Through Bruna’s Lens..Aspirazioni & Reminiscenze/3

Through My Lens… REMINISCENZE & ASPIRAZIONI/ IN ITINERE … AGOSTO 2021 

Testi e foto  di Bruna Riacci Genovese – Immagine di Ricccardo Sanna

Interconnessione – Interconnection

Facebook è il più grande produttore al mondo di contenuti, ma non ne produce alcuno: li fa produrre alle persone che interconnette attraverso la rete.
Siamo noi gli “Interconnessi” e possiamo creare un ponte di congiunzione armonica tra il mondo esteriore e quello interiore.
Quando scrivo mi rendo responsabile di avere un impatto sugli altri attraverso i pensieri e le emozioni che trasmetto e qui inizia il viaggio…
Devo fermarmi per poter sentire. Mi libero, elevandomi da tutto ciò che impiccia intorno, mi alleno ad ascoltarmi e attraverso questa scelta mi ritaglio un piccolo ruolo nel mondo.
Non importa cosa accade fuori di me…in questa dimensione lo posso mitigare.
Sentendomi interconnessa posso influenzare con gentilezza, maturare il silenzio quando è necessario, ridimensionare il mio ego e rinvigorire l’umiltà, a favore dell’unità.
Non bisogna andare lontano per cambiare la prospettiva del mondo e sentirsi connessi.
Lo faccio virtualmente, per combattere una crescente sensazione di solitudine che è propria dei tempi nostri e alimentare la mia salute emotiva.
Perché ci sono lontananze che avvicinano e solitudini che uniscono.
Anche la natura mi aiuta a coltivare un sentimento di comunanza e un senso di appartenenza a questo Pianeta, in nome di un “Benessere” che solo la connessione con la Terra ci può dare.

Finestra sul Bosco

 Una delle mie finestre di casa è adiacente all’entrata del bosco.

Questa visione a me non basta e mi voglio addentrare.

Cogli occhi vado più oltre e mi lascio guidare da ciò che appare un piccolo sentiero di fogliame rossiccio.

Avverto addosso un senso di fresco ristoro e mi infiltro con fiducia, respirando un profumo di legno di faggi e betulle.

Le radici contorte sono invadenti e quasi mi fanno cadere, l’odore del muschio m’ha fatto persino inciampare e se mai struscio addosso a certi rovi, mi potrei pure graffiare.

Sono ancora più piccola ai piedi di tali grandezze e mi fermo a godere.

Io non conosco le pericolosità del bosco, ma mi attrae.

Ciò che non si conosce non si può prevedere e questo aiuta a non temere.

Ciò che non conosco non mi dà dolore. A volte preferisco non sapere.

Tra luce e penombra distinguo solo fittume e poi delle buche, ma non mi sporgo a guardare…non vale la pena rischiare.

Continuo a incuriosirmi…in fondo quello che vado cercando è almeno una fessura o uno spiraglio di luce…

Con questa scenografia di suoni e colori del bosco mi diletto a pensare, perché è come un film nuovo, tutto da scoprire, ma a un certo punto il linguaggio non è più sottinteso…non riesco a capire…se non sto attenta, alla fiducia subentrerà la paura di non essere compresa e la storia del bosco mi verrà a mancare…

Non la devo mai perdere di vista, ché con l’amore e col cuore non ci posso scherzare!

Silenzio di Ferragosto

Io la caciara, le gite e gli svaghi di Ferragosto manco me li ricordo più. Qui non si festeggia. Mi arrangio nella quotidianità, poi mi concedo di pensare agli opposti e volar via…

Silenzio e Rumore: due contrari, due poli in tensione alla ricerca dell’equilibrio.

Il Silenzio di per sé non è portatore di vita.

La chiave sta nel recuperare la dimensione del discernimento.

C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare.

Non tutti i Silenzi sono buoni. Certi sono mortiferi e velenosi.

Il Silenzio che abita in una relazione può essere pesante come il piombo, perché fredda i cuori e quello eccessivo lascia morire.

Si può anche legare il Silenzio alla sapienza, ma lo si deve saper applicare.

