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LE ARTI DEL FILO NELLA TRADIZIONE DELL’ARTIGIANATO BULGARO
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Secondo appuntamento con VELICHKA SIMEONOVA che ha accolto la proposta di
condividere un approfondimento sulle arti del filo nella tradizione dell’artigianato bulgaro
all’interno del LABORATORIO DEL RACCONTO.
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L’arte della tessitura, del ricamo e del merletto nella tradizione dell’artigianato bulgaro
in compagnia della tessitrice VELICHKA SIMEONOVA
che ci introduce al tema attraverso la trama e l’ordito delle vicende della Storia.
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“ Mi piace iniziare questa nostra conversazione sulle note di una famoso brano musicale. Si tratta di Izlel ye Delyo Haidoutin – Esci, ribelle Delyo. Alla fine degli anni ’60, l’esploratore americano del folklore bulgaro Martin Koenig registrò e pubblicò negli Stati Uniti questa canzone popolare bulgara interpretata da Valya Balkanska. Nel 1977, un disco in vinile contenente la canzone iniziò il suo viaggio a bordo delle sonde spaziali Voyager 1 e Voyager 2. Il viaggio della canzone continua ancora oggi.
Suscita in me un sentimento di stupore, pensare alla voce della cantante Valya Balkanska portare il messaggio vocale del pianeta Terra al Cosmo, il suono delle parole provenienti della mia montagna di Rodopa, chiamata la montagna di Orfeo. Penso anche alle impronte delle mani umane nelle grotte di Lascaux in Francia, alle grotte di Altamira in Spagna, ecc. risalenti a migliaia di anni fa. È insita nell’ uomo l’aspirazione ad esprimere l’essenza del proprio essere, desiderio supremo di comunicarsi e comunicare.
Le arti del filo nella tradizione Bulgara, attraverso i colori, le forme e i simboli esprimono la medesima aspirazione.
È lì che risiede la loro forza espressiva. Ti risveglia!”
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1. L’ARTE DELLA TESSITURA
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Partiamo dalla tradizione della TESSITURA a te cara… Nella precedente conversazione ci hai parlato della tua nonna, del Maestro Vesselin Feschiev e del tuo Maestro Todor Tsolov. Ci hai accompagnati a riscoprire le tradizioni della tessitura nel tuo paese natale. Proviamo ad approfondire un po’…
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Negli ultimi anni, in Bulgaria, in che modo si cerca di conservare la storia, le tradizioni della tessitura artigianale? Esistono musei, scuole, associazioni culturali impegnate in questo settore? Chi sono gli studiosi più attenti?
Quando lo scorso anno ad Iglika (Gabrovo, Bulgaria), l’olandese Jaap van Beelen ha ricoperto l’intera vallata con i tappeti della sua collezione privata di tappeti bulgari, il luogo, vista dall’alto, sembrava una vera e propria pergamena, una lettera scritta con il linguaggio universale della tessitura e indirizzata all’umanità di tutti i tempi. Più di 900 tappeti disposti a terra per raccontare il passato, il presente e il futuro. Cercati, studiati e custoditi con una dedizione sacra, questi 900 tappeti provengono dalle scuole di tessiture bulgare più note, quella di Chiprovtsi (patrimonio culturale di UNESCO), di Pirot, di Kotel, di Sliven, di Deliormana-Ludogorie. Essi saranno donati al museo che Jaap van Beelen cerca di fondare in Bulgaria.
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Tornando un pò indietro nel tempo, vorrei ricordare con gratitudine anche un altro custode della tradizione della tessitura bulgara, il professore Marin Varbanov. Un vero “mago della tessitura”! Le sue impronte, come studioso e come artista, si trovano su tre continenti. Fondatore dell’Istituto tessile nell’Accademia delle Belle Arti in Cina, del laboratorio “Cité internazionale des arts” nel cuore di Parigi, con i suoi manufatti esposti presso l “Espace Cardin” a New York e con l’arte delle sue allieve Marussia e Tania Kalimerova a Roma, il maestro Marin Varbanov continua a tessere il filo del racconto dell’arte della tessitura.
