Con Luigi Fondi ri-conoscere l’anima della pietra

Con Luigi Fondi ri-conoscere l’anima della pietra

Le nostre mani si sono abituate a una tastiera, a uno schermo, ma stanno dimenticando il piacere di: DISEGNARE, INCIDERE, RIGARE, SCAVARE ... insomma, LASCIARE UNA TRACCIA SULLA MATERIA ... e allora è ``A CAVALLO DELLA MIA MANO CHE LA CREATIVITA' VOLA e LIBERA L'ESPRESSIONE IN UN GIRO TONDO INTORNO AL MONDO``. (Luigi Fondi)

Luigi Fondi nasce il 15 Agosto 1954 a Massa.

Fin da bambino  dimostra uno spiccato senso per l’arte.  A soli 13 anni di età realizza i primi quadri.

Si tratta principalmente di copie di dipinti dei Macchiaioli della vicina Livorno. Nello stesso periodo, Fondi comincia a sperimentare e a realizzare anche ritratti, in particolare quelli dei suoi familiari e vicini di casa sperimentando tecniche che uniscono al colore il rilievo.

Finite le scuole medie si iscrive al Liceo Artistico di Carrara “ARTE MISIA GENTILESCHI” e poi all’ Accademia di Belle Arti di Carrara sez. Scultura diretta prima da: Edgardo Abbozzo poi da Floriano Bodini seguendo i corsi di: Scultura, Storia dell’Arte, Design tenuti da: Alcide Ticò, Ugo Guidi, Luciano Caramel, Pier Carlo Santini, Bruno Munari, Silvio Coppola. Contemporaneamente inizia a frequentare i laboratori d’ARTE DEL MARMO E DELLA PIETRA di Massa, Carrara e Pietrasanta.

(Abilitazioni e concorsi post Accademia in: ARTE DEL MARMO E DELLA PIETRA, DISCIPLINE PLASTICHE, DISEGNO E STORIA DELL’ARTE)

Nel 1978 si trasferisce a Soriano nel Cimino, paese natale dei suoi genitori, dove inizia la  carriera di scultore eseguendo opere pubbliche e private utilizzando soprattutto le pietre del territorio Tosco-Laziale che impara a conoscere andando a lavorare direttamente in cava a stretto contatto con i cavatori e gli scalpellini del luogo.

Nel 1980 rifonda nella Provincia di Viterbo il “CORSO SCALPELLINI” che dirige fino al ’92 e dove insegna seguendo i principi della BOTTEGA RINASCIMENTALE. Il primo e il secondo corso si svolge a Viterbo, poi a Vitorchiano e infine a Soriano nel Cimino.

Viene chiamato dallo Scultore Aldo Caron , dal Prof. Giulio Carlo Argan e dalla Direttrice del Museo d’Arte Contemporanea di Roma Palma Bucarelli  a eseguire una monumentale  scultura-fontana  in pietra, (PEPERINO GRIGIO) e bronzo su bozzetto del Maestro Aldo Caron e successivamente a insegnare Arte del Marmo e della Pietra, DISCIPLINE PLASTICHE all’Accademia di Belle Arti “LORENZO DA VITERBO”.

Dal 1992 insegna Disegno e Storia dell’Arte nelle scuole di ogni ordine e grado in provincia di Viterbo. Ultima sede, prima del pensionamento,  Liceo Scientifico “Meucci” di Ronciglione (VT).

Nel 2013 con il Maestro  Riccardo Sanna formano il Gruppo D’Arte “INCONTRIAMO IL NOSTRO TEMPO”…  Attualmente, continua a promuovere gli ideali del gruppo, coltivando l’ambizione di un’Arte che non si limiti alla sola dimensione estetica, ma che si occupi anche e soprattutto del comportamento umano nel contesto sociale.  Dal 2022 collabora su invito dell’amica, Dott.sa Antonella Cesari, alla scrittura di testi dai contenuti artistici per la rivista culturale Geapolis Adult Learning Opportunities … https://geapolis.eu/con-luigi-fondi-ri-conoscere-lanima-della-pietra/

