RICERCA E SPERIMENTAZIONE DI PRATICHE AUTOFORMATIVE IN ETÁ ADULTA
L’autobiografia non è solo un genere letterario.
Dopo alcuni decenni di studi scientifici ed esperienze internazionali, essa contraddistingue anche un approccio culturale e uno stile particolari nella ricerca, nella formazione e nella cura.
Il ricorso alle metodologie della conoscenza narrativa di sé contagia oggi molteplici campi del sapere e altrettanti contesti di applicazione e d’intervento: da quelli universitari a quelli del lavoro e della promozione delle culture locali, del benessere individuale e della terapia, della scuola e dei servizi, nell’educazione del pensiero e dell’intelligenza, delle emozioni e della reciprocità interculturale, delle differenze di genere…
Tra le esperienze più significative in ambito internazionale quella francese di APA (L’Association pour l’autobiographie et le patrimoine autobiographique), cofondata nel 1992 da Philippe Lejeune.

L’esperienza di Grazia Livi ci introduce a quel viaggio formativo che è la scrittura autobiografica. Esso risponde al desiderio di mettersi in cammino per “rientrare a casa”. Un impulso che chiama a rimettere ordine, a dare senso al proprio sé, ri-pensarlo, ri-orientarlo, ri-comprenderlo ad un livello di maggiore autonomia e consapevolezza.

Luoghi della memoria… Paesaggi di Sardegna, (foto di Gioacchino Bordo)
Fare esercizio di memoria autobiografica significa per prima cosa RIEVOCARE, cioè chiamare, dare voce ai ricordi, poi RICORDARE, riportare al cuore e quindi rievocare emozionandosi.
In terzo luogo RIMEMBRARE e cioè ricomporre, rimettere insieme ciò che è disperso, che lascia immaginare un’operazione che mira a rimettere insieme le membra dei ricordi;
infine il RAMMENTARE e cioè richiamare alla mente una situazione, una circostanza già un poco sbiadita.
Il pensiero autobiografico, ossia il ricordo della propria vita, è qualcosa di essenziale per noi, come ricordo di chi siamo stati e di chi siamo, senza il quale non avremmo neanche il senso della nostra identità.
È legato a quel pensiero al quale costantemente ricorriamo per confermare il senso della realtà, e che ci fa dire, da quando apriamo gli occhi al risveglio, ogni giorno “ecco, questo sono io, questo è il luogo dove vivo, ecc..”.
Il senso della nostra identità è quindi legato alla narrazione di noi stessi.
È un conoscersi, un comprendere se stessi e il proprio progetto di vita, e questo processo è al tempo stesso capacità/possibilità di autoricostruzione, autorigenerazione e autopoiesi, itinerario di metamorfosi e trasformazione che si realizza lungo tutto l’arco della vita.

Linea d’ombra… Paesaggi di Sardegna, (Foto di Gioacchino Bordo)
L’ESPERIENZA DELL’ASCOLTO DI SÉ
L’ascoltarsi diventa così strumento prezioso per la soggettiva, continua rilettura e ricostruzione, riscrittura e rinascita.
L’esperienza dell’ascolto di sé, intenzionale e non occasionale, pensata e non distratta, implica un lavoro mentale destinato ad indagare ciò che veramente si è stati, simile ad un viaggio che è, ad un tempo, formativo e terapeutico, grazie al quale mettere l’accento su alcuni spezzoni o frammenti della storia della propria personalità, ristrutturare il significato di alcuni ricordi, apprendere qualcosa di sé, accettare gli aspetti meno piacevoli di sé.
Nella solitudine creativa e nel silenzio interiore può essere trovata la premessa indispensabile tanto per dare voce alla propria interiorità, per ricercare la memoria di sé, per scoprire ed incontrare il sé, per conoscerlo più di prima e poterlo curare meglio di prima, per prendere consapevolezza di se stessi e darsi una nuova forma quanto per realizzare una produttiva convivenza tra l’alterità che è dentro di noi e le molteplici alterità che sono fuori.
Significa poter incontrare gli altri e accoglierli, ascoltarli e aiutarli a sentirsi qualcuno per qualcuno. Favorire così il passaggio da «ascoltato» dagli altri ad «ascoltatore» di sé e degli altri, provvisto di storia interiore, intelligenza introspettiva e sensibilità empatica. Ascoltarsi è imparare a conoscersi, accogliersi e accompagnarsi più di prima. Ascoltarsi è anche prendere le distanze, guardare da altri punti di vista, distaccarsi. Significa prendere confidenza con se stessi e con la propria storia che, oltre ad essere storia di pensiero e di azione, è anche storia di emozioni e sentimenti.