di Ida Renzicchi
di Ida Renzicchi
La fotografia, considerata a pieno titolo Ottava Arte, è una tecnica di produzione d’immagini: un insieme di Arte e di Tecnologia in quanto, parallelamente al genio creativo, essa necessita di strumentazione tecnica.
Il termine fotografia che deriva dall’unione di due parole di origine greca: luce (φçῶς, phṑs) e grafia (γραφή, graphḕ), può essere correttamente tradotto in “scrittura di luce”: in effetti, si tratta di una immagine creata dalla luce che cade su una superficie fotosensibile, solitamente una pellicola fotografica o un sensore elettronico.
Già tredici anni prima della data ufficiale della nascita della fotografia, Joseph Nicéphore Niépce aveva realizzato la sua eliografia su una lastra di stagno e in un periodo precedente aveva fissato immagini sul bitume di giudea (un tipo di asfalto).
Nel 1829 Niépce iniziò a collaborare con Louis Daguerre e Augustin François Lemaître, fotografi che divennero suoi collaboratori. Purtroppo Niépce morì quattro anni dopo questo sodalizio e Daguerre proseguì da solo il miglioramento della tecnica, che venne poi presentata ufficialmente, lunedì 19 agosto 1839, presso l’Accademia delle Scienze e delle Arti di Parigi. Daguerre viene quindi considerato dai più il padre della fotografia o meglio della dagherrotipia, che da lui prese il nome, un procedimento che prevedeva di fissare le immagini su lastre metalliche (dagherrotipi), in genere in rame.
In Inghilterra, però, già durante quel periodo, William Henry Fox Talbot realizzava foto su carta, dette calotipi o talbotipi, molto più vicine alle foto contemporanee prima dell’era delle immagini digitali.
Altri inventori, negli stessi anni, sperimentarono vari approcci alla fotografia. Evidentemente verso la metà dell’Ottocento i tempi erano maturi per quest’invenzione, anche se passò poi del tempo per perfezionarne sia la strumentazione che la tecnica e parecchio ne trascorse ancora prima che essa potesse diventare accessibile a tutti.
Dal momento che, testimoniando inconfutabilmente un attimo, lo cristallizza cogliendone con esattezza tutti i particolari inquadrati, la fotografia si può definire un documento in tutti i sensi e come tale essa viene considerata tutt’ora anche in ambito giuridico/legale.
E’ clamoroso l’episodio, avvenuto nel 1872, che segnò la nascita dell’invenzione del movimento, una svolta cruciale, fondamentale per l’evoluzione della tecnica fotografica che influenzò anche la pittura e la scultura, fino ad anticipare la nascita dell’Arte cinematografica.
Il fotografo britannico Eadweard Muybridge, spinto dal governatore della California, che aveva scommesso con alcuni facoltosi amici che il cavallo rimanesse totalmente sospeso in un momento diverso da quello di massima estensione, studiò come cercare la prova inconfutabile della vera dinamica di un cavallo in corsa per verificare se nel galoppo, tutte e quattro le zampe del cavallo fossero contemporaneamente sollevate da terra, come era convinzione comune e come le ritraevano i dipinti dell’epoca.
Grazie all’uso di ventiquattro fotocamere, collegate ad altrettanti fili lungo il percorso, Muybridge ottenne una sequenza di immagini che documentavano con assoluta precisione il movimento del cavallo.

Eadweard Muybridge – The Horse in Motion
Quegli scatti da un lato confermavano che per alcuni istanti l’intero corpo dell’animale al galoppo è sollevato dal suolo, ma indicavano anche che l’estensione delle zampe appariva del tutto diversa da quella immaginata dagli artisti. Le sue foto dimostrarono l’errore di valutazione che si era protratto fino ad allora: gli zoccoli del cavallo si sollevano dal terreno contemporaneamente solo nel momento di compressione.
Facile capire come, considerata, al suo esordio, una diavoleria tecnologica, la fotografia, subito dopo il primo inevitabile stupore, sia entrata, in competizione con la pittura, soprattutto con quella dei ritratti di famiglia nonostante le prime foto non potevano certe competere con i dipinti.
Anche il posare per una foto richiedeva tempo, ma la sua durata era pur sempre minore di quella richiesta per un dipinto.
In ogni caso, la pittura non era più l’unico modo per rappresentare la realtà e sempre più movimenti artistici, proprio tra la seconda metà dell’Ottocento ed in seguito per tutto il Novecento iniziarono a sperimentare in pittura tutto e il contrario di tutto. Forse, senza la fotografia, alcune di queste nuove esperienze, tra cui le avanguardie, non ci sarebbero state oppure sarebbero state percepite come meno urgenti.
Per realizzare un disegno o un dipinto servono tempo e abilità particolari che non sono richiesti per scattare una foto. Ma, poiché c’è moltissimo anche dietro la realizzazione di uno scatto: per l’esecuzione di una foto ben studiata la luce, la messa a fioco, l’inquadratura, la scelta del momento e del soggetto esigono, pur se diverse, competenze specifiche come richiesto per la pittura professionale.
Oggi, nell’ottica di un arricchimento reciproco, forse è arrivato il tempo di far incontrare e dialogare queste due espressioni creative.

La Fotografia è un’Arte recente ma, nonostante l’evidente differenza che sta nella sua genesi, oggi è considerata da gran parte degli storici e dei critici al pari delle discipline pittoriche e vanta nomi illustri supportati da quotazioni considerevoli come il celebre Violon d’Ingres di Man Ray (nome d’arte di Emmanuel Radnitzky), il cui valore stimato è sui sette milioni di dollari. (La foto fa indubbiamente riferimento a Jean-Auguste-Dominique Ingres, pittore francese vissuto nel XIX secolo, considerato uno dei maggiori esponenti della pittura neoclassica. Ingres ispirò Man Ray nella realizzazione di questa foto che attinge proprio al personaggio dell’odalisca, molto ricorrente nell’opera del pittore francese.)
La Fotografia è andata evolvendosi e numerosi sono gli artisti affermati da Andreas Gursky, a Cindy Sherman, da Hendrik Kerstens, a Hiroshi Sugimoto, da Steve McCurry a Sebastião Ribeiro Salgado Júnior, solo per citarne alcuni.

Hendrik Kerstens, da sinistra Bubble Wrap (2008), Book (2017) – Bag (2007)
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