“E Fondi dal grande mestiere di tagliatore di pietre, contemporaneo nello spirito di artista innamorato delle forme, nel suo segreto sogno attende un ritorno all’amore della bellezza non effimera” (Tito Amodei, scultore, pittore e saggista d’arte)

Nel 2018 esegue a Stradella in provincia di Pavia due grandi sculture in ferro, acciaio e rame dedicandole ai cosiddetti “CERVELLI RIBELLI” (IO SONO UN SELVAGGIO) e ai lavoratori della pietra “IL CUORE GRANDE DEL CAVATORE”.

Le due monumentali opere sono state esposte, prima della loro definitiva collocazione, in una mostra retrospettiva personale di pittura e scultura a Castello di Belgioioso (Pavia, Settembre/Ottobre 2018 … “L’ANIMA PARLANTE DELLA PIETRA” Catalogo a cura dell’editoria d’arte della “BEZUGA” di Giuliano Allegri, testo di Fabrizio Guerrini.

“C’è il passato che torna e si rigenera nell’opera di Fondi. Luigi Fondi, scultore e pittore, ma in fin dei conti soprattutto poeta oltre che lucido visionario” … (F.G.)

Ultime tre mostre: la prima, dal 17 Dicembre 2023 al 25 Febbraio 24 …  “ZAN, ZENDEGI, AZADI” (Donna, Vita, Libertà) su invito del Museo di Palazzo Doebbing (sutri@archeoares.com);

la seconda, Ottobre 2024, per “MATERARTE” presso lo studio di Arti Visive Gallery di Franco Di Pede;

la terza, Dicembre 2024/Gennaio 25, su invito di Tusciarte: “AL DI LA’ DELLE REGOLE DEL REALE” Palazzo Lattanzi  Blera (VT).

Abitazione, “CasaMuseo” Luigi Fondi Scultore: Contrada Madonna di Loreto, 62/A 01038 Soriano nel Cimino (VT)   (Codice Fiscale: FNDLGU54M15I855R)

Tel. 0761 748935 Cel. 328 0105945

Gmail: luigifondi@gmail.com

Sito Web: luigi-fondi-scultore.com

GALLERY

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 SCUDERIE DI PALAZZO CHIGI ALBANI- SORIANO NEL CIMINO (5 GIUGNO- 3 LUGLIO 2022)

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Dopo la prima esposizione celebrativa dei dieci anni del Gruppo d’Arte “INCONTRIAMO IL NOSTRO TEMPO”, svoltasi dal 1 maggio al 2 giugno  a Viterbo presso la Sala Anselmi, Luigi Fondi, insieme ai maestri Paolo Crucili, Riccardo Sanna e la partecipazione del Maestro Paternesi espongono alle SCUDERIE DI PALAZZO CHIGI ALBANI- SORIANO NEL CIMINO.

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Per orientarsi    SONDARE L’IMPERSCRUTABILE … IL TEMPO DELL’ARTE (clicca qui) 

a cura di Patrizia Sora (Storica dell’arte) dal blog SGUARDI CONTEMPORANEI 

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Scuderie di Palazzo Chigi-Albani. Inaugurazione della Mostra celebrativa del decennale del Gruppo d’Arte “Incontriamo il nostro tempo”

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Sabato 11 giugno 2022. APPUNTAMENTO ALLE SCUDERIE DI PALAZZO CHIGI ALBANI. DIEGO INTERVISTA LO SCULTORE LUIGI FONDI

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``Perchè quell'indiano sta covando un uovo?`` (Diego, bambino di prima elementare) - ``Nella cosiddetta realtà virtuale siamo diventati dei corpi senza cuore e allora, ecco piccolo e caro Diego, perché quell’indiano “STA COVANDO UN UOVO” … Perché spera che da esso nasca una nuova generazione di piccoli “indiani selvaggi” che imparino di nuovo come un tempo … LE COSE DEL CUORE ATTRAVERSO IL TOCCARE. IL TOCCARE e IL SENTIRE significa fare esperienza, significa ESSERE CAPACI DI ACCUMULARE ESPERIENZE e DI DIVENTARE ADULTI IN UN TUTT’UNO CON LA VITA. (Luigi Fondi)

Luigi Fondi, Io sono un selvaggio 

La domanda. “Perchè quell’indiano sta covando un uovo?” (Diego, bambino di prima elementare)

La risposta. Questa base in marmo a forma di uovo rappresenta la RINASCITA.

