

Febbraio 2016
Il divario tra generazioni potrebbe diventare un elemento di grande conflittualità se non impariamo a metterci in reciproco ascolto per … imparare dalle generazioni che ci precedono quello che siamo stati e dalle generazioni che ci seguono quello che saremo. Geapolis e Huse Solutions AB si impegnano insieme per sensibilizzare gli adulti al “senso vivo, dinamico e partecipativo” della memoria e dell’identità culturale, considerate come cura efficace e trattamento preventivo per le lacerazioni intergenerazionali e le incomprensioni latenti … Attraverso attività di studio, di ricerca azione e sensibilizzazione, la strategia è quella di promuovere una cultura della formazione permanente che permetta di ricomporre la frattura tra “l’eredità dei padri”, ovvero la società e la cultura dei padri, percepita dalle nuove generazioni come conservatrice e antiquata in ciò che dice e in ciò che fa e la necessità dei giovani di adeguarsi alle condizioni frenetiche dell’oggi…
Ci siamo posti alcune domande: Che significa abitare un territorio? Che cosa vale la pena ancora salvare del nostro territorio? Siamo ancora capaci di perseverare e impegnarci per il bene e lo sviluppo della nostra terra e delle nostre comunità? La valorizzazione del territorio locale si limita a mandare in scena riti e miti di un tempo lontano oppure si fa portavoce e protagonista di una promessa di futuro? Attraverso quali iniziative è possibile aiutare gli adulti a percepire il proprio territorio e le comunità locali come luoghi intrisi di storia e umanità, non solo da guardare ma da vivere e rendere vivi?
Abbiamo rivolto queste domande a Bodil Henriksson Johansson, coordinatrice del circolo di studio svedese “Kulturnätverket”/ Cultura in rete.
Che significa abitare un territorio?
Ogni territorio conserva le tracce che testimoniano i valori, le tradizioni, lo stile e il tenore di vita delle generazioni che ci hanno preceduto.
Queste tracce narrano le difficoltà, i problemi ma anche i sogni di coloro che nel corso dei secoli hanno saputo definire, dare forma e spirito identitario alla propria terra.
Secondo me, più o meno coscientemente, ogni territorio narra e testimonia la storia del tentativo di trovare un senso nella relazione tra i fatti e le vicende umane e “ciò che è Altro e più Grande”, indipendentemente dalle pratiche religiose e/o spirituali o convinzioni culturali e filosofiche.
In questa prospettiva, saper vedere e imparare a conoscere il patrimonio culturale del proprio territorio significa ancorarsi ad una appartenenza identitaria che permette di definirsi come persone nella vita quotidiana, di relazionarsi con gli altri e di pensare e immaginare il futuro.
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In che modo sensibilizzare gli adulti all’ambiente e a preservarlo, alla storia e a conoscerla, all’arte ed ad apprezzarla?
Io credo molto nell’importanza della condivisione delle conoscenze e delle esperienze attraverso “luoghi e momenti di incontro”. Insieme, in un primo momento è importante condividere un obiettivo comune: scoprire la propria identità culturale e territoriale! A partire da questa consapevolezza, la conoscenza diventerà tanto più profonda quanto più saprà confrontarsi e integrarsi con conoscenze ed esperienze che presentano altri ambienti geografici e culturali. I circoli di studio sono luoghi perfetti per questo tipo di attività! Se ben coordinati, da un buon leader di circolo (cirkle leader), i partecipanti sviluppano innanzitutto la motivazione necessaria e la consapevolezza giusta per guardare al proprio territorio ….. questo diventa il punto di partenza per andare oltre e “Imparare ad abitare il territorio”…. Sono convinta che ogni persona, a prescindere dal grado di istruzione e dalla posizione sociale che occupa, ha una storia personale, una esperienza unica e preziosa da raccontare e da condividere. È un arricchimento reciproco che diventa arricchimento prima del gruppo, poi della comunità di appartenenza. È questo il primo passo per iniziare a lavorare insieme per la propria comunità, per farla crescere e sviluppare.
In che modo si potrebbe incoraggiare la conoscenza del patrimonio attraverso un’esperienza diretta, in modo da creare un legame affettivo fra l’adulto e il suo patrimonio?
Innanzitutto incoraggiandone la narrazione, soprattutto attraverso il racconto orale, lo storytelling, il racconto autobiografico e valorizzandone tutte quelle espressioni creative legate all’artigianato locale. Senza ovviamente sottovalutare tutte le altre espressioni espressioni culturali, quali il teatro, il cinema, la letteratura, la musica … insomma tutto ciò che comunemente chiamiamo cultura.

