Come si evince dalla premessa la mia nascita è avvenuta nel corso della seconda guerra mondiale, quando ancora, il Nord d’Italia, Padova e Piazzola sul Brenta, il Comune che mi ha dato i natali, vivevano appieno gli eventi bellici.
Fin dalla nascita ho abitato in una porzione di casa Camerini1, situata in prossimità del ponte delle linee ferroviarie Padova- Carmignano di Brenta2 e Ostiglia3, assieme a papà Pietro, alla mamma Francesca Maria, al nonno materno Oreste e alla sua seconda moglie Adelaide, che ha cresciuto tutti noi come una vera mamma e nonna.
Anna Maria, la nonna materna, infatti, era morta nel 1918 a causa dell’imperversare dell’epidemia di influenza spagnola, lasciando la sua unica figlia alla tenera età di tre anni.
Ebbene, proprio a causa della vicinanza di dette tratte ferroviarie erano frequenti le incursioni aeree e i bombardamenti.
Conservo tuttora significativi resti di un avvenimento dell’epoca: in seguito allo scoppio di una bomba lanciata per colpire il ponte, due massi4 staccatisi da quest’ultimo si sono abbattuti sul tetto della nostra casa procurandovi uno squarcio, ma per fortuna senza danno ai residenti.
Per la cronaca, invece, l’esplosione aveva colpito appieno la casa della famiglia Coppo, e, in quel frangente avevano perso la vita quattro dei suoi componenti.
I bombardamenti erano preceduti dal suono delle sirene di allarme, allora bisognava evacuare e rifugiarsi in posti più sicuri.
Noi eravamo soliti scappare e recarsi presso i nonni paterni che abitavano ai boschi , una zona isolata in prossimità della sponda destra del fiume Brenta.
Accadde, appunto, quando ero neonato, di circa cinque mesi; infatti credo fosse nel mese di Ottobre, così come mi è stato riferito.
In quell’ occasione, mia mamma, prima di fuggire, per proteggermi maggiormente, mi avvolse tra due guanciali e, a piedi, di corsa attraverso campi, siepi e vigneti giunse alla casa dei suoi suoceri.
Ormai al sicuro, appena arrivata a destinazione, ebbe la raccapricciante sorpresa di accorgersi che tra i cuscini non c’era più il suo figlioletto! Senza un attimo di esitazione ritornò sui suoi passi ripercorrendo il tragitto.
Mi ritrovò sano e salvo tra l’erba di un vigneto.
Dopo quell’incidente, ogni volta che assumevo toni stravaganti, la mamma, con scherzosa ironia, era solita giustificarmi asserendo: “ È un po’ matto a causa della botta che ha preso in testa, perché mi è caduto mentre scappavo dai bombardamenti!”