L’ ESTETICA DEL PAESAGGIO/ NOI MAGGESE

FRAGMENTA. LA POESIA DEI LUOGHI / Circolo di studio virtuale 

Un CANTIERE APERTO per fare esperienza della tensione creativa  tra “cose antiche e cose nuove”, tra continuità e cambiamento. Così la proposta artistica di Ireneo MERALAGNI, realizzata in collaborazione con Antonello Ricci e Silvestro Socciarelli, diventa una buona pratica da “mettere in circolo” e valorizzare. Si tratta del  progetto “MOVE”, termine che rimanda al gergo contadino, ad indicare il primo germogliare della semina.

Attraverso il coinvolgimento della scuola, della comunità locale e delle varie realtà associative,  l’allestimento del percorso e le attività laboratoriali correlate, comunicano con efficacia  la natura dinamica del patrimonio stesso, che non è certo un’entità fissa, ma in continua evoluzione: un processo dinamico, determinato in gran parte da ciascuno di NOI, sia come singoli che come  comunità.

L’(EST)ETICA di Ireneo Melaragni, la poetica di Antonello Ricci e gli allestimenti di Silvestro Socciarelli diventano così un vero CANTIERE APERTO, un approccio esperienziale alla pedagogia del patrimonio per trovare le motivazioni giuste a coinvolgersi nella vita e nella gestione della propria area territoriale, motivando  ad una concreta assunzione di responsabilità e partecipazione alla vita  sociale e culturale.

Antonella Cesari

Il linguaggio poetico e il linguaggio dell’arte  in dialogo…

 

PER ABITARE IL TERRITORIO

ROSSO è il vino, GIALLO è il grano, VERDE è l’olio e VIOLA è la frutta. Cultura contadina e colori della natura: un rapporto radicato nella terra.  I colori richiamano le stagioni e i prodotti del lavoro agricolo, attraverso il quale l’uomo edifica il paesaggio agrario, scrive il proprio territorio, attribuendo impronta, segno e significato alla semplice terra che lo circonda. I quattro messaggeri (= le quattro stagioni) costituiscono l’apice della sperimentazione sui linguaggi della campagna dell’artista Ireneo Melaragni. I colori netti e densi del circolo delle stagioni che si alternano, la forza di quel cielo che cambia ruotando sullo sfondo, dell’erba che si flette vivendo nel vortice ventoso del tempo che scorre, esprimono la suprema geograficità della pittura di Ireneo.

Ireneo Melaragni, I quattro messaggeri, 1984, acrilico, assemblaggio su tele, 60x70cm

Ireneo Melaragni, Delle Costellazioni della Tuscia, 1997, smalto e acrilico su tela, 55×50

Ireneo Melaragni, 8 marzo, un albero di mimosa visto dalla finestra (dedicato alla figlia)

Divenire impronta. Paesaggio vivente, unico e irripetibile, opere d'arte e d'amore. Visioni di campi arati, maggesi o verdi. MOVE. Tutto ciò è vita. Nuovo inizio. Meraviglia e incanto il paesaggio. Importante è la necessità di trasmettere, condividere e riconoscersi. Questo è il fuoco che MOVE. Distruzione e ri-nascita. Forza dei contrari. Motore di rigenerazione della natura e dell'umano. Ri-trovare il senso di essere. L'amore per la terra che ci ospita l'io trasformato in noi, primaria importanza. Tra le due terre, cielo e terra, noi congiunzione, verticale e orizzontale, MOVE. (Ireneo Melaragni)

NOI MAGGESE,

TESSERE DI MADRE TERRA 

audiolettura di Ireneo Melaragni 

 

 

Aratura, atto d’amore.

Le zolle, forma di ricamo.

II visivo è essenziale, la forma sostanza.

Pronti per una nuova fase:

divenire impronta.

Noi maggese tessere di madre terra.

Meraviglia e incanto.

Divenire tutt’uno.

Noi paesaggio.

Tutto ciò è vita.

Nuovo inizio.

MOVE.

 

Ireneo Melaragni (Piansano, 2023)

IRENEO MELARAGNI 

Piansano, 29 settembre-1 ottobre 2023

mostra allestimento a cura di Silvestro Socciarelli e Antonello Ricci

In occasione della “Festa dei cinquant’anni” della classe 1973 della comunità piansanese, su invito del comitato organizzatore (e in sinergia con l’Istituto comprensivo statale “Paolo III” di Canino, scuola di Piansano), Melaragni torna a esporre e performare nel suo paese d’origine insieme con studenti e insegnanti. (Comunicato stampa dal web. Clicca qui)

Ireneo Melaragni, Olpeta (2022) -Tecnica mista su tela 80×120

Ireneo Melaragni, Falisco…. omaggio a quello che fu il monte di Cellere- Tecnica mista su tela . 80×120