L’indiano, il “SELVAGGIO” la sta “covando” perché  spera, in questo mondo digitale e dominato dagli algoritmi, che da essa scaturisca una nuova generazione di “SELVAGGI”.

Vedi Diego, noi viventi contemporanei, siamo virtualmente capaci di qualsiasi cosa e sullo schermo dei computer, tablet, telefonini… tutto appare bello e perfetto e non conosciamo più nessuna limitazione e non sappiamo più cos’è la sostanza e la materia: siamo ormai esseri composti soltanto di energia della mente.

Nella cosiddetta realtà virtuale siamo diventati dei corpi senza cuore e  allora, ecco piccolo e caro Diego, perché  quell’indiano “STA COVANDO UN UOVO” …

Perché spera che da esso nasca una nuova generazione di piccoli “indiani selvaggi”  che imparino di nuovo come un tempo …

LE COSE DEL CUORE ATTRAVERSO IL TOCCARE.

IL TOCCARE e IL SENTIRE significa fare esperienza, significa ESSERE CAPACI DI ACCUMULARE ESPERIENZE e DI DIVENTARE ADULTI IN UN TUTT’UNO CON LA VITA.

E, allora Diego, ecco perché il SELVAGGIO, come in un fumetto tridimensionale pensa:

INSEGNATE AI VOSTRI FIGLI A RISPETTARE LA PIETRA PERCHE’ E’ LA MADRE DI TUTTI NOI.

IO NELLA CAVA HO IMPARATO QUESTO: NON E’ LA PIETRA CHE APPARTIENE ALL’UOMO, MA E’ L’UOMO CHE APPERTIENE ALLA PIETRA.

LA PIETRA E’ PREZIOSA E RECARLE DANNO E’ COME DISPREZZARE LA NATURA SUA CREATRICE.

OGGI NELL’ERA DELLA DIGITALIZZAZIONE QUESTA IDEA VI PUO’ SEMBRARE STRANA MA, FORSE DIPENDE  DAL FATTO CHE LO SCULTORE  APPARTIENE ALLA MATERIA E NON PUO’ CAPIRE.

MA CHE GUSTO C’E’ SE L’UOMO PUO’ SOLO VEDERE CIO’ CHE LE SUE MANI NON POSSONO TOCCARE? … IO SONO UNO SCULTORE E NON COMPRENDO. LA PIETRA OGGI E’ UN’ESRANEA CHE VIENE ACCOLTA SENZA CHE LA SI MESCOLI AL QUOTIDIANO … SI E’ FINITI COSI’ CON IL FARNE A MENO PERCHE’ E’ PIU’ DI INTRALCIO CHE DI AIUTO. IN QUESTO TEMPO DI SOTTOMISSIONE ALLE MENTI CHE GOVERNANO LE MACCHINE, LA PIETRA NON PUO’ PIU’ VIVERE. MA FORSE DIPENDE DAL FATTO CHE LO SCULTORE E’ UN SELVAGGIO E NON PUO’ CAPIRE.

DOV’E’ FINITA LA STORIA DELLA SCULTURA? SCOMPARSA;

DOV’E’ FINITA LA MATERIA? SCOMPARSA;

E IL PIACERE PROVATO NELL’AMMIRARE E NEL TOCCARE LA VENERE DI MILO? SCOMPARSO …

E’ LA FINE DELLA VITA  E L’INIZIO DELLA SOPRAVVIVENZA … IO SONO UN SELVAGGIO.  (Luigi Fondi)

Luigi Fondi scultore e poeta… “dal grande mestiere di tagliatore di pietra”

