Da noi a te. Ricordando Ennio De Santis (1 giugno 2021)

Ricordando Ennio De Santis. A Piansano (VT) è nato il 23 febbraio 1937 dove ha trascorso alcuni anni della sua prima fanciullezza. Furono sufficienti a caratterizzare il suo sguardo sul mondo e a nutrire la sua sensibilità poetica. Era l’autunno del 2016 quando mi incoraggiò ad attivare il circolo di studio virtuale MUSA PIANSANESE, mettendo a disposizione una raccolta scelta delle sue poesie. “Ti affido le  mie parole, le parole a me più care”- mi disse. La collaborazione é proseguita fino a pochissimi mesi prima della sua morte, il primo giugno 2019.  Desiderava che le sue raccolte poetiche giungessero a tutti e fossero di tutti. Per lui la poesia era il luogo della libertà, la sua dimora.  Il 29 marzo 2019  ricevetti la sua ultima poesia, “Da Me a Me”, geniale autobiografia! Ringrazio tutti  gli amici della Community di Geapolis che con il loro impegno  hanno reso possibile ciò che fino a due settimane fa sembrava addirittura improponibile.

Antonella Cesari – Coordinatrice della Community web di Geapolis

Sono trascorsi già due anni…  quel DA ME A ME è diventato DA NOI A TE!

Nel mese di luglio  anche il periodico La Loggetta. Notiziario di Piansano e la Tuscia dedicherà una sezione tematica  al ricordo di ENNIO DE SANTIS.

Da Mauro Chechi al caro Ennio De Santis, amico del cuore.

ENNIO DE SANTIS,

POETA DELLA MAREMMA LAZIALE,

SCRIVENDO VERSI E CANTANDO OTTAVE, HA DATO UN PICCOLO MA

SIGNIFICATIVO CONTRIBUTO NEL TRASFORMARE UNA TERRA

TRADIZIONALMENTE “AMARA”IN UN TERRITORIO IN CUI REGNA

LA POESIA E LA GIOIA DI VIVERE

(Ripreso da un libro di Mauro Chechi)

Ennio ti penso e freme la mia pelle,
Te ne sei andato in fretta via veloce
Anche chi come te nell’arte eccelle
Come un fiume raggiunge la sua foce.
Sparito è il tempo delle ottave belle
Ma dolcezza di quella tua voce,
Che se chiudiamo gli occhi ancor si sente,
Vorrei giungesse alla futura gente

(Mauro Chechi – Grosseto)

PAROLE CHE SGORGANO IN LIBERTÁ … Marcello Arduini ricorda Ennio

Ennio – uomo, pastore, poeta, pittore, artista, - è stato ed è il luogo dell’incontro microcosmo/macrocosmo. La più straordinaria semplicità e umanità e la più alta complessità e universalità. `{`…`}` Le pecore e la Divina Commedia. Il latte da mungere tutti i giorni e l’Orlando Furioso. La terra polverosa e arida e Ungaretti. Piansano, Arlena di Castro, Tuscania, la Maremma Laziale e la Germania e gli Stati Uniti: Monaco, San Francisco. Il Mar Tirreno e l’Oceano Pacifico. (Marcello Arduini)

Ricordando Ennio.

Parole che sgorgano in libertà dopo due anni dal 1 giugno 2019.