Ireneo Melaragni, Pianetto – Tecnica mista su tela  80×120

Il linguaggio poetico e il linguaggio dell’arte  in dialogo…

La pelle di un pittore è la sua terra. E viceversa. Ireneo Melaragni, fu Orizeo pastore, coltiva - da sempre paziente e innamorato- questa tenuta, questa rassomiglianza: RESPIRARESPERIRE. Il paesaggio etrusco quale derma, pellicola tra un dentro e un fuori. Vita passaggio viaggio. IMMAGINI DI SPAZIO-TEMPO. Restano i segni del lavoro. Crepe nel terreno, l’esplosione vitale di un seme. LUOGHI. NELLA SUA PIANSANO CUORE DI TUFO. Accenni di metamorfosi. Sul verde del biliardo, in fondo alla sala, alcuni tralci veri, nudi, dal panno; altri, solo dipinti, si schierano a fondale sulla scena, ombre-fantasmi?- di un mondo cancellato in due generazioni. Subito il chiuso del bar si ridisegna come un aperto, un piano di vigneti, una corsa di colline incontro al nostro sguardo, al nostro sogno ad occhi aperti. Il battito delle nostre radici. Nostra memoria. (Antonello Ricci)

Ireneo Melaragni, Cercando di non perdere il contatto con la Terra (1990) cm 100 x 300

Il linguaggio  dell’arte di IRENEO MELARAGNI 

interpretato attraverso

le risonanze e le  suggestioni narrative di ANTONELLO RICCI  

LA PELLE DI UN PITTORE É LA SUA TERRA

di Antonello RICCI (tratto da “La pelle di un pittore é la sua terra”- Ghaleb editore 2016)

Ireneo Melaragni, Meteora Etrusca. Omaggio all’Isola Bisentina (1993), smalto acrilico e anilina su tavola, 160×240

Ireneo Melaragni, fu Orizeo pastore, da oltre trent’anni si muove pienamente in un ben preciso orizzonte di cultura: i colori delle sue tele sono i climi, le stagioni, i prodotti della terra compresa fra il lago di Bolsena e la Maremma laziale.  Egli ascolta il genius loci dei paesaggi etruschi-medieval-rinascimentali dell’Alto Lazio: Grotte e Ischia di Castro, Marta, Piansano, Tuscania, Valentano, Viterbo.

Ireneo Melaragni, “Fiocchino”- n.3 da  RI-MOVE (Agosto 2022)

Ireneo ha svolto una professione che lo ha immerso nel cuore della cultura di massa che tutto omologa, annullando differenze e alterità. Come camionista ha trasportato benzina e nafta ai contadini della parte settentrionale della provincia di Viterbo. Ireneo camionista e Ireneo pittore si armonizzano attraverso lo stretto contatto con la gente delle campagne. Tutto il suo progetto di pittore è dedicato a ravvivare la memoria delle sue radici contadine.  “La pelle di un  pittore è la sua terra. E viceversa”.

Così è per Ireneo Melaragni.

Il suo impegno artistico non ha intenti nostalgici-arcadici. Utilizzando le moderne tecniche delle tempere acriliche, egli sta nel mondo ri-aperto e ri-memorato dalla sua pittura, lo abita, lo vive, lo re-interpreta a partire da un approccio critico  e prudente nei confronti del progresso.

Ireneo Melaragni, Autoctono (1995), smalto acrilico su tela, 84×250 

Dalle tele bianco-ricotta dell’artista piansanese, all’azzurro dei tralci di vite ridipinti (gli stessi che campeggiano sullo stemma del paese). Il colore: tolto, stonacato oppure steso con la tecnica della campitura (etim. deriva da campire = dare colore al campo). Il gesto: informale, non di rado verso un figurativo improbabile. In bilico tra forme e contenuti. I supporti e i materiali utilizzati segno di una indagine e uno studio che attinge al paesaggio di lave dell’Etruria rupestre, volsinia e maremmana.

Come nel nord-est di Zanzotto così nella Tuscia, il progetto artistico di Ireneo Melaragni è assolutamente ascrivibile ad un paradigma tutto zanzottiano.  Fino ad un certo punto fu solo progresso. Sconfisse la miseria contadina. Poi però, venne il progresso scorsoio, la formula è di Andrea Zanzotto, tra i poeti più vigili del novecento rispetto alle derive culturali e alle mutazioni antropologiche indotte nel vivo del tessuto della vita sociale tuttora in atto. Nessuno più di lui capace e coraggioso nel denunciare, attraverso i suoi versi, gli effetti locali di dinamiche globali. La poesia di Zanzotto, al tempo stesso, ostinato inno alla vita, alla bellezza e ferma denuncia dell’omologazione linguistica, della devastazione della bellezza del paesaggio, consumo del suolo a fini ottusamente speculativi, avvelenamento ambientale. È bastato mezzo secolo per insidiare e destinare alla dimenticanza una cultura millenaria: paesaggi, saperi, ricordi, sentimenti. Affacciati su un futuro snaturato.