Luigi Fondi sa molto bene che certi percorsi artistici, quelli più genuini e onesti, non nascono tanto da una bella intuizione, quanto dalla capacità di riflettere su quella prima intuizione per capire se, insieme ad essa, c’è un messaggio principale e determinante. Compito arduo, serve tempo. Serve pazienza, in attesa di un pensiero in grado di raccogliere gli stimoli tattili e visivi di fronte alla pietra grezza. Tempo. Pazienza. Non c’è abitudine, non c’è routine. Luigi Fondi sceglie con attenzione, per descrivere il proprio procedere creativo, i sostantivi e i gerundi da porre, grazie alle lettere maiuscole, nella massima attenzione di chi legge.

“Cavalcando, pietra, ricercando, segno, forma, superfluo,”

Luigi Fondi ci propone un interessante spaccato del suo percorso artistico e  creativo

dei suoi  oltre quarant’anni di attività scultorea e pittorica. 

Dal 1983 al 1994 dirige corsi annuali per la lavorazione della pietra prefiggendosi di conciliare la produzione industriale con l’arte in modo che ogni oggetto, pur se di serie e di basso costo, avesse un bel disegno e godesse di un certo prestigio artistico.

A proposito dei corsi e dei laboratori realizzati Luigi Fondi afferma: “LA BUONA SCUOLA DELLA PIETRA… L’autentico significato dei numerosi LABORATORI che ho realizzato per la lavorazione della PIETRA, va ben oltre alla visione di questo vecchio filmato (recuperato da una vecchia “video-cassetta”) che nell’osservatore può (forse) suscitare l’idea di un qualcosa di immaturo, frutto di scarsa abilità… di un goffo tentativo artistico più che di un’OPERAZIONE COMPIUTA. Questa “BUONA SCUOLA DELLA PIETRA” parla esplicitamente, affronta in modo diretto il suo oggetto, (LA PIETRA) ossia ciò che è PRIMORDIALE, e il suo soggetto…il “tema”, ossia ciò che DOVREBBE ESSERE SEMPLICE … LA PACE …”UNA COLONNA PER LA PACE”. La semplicità di questo tipo di SCUOLA, derivante da un approccio fondato su sentimenti chiari e forti, NON HA NULLA IN COMUNE CON QUELLA SEMPLICITA’ FINE A SE STESSA CHE OGGI è TANTO DI MODA e CHE NASCONDE SOLO IL VUOTO. Diceva il GRANDE MAESTRO Henry MOORE…”La SEMPLICITA’, come la BELLEZZA, è una DOTE INCONSAPEVOLE; sopraggiunge in maniera SPONTANEA, quasi CAUSALE, e, se cercata, NON POTRA’ MAI ESSERE RAGGIUNTA.”

La “COLONNA PER LA PACE” h.2,90x100x80 cm. (PEPERINO GRIGIO e ROSSO) può essere osservata davanti alla COOP di Soriano nel Cimino (VITERBO)

Nella mia ``capanna`` il tempo si ferma. Tutto procede con lentezza, perché ho imparato che nella scultura non bisogna avere fretta ... tanto la forma è dentro la materia e per uscire la mano dello scultore pazientemente aspetta`` (Luigi Fondi)

Luigi Fondi è alla costante ricerca di quel dna, fatto di storie umane e naturali che lui metabolizza e reinterpreta. L’obiettivo è costante nel suo lavoro (lavoro: riecco il termine dotato di doppia nobilitazione, creativa e produttiva): mostrare la modernità della sua esistenza sullo sfondo delle altre esistenze. Non è facile, non è immediato. Non è un compito per tutti, artisti compresi.

Luigi Fondi 1986, lavorando al MONUMENTO DEI CADUTI di CHIA (Viterbo)

Luigi Fondi 1987, MONUMENTO AI CADUTI (Chia – VT) Pietra, peperino grigio e rosso con marmi – VERDE ALPI, BIANCO CARRARA, ROSSO BRASILE – h. 450x500x200 cm.

