3/Giuseppe Bellucci: “Sentendomi parlar di ottava rima…”

GIUSEPPE BELLUCCI SI RACCONTA… APPRENDERE DA AUTODIDATTA

Un’altra pagina va ad arricchire lo spazio APPRENDERE&RACCONTARSI dedicato al tema dell’autoformazione e dell’apprendimento nei contesti informali e non formali. Ringraziamo Giuseppe Bellucci per la disponibilità a voler condividere con gli amici della Community di Geapolis la terza  parte del suo racconto autobiografico.

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La formazione giovanile (Prima parte) clicca qui 

In punta di colore- la pittura (Seconda  parte) clicca qui

Quando la vita diventa in…canto  (Quarta parte) clicca qui 

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NE SAPRAI CERTAMENTE PIÙ DI PRIMA SE...

Terza parte- POESIA

Come ebbi modo di anticipare nella prima parte di questo lavoro autobiografico, nella mia famiglia esistevano i libri dei poemi cavallereschi. Alcuni avevano all’interno delle belle incisioni che erano motivo al mio sfogliarli sin da bambino di nascosto di mio padre che ne era geloso.

A MEZZA VOCE MIO PADRE...

Nelle lunghe serate d’inverno egli leggeva spesso, dopo cena, a mezza voce, gli episodi più belli degli eroi creati dalla fantasia di Pulci,  Boiardo, Dante, Tasso e Ariosto, per cui, in terza elementare già conoscevo le gesta di Angelica, Rodomonte, Ruggero, Rinaldo, Tancredi, Ferraù, Malagigi, Argante, Olindo, Sofronia, come anche di Ulisse e Diomede ne la Divina Commedia. Avevamo pure diverse copie di storie scritte in ottava rima nei primi anni del ‘900, stampate su fogli volanti, sfortunatamente oggi perdute.  Quella più seguita in famiglia era la  ”Pia de’ Tolomei” di G. Moroni, detto il Niccheri.  Nell’anno in cui non potei proseguire gli studi mi detti alla lettura dell’Orlando Furioso e della Gerusalemme Liberata. Imparai a memoria le bellissime ottave sul duello fra Tancredi e Clorinda e morte di quest’ultima,  quelle del duello tra Ruggero e la sorella Marfisa con la rivelazione del mago Atlante e quelle sulla pazzia di Orlando.  Più leggevo e più rimanevo affascinato dall’abilità compositiva degli autori.

IN-CANTI DI GIOVINEZZA

L’innata predisposizione alla poesia, incentivava in tal modo l’impulso emulativo che mi aveva già portato alla composizione delle prime quartine a dodici anni cui erano seguite le prime ottave. Nell’età adolescenziale il sentimentalismo va di pari passo all’evoluzione fisica e sfocia inevitabilmente nelle prime passioni amorose. Chi, d’ambo i sessi, in quell’età non ha dedicato dolci pensieri all’amata/o sul proprio diario? Erano brevi liriche. Sogni dichiarati o anche, a volte, coltivati in segreto. 

Alcuni giorni fa ho ritrovato inaspettatamente, in fondo a uno scatolo tra vecchie cose, un quaderno della 5^ elementare e due delle medie.  In  uno di questi c’erano 5 brevi liriche dedicate a due ragazze. Che dolcezza ritornare a quegli anni! E poi due fogli fitti fitti di scrittura affrettata. Erano brutte copie di altre poesie dei miei 16 anni. Quanti ricordi! Eravamo studenti, e nelle belle giornate di aprile chi poteva resistere a studiare in casa avendo la disponibilità della campagna libera a poco più di duecento metri dall’abitato? Da un po’ di tempo, per me e  cinque  amici, un fazzoletto di quel terreno riparato dal vento era diventato il rifugio preferito.   Nel primo pomeriggio, con  i libri sotto braccio, andavamo a goderci un po’ d’aria pura.

Qualche volta, a distoglierci dalle letture, venivano a trovarci alcune ragazze che, con il loro fresco sorriso di gioventù sulle labbra tumide, accentuavano maggiormente la bellezza delle nostre giornate e della nostra età.  La loro civetteria euforica rompeva sovente il nostro silenzio di poco prima facendo scaturire quei pettegolezzi che rappresentavano l’unico sfogo per chi viveva in un ambiente così ristretto.  Poi, via di corsa lungo i campi trapunti di fiori, fin quando, sudati e stanchi ci si accasciava a terra e, dietro qualche provvidenziale riparo che la natura di quel luogo offriva tanto generosamente, mentre i nostri petti sussultavano ancora per la felice fatica, un dolcissimo bacio suggellava il nostro idillio. Tutt’intorno era un sussurrar sommesso, mentre la natura galeotta, sembrava estasiata di fronte a tanta felicità.

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CAMPANE

Suon di campane
che al mio cor fanciullo
fate ritorno,
or non ho più
l’età che intenerisce.

Il vostro segno
non è segno di vita
ma di morte….
E quando l’alma
con un tremulo soffio
andrà vagando per l’aere immenso
in cerca della quiete
che non ha vissuto,
allora, e solo allora,
una goccia di pianto
bagnerà forse
quello sguardo stanco
che da tempo m’attende.

G. Bellucci

(Blera 28.8.14)

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SOTTO UN CIELO …

Sotto un cielo di candide stelle,

guardo in su mentre penso a te sola,

ogni triste pensiero s’invola

se il sorriso m’appar del tuo cuor.

 

Come ninfa nel bosco odoroso,

mi guidasti e il rumor d’un ruscello

ci cullava in quel giorno assai bello,

quando  il  dardo ci volle  colpir.

 

Mentre un alito sfiora il mio viso,

e si perde frusciando lontano,

la sua impronta mi par la tua mano,

quando soffice allevia il dolor.

