La pittura murale si fa legame di comunità

FIVE SENSES ART GALLERY – LA PITTURA MURALE

Nuovo appuntamento nel circolo di studio virtuale Five Senses Art Gallery, uno spazio virtuale interattivo, un luogo d’incontro e di confronto, aperto a tutti coloro che desiderano condividere la loro esperienza artistica e contribuire a promuovere la formazione estetica e la partecipazione culturale sui territori locali. Dopo i contributi dedicati alla pittura, alla scultura, alla fotografia, alla musica, al collage, proponiamo un interessante progetto dove la pittura murale diventa metodo e strumento per consolidare l’identità e i legami di comunità.

foto di Benedetta Sereni

Ci troviamo a Vetralla, davanti ad un muro in cemento armato con affaccio sulla via Francigena, dove l’artista autodidatta Giuseppe Bellucci ha realizzato una suggestiva opera murale: lo “sposalizio dell’albero”, ispirata dalla celebrazione, unica nel suo genere, tanto cara ai vetrallesi, che avviene l’8 maggio di ogni anno.  Ad un primo impatto tre sono le chiavi che ci permettono di conoscere meglio sia l’opera che l’artista: il rapporto intenso e osmotico con il contesto vetrallese in cui é stata realizzata,  l’approccio “popolare” che si rivolge  alla comunità locale e ai pellegrini in transito sulla Francigena e, infine,  l’azione artistica intesa come stimolo per ritrovare il senso e l’identità del luogo e  dei legami di comunità. 

L’artista Giuseppe Bellucci, apprezzato collaboratore di Geapolis, si è reso disponibile a condividere  direttamente con gli  web-users di Geapolis un documentato e stimolante diario di bordo del progetto realizzato nell’estate scorsa.

FAVORIRE IL SENSO DEI LUOGHI E DEI LEGAMI DI COMUNITÁ 

testi e documentazione fotografica di Giuseppe BELLUCCI

Vetralla, il paese della Tuscia in cui risiedo, è una cittadina attraversata dalla via Francigena e più precisamente è una delle 79 tappe del cammino di Sigerico, il vescovo di Canterbury, che nell’anno 990, chiamato a Roma dal papa per ricevere il Pallio, ritornando alla sua diocesi volle annotare i luoghi in cui pernottava. Narrazione vuole che deputato al pernottamento a Vetralla, fosse stato il complesso di Santa Maria in Forum Cassii, sorto su rovine di epoca romana. Dopo un lungo periodo di abbandono, recentemente questa chiesa è stata restaurata. Sulle sue mura sono emersi così affreschi di epoche diverse, alcuni risalenti a prima dell’anno mille. 

Il diario di Sigerico rappresenta la testimonianza più autentica del tracciato della via Francigena. Lungo il tratto vetrallese ogni anno transitano centinaia e centinaia di pellegrini provenienti da ogni parte del mondo.

Vetralla, Complesso Santa Maria di Foro Cassio

Scemata da tempo la motivazione mistica oggi essi percorrono le lunghe distanze attratti da esigenze diverse quali possono essere quelle culturali e turistiche. L’indispensabile che portano sulle spalle non consente il trasporto di souvenir materiali da acquistare nei vari centri che attraversano; la priorità pertanto per ricordare i luoghi di transito rimane la fotografia.

.... individuai un muro in cemento armato con affaccio proprio sulla via Francigena.

La buona accoglienza ricevuta da quando risiedo a Vetralla, mi convinse qualche mese fa ad esprimerle la mia gratitudine attraverso un dipinto. Anziché donare un quadro come a volte si fa, avrei fatto un murale, genere artistico mai affrontato. E poiché l’opera avrebbe dovuto essere visibile a tutti, perché non anche ai pellegrini? Non a caso, perciò, individuai un muro in cemento armato con affaccio proprio sulla via Francigena.

Vi avrei raffigurato lo “sposalizio dell’albero”, una celebrazione unica nel suo genere tanto cara ai vetrallesi, che avviene l’8 maggio di ogni anno.

LO SPOSALIZIO DELL'ALBERO A VETRALLA

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È una tradizione che affonda le radici nel lontano 1368 con la quale viene sancito il dominio sull’intero bosco di monte Fogliano da parte del comune di Vetralla sottratto con stipula alla confinante Viterbo.

Preceduto dalla banda musicale cittadina, un lungo corteo di uomini e donne in costume si snoda lungo la via principale della cittadina con in testa le autorità civili e militari. Chiudono i cavalieri.

