
preciso, e assai ordinato
ha detto addio alla vita.
L’onestà dei suoi principi,
l’osservanza dei valori
ereditati dal passato,
non hanno retto
il confronto
con una società falsa,
ipocrita e supponente!
Chi ti ricorda adesso
e che ti elogia
nulla volle saper del tuo passato
nulla volle saper
di tue carenze.
Dormi ora,
in quella pace,
che mai tu conoscesti.
Ognuno è solo con il proprio destino.
31.7.24 G.B.