 

O visione si cara e stupenda

di tal dono che piacque al destino,

fa che il resto terreno cammino,

mi sia dolce nel tempo a venir.

G. Bellucci (27.7.13)

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 RICORDANDO ENNIO D SANTIS

Pacato il verso con sommesso suono

umile il tratto, il caro “Musichiere”,

sempre lo vedo  all’uso di quel dono

che la natura gli fe’ possedere.

Ci ricordava quanto fosse buono

della poesia conoscerne il potere  

ed or che siede nell’eterna gloria

queste mie rime canto in sua memoria.

 

Vissuto di modestia, senza boria,

il suo silenzio è un vuoto che fa male

è stato il Vate della nostra storia,

storia di Tuscia, storia universale.

Piegava l’estro alla requisitoria  

d’un passato nel mondo  pastorale,

da cui trasse non sol l’investitura 

nella poesia ma pur nella pittura. 

G. Bellucci 

(Cura di Vetralla, 26.10.19)

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POETICAMENTE... RISONANZE DEL QUOTIDIANO

La comitiva di cui facevo parte era molto numerosa ed eterogenea per età. All’epoca il servizio militare era obbligatorio e per molti rappresentava il primo distacco dalla famiglia.  A Blera era tradizione che la sera prima della partenza la famiglia dell’interessato offrisse una cena di saluto a parenti e amici. Avendo aderito al pressante invito di un amico a comporre e cantare una ottava di ringraziamento e di saluto una prima volta per la circostanza,  era poi diventato un rituale al quale mi veniva cortesemente impossibilitato sottrarmi nelle occasioni successive.

Da autodidatta non ho condizionamenti culturali per cui le mie poesie attingono dai temi più disparati che possono essere di natura ironica, seria, triste, gioiosa, celebrativa. In quanto alla metrica,  può essere in versi sciolti, oppure  terzina, quartina, sestina, sonetto. Tuttavia la predilezione è per l’ottava. Non amo partecipare a concorsi. La sensibilità non ha confini per cui l’ispirazione mi può venire da un fatto di cronaca, da un sentimento, un avvenimento,  un’emozione o da … iniziativa addestrativa, come quando comandavo una compagnia di allievi carabinieri.  Li avevo così invogliati che, marciando in piazza d’armi,  il loro canto virile destava curiosità ed ammirazione. 

L’avevo composta sul ritmo di marcia così da poter avere, come ebbe, benefici effetti anche sul piano formale di quei ragazzi. Un generale che li aveva sentiti cantare, volle il testo da proporre agli organi superiori perché venisse adottata in tutte le Scuole dell’Arma. L’iniziativa però non ebbe seguito. I miei ragazzi continuarono a cantarla.

POETA PER DILETTO

Da quando sono in quiescenza, ho potuto dedicare più tempo anche alle poesie tanto che ora  vorrei pubblicarne una parte intercalandole con delle illustrazioni di mia mano. Una prima pubblicazione di poesia illustrata l’ho già realizzata con “DA CELLERE A CAPALBIO, fatti e misfatti del brigante Domenico Tiburzi”, libricino nel quale ho raccontato la vita del celebre bandito in ottava rima. Sono 154 ottave scritte in quasi due mesi. Due mesi di intenso impegno che per qualche settimana mi ha coinvolto fino a tarda notte. Il modello è stato quello dei cantastorie, personaggi popolari di bassa scolarizzazione ma dotati di una certa forza creativa, i quali, ambientavano le loro storie su fatti di cronaca stampate su foglietti colorati di poco conto. Accompagnandosi con una chitarra o un organetto, cantavano e vendevano le loro storie di paese in paese, in occasione delle fiere, delle feste patronali o delle uscite dalle messe. La mia storia però differisce nell’obiettivo. Il loro era quello di raggranellare qualche soldo per arrotondare il magro bilancio familiare, suscitando emozioni. Più la gente si appassionava e più era disponibile ad acquistare le storie. E quali migliori argomenti erano atti allo scopo come quelli di omicidi, suicidi, amori infelici, amori incestuosi? Lo spunto corrispondeva  sicuramente al vero, ma poi con abilità il cantastorie aggiungeva non poca fantasia per raggiungere lo scopo e la gente dell’epoca, nella quasi assenza di altri mezzi di comunicazione, ascoltava, inumidiva gli occhi e acquistava il foglietto per poche lire.

Il mio obiettivo invece è stato di pura soddisfazione personale. Il racconto è rigorosamente basato su ricerche archivistiche che non concedono spazi a fantasie di alcun genere, con insita la piacevolezza di aver usato l’ottava rima per costruire un’opera completa. Un modo, specie qui nel viterbese, del quale si era persa la traccia da qualche decennio. Il volumetto ha suscitato vivo interesse in ogni circostanza in cui l’ho presentato. Il coinvolgimento del pubblico veniva rafforzato dal canto di alcune ottave che, se per alcuni rappresentava una accettabilissima novità, per altri invece era un ritorno a tempi ormai lontani quando quasi ogni paese poteva vantare la presenza di poeti improvvisatori in ottava rima.

Ogni tanto pubblico poesie sulla mia pagina facebook nella convinzione che la cultura deve essere patrimonio di tutti e, come tale, va divulgata affinché possa incontrare il consenso di nuovi adepti riconoscendo che è un’arte che non costa nulla e contribuisce a valorizzare chi la esercita.

Per saperne di più: https://www.facebook.com/giuseppe.bellucci.39

CONVIVIO A BARBARANO... CON I COLLEGHI E GLI AMICI DELL'OTTAVA RIMA (Fotogallery)

PER SAPERNE DI PIÙ

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