Questo mondo sovraccarico di rumori ci impedisce l’ascolto, però è pure vero che i Rumori dicono la vita. La vita fa Rumore.

L’assenza di Rumore può non essere un buon segnale…Il Silenzio può ricordarci che qualcuno sta soffrendo.

Il Rumore della natura invece ci indica la forza della vita.

Quando ami, riconosci il Rumore di chi ami e ti manca moltissimo il Rumore di chi non c’è più nella tua vita.

Anche i Rumori meritano discernimento.

Si può far male ad usare il proprio Rumore o Silenzio.

Tutti pensiamo di aver bisogno di Silenzio per rimettere ordine nella nostra vita e crediamo che la soluzione sia fuggire dal caos del mondo, ma forse i Rumori ce li siamo messi in valigia e li portiamo appresso dappertutto. Il nostro chiasso è lì, che ci fa compagnia e ci chiede di essere nutrito.

La bellezza della musica e delle immagini mi aiuta a colmare il buco del Silenzio e della solitudine, perché in fondo ho paura di sentire il mio vuoto.

Devo imparare a silenziare ciò che deve essere messo a tacere e sono sospesa in questo arduo gioco d’equilibrio.

L’assenza di parola va interpretata, perché può essere il segno di un’aggressività passiva e può uccidere, se nasconde la verità.

L’indifferenza del Silenzio colpisce più dell’offesa diretta.

Bisogna sapersi giostrare e, per come la vedo io, le cose stanno così:

Ama e fa ciò che vuoi. Se taci, taci per Amore. Se parli, parla per Amore.

Per fare Silenzio ci vuole tempo per discernere e adesso è il momento di dovermi tacere.

Fare e Disfare – La Parola alle Mani

“Invece di preoccuparti, occupati!”

Così ripetevano i miei genitori, per alleviarmi i pensieri.

Non sono sicura di aver accolto il loro invito quando ero giovane negli anni. Ero troppo “occupata” a lasciarmi coinvolgere, a perdermi e sognare, piuttosto che a costruirmi da sola.

Avevo sempre bisogno di convalida e sostegno, poi partivo sparata, ma all’inizio mi serviva l’appiglio.

Ancora oggi è più o meno così, solo che a poco a poco ho dovuto industriarmi a “saper fare”, secondo le necessità del caso e ho imparato tante cose di me stessa.

Adesso ho un po’ voglia di “disfare”, nel senso che a questo punto della mia vita cerco disperatamente di investire in ciò che mi fa star bene.

Il resto, che non fa per me, o prima o poi lo devo evitare. Provo e riprovo fino all’esasperazione, ma alla fine mi arrendo e devo lasciarlo andare.

Però il dolore più grande per me sarebbe morire senza essere compresa.

Per padroneggiare il mio “benessere naturale” devo raggiungere l’armonia e per aiutarmi a navigare la vita uso molto le Mani.

Dicono che le Mani sono l’antenna della nostra anima ed io le faccio muovere cucinando, disegnando, scrivendo o sprofondandole nella terra, per inviare segnali di cura dall’esterno. Così mi rassereno.

Il tocco manuale è miracoloso sin dalla nascita e l’energia che ne scaturisce è il dono più antico del mondo.

Le Mani parlano di vita passata più di qualsiasi parte del corpo e la loro gestualità per me è una forma d’arte che va interpretata.

Dicono che Mani e Cuore sono connessi e io ci credo.

Non a caso tutto ciò che è fatto a mano è il risultato delle intenzioni del Cuore.

Il campo dell’Estetica punta su questa connessione, perché è risaputo che quando si tocca il corpo di un’altra persona con le proprie Mani si crea un legame profondo di conforto, sollievo, distensione generale e pure guarigione.

Se si sfiora con le Mani, si inizia a muovere tutto dentro e possibilmente anche il dolore dell’anima, non a passare completamente, ma magari a trasformarsi, a lasciarsi cullare e a rinfrancarsi per essere stato notato.

Riccardo Sanna, ” Viaggiare a colori ” olio su tela – dim. 40 x 40 – anno 2021

Viaggi a colori