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Come vogliamo lasciare il territorio in cui viviamo alle generazioni future?
Mi piacerebbe lasciare ai miei figli “l’apertura mentale, la curiosità, la capacità di fare domande” per comprendere meglio ma anche per non avere paura dell’altro! Avere la capacità di rivolgersi ad uno sconosciuto o ad un vicino con la curiosità di domandare: “ Come fai a ….? Perché pensi questo….?
Siamo ancora capaci di perseverare e impegnarci per il bene e lo sviluppo della nostra terra e delle nostre comunità?
Credo che gli atteggiamenti e l’impegno di ciascuno nei confronti della comunità e i piccoli gesti del quotidiano contribuiscano molto a costruire il clima sociale e culturale di un territorio. La “cultura locale” è innanzitutto una questione di “atmosfera”. È questo che secondo me andrebbe compreso, vissuto e preservato. È fondamentale conoscere le tradizioni locali, la storia del territorio, come è un diritto aspettarsi che lo Stato, il Comune, i sistemi di welfare rispondano ai bisogni dei cittadini. Ritengo però che ogni persona debba quotidianamente “ guardarsi intorno”, offrire il proprio contributo per saper riconoscere le necessità di chi vive accanto. Non dovrebbe accadere di pensare “questo non mi riguarda”….. C’è un vicino che proprio oggi potrebbe aver bisogno della mia attenzione …. Alcuni esempi: “La fuori si gela!!!…. E i vicini? Gli anziani? … avranno la legna in casa….? Sono da soli? Serve una mano per caricare più legna? È necessario ritirare la posta? Può essere utile andare a fare la spesa, dal momento che tu stesso devi andare al negozio! O magari semplicemente avere la delicatezza di chiedere: “Come stai ?” E ‘sempre necessario un “impegno aggiuntivo” agli sforzi dello Stato sociale … è un atteggiamento di attenzione e di vicinanza nei confronti dell’altro che crea unione e comunità!
La popolazione dei villaggi, quella che vive nelle zone rurali della Svezia l’ha sempre saputo e ancora oggi ne riconosce l’importanza e il valore. Anche in una società moderna e organizzata come quella di oggi è fondamentale mantenere la consapevolezza dell’importanza di “educarci l’un l’altro” e di agire in un clima di fiducia che deriva dal senso civico e dalla responsabilità condivisa… “l’altro mi interessa….”



Che cosa vale la pena ancora salvare del nostro territorio ?
Per prima cosa il dialetto….
Il dialetto è un vero “collante sociale” in grado di andare oltre ogni barriera di tipo economico e sociale. Esso costituisce quel “linguaggio comune” che permette di “capirsi al volo” e di riconoscersi. Facilita una relazione più autentica tra le persone e contribuisce a costruire comunità… Accanto alla lingua nazionale, la lingua dialettale è un bene prezioso da conservare…
In secondo luogo credo sia importante recuperare e salvare le fiabe, le storie di vita, i racconti dei villaggi e delle loro famiglie.
In un territorio come il nostro, dove le esigenze lavorative impongono una grande mobilità geografica e molta flessibilità mentale, esse creano un legame prezioso tra le generazioni e contribuiscono a definire l’identità culturale e sociale di un territorio.
Ogni fiaba, ogni storia costituiscono uno scrigno prezioso di simboli, messaggi in codice, valori.
Aprire quello scrigno significa avere gli strumenti per conoscere meglio se stessi, il proprio modo di essere e di pensare, proprio perché nati e cresciuti in un determinato territorio. Se si comprende questo “nuovi mondi improvvisamente si aprono!”
Sia chi ha scelto di partire o è stato costretto a farlo per esigenze di lavoro, sia chi vive su un determinato territorio, tutti dovrebbero sentirsi investiti “della responsabilità della memoria”, in uno sforzo condiviso di garantire e preservare quella che viene definita “cultura vivente”.


In terzo luogo è fondamentale riuscire a preservare la flora e la fauna locale, oltre alle tracce e agli oggetti che ci parlano della nostra storia antica. Esperti di varie discipline in sinergia con le istituzioni locali e le agenzie collegate dovrebbero essere coinvolti in modo permanete nell’animazione di incontri divulgativi e partecipativi dove la condivisione delle conoscenze permette a tutti di sentirsi protagonisti attivi sul proprio territorio. (Es. quanto può insegnare una passeggiata sul sentiero Högfors …per incoraggiare e motivare a “prendersi cura di ciò che è dono”, che si manifesta come natura pura e vibrante.
È fondamentale mettere insieme le risorse e le competenze di tutti. Occorre da una parte incoraggiare, motivare e favorire la condivisione delle conoscenze, delle competenze e delle abilità di tutta la popolazione locale , attraverso la promozione di incontri culturali, mostre di artigianato, mostre d’arte, manifestazioni teatrali e musicali. D’altro canto è fondamentale un approccio più professionale e di programmazione strategica perché il territorio locale possa essere inserito e promosso dal punto di vista turistico ed econmico in una dimensione e prospettiva più ampia. La sfida è quella di trovare linguaggi adatti per comunicare tutto questo ai giovani!!!


