Time management… tra le righe di un romanzo

Le domande prima del lockdown: il senso del tempo

Che cosa ne faccio della mia vita?

Quali sono i differenti tempi su cui è articolata la mia vita?

Sono io che scelgo i tempi della mia vita o li subisco?

L’articolazione e la percezione dei tempi della mia vita è stata sempre la stessa o la percepisco  trasformarsi in relazione alle vicende familiari, professionali e con l’età?

Cosa é cambiato in questo ultimo anno? La sfida di gestire il tempo nell’incertezza dell’emergenza sanitaria in che modo mi sta trasformando ?

INVITO ALLA LETTURA

“Soltanto i giovani hanno momenti simili. Non sto parlando dei giovanissimi. No. I giovanissimi, in effetti, non hanno momenti. È il privilegio della prima giovinezza di vivere in anticipo sui propri giorni, in quella bella continuità di una speranza che non conosce né pause né introspezione. Ci si chiude alle spalle il piccolo cancello della fanciullezza e si entra in un giardino incantato, dove anche le ombre splendono di promesse e ogni svolta del sentiero ha una sua seduzione. Non perché sia una terra inesplorata. Si sa bene che tutta l’umanità è passata per quella stessa strada. È il fascino dell’esperienza universale da cui ci si aspetta una sensazione non comune o personale: un pezzetto di se stessi. Riconoscendo le orme di chi ci ha preceduto, si va avanti, eccitati e divertiti, accogliendo insieme la buona e la cattiva sorte – le rose e le spine, come si suol dire – il variegato destino comune che ha in serbo tante possibilità per chi le merita o, forse, per chi ha fortuna. Già. Si va avanti.

E il tempo, anche lui va avanti; finché dinnanzi si scorge una linea d’ombra che ci avvisa che anche la regione della prima giovinezza deve essere lasciata indietro. Questo è il periodo della vita in cui è probabile che arrivino i momenti di cui ho parlato. Quali momenti? Momenti di noia, ecco, di stanchezza, di insoddisfazione. Momenti precipitosi. Parlo di quei momenti in cui chi è ancora giovane è portato a compiere atti avventati, come sposarsi all’improvviso, o abbandonare un lavoro senza motivo alcuno. Questa non è la storia di un matrimonio. Non ero arrivato a tanto. Il mio atto, per quanto avventato, aveva più le caratteristiche del divorzio, della diserzione quasi. Senza una ragione plausibile per una persona di buon senso, mollai il mio lavoro – lasciai il mio posto – abbandonai la nave di cui la cosa peggiore che si potesse dire era che era una nave a vapore e perciò, forse, non meritava quella cieca fedeltà che… Comunque, non serve cercare di metter delle pezze a quello che io stesso anche allora sospettai essere poco più di un capriccio … . E all’improvviso abbandonai tutto. Me ne andai in quel modo, per noi irragionevole, in cui un uccello vola via da un comodo ramo. Fu come se, a mia insaputa, avessi udito un sussurro o visto qualcosa. Bah, forse! Il giorno prima mi andava tutto benissimo e il giorno dopo era sparito tutto: il fascino, il sapore, l’interesse, la soddisfazione, tutto. Era uno di quei momenti, capite. Mi aggredì la precoce malattia della tarda giovinezza e mi portò via. Via da quella nave, voglio dire …..”  (tratto da La linea d’ombra di Joseph Conrad)

La linea d’ombra (The Shadow Line) è un romanzo dello scrittore Joseph Conrad, pubblicato per la prima volta nel 1917. È la narrazione della crescita e dello sviluppo di personalità e carattere del protagonista, durante il suo percorso per diventare capitano della nave Orient. Per Conrad, la linea d’ombra è quel non definito, personalissimo e al contempo universale, momento e percorso di presa d’atto della propria indipendenza e, insieme, del proprio essere soli di fronte al e nel mondo. Nel 1997 il cantautore Jovanotti ne riprende la trama e le tematiche per l’omonimo brano dell’album Lorenzo 1997 – L’albero.