PAPAVERI (di Andrea Zanzotto)

Fiammelle qua e là per prati/friggono luci disperse ognuna in sé/

quelle Siamo Noi, racimoli del fuoco/… che pur disseminando resta pari a se stesso/

è zero che dona, da zero, il suo vero.

Allestimento per la mostra “Zona il limite” con Antonello Ricci e Silvestro Socciarelli. Palazzo degli Alessandri (VT)- Novembre  1991

Ireneo Melaragni, Al ritmo del mistico il fiore stacca (1990) tecnica mista 100×150

“ZONA, IL  LIMITE”. L’arte di Ireneo è viaggio creativo a dominante locale. Locale,  infatti, ne è il senso profondo, il ritmo. Gira il pastore il mistico nella callara. Produce un vortice nello spazio circoscritto, dove l’onda, smossa, ritorna verso il centro. Mischiare é azione sacra, solenne attesa che spunti il fiore denso della ricotta, che affiori al bianco liscio, alla spirale lattiginosa, con rilievo di continente. Ogni gesto, ogni cosa, lì, continuano a risuonare della sua energia che fa la storia. Il colore: tolto, stonacato oppure steso con la tecnica della campitura (etim. deriva da campire = dare colore al campo). Il gesto: informale, non di rado verso un figurativo improbabile. In bilico tra forme e contenuti. I supporti e i materiali utilizzati segno di una indagine e uno studio che attinge al paesaggio di lave dell’Etruria rupestre, volsinia e maremmana.

Ireneo Melaragni, Tra il Marta e il Fiora, 2009, stucco, acrilico e oro su tela 

QVI FU CASTRO

QVI FV CASTRO. Castro. La città-bosco./Ma Ireneo Melaragni è un tipo testardo/ (tenero e/ testardo)./ Ireneo è convinto che ogni paesaggio/ non sia altro che sedime, impasto/ di vite ricordi amori saperi e/ di racconti/ e che perciò non può morire./ Perché la vita si ostina sempre a vivere./Sempre e comunque cerca le sue strade/ insegue la luce./La vita è santa./E un paesaggio non è che vita./Sempre viva/ sempre presente./Eredità consegnataci da chi ci ha preceduto./Da consegnare a chi ci avvicenderà/ in questo meraviglioso, straziante teatro sotto il cielo/dove ci ostiniamo a entrare, a uscire a entrare di nuovo/ di nuovo ancora/e ancora/anche dopo morti./A dispetto di qualunque nuova forma del tempo/ di qualunque strada dritta e senza fine di qualunque progresso falso e scorsoio./TRA LA MARTA E LA FIORA./ Muri come continenti misteriosi/ perfetti e sfuggenti./Farnie e fronde vibratili/ possenti pietre d’angolo./Selciati di piazza. Reperti e altri reperti./Un testamento/infine (è quello di Ranuccio Farnese il Vecchio)/ che manda in eredità/ insieme con infiniti beni materiali/ un messaggio d’amore e di rispetto./COSÍ IRENEO ci spinge al viaggio/  attraverso il bianco brulicante delle sue tele/ bianco screziato e impreziosito/ da chicchi di sale/ da polvere di Swarovski/ da lame dorate/(cancellature antiche come reperti)/da paesaggi che attraverso il bianco-tempo/ attraverso e nonostante il bianco-sale/ tornano al mondo.Così Ireneo restituisce la città-bosco/ alla luce del presente/ alla gioia della vita./Così/ QVI È CASTRO (Antonello Ricci)

Ireneo Melaragni, VELLO (settembre 1989) 

Ireneo Melaragni, “Vulsino” n.15 da ONDE-VIVI  (2017)  

IL SOGNO DEL CONTADINO (Poesia, 1988)

Ti parlo, maestro/di un errore: credere/che basti imprimere da sempre/del tuo passo un paese/per cantarlo/Sembrerebbe/ il contadino/ il più vicino/ alla terra per cui vive/ (all’ordine più intimo del suo paesaggio): sempre curvo/ in tanti quadri/ Ne resta invece/ così lontano/Perché non sa/ la cuginanza vera/ tra roccia e pietra:/ nella bettola del paese/ ha perso la Domanda/Il suo sogno:/un attendere piccino/il giorno, la stagione tale/da sollevare un turbine di grano./(Intanto però soltanto/ paura di perderlo) Non puoi più crederci, tu: perché la tua vita è già un sogno dentro a un altro sogno più puro, a un altro limite (Antonello Ricci)

da destra, Antonello Ricci e Ireneo Melaragni conducono la manifestazione  “Terra Planzani”. Ottave in rima dei poesti locali – Piansano, Piazza Indipendenza (30 settembre 2023)