Non c’è abitudine, non c’è routine. Luigi Fondi sceglie con attenzione, per descrivere il proprio procedere creativo, i sostantivi e i gerundi da porre, grazie alle lettere maiuscole, nella massima attenzione di chi legge e afferma: “CAVALCANDO la PIETRA silenziosa RICERCANDO un SEGNO che mi porti verso la FORMA immaginata ... il SUPERFLUO togliendo`` ``Le nostre mani si sono abituate a una tastiera, a uno schermo, ma stanno dimenticando il piacere di: DISEGNARE, INCIDERE, RIGARE, SCAVARE ... insomma, LASCIARE UNA TRACCIA SULLA MATERIA ... e allora è ``A CAVALLO DELLA MIA MANO CHE LA CREATIVITA' VOLA e LIBERA L'ESPRESSIONE IN UN GIRO TONDO INTORNO AL MONDO``. (Luigi Fondi)

Luigi Fondi, LA MASCHERA e il LEONE (1989) Pietra Peperino Grigio h.180x120x80 cm. -FONDAZIONE CARIVIT ITALIA Palazzo Brugiotti Viterbo

Luigi Fondi, OMAGGIO A Roberto Sebastian  MATTA … “INCONTRARSI e RICONOSCERSI NEL SOLE DI TARQUINIA”
Sullo sfondo da SX. “PAURA DI DESIDERARE”, “L’OROLOGIO DEL TEMPO” autori: Paolo Crucili, Luigi Fondi, Paolo C. Monizzi, Riccardo Sanna e con la partecipazione straordinaria del Maestro Tito Amodei

“E’ lo studio filologico della memoria che la pietra porta con sé, il rapporto che nel tempo l’artista ha avuto con la pietra, la stratificazione di significati e storia delle tecniche di lavorazione che la pietra conserva e trasmette ai posteri. Il passato è un serbatoio di teorie, concetti, tecniche e saperi...

Luigi Fondi, IO SONO UN SELVAGGIO. L’idea iniziale 

Luigi Fondi, IO SONO UN SELVAGGIO (ferro e acciaio, h.2,50cm.) Pavia Febbraio 2018

.... Luigi Fondi procede attraverso lo studio filologico di quel patrimonio, dall’arte dei primitivi alla modernità. Scultore, estrae forme, simbologie, tecniche di lavorazione e significati che rigenera, risignifica con grande libertà stilistica e compositiva, portandone il nocciolo e il cuore nella forme che imprime alle sue opere, sculture e rilievi policromi, dove i materiali, legno, marmi, ferro e i linguaggi della pittura e della scultura si incontrano e si combinano come le frasi di un discorso sempre proteso all’attualità. Nell’epoca della simultaneità e della frammentazione, sembra scomparsa la dimensione diacronica, il senso della continuità, il valore del Tutto.” (Patrizia Sora- Storica dell’arte)

Luigi Fondi, IO SONO UN SELVAGGIO (ferro e acciaio, h.2,50cm.) CASTEL DI BELGIOIOSO (Sullo sfondo  la scultura il legno e pietra: “A CAVALLO DELLA MIA MANO LA CREATIVITÀ VOLA” h. 250 cm.) Febbraio 2018

Luigi Fondi 2016-VENTO AURELIANO (h.230x162x35 cm. Travertino, pietra, ferro, legno)

“LA FONTE DEL FAGGIO e DELLA QUERCIA” Luglio 1982 – 2021. (h.350x218x130 cm.)

il compimento dell’opera avviene soltanto quando essa viene composta per essere esposta ed è SOLTANTO IN QUESTO MOMENTO CHE LO SCULTORE PERCEPISCE LA RIVELAZIONE DELLA CONCRETA E MISTERIOSA VERITA’ DELL’ARTE (Luigi Fondi)

Luigi Fondi, FONTANA DEL FAGGIO e della QUERCIA 1982 (piazza Marconi Soriano nel Cimino.) h. 350x218x130 cm. Pietra, peperino grigio. (Foto Olga Misiura)

Un lavoro monumentale, diventato patrimonio del popolo Sorianese a cui ogni Sindaco, al di là del colore politico, dovrebbe guardare con molto interesse. Ora, dopo 39 anni, vi spiego il perché.  (Intanto, RINGRAZIO PER L’ATTENZIONE, tutti coloro che avranno la pazienza di leggermi fino in fondo) …

Era il mese di Luglio del 1982 … Dopo aver scartato il disegno tecnico dell’ufficio comunale, buttai giù di getto su un foglio a quadretti  la mia idea di fontana.

