3/ EMPATICA-MENTE in relazione

     a cura di Claudia MONTEBOVE 

SPUNTI PER LA RIFLESSIONE

Possiamo pensare all’ EMPATIA come a un fiore, che va curato perché non appassisca.

È infatti la capacità, spontanea, di mettersi nei panni di un’altra persona, in modo da sentire le sue stesse emozioni; necessita però anche di un processo di tipo cognitivo, che consente di comprendere le ragioni degli stati d’animo altrui e quindi di condividerli pienamente.

Per le persone con disabilità, soprattutto psicosensoriale, il mondo che li circonda e le cose che vi accadono, a volte, sono complicati da capire.

Fare esperienze, acquisire informazioni, comprenderle e reagire ad esse non è così spontaneo come potremmo immaginare.

I GENITORI SONO I PRIMI AD ESSERE COINVOLTI…

Per questo è importante avere accanto qualcuno che ti aiuti a capire le situazioni, che comprenda che hai bisogno di tempo perché possa sentirti a tuo agio e rispondere nel modo più appropriato.

Quando non riesci a dire agli altri come ti senti o di che umore sei, è importante la presenza di qualcuno che sappia cogliere i segnali, anche non verbali, che stai lanciando, che ti aiuti a superare tristezza, ansie e paure e con il quale condividere la gioia.

I genitori sono i primi ad essere coinvolti in questo percorso di comunicazione e comprensione reciproca.

Sono i primi a mettere in atto una complessa operazione di distanziamento che non si contrappone all’ EMPATIA, ma è complementare ad essa: riuscendo a differenziare ciò che appartiene loro da ciò che è dei figli “senza essere troppo angosciati dal pensiero di quello che la persona con disabilità avrebbe potuto essere o fare in assenza di quegli ostacoli psicosensoriali, potranno relazionarsi in maniera più serena, sintonizzandosi sulla stessa lunghezza d’onda senza confondere stati d’animo e obiettivi.” (Marion Weisz, La comunicazione con i bambini disabili visivi pluriminorati).

L’EMPATIA è una competenza da allenare perché entrare in sintonia, non sottovalutare i segnali, provare le emozioni che sta provando l’altro, comprenderne le ragioni, presuppone la capacità di mettere da parte le nostre sensazioni, le nostre paure e incertezze.

“`{`…`}` senza essere troppo angosciati dal pensiero di quello che la persona con disabilità avrebbe potuto essere o fare in assenza di quegli ostacoli psicosensoriali, potranno relazionarsi in maniera più serena, sintonizzandosi sulla stessa lunghezza d’onda senza confondere stati d’animo e obiettivi.”

(Marion Weisz, La comunicazione con i bambini disabili visivi pluriminorati)

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 IL LINGUAGGIO DEI FIORI – LABORATORIO CREATIVO

a cura del CENTRO DIURNO  L’ORIZZONTE  a Migliarino pisano nel comune di Vecchiano (PI), in collaborazione con gli operatori della  COOPERATIVA “LA SALUTE” di Lucca

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LABORATORIO “IMMAGINO LA PAROLA”

 a cura di

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