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Sono molti i musei che custodiscono la storia e la tradizione della tessitura bulgara. Quasi in ogni città più importante esiste un museo etnografico o storico che, in collaborazione con le associazioni culturali locali, si impegnano a custodire, valorizzare e trasmettere questa arte antica. Molti studiosi ancora oggi sono affascinati e coinvolti nella sfida dell’approfondimento di una tradizione che contribuisce a dare risposte nel campo dello studio etnografico e storico. Grazie alle spedizioni scientifiche là dove ancora “si può bere alle fonti” ancora incontaminate, si possono trovare tracce ed elementi preziosi di una storia non ancora completamente esplorata. Purtroppo ci sono sempre meno fonti!
Sono rimasti veramente in pochi a detenere i segreti di questo antico mestiere! Penso, per esempio, all’antica tradizione della lavorazione delle coperte e dei vestiti di pelo di capra (kozyak). Per secoli l’arte della tessitura, coi i suoi simboli, i suoi colori, e le sue forme sono state custodite e tramandate di generazione in generazione, attraverso l’esperienza e la tradizione orale familiare dalla nonna alla figlia, dalla figlia alla nipote. “Una sorta di filo di protezione, a cingere la memoria e a custodire la radice”. Non per caso, le donne brasiliane affermavano che “perdendo la memoria dei simboli si perde l’umanità.” Sono particolarmente attratta dalla suggestiva storia di tante donne che, nell’ America del Sud hanno saputo salvare il loro territorio, l’identità locale e le loro radici, unendosi a tessere insieme. La trama e l’ordito della tessitura è diventata per loro la voce per narrare la loro storia e quella delle proprie comunità, attraverso la saggezza dei gesti, dei silenzi, dei colori, delle forme.
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Quali sono i materiali utilizzati per la tessitura (lana, cotone, lino….)? Quali sono i tipi di telaio utilizzati?
La lana, la canapa, il lino, la seta sono i fili che raccontano la storia della tessitura in Bulgaria. All’inizio utilizzando il telaio verticale (ancora l’unico tipo di telaio utilizzato a Chiprovtsi), successivamente con il telaio orizzontale.
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Ci parli degli eventi che vengono organizzati nella Valle delle rose? Dove si trova questa regione? Perché è importante per la tessitura?
Prima di arrivare alla Valle delle rose è importante ricordare il festival che si organizza a Chiprovtsi, dove si ritrovano artisti, studiosi e cultori della materia, impegnati a comunicare, condividere, incoraggiare la ricerca -a partire dalle fonti- della tradizione dell’arte tessile. Durante la manifestazione, Chiprovtsi diventa un cuore pulsante, da dove emana un sapere arcano custodito gelosamente, che emana il vigore e la forza dell’autenticità.
Dalla città di Chiprovtsi possiamo poi proseguire verso la Valle delle Rose, la corona fiorita del nostro paese, un luogo che prende il nome dalla presenza della Rosa Damascena che, durante il periodo della fioritura, prende i sensi dei visitatori con l’intensità dei colori e dei profumi, soprattutto all’alba, sotto la rugiada mattutina. È qui che incontriamo Reneta Stoyanova e i suoi arazzi fioriti di rose. Una tessitrice unica, che ispira e attira a sé moltissime persone.
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Quando si parla della Bulgaria perché si fa riferimento alla terra d’Orpheo? Quale legame con la tessitura?
Mi piacerebbe accompagnarvi a visitare le case dei paesi della montagna Rodopa per continuare a tessere questo nostro variopinto filo del racconto. Possiamo definirlo un museo all’aperto, con i tessuti che cantano l’anima e lo spirito di questa mitica montagna e della sua gente! Kitenitsi, guberi, halishta, si tratta di tessuti, con la cui morbidezza e calore, grazie alla loro specifica struttura (con fili lunghi intrecciati in rilievo), ricoprono pareti, pavimenti, letti, terrazzi dei villaggi di montagna. Denominate coperte di Rodopa, sono state sempre parte del corredo della sposa, dove i simboli “impressi e fermati” attraverso la trama e l’ordito della lavorazione erano direttamente ispirati dal mitico canto di Orfeo che sapeva “trattenere” gli animali, gli uccelli, le foglie degli alberi, “incantati” della sua voce e della sua musica.
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2. L’ARTE DEL RICAMO (SHEVITSA)
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Esiste una tradizione del ricamo in Bulgaria? Proviamo a ripercorrerne la storia: le tecniche, i disegni, i materiali, i manufatti.
