L’arte del PATCHWORK. Giorni a colori/ Febbraio

STEP by STEP… L’ARTE  DEL  PATCHWORK. Calendario virtuale 2023

12 mesi per  RECUPERARE, RICOMPORRE, RIGENERARE. 

documentazione e testi a cura di Patrizia Menghi 

FEBBRAIO. Seconda  pagina del calendario progettato e realizzato da Patrizia Menghi nel 2009. Ispirato dai calendari  pubblicati dalla casa editrice di ricami  Haandarbejdets Fremme

CULTURE & CULTURA ATTRAVERSO LE FORME E I COLORI DEL  PATCHWORK

BIANCO E ROSSO DI ADRIANOPOLI (o rosso di Turchia) 

Adrianopoli era una città della Tracia - l'odierna Turchia -, fondata dall'imperatore Adriano. Questa regione balcanica era luogo tipico di coltura della Robbia, dalla quale gli esperti tintori locali ricavavano la tinta, ottenuta con l'aggiunta di un mordente grasso di origine animale, a base di sangue bovino o caprino. Questa tecnica particolare è rimasta un segreto nelle mani dei popoli orientali sino al XVIII secolo, giungendo poi in Europa grazie agli scambi commerciali.

“Etoiles  Plumetée Contigues”  Artist inconnu, Etats-Unis; 1850-1880, Collection de Joanna S. Rose- Photo de Gavin Ashworth

“Roue del la Fortune”, Artist inconnu,Etats-Unis; 1880-1910, Collection de Joanna S. Rose- Photo de Gavin Ashworth

IL BIANCO CONTRARIO DEL ROSSO. Nell’Antichità e nel Medioevo, i contrari del bianco sono il rosso e il nero; tuttavia, fino alla comparsa del libro stampato e dell’immagine incisa, è più frequente che il bianco venga messo in contrapposizione col primo dei due colori citati. L’antitesi viene da molto lontano, ed é ancora ben presente nell’arte e nella vita quotidiana del XX secolo.

IL ROSSO ADRIANOPOLI

Il rosso Adrianopoli è un pigmento rosso antico, detto anche rosso di Turchia. Prende il nome dalla città di Adrianopoli, oggi Edirne, in Turchia. Tutto ebbe inizio in India, dove i tintori padroneggiavano la tecnica del fissaggio dei colori sulla fibra di cotone e soprattutto della tecnica di  fissaggio del  colore rosso. I loro segreti raggiunsero l’Europa nel XVII secolo, e fu intorno alla metà del XVIII secolo che tra i tintori turchi si diffuse  questo know-how. Molto rapidamente in Francia, Scozia, Svizzera furono create tintorie dedicate alla colorazione in rosso. Per tingere di rosso si utilizzava  la radice di robbia che doveva essere fissata con un mordente, in questo caso il  sale di alluminio. All’inizio dell’Ottocento si trattava di un  processo lungo che  richiedeva almeno dieci operazioni e durava circa sette settimane. La ricompensa per il lungo lavoro era un cotone rosso vivo, lucente e resistente al sole.

Dal 1811, il chimico Daniel Koechlin, a Mulhouse, iniziò a stampare su tela rosso vivo. Colori di applicazione  il blu di Prussia e colori in sovrimpressione  il bianco, blu, giallo o verde. Crea un nuovo tipo di stampa, che avrà un enorme successo. La mancanza di colori è un vincolo per i designer. L’ispirazione viene loro dall’India; piccole piantine floreali, palmette di cachemire, fiori o figure geometriche adorneranno sciarpe, fazzoletti o scialli. Sedurranno gli abitanti delle campagne e si adatteranno ai mercati di esportazione: India, Indonesia, America o Cina.

Se la tintoria di  Mulhouse rimase attiva fino al 1845, Inghilterra, Scozia, Svizzera e Russia ebbero la loro espansione tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. I rossi di Turchia saranno esportati ai quattro angoli del mondo.

Nel 1869, la sintesi del colorante naturale della robbia – l’alizarina-, facilitò e accorciò il processo di fabbricazione. Dopo la scoperta dell’anilina, sul mercato  si moltiplicano “le sfumature di rosso”. L’antica tecnica  della tintura rosso di Turchia sprofonda nell’oblio. Tuttavia, il nome “red turc” sopravvive nel vocabolario tessile industriale e nel marketing come garanzia di qualità.