In realtà, sono le tendenze emergenti a livello locale che andrebbero intercettare e gestite per immaginare e orientare lo sguardo al futuro e al nuovo che esso porta….
Occorre avere la capacità critica di saper riconoscere gli aspetti positivi dell’identità locale, che possono essere “ benefici” e creare valore aggiunto nella società di oggi!
Tuttavia occorre anche il coraggio di riconoscere ciò che ormai è superato e non è più adatto al mondo di oggi. Non tutto del passato “è buono e giusto”! Promuovere momenti di incontro e di aggregazione per discutere di tutto questo è fondamentale!
Posso dire per concludere che la nostra specifica identità culturale e i nostri valori di riferimento ci indicano la strada. Il senso di responsabilità nei confronti del l’altro, del bambino del vicino che mi viene affidato per un po’ di tempo sono alcuni esempi che dimostrano un certo modo di fare comunità da queste parti…
A partire da questo, rimane in me la convinzione che, nonostante tutto ciò che accade e nonostante tutti noi abbiamo il nostro modo di vedere le cose, siamo “tutti sulla stessa barca”, in un mondo interdipendente e perciò non possiamo mai dire questo o quello non mi riguarda… È questa convinzione che maggiormente va conservata, indipendentemente da dove viviamo ….


Qual è la “buona semina” da piantare e accudire? Come possiamo promuovere attivamente ciò che significa “vivere” in un territorio?
Occorre sempre partire dall’esperienza! La buona semina è quella che mette in circolo le buone esperienze e le buone pratiche che hanno aiutato a crescere le persone e la popolazione. La buona semina si fa con tutte quelle esperienze che ci hanno permesso di crescere insieme e che ci hanno a volte “obbligato”, ma sempre aiutato a saperci vedere e riconoscere l’uno nell’ altro.
Attraverso quali iniziative si possono aiutare gli adulti a comprendere le proprie comunità territoriali e locali come luoghi pieni di storia e di umanità – non solo da guardare ma da vivere e rendere vivo?
Proporrei questa domanda agli adulti stessi durante gli incontri e i circoli di studio che si possono organizzare su questi temi. Ci si potrebbe veramente impegnare insieme e condividere tanti progetti, piccoli e grandi. Una buona dose di “apertura mentale” rimane sempre l’atteggiamento giusto per lavorare insieme! Occorre partire dalla convinzione che “Nessuno sa e capisce tutto … Ma tutti sanno e capiscono qualcosa …”


Il dialogo intergenerazionale e il confronto con l’altro caratterizzano il metodo di lavoro dell’équipe italo-svedese. Vogliamo dimostrare infatti che è possibile sensibilizzare le persone ai temi della conoscenza, della tutela e della valorizzazione del patrimonio e dell’ identità locale e contemporaneamente favorire gli atteggiamenti mentali e le abilità necessarie a vivere in una società multiculturale. Bodil sottolinea gli aspetti dinamici del patrimonio, che considera non un’entità fissa, ma in continua evoluzione: un processo dinamico determinato in gran parte da ogni individuo e dalla comunità. Per lei, conoscere e diventare consapevoli dell’identità e del patrimonio locale significa coinvolgersi nella vita e nella gestione della propria area territoriale, attraverso l’assunzione di responsabilità sociale e civile.
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Together with the patrimony of nature, there is also an historic, artistic and cultural patrimony which is likewise under threat. This patrimony is a part of the shared identity of each place and a foundation upon which to build a habitable city. It is not a matter of tearing down and building new cities, supposedly more respectful of the environment yet not always more attractive to live in. Rather, there is a need to incorporate the history, culture and architecture of each place, thus preserving its original identity. Ecology, then, also involves protecting the cultural treasures of humanity in the broadest sense. More specifically, it calls for greater attention to local cultures when studying environmental problems, favouring a dialogue between scientific-technical language and the language of the people. Culture is more than what we have inherited from the past; it is also, and above all, a living, dynamic and participatory present reality, which cannot be excluded as we rethink the relationship between human beings and the environment.
(143 Encyclical Letter Laudato sì of the Holy Father Francis on care for our common home)
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