Destinazione un sito nel bosco in prossimità del convento dei Padri Passionisti, dove uniti da un velo nuziale sono ad attendere due piante gigantesche i cui tronchi sono addobbati con serti di fiori.  Ogni anno nel rito viene rogato pubblicamente l’atto che stabilisce il possesso sia del bosco che del vicino convento. Qualora tale cerimonia non dovesse essere celebrata il comune di Vetralla perderebbe il diritto di proprietà della selva.

Alcuni anni fa fu celebrato il gemellaggio Vetralla-Venezia in quanto entrambe osservano strettamente la tradizione del matrimonio tra elementi naturali (sposalizio dell’albero – sposalizio del mare).  

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Step by STEP ...lo “sposalizio dell’albero” in un murale

Soddisfatte le attività burocratiche relative a permessi, concessioni e approvazione del bozzetto, finalmente potevo cominciare! Il procedimento che in corso d’opera si rivelò meno difficoltoso del previsto. Col metodo della quadrettatura vi ho dipinto alcune figure rappresentative della banda musicale, delle popolane con fasci di fiori, dei cavalieri, il sindaco, e, sullo sfondo, il folto del bosco con, in primo piano, i due “sposi” uniti dal velo. L’insieme è inserito in una pergamena a simboleggiare l’antichità del rito. Nei suoi angoli superiori non potevano mancare una ghiandaia e una gazza, regine del bosco. Il tutto è stato realizzato in 22 giorni alla media di tre ore al giorno. Nella parte superiore del murale ho dipinto il titolo, mentre a fianco del lato sinistro con una breve didascalia ho scritto:

“Opera donata da Giuseppe Bellucci,  pittore autodidatta,

alla città di Vetralla,  realizzata con materiali offerti dal gruppo via Francigena di Vetralla. Luglio 2023”

LA PITTURA MURALE… Per saperne di più

Il murale in senso lato, come pittura su parete solida, ha origini antichissime. Si pensi alle grotte di Lascaux in Francia o di Altamira in Spagna effigiate addirittura nell’età neolitica. Lo usarono gli etruschi nelle tombe dipinte di Tarquinia. Un suo perfezionamento nella realistica rappresentazione della vita del tempo, lo ebbe presso i Romani, come testimoniano gli affreschi nelle domus pompeiane. Dopo le invasioni barbariche le pitture murali con la tecnica dell’affresco servirono a decorare le canoniche fino a toccare la massima diffusione e splendore nel periodo rinascimentale, all’interno delle chiese e abitazioni signorili con intenti commemorativi o celebrativi dei mecenati.

Per avere invece i murales (dal singolare spagnolo mural) come intendiamo oggi, in quanto dipinti su muri non preparati precedentemente ad accogliere il colore, bisognerà aspettare gli anni 20 del secolo scorso, quando in Messico comparvero i primi disegni a scopo informativo per le masse popolari e, successivamente, come manifestazioni di protesta verso il potere.  Gli artisti riscoprirono attraverso di essi, il valore sociale dell’arte e le sue potenzialità comunicative in grado di influire sulle opinioni delle masse.

In Italia, come nel resto del mondo, queste decorazioni murali ebbero vasta propagazione.  Il Fascismo ne caldeggiò la diffusione a scopo educativo negli edifici pubblici come Ministeri, stazioni ferroviarie, palazzi delle poste, Università. Ci sono località per le quali l’identità passa attraverso la presenza dei murales. Il comune più noto è senza dubbio Dozza, un borgo medievale sulle colline di Imola, non meno noto è Prea, in Piemonte, e poi Aielli in Abruzzo, Satriano di Lucania in Basilicata, San Bartolomeo in Galdo in Campania, San Marzano in Puglia, Orgosolo in Sardegna, tanto per citare i più conosciuti.

Da noi in provincia di Viterbo è Sant’Angelo di Roccalvecce a tenere alto il prestigio dei murales. La sua singolarità sta nel fatto che qui, contrariamente ad altri luoghi, i murali pur nelle diverse interpretazioni e i differenziati stili pittorici, seguono un unico filo conduttore; quello delle illustrazioni fiabesche, tanto da essere ormai conosciuto a livello nazionale come il “Paese delle fiabe”.  Un concentrato armonico nel quale si rende omaggio ai fratelli Grimm, Andersen, Collodi, Fedro, Cervantes, Rodari, e altri ancora. L’idea e la bravura degli artisti hanno fatto sì che una manciata di case confinate fuori da qualsivoglia via di comunicazione, adesso è meta di un flusso turistico inarrestabile in grado di apprezzare il valore estetico e artistico di tali opere che hanno anche il merito, come tutta l’arte figurativa, del messaggio immediato che da esse promana.

Gli intonaci ma soprattutto i muri in cemento armato sono tra i preferiti dai pittori per la compattezza e sufficiente levigatezza dell’agglomerato e resistenza all’usura dei pigmenti.