Mi piace definire il ricamo come l’arte di disegnare con i fili. Come la tessitura, cosi anche il ricamo può essere considerata una bussola semiotica per orientarsi e comprendere l’appartenenza ad un luogo, ad una famiglia, ad una comunità, al tempo, alla società, allo stato familiare, alla posizione sociale… Un cosmo di sapienza! Un sentiero verso la radice e ancor prima, verso la memoria. Un’espressione delle specificità culturali e creative delle diverse comunità locali nel corso dei secoli.
Da quando esiste il tessuto esiste anche il ricamo. Nato per rinforzare il tessuto o per correggerlo, attraverso il perfezionamento delle tecniche, si è evoluto fino a poter essere definito una vera e propria arte. Nei ricami più antichi ritroviamo i simboli che si sono poi tramandati attraverso i secoli. La croce è uno di quelli simboli. E così anche la tecnica del punto croce è tra le più antiche. Le fonti storiche attestano che sono stati i Frigi a lasciare i primi ricami all’umanità. Sono Erodoto e Strabone a documentare la storia dei Frigi, un popolo tracio che, prima di spostarsi in Asia Minore (la regione storica Frigia, con il capitale Gordio), abitavano la regione accanto alle rive del fiume Struma (sud-ovest di Bulgaria) nel 1100 a.C.
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Il ricamo di Dupnitsa è un’eccellenza dell’artigianato bulgaro, celebre per la complessità dei simboli, ancora oggi soggetto di studio da parte di studiosi ed esperti del settore.
Si distingue per alcune caratteristiche specifiche della regione di Dupnitsa e dell’area etnografica, la varietà dei colori, dei simboli, dei disegni floreali e geometrici altamente dettagliati, il filo d’oro che dona luminosità all’insieme. Il ricamo di Dupnitsa rimane tra i più noti della nostra tradizione.
Attraverso le forme, i colori e i simboli, ogni ricamo porta in sé lo spirito del tempo nel quale è stato realizzato e l’essenza di un significato universale che anche ai nostri giorni comunica senso e trasmette emozioni.
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Ci parli di uno dei simboli più noti, l’albero della vita o la “stella a otto punte” (elbetitsa)?
La ricca tradizione dei ricami bulgari (shevitsa) è spesso associata a motivi folcloristici che celebrano l’identità e le trdizioni locali. Penso alla Kanatitsa, antico simbolo folcloristico bulgaro, spesso ricamato -shevitsa- su abiti tradizionali, gioielli e accessori per simboleggiare protezione e armonia. Caratterizzato da una forma a doppia punta (talvolta interpretata come ali), è considerato un talismano portafortuna che rappresenta la continuità familiare e la connessione con gli antenati. Anche il simbolo della croce gammata viene riprodotto frequentemente sia nella tessitura che nel ricamo. Si tratta di un simbolo solare antichissimo, privo di connotazioni politiche moderne, utilizzato per secoli come amuleto di protezione, fertilità e benessere. Come pure la Tartaruga Celeste (o Tartaruga Cosmica) è uno dei simboli più antichi della tradizione del ricamo bulgaro. Questo motivo geometrico non è una rappresentazione realistica dell’animale, ma un simbolo astratto composto da tre numeri otto intrecciati che formano un labirinto infinito. Grazie alla sua forma a “linea continua” o “nodo infinito”, è un segno di continuità spirituale e immortalità. Simboleggia l’unione tra Terra e Cosmo (o Cielo), agendo come un asse che armonizza le energie universali.
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Tra i simboli più amati, certamente possiamo ricordare l’albero della vita o la “stella a otto punte”, l’Elbetitsa. Si tratta di uno dei simboli più antichi e significativi del ricamo tradizionale bulgaro (shevitsa), simboleggia il ciclo della vita, l’armonia e la protezione. Questo motivo ancestrale funge da “calendario solare” e talismano, tradizionalmente ricamato sui bordi degli abiti per proteggere chi li indossa dalle forze negative. L’Elbetitsa o la “stella a otto punte”, esprime le otto direzioni del mondo, sintesi dell’idea di equilibrio perfetto e ordine cosmico, collegamento del mondo invisibile con il mondo visibile, simbolo dell’eterno ciclo della vita e armonia tra gli elementi contrapposti. Un simbolo potente della saggezza dei nostri antenati che rimanda alla connessione tra l’uomo e la Natura, il Cosmo e lo spirito dell’essere. Nella tradizione bulgara rappresenta anche la Dea Madre e la fertilità, la forza creativa della donna, oltre ad essere simbolo di protezione. Ecco perché la troviamo molto spesso sui tessuti dell’abbigliamento femminile, ricamata sempre nelle maniche, nelle scollature, nei bordi inferiori, lì dove si aprono i varchi alle energie negative provenienti dall’esterno.