Passai le misure ai miei compagni di lavoro (scomparsi prematuramente e a CUI VA UN CARO e AFFETTUOSO RICORDO) Pietro Fondi e Egidio Anselmi (detto ‘I MICIO). I primi di Luglio dell’82, in uno spazio della cava, furono depositati  grandi masselli di pietra tagliati nelle misure richieste. Pensavo a Soriano “abbracciato” dai suoi Rioni (rappresentati simbolicamente da un mezzo decagono regolare … Il decagono è il simbolo della materializzazione di cose, progetti, idee, ecc. ), agli animali e alle piante della nostra fauna. Una volpe che guarda e lascia “la lepre fuggire”.  Un falco sulla “spalla” del Faggio. Simbolicamente il falco (almeno in questo caso) rappresenta il SINDACO, IL PRIMO CITTADINO. Esso esprime il potere della visione, della determinazione. Il risveglio di una serie di facoltà quali: l’elevazione della coscienza personale, spirituale e politica, il suo espandersi  lungo una nuova dimensione di responsabilità interne ed esterne al territorio amministrato). Pensavo alle forti piante di Quercia  (simbolo di salda protezione, di forza primordiale con l’abilità di sopravvivere anche nei periodi più difficili) che mi circondavano in quello spazio della cava di “FratiCani” e i cui tronchi utilizzai come “cavalletti” naturali dove appoggiare i masselli di Peperino da lavorare.

In un mese, con la tecnica della scultura diretta, realizzai la “FONTE DEL FAGGIO E DELLA QUERCIA”. Dentro ci stava  (oltre al “simbolismo” che da sempre caratterizza il mio lavoro), la mia passione per il PRIMO RINASCIMENTO. In particolare  il mio maggiore interesse si rivolse  alle figure del FAGGIO e della QUERCIA, percorse da una vitalità prorompente  qual è stata quella dello Scultore Jacopo della Quercia. La Sua opera non trovò continuatori immediati. Fu stilisticamente un isolato, che venne capito successivamente solo da Michelangelo. Da allora sono passati più di 500 anni … Jacopo della Quercia rimane sempre un isolato, un dimenticato, ma è proprio a Lui che  39 anni fa ho pensato quando in quel caldissimo mese di Luglio questa fonte in Peperino per il mio Paese  ho realizzato.

RETROVISIONI, ovvero incontri che lasciano il segno 

“E Fondi dal grande mestiere di tagliatore di pietre, contemporaneo nello spirito di artista innamorato delle forme, nel suo segreto sogno attende un ritorno all’amore della bellezza non effimera” (Tito Amodei)

Tra gli  “INCONTRI” che lasciano il segno quelli  con il Maestro TITO Amodei e Ottaviano D’Egidio (architetto e poeta) che onorano il Gruppo d’Arte ”Incontriamo il nostro tempo”  della loro stima, amicizia e fiducia. Luigi Fondi lo ricorda così: “Era un Mercoledì del 13 Febbraio 2019. Giornata limpida ma fredda … Di tramontana. Dentro la macchina, parcheggiata a Rio Vicano con alle spalle il lago di Vico, mangiavo un panino e guardavo nello specchietto retrovisore lo splendido paesaggio. Non so perchè, ma il mio pensiero mi ha portato a Tito. E’ a Lui che ho pensato e per un momento mi è anche parso di vederlo. Una “RETROVISIONE”. Il Suo volto, tridimensionalmente reale davanti allo specchietto, contrapposto alla chiara purezza di quel paesaggio che, pur appartenendo a situazioni contestualmente diverse, venivano a trovarsi in quel momento in completa sintonia con le misteriose radici dell’Arte e della Vita”.