Ho sempre pensato che la mia amicizia e consuetudine con Ennio è stato un grande privilegio che mi è stato concesso nella mia vita. Perché ho potuto toccare con mano, ho potuto mettere a fuoco con chiarezza, e  dunque ho potuto fare miei, aspetti del vivere che altrimenti non avrei conosciuto. Un’esperienza unica. Un’esperienza non riproducibile. Unica per me, ma che credo possa valere per molti che lo hanno frequentato, o anche semplicemente incontrato. Me lo immagino e lo leggo nell’aria; lo sento dentro e fuori di me. E da quello che testimoniano gli amici, sono certo che questo vale per molti che hanno avuto la sorte di vivere con Ennio qualche esperienza. Soprattutto leggendo quello che hanno scritto e continuano a scrivere. Io ho scritto che Ennio ci ha dato in dono la bellezza. Ce l’ha mostrata ovunque si sia posato il suo sguardo. Ce l’ha fatta conoscere e riconoscere laddove noi non saremmo stati capaci di vederla. Come spesso fanno tutti i grandi artisti. La bellezza delle cose comuni, della campagna, di tutte le minuzie. Ennio vi era talmente radicato che ne sentiva il respiro, i suoni, le continue trasfigurazioni. Le sue vive e pulsanti radici di pastore di pecore, come amava sempre farsi chiamare e come si vantava di essere.  Leggi tutto clicca qui 

Ennio De Santis insieme al professore Marcello Arduini durante la lezione-seminario all’Università della Tuscia per gli studenti del corso di Antropologia culturale (anno accademico 1999-2000) foto Archivio Paolo Manganiello

SOL SILENZIO FA ECO AI SUOI VERSI. Il ricordo di Giuseppe Bellucci

Ennio De Santis con Giuseppe  Bellucci – Blera febbraio 2011

Il 1 giugno di due anni fa, in un lettino d’ospedale, l’ultimo Poeta con la P maiuscola della Tuscia, lasciava un vuoto incolmabile tra parenti, amici ed estimatori. È stato l’ultimo di quella genìa  di improvvisatori che in ogni tempo avevano radunato intorno a sé affluenze di appassionati di quell’ars poetica così apprezzata fino a qualche decennio fa. La poesia estemporanea per essere espressa non necessita di titolo di studio o corsi accademici, ma della versatilità compositiva, della memoria, dell’orecchio musicale, tutte qualità che  non si imparano, perché sono doni naturali che non a  tutti è dato di possedere. Ennio ne abbondava. Aveva nel carattere affabile, sorridente e disponibile un potenziale accattivante che lo rendeva empatico. Ne ebbi una prova in più a Pomonte (GR) luogo dove ogni anno viene organizzato un incontro tra poeti provenienti dalla Toscana, dal Lazio e dall’Abruzzo e nel quale era molto conosciuto. In quella occasione Ennio era assente, eppure era lì, nei commenti dispiaciuti per la sua lontananza, nella stima per la sua bravura compositiva, negli apprezzamenti per quel sul carattere socievole.

Alla passione per la poesia, univa quella per la pittura che aveva approcciato con uno stile personale asciutto, dai colori vivacissimi e figure stilizzate. I suoi soggetti preferiti erano le pecore, animali che conosceva bene  avendo fatto il pastore per i due terzi della propria esistenza.

Persone come lui, che ha diffuso esperienza e cultura, non possono essere dimenticate e noi, nella ricorrenza del biennio della sua scomparsa vogliamo ricordarlo così, con semplicità, nel rammarico per quel vuoto che nessun altro è in grado di colmare.

Giuseppe Bellucci, Blera

Da Lamberto Brizi a Ennio 

GLI OCCHI DELLA VITA 

E’ un sussulto

il cuore del tuo ricordo che il tempo

non può demolire nonostante

il suo avanzare verso l’Oltre che tutto riduce

a Silenzio.

Nella dimora del tempo che attraversiamo

la tua memoria riaccende i grani di un rosario

vivente…

e parlano ancora i tuoi colori,

i tuoi orizzonti onirici, le tue praterie

echi delle tue quotidiane battaglie.

E ancora il tuo respiro, Ennio, spalanca di azzurro

gli occhi della vita da te accarezzata.

Amata.

 

Lamberto Brizi  (Piansano-VT)

Da Marinella Marabissi a Ennio

Mi manchi su questa terrestre scena

mi manchi sai, davvero, tanto tanto

lieve, bramo quel tocco sulla schiena

quando silente restavo dal canto.

Mano, che come quella luna piena

ispira ogni vate nell’incanto

d’un volo ove il cuor non si riposa

offrendo la sua parte … generosa.