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3. L’ARTE DEL MERLETTO
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Esiste una particolare tradizione di lavorazione del merletto? Quali sono le tecniche e le tradizioni più diffuse?
Dedicandomi personalmente alla tessitura è con l’arte del ricamo che mantengo una certa familiarità. Tuttavia, vivendo ora in Italia, ho avuto l’opportunità di conoscere da vicino lavorazione dei merletti di lana nella tradizione calabrese, utilizzati per la realizzazione di copriletti. Sono rimasta meravigliata osservando il metodo di lavorazione, gli elementi, ed anche i colori assolutamente identici ai merletti utilizzati per la realizzazione dei copriletti di lana tessuti da mia nonna e da mia mamma nel nord-est della Bulgaria.
Spostandoci verso il centro della Bulgaria, di nuovo nella Valle delle Rose, nella città di Kalofer, è possibile ammirare i finissimi “merletti di Kalofer”, molto simili ai merletti a tombolo, conosciuti in Italia come merletti di Bruxelles. La differenza sta nei motivi rappresentati, nei merletti di Kalofer ispirati ad elementi della natura: rose, girasoli, tulipani, spighi di grano o animali…
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Ci aiuti a comprendere meglio il valore dei merletti e dei ricami utilizzati nei costumi d’epoca conservati presso il museo Oslekov House a Koprivshtitsa oppure presso il museo a Nessebur, dove si trovano esempi di merletti fatti a mano con ferri da uncinetto?
La città di Koprivshtitsa, situata nel centro di Bulgaria, può essere definita una “città museo” caratterizzata dallo stile dell’architettura tradizionale bulgara. Qui l’artigianato è stile di vita! La casa-museo di Nencho Oslekov, un noto commerciante di tessuti del secolo XIX, custodisce gelosamente il merletto ‘Kené’. Una lavorazione tanto fine e precisa che qualcuno ha definito “non lavorata da mani umane”. Tracce di un passato molto lontano! Si tratta di un merletto lavorato con ordito di peli di cavallo e fili di seta o cotone finissimo.
È una sfida veramente impegnativa quella di elencare in sintesi gli stili e le lavorazioni di merletti e ricami che insieme con i variegati elementi dell’abbigliamento tradizionale celebrano lo spirito creativo delle donne bulgare, artiste e ambasciatrici “dell’ unità nella diversità” di ogni regione, di ogni città, di ogni villaggio, fino a custodire le antiche memorie familiari.
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Per concludere… Ci parli della “Martenitsa”?
La tradizione delle Martenitsa in Bulgaria è ufficialmente riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dal 2017. Si tratta di un ornamento realizzato con fili intrecciati di lana o cotone, rigorosamente di colore bianco (simbolo di purezza e vita) e rosso (simbolo di salute e forza). Simboleggia l’arrivo della primavera, il risveglio della natura e l’augurio di salute e prosperità per l’anno a venire. Secondo il folklore bulgaro, il 1° marzo segna l’arrivo di “Nonna Marta” (Baba Marta), un personaggio mitologico lunatico che rappresenta il mese di marzo. Le persone si regalano a vicenda queste decorazioni, indossandole al polso o appuntandole sui vestiti. Esse dovranno essere portate finché non si vede il primo segno della primavera, come una cicogna o un albero in fiore, momento in cui la Martenitsa viene legata a un ramo.
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Il mio filo del racconto finisce qui. Con la speranza. La speranza nutrita dal grandissimo interesse che oggi, anche da parte delle giovani generazioni, si esprime nei confronti delle arti del filo e della sapienza che porta con sè! Forse perché può essere considerato nutrimento per la creatività e l’arte del bellezza. E forse perché è la strada per tornare a casa. Dentro di noi… attraverso il linguaggio universale delle arti del filo.
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Testi e documentazione fotografica di VELICHKA SIMEONOVA
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