(Roma 21 Novembre 2017) al centro nella foto,  Luigi Fondi e Tito Amodei . Nel suo studio situato nel complesso del santuario della Scala Santa in piazza di Porta San Giovanni in Laterano a Roma, il Maestro TITO AMODEI accoglie le classi quinte: A, B, E del liceo scientifico “A. MEUCCI” di Ronciglione (VT). 

`{`…`}`C’è il passato che torna e si rigenera nell’opera di Luigi Fondi. Luigi Fondi, scultore e pittore, ma in fin dei conti soprattutto poeta oltre che lucido visionario. Quando lavora la pietra (e il termine “lavora” è appropriato visto il suo passato di uomo di cava dove la materia è soprattutto sudore) va alla ricerca della matrice, dell’impronta di tutti passati, assorbiti come fosse quella una spugna del tempo. `{`…`}` Per lui l’affrontare la materia-pietra è la ricerca di un segno che sia sintesi vera, pensiero liberato finalmente da ogni agglomerato di appendici inutili e superficiali. C’è voglia di un ritrovato umanesimo nel corpus creativo di Luigi Fondi. L’artista riconosce e rigenera l’importanza dei modelli antichi: siano essi figure rupestri, reperti ancestrali, maschere di civiltà sepolte, fino alla purezza e all’equilibrio dell’arte rinascimentale arrivando alle avanguardie dell’espressione artistica contemporanea.`{`…`}` (Fabrizio Guerrini)

Luigi 1992, Prima di copertina MASCHERA  peperino rosso h.42x35x5 cm. (dalla tela 120x100cm. LE PREGHIERE NON BASTANO) (1^ rivista italiana D’ARTIGIANATO e ARTI APPLICATE Marzo ’92)

Luigi 1992-LE PREGHIERE NON BASTANO (120x100x5 cm.) olio e pietra rossa

CON LUIGI FONDI LA PITTURA  É ARTE DEL RACCONTO 

Luigi Fondi, “AYLAN” (olio e tavole su tela h.130x230x3,5 cm.) -2015

Nel 2015, sconvolto dalla tragedia, divenuta simbolo della crisi europea dei migranti, dopo la morte del piccolo Aylan per annegamento e dall’iconica foto scattata al ritrovamento del suo corpo senza vita su una spiaggia turca,  sentii il bisogno di realizzare un grande dipinto che in qualche modo mi aiutasse emotivamente a “togliermi dalla testa” la figura straziante di quel corpicino senza vita.  Finii l’opera nel 2016.

La esposi una sola volta in una mostra che realizzai a Palazzo Chigi Albani di Soriano nel Cimino (VT) insieme al Maestro Tito Amodei e al gruppo d’Arte di “INCONTRIAMO IL NOSTRO TEMPO” e poi, in attesa di una proposta per una sua collocazione in uno spazio pubblico (proposta mai arrivata), archiviai l’opera nel magazzino del mio laboratorio.” (Luigi Fondi)

Luigi Fondi, 1994-LE 2 SORELLE-olio e basalto su tela 100x150x5cm

Anonimo francese del XVI secolo (Scuola di Fontainebleau), Gabrielle d’Estrées e sua sorella, 1593-1594,  96 x 125 cm. Parigi, Musée du Louvre

Dico, adunque, che la scultura e la pittura per il vero son sorelle, nate di un padre che è il disegno, in un sol parto et ad un tempo; e non precedono l’una all’altra, se non quanto la virtù e la forza di coloro che le portano addosso fa passare l’uno artefice innanzi all’altro; e non per differenzia o grado di nobiltà che veramente si trovi in fra di loro. (Giorgio Vasari)

Luigi Fondi (2010), A F. BACON, per VELASQUEZ e IL SUO INNOCENZO X. olio, acrilico e piombo-stagno su tavola 140x110x4 cm.

Diego Velázquez, Innocenzo X, 1650, olio su tela, cm 140 x 110. Roma, Galleria Doria Pamphilij

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