 

L’essenza, nel profumo d’una rosa

sospende il tempo, libera la mente

che mi ripesca lucida, gioiosa

accanto a te nel gioco divertente

d’esprimere coi versi ogni cosa

Sentendomi scolara .. indiligente

osando, nel veder, il lieve passo

d’un cerchio “nato”, privo di compasso!

Marinella Marabisi (Siena)

Angelo Rossetti ricorda Ennio 

La Tuscia, i suoi colli, i verdi prati

hanno nostalgia dei tuoi pennelli.

Gli scritti in versi e i canti improvvisati

mancano ai tuoi amici e ai pastorelli.

Facevi Ennio, come gli innamorati

hai dedicato a lei, gli anni tuoi belli.

L’hai amata con il cuore e l’intelletto

e lei in eterno, ti si stringe al petto.

 Angelo Rossetti  (Siena)

Fabio Antonelli ricorda Ennio 

RICORDANDO ENNIO DE SANTIS

Nasce Pastore e del pastore il segno

Porta di chi è caro alla Natura

Attrice nel Suo verso e nel disegno

A Lui compagna nella Sua avventura.

E Natura di “multiforme ingegno”

Volle dotare questa sua creatura

Che ricordiamo con affetto e stima

Nel Suo stile di porgere la rima.

Fabio Antonelli (Roma)

Scultura di Lamberto Brizi 

Romano Giardili ricorda Ennio 

L’ ECO DI ENNIO

Ora che spazi tra cieli dorati,

alla forza del vento affidi il canto

i versi tuoi così saran filtrati

dalle montagne con il bianco manto

arriveranno a me echi accordati

quelli che son di te l’eterno vanto

aspetterò con ansia alla vallata

amico Ennio una tua cantata

Romano Giardili (Arlena di Castro)

Marisa Peruzzo ricorda Ennio 

A occhi chiusi ho rivisitato le conversazioni con Ennio. le sue descrizioni particolareggiate, il suo argomentare in prosa e in rima.

Con immediatezza, spontaneamente ho prodotto il seguente ACROSTICO.

Estasianti

Note

Nascondono

Idilliache

Origini

Da

Eterni

Sogni

Arginati dalla

Natura

Taumaturgica che

Ispira il

Solitario vate.

Marisa Peruzzo (Piazzola sul Brenta-PD) 

Bruna Briacci ricorda Ennio 

Even though I never had the honor to meet Ennio De Santis in person, through his art I can see the man, the shepherd, the poet and the painter, that coexist harmoniously in a world without boundaries. His poetic voice carries his heart, his smile, his hidden pain, his humanity and passion through the eyes of a child and results in poetry that connects with readers. Writing from his own experiences brings honesty to his work and his everyday voice produces the magic.

Bruna Briacci Genovese – Boston (USA)

“Sebbene io non abbia avuto l’onore di incontrare personalmente Ennio De Santis, attraverso la sua arte, posso vedere l’uomo, il pastore, il poeta ed il pittore coesistere armoniosamente in un mondo senza confini. La sua voce poetica porta il suo cuore, il suo sorriso, il suo dolore nascosto, la sua umanità e la sua passione attraverso gli occhi di un bambino e si traduce in una poesia che entra in sintonia con i lettori. Scrivere dalle proprie esperienze porta onestà al suo lavoro e la sua voce quotidiana produce la magia.” (Bruna Briacci Genovese – Boston -USA)

Traduzione di Ida Renzicchi

Elisabeth Ditmarsen ricorda Ennio 

I do not know this painter, but I remember seeing the paintings in Vasanello (VT).  They impressed me with their surreal colors and shapes.  I became curious and read about him online and realized that he was also a poet. His paintings are also poetry I think.  He was certainly a very interesting man, self-taught without education. His life as a shepherd in harmony with animals and nature in his younger years, is clearly evident in his paintings that I have seen online.