American Folk Art Museum (New York), Infinite Variety: Three Centuries of Red and White Quilts-  March 25–30, 2011 (Per saperne di più)

LE ROUGE D’ANDRINOPLE

Le Rouge d’Andrinople est un pigment rouge ancien (il est appelé aussi rouge turc), il tire son nom de la ville d’Andrinople, aujourd’hui Edimen en Turquie. Tout débute aux Indes, où les teinturiers maitrisent la fixation des couleurs sur la fibre du coton et tout particulièrement la couleur rouge.  Leurs secrets parviennent en Europe, dès le XVIIe siècle, et c’est au milieu du XVIIIe siècle, que les teinturiers turcs y propagent ce savoir-faire. Très vite des teintureries en rouge se créent en France, en Ecosse, en Suisse…

Pour teindre en rouge, on utilisait la racine de garance que l’on devait impérativement fixer avec un mordant, ici le sel d’aluminium. Le rouge turc, est la plus complexe des teintures à mordants. Processus long, il nécessitait au moins dix opérations et durait environ sept semaines au début du XIXe siècle. On était récompensé pour sa peine, car on obtenait un coton rouge vif, brillant et résistant au soleil.

A partir de 1811, le chimiste Daniel Koechlin, à Mulhouse, imprime sur une toile rouge ture : une couleur d’application, le bleu de Prusse puis des couleurs d’enlevage: pour les blanc, bleu, jaune ou vert.

Il crée un nouveau genre d’impression, qui va connaitre un énorme succès.

Le peu de couleurs est une contrainte pour les dessinateurs. L’inspiration leur vient des Indes; petits semis floraux, palmettes cachemire, fleurs ou fìgures géométriques vont orner mètrages, carrés, mouchoirs ou chàles. Ils séduiront les habitants des campagnes, ets’adapterontaux marchés d’exportation : l’Inde, l’Indonèsie, l’Amérique ou la Chine.

Si Mulhouse en imprime jusqu’en 184, l’Angleterre, l’Ecosse, la Suisse et la Russie prennent le relais durant la fin du XlXe et début XXe siècle. Les rouges turcs seront exportés aux quatre coins du monde.

En 1869, la synthèse du colorant naturel de la garance, l’alizarine, facilite et raccourcit le processus de fabrication.

Après la découverte de l’aniline; plusieurs nouveaux rouges apparaissent sur le marché, plus faciles à appliquer, ils vont la remplacer. La vieille technique de teinture du rouge turc sombre dans l’oubli.

Cependant l’appellation « rouge turc» survit dans le vocabulaire textile industriel et le marketing comme un gage de qualité.

Quilt della Croce Rossa- Lavoro collettivo. Hudson River Valley, New York 1918

Vortex Quilt Artist unidentified United States 1890–1910 Collection of Joanna S. Rose Photo by Gavin Ashworth

Snowflake with Tree Border Quilt Artist unidentified Possibly New York State 1850–1870. Collection of Joanna S. Rose Photo by Gavin Ashworth

Fonti:

“Quiltmania”, n. 118 (marzo-aprile 2017)- Le rouge turc (Turkey red) par Jacqueline Jacqué

“Quiltmania”, n. 83  (maggio-giugno 2011)- Trois  siècles de Quilts Rouge et Blanc. Infinite Variety: Three Centuries of Red and White Quilts-  March 25–30, 2011

IL BIANCO È UN COLORE… dalle origini agli inizi del cristianesimo é il colore degli dei, dal IV al XIV secolo è il colore di Cristo, dal XV al XVIII secolo è il colore dei re, dal XIX al XXI secolo il bianco diventa il colore della modernità. ``IL BIANCO “FA MODERNO”. Il ruolo sempre crescente che viene dato al bianco sul piano tecnico e materiale è andato accompagnandosi, da due secoli, a un’influenza altrettanto accresciuta nei fatti linguistici e lessicali, nei codici e nei sistemi dei segni, nella creazione e nelle rappresentazioni. In francese come nelle lingue affini si moltiplicano i sensi figurati dell’aggettivo bianco, e nel mondo dei segni il suo ruolo non ha smesso di crescere, non tanto isolatamente, quanto in associazione a un altro colore, così che la bicromia bianco-blu, bianco-rosso, bianco-verde è diventata un marchio d’eleganza, di buon gusto , di modernità. E forse nell’Europa di oggi è proprio questo il principale significato del nostro colore: il bianco “fa moderno”, o quanto meno esprime una modernità sobria e decorosa, libera di fronzoli, ghiribizzi, volgarità``. (Michel Pastoureau, BIANCO Storia di un colore- 2022)

L’ARTE DEL PATCHWORK … GIORNI A COLORI

Con Patrizia Menghi prossimo appuntamento 31 marzo 2023