GESTIRE SE STESSI NEL TEMPO DELLA PANDEMIA… UN APPROCCIO RIFLESSIVO ALL’ESPERIENZA
I CONSIGLI DI LETTURA  di Giacomo Piciollo e Chiara Mezzetti (La Piccola Galleria) 

Leggi o ascolta i contributi 

After Dark … Una lettura consigliata a coloro che vogliono perdersi nel tempo

Non c’è un manager del tempo più sapiente di Haruki Murakami. Lo scrittore giapponese che ha conquistato indistintamente Oriente e Occidente. Il suo modo di scrivere è sempre una tensione tra passato presente e futuro, un flusso e non una linea. Ed in questo flusso si mischiano e completano realtà e sogno, magia e umanità. Per chi ha voglia di una lettura che fermi il tempo e contemporaneamente lo faccia scorrere a velocità altre, Murakami è l’autore perfetto. Si potrebbero consigliare praticamente tutti i suoi testi, tra i più famosi Norwegian Wood e la trilogia 1Q84, passando per Kafka sulla spiaggia. Ma una piccola chicca in cui il tempo è protagonista non solo letterario, ma anche grafico (all’inizio dei capitoli è rappresentato un orologio con le lancette puntate su orari differenti) è After dark. La Tokyo notturna è un’ambientazione ideale in cui intrecciare le vicende dei protagonisti: Mari, la ragazza con lo zaino strabordante di libri, Takahashi con il suo trombone ed Eri, bella e fragile. È difficile fare una sintesi esaustiva della trama, poiché il vero nodo narrativo è costituito dalle infinite suggestioni (tra cibo, musica, ambientazione) e dalle profonde introspezioni e indagini psicologiche dei personaggi che diventano umani. Una lettura consigliata a tutti coloro che vogliono perdere tempo e perdersi nel tempo.

Il paese dell’acqua … Oltre i fantasmi del passato

Quando parliamo di time management, di gestione del proprio tempo, non sono moltissimi i romanzi che possono venirci in mente che siano totalmente incentrati sul tema: dobbiamo perciò fare un certo sforzo immaginativo e andarlo a rintracciare in singoli elementi di una o più opere. Ecco che fortunatamente il postmodernismo (una vera fucina di idee e suggestioni letterarie del tutto o in parte nuove) ci viene in soccorso, suggerendoci alcuni titoli adatti allo scopo. Uno di questi è senza dubbio “Il paese dell’acqua”, capolavoro di Graham Swift, scrittore britannico nato a metà del ‘900.

Peculiare, nonché utile al nostro ragionamento, è il modo in cui il protagonista del romanzo, il professor Tom Crick, decide di gestire il tempo rimastogli da trascorrere coi propri studenti. Nella scuola dove lavora, infatti, il preside decide di “cancellare la storia”, sua materia d’insegnamento, dai programmi. Questa decisione quantomeno bizzarra trova una sua giustificazione nella poetica del romanzo, tutto basato sul tentativo di dare un nuovo significato al racconto storiografico, minacciato nella sua credibilità da individui come il suddetto preside. Il postmodernismo ha infatti tra i suoi punti cardine proprio la riflessione sulla storiografia, e Swift qui attinge a piene mani dai dettami del genere di appartenenza. Ciò che ci interessa maggiormente, tuttavia, è il modo in cui Crick fa uso del poco tempo che ancora ha da passare in classe: decide di abbandonare i racconti della Storia con la S maiuscola e di dedicarsi esclusivamente alle vicende avvenute nella sua terra, i Fens, e che riguardano il passato della sua famiglia. Questo sia per trovare una risposta a delle domande sulla sua vita che non smettono di perseguitarlo, sia per ridare dignità alla narrazione della Storia (nonché delle storie, con la s minuscola), attaccata sia dal preside sia da uno dei suoi studenti, che sostiene l’inutilità del concentrarsi sul passato, a vantaggio del Qui e dell’Adesso. Il modo in cui Crick decide di gestire il proprio tempo risulterà fondamentale, sia per i suoi studenti che soprattutto per lui stesso, poiché in questo modo riuscirà finalmente a venire a patti con i torbidi eventi del proprio passato.