.Elisabeth Ditmarsen from Norway!

“Non conosco personalmente il pittore, ma ricordo di avere visto i suoi dipinti a Vasanello (VT). Mi hanno colpito per i loro colori e forme surreali. Incuriosita, ho letto su di lui on-line e mi sono resa conto  che era anche poeta. Credo che anche i suoi quadri siano poesia. Sicuramente era un uomo molto interessante, autodidatta, senza istruzione scolastica. La sua esistenza, vissuta come pastore in armonia con animali e natura negli anni della sua gioventù, è chiaramente evidente nei suoi quadri che ho visto on-line.” (Elisabeth Ditmarsen – Norway)

Traduzione di Ida Renzicchi

Anna Veraldi  Renouard ricorda Ennio 

Quadri di Ennio De Santis (Collezione privata di Anna Veraldi – Seattle USA) 

Studio per un’opera molto più grande

“Ennio De Santis, poet and painter, who put poetry in his paintings and light in his poems. A master in depicting the familiar figures of animals, transfigured in the mutable conditions of light and color through the changes of days and seasons. Strict and precise compositions, along with the efficient and almost frugal use of canvas and space, are a constant of his paintings. His space is inhabited by creatures we feel intimately close, yet are projected afar, in an abstract realm from where they emanate a powerful energy that reverberates and keeps attracting us.”

Anna Veraldi Renouard – Seattle, Washington

Bozzetto  donato a mia  figlia  Francesca bambina con la promessa e l’auspicio di poterlo completare insieme a lei quando ci saremmo rivisti. Era il 1999.

“Ennio De Santis, poeta e pittore, che mette la poesia nei suoi dipinti e la luce nelle sue poesie. Un maestro nel dipingere figure familiari di animali, trasfigurate nelle mutevoli condizioni di luce e colore attraverso i mutamenti dei giorni e delle stagioni. Composizioni severe e precise in cui l’efficiente e quasi frugale uso della tela e dello spazio, sono un elemento costante dei suoi dipinti. Il suo spazio è abitato da creature che egli percepisce intimamente vicine pur se proiettate lontano, in una realtà astratta dalla quale esse emanano una energia potente che riverbera e ci attrae.” Anna Veraldi Renouard – Seattle, Washington

Traduzione di Ida Renzicchi

Ida Renzicchi ricorda Ennio

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DA UN’ALTRA PROSPETTIVA

La tua sedia, Ennio, è qui.

Ora abiti una diversa dimensione, guardi il mondo da un’ altra prospettiva.

Nei tuoi giorni pitturi cose nuove e nelle notti musichi altre rime

Muta, non mi esce un suono dalla bocca, non riesco a pronunciare una parola, a scrivere una riga eppure… sapessi quante cose vorrei dire…   pittore-poeta…  mio caro amico…  mente geniale…

La sedia è sempre tua, “la tua sedia”. Nessuno avrà l’ardire di occuparla.

E’ la sedia dalla quale ti alzasti quando dalla penombra della cantina accogliesti me e mia figlia e noi, inondate dalle tue strofe preziose, ci sentimmo come avvolgere da un manto.

E’ la sedia accostata al tavolino, sul quale era appoggiato il libro aperto delle tue poesie, la prima volta che vidi i tuoi quadri… e un fulmine mi attraversò  l’anima.

E’ la sedia appartenuta ad altri grandi, che ti fu offerta perché ti spettava… e che ora è tua.

Ida Renzicchi (Vasanello) 

Ennio De Santis, Calle- Collezione privata di Ida Renzicchi 

Regina Kirillov ricorda Ennio 

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I saw paintings of Ennio De Santis at my friend’s house and also on-line.

Everything in his art is enveloped in silence and tranquility.  Often behind it, I feel that inevitably something fearful and troubling is coming. It could be compared to the stillness in the air, moments before thunder and lightning begin. I wonder, does this not reflect his personal anxiety, that is being revealed through his art?

