Testi, foto di Bruna Riacci Genovese – Immagini di Riccardo Sanna
Giro di un Soldo intorno al Mondo… Interconnection
Giro di un Soldo intorno al Mondo… Per come ricordo, quello era il titolo del tema d’italiano per gli esami finali di quinta elementare.
A me le prove sotto torchio non sono mai piaciute, né quelle scolastiche, né quelle impartite dalla vita, indipendentemente dalla resa e pur avendo sempre raggiunto risultati soddisfacenti, mi è rimasta un’incurabile allergia per tutto ciò che viene classificato come “esame”. È una questione di ansia, almeno credo. Comunque sia, ricordo di essermi recata a scuola con apprensione e pure desiderio di guardare oltre quella fatidica giornata, prospettandomi il quadro allettante delle vacanze estive. Avevo bisogno di star bene dentro, come se avessi già superato gli esami a gonfie vele.
Gli eventi si svolsero così… La commissaria d’esame si chiamava Francesca Cecati. Aveva famiglia e tre figli. Per fortuna lei mi andava a genio, perché era una donna in gamba, di indole affabile e paciosa, sorridente ed accessibile. Il suo intelletto non intimidiva, anzi rassicurava. Era una tipa amabile e benvoluta dai colleghi, scolari e genitori, insomma una donna che tutti avrebbero gradito vantare come amica. Per di più era la sorella della signora Lina, la levatrice che mi aveva fatto nascere e mia Madre ne era molto orgogliosa.

Io ho sempre nutrito spiccate antipatie e simpatie per quanto riguarda le “maestranze”, ma siccome me la cavavo bene a scuola, non ho mai dovuto scontare alcuna pena ed ero sempre benvista da tutti. Inoltre mi piaceva girare per le classi e facevo la messaggera di tutta la scuola, consegnando a mano bigliettini e circolari da un’aula all’altra e persino in ufficio di Segreteria e Direzione.
Questo incarico mi faceva sentire importante e ogni volta che bussavo alla porta di una classe mi pareva di entrare in scena sul palcoscenico… Si apriva il sipario e tutti mi guardavano, poi quell’attimo infinito di notorietà spariva, ma intanto ce l’avevo fatta! Ero considerata la portavoce più fidata della Scuola Elementare Ernesto Monaci di Soriano nel Cimino e nessuno mi batteva! Talvolta mi veniva la voglia di aprire quei bigliettini scritti a mano e scoprire magari qualche indiscrezione o segreto, passato inosservato tra le spesse mura di quell’edificio, ma in verità non ho mai sbirciato nonostante la curiosità, per paura di compromettere il mio ruolo di fiducia.
Di questi tempi, quando mi sorprendo a tornare indietro col pensiero, oso pensare che forse, se avessi giocato le carte correttamente e a tempo dovuto, avrei potuto addirittura intraprendere la carriera diplomatica ed abbracciare seriamente la causa del Bene Comune, a sostegno di Italiani e Stranieri che sono in patria e all’estero. Tutto con uno stile comunicativo chiaro ed efficace, rivolto alla soluzione di problemi.
Per ridirigermi sul tema in questione, quella mattina mi sedetti al banco, lessi il titolo e mi concentrai ad immaginare il viaggio avventuroso della mia monetina, che seppur di scarso valore, era appena uscita dalla Zecca di Stato ed aveva un aspetto lucido e attraente. Dovevo concederle un giro fantasioso ed eccitante! La feci ruotare tra le dita, poi la lanciai in alto e con i miei occhi da bambina decisi di accettare il suo destino, così come capitava, senza metterci le mani.
Questa monetina aveva progetti più ambiziosi dei miei e ne combinò di tutti i colori, sospesa tra cielo, terra e mare, passando dalle stelle alle stalle, in