Then again, despite the tranquility I feel, there are goats falling from the sky, and flying horses. Truly he is a painter of movement, in fact, movements that are frozen in the silence of ever-expanding space.

There is not much space that surrounds the horses and other creatures in his pictures. They usually touch the border of the canvas. They are confined. As you know, a true artist paints what he is. Ennio’s images speak to us about his own confindements. At the same time you also feel that those creatures desperately want to break through that canvas border and fly beyond.  You may even assume that Ennio himself, similar to his subjects, aims to break through and fly free.

In his paintings he uses monochromatic colors with little shading, tints or gradations. In doing so, I understand he does not want to stress the personal details of his images. It seems his wish is  to create an abstract image, and this somehow makes his universal and stylized.

Regina Kirillov (California)

Ennio De Santis, Arieti (Collezione privata di Ida Renzicchi)

 “Ho visto alcuni dipinti di Ennio De Santis a casa di miei amici ed anche altri on-line. Tutto nella sua arte è avvolto nel silenzio e nella quiete. Andando oltre, spesso ho la sensazione di qualcosa di pauroso e preoccupante che stia inevitabilmente per accadere. Si potrebbe fare un paragone con l’immobilità dell’aria prima dell’inizio di un tuono ed il seguire di un lampo. Mi chiedo, è possibile che questo rifletta l’ansia personale dell’artista che si rivela attraverso la sua arte? Ed ancora, nonostante la tranquillità, percepisco arieti che precipitano dal cielo e cavalli che volano. De Santis è veramente un pittore di movimento, movimenti che sono in effetti congelati nel silenzio e nell’infinito in continua espansione. Nei suoi quadri non c’è molto spazio a circondare i cavalli e le altre creature. Di solito, esse toccano il bordo della tela. Sono confinate. Un vero artista, dipinge quello che egli è. Le immagini di Ennio ci parlano dei suoi stessi confini. Contemporaneamente, si percepisce anche che quelle creature vogliono disperatamente fuoriuscire dal bordo di quelle tele e volare oltre lo spazio ed il tempo. Si presume quindi che lo stesso pittore, come i suoi soggetti, aspiri ad aprirsi un varco e volare in libertà. Nei suoi dipinti egli usa colori monocromatici con piccole sfumature, tinte o gradazioni. Facendo ciò, capisco che egli non voglia enfatizzare i dettagli personali delle sue immagini. Sembra che il suo desiderio sia quello di create una immagine astratta e questo la rende in qualche modo universale ed unica nello stile.”  Regina Kirillov (California)

Traduzione di Ida Renzicchi

Melissa Filesi ricorda Ennio 

Caro Ennio…

Caro Ennio, i tuoi dipinti e la tua poesia, fanno parte della mia vita e della mia famiglia, più che testimoni preziosi, sono “opere aperte”, opere che ci “interrogano” e che spingono il mio cuore e la mia mente verso movimenti opposti ma complementari.

Un movimento dolce, intimo e  centripeto verso i cari ricordi, verso mia madre Silvana, dolce tua amica e compaesana, verso la cara Arlena con i nonni e la mia infanzia, verso la Maremma, verso Piero Lanzetta, fine pittore e amico tuo fraterno, verso le serate in rima e in allegria, verso quella sala della Provincia di Viterbo dove mi ritrovasti ragazza e in cui gioisti per me e perché mio padre acquistò il tuo intero capolavoro, il polittico “Guerra del Golfo” che ora è tra le mie mura…

L’altro movimento, invece, è un baleno, forte e centrifugo che mi sbalza altrove, in un altro tempo, quello atavico del mito.

Del mito, l’arte di Ennio De Santis è intrisa, vive nel mito, è il mito tout court. Mitici sono i protagonisti della sua arte: tori, montoni, pecore, cavalli, che come figure del mito, infatti,  vivono molte vite e molte morti. Mitico il paesaggio. Mitici i colori: gli splendidi colori primari, il rosso, il blu, il giallo, che ci rimandano alle passioni primordiali, agli istinti vitali, ai sentimenti diretti, all’uomo, alla donna, ad un hic et nunc… Ma poi c’è il viola, l’autentico colore del mito, un colore carico di passione, di forza, di pensiero, di riflessione, il colore della spiritualità, del sacro, il colore che ci rimanda al divino.

L’arte di Ennio mi ha sempre affascinata e sempre affascinerà il fruitore, lo spettatore,  perché è un racconto mitico che non annienta il presente anzi lo con-sacra ancorandolo a quel lontano passato che ci interessa ed affascina perché parla proprio di noi, di me e di te, di noi come amanti, di noi come uomini e donne da sempre immersi in un “orizzonte di senso” che cerchiamo di percepire come totalità ma dall’interno della società, della comunità. E te, con i tuoi versi e col pennello, sei riuscito a saltare più in alto e a carpire quella sfuggente totalità/universalità che solo l’arte può comunicare.

Ennio, dunque, ci parla dell’uomo. Ma l’uomo di Ennio De Santis non è il vir romano: i suoi tori, così vitali, rimandano sempre all’elemento femminile, all’alterità che è donna ma anche assenza, anche morte, anche homo/humus.

L’uomo di Ennio De Santis è humus, è terra, è vita, è l’uomo che viene dalla donna/terra sinuosa che lui canta, che lui ama, è l’uomo/grano/toro che muore nella terra da cui rinasce la vita; la terra della vita e della vite, la terra della semina, dell’attesa, della morte e della rinascita, dei misteri che da Eleusi conducono all’Etruria, alla nostra Tuscia. Caro Ennio, quante cose dovevamo ancora fare, alcune dette, altre solo accennate… Un brindisi al Musichiere, alla sua arte, alla sua allegria, alla sua amicizia.

Melissa Filesi (Vasanello) 

Ennio De Santis, Polittico Guerra del Golfo (Collezione privata di Melissa Filesi)

Ennio De Santis, Tori viola (Databile primi anni ’70) – Collezione privata Melissa Filesi 

Valerio Mariottini ricorda Ennio 

Quadro della collezione privata di Valerio Mariottini – Vasanello 

Un pensiero al pittore-poeta Ennio De Santis. 

“Il dipintore disputa e gareggia colla natura” Leonardo Da Vinci 

Andrea Rossi ricorda Ennio

Nella foto l’alba del primo giugno 2019 su Tuscania.

“Dopo di te un vuoto profondo, un silenzio sordo e muto”.

Andrea Rossi (Tuscania)

Alfideo Fochetti ricorda Ennio

CANTARE LA VITA 

Ho seppellito

il mio cuore

nel cuneo

tufaceo

di una rupe

vicino ad orchidee

spontanee

biancoviolacee

 

Ho seppellito

Ennio

in fondo

al mio cuore

per proteggere

la sua

anima

e il suo sguardo

 

Ho seppellito

la mia mente

in un prato

spontaneamente

selvaggio

 

In/curante

disegno

della natura

che si mostra

aprendo

spazi di luce

e silenzio

 

La Mano

La Mente

Lo Sguardo

danno

energia

al solco

del passo

Il viandante

che appare

é leggera

presenza

prima

dell’urlo

che vuole

conquista

Ennio De Santis, Pecore al pascolo (1978)

Collezione privata Marisa Peruzzo 

Siamo

orrendamente

soli quando

dettiamo

confini!

Quando siamo

noi e non altri

Quando

siamo ciechi

alla memoria

Ho seppellito

il mio cane

e il tuo gregge

accanto

alla mia

dimora..

Saremo di certo

meno soli..

Ci teniamo

compagnia

nei nostri ricordi

Ho seppellito

il mio cuore

in una cavo di terra

per cantare la vita,

per eterna amicizia di Ennio.

Ho seppellito

il mio cuore

in un fiore dischiuso

perché se incontri

un “poeta”

incontri la poesia!

Alfideo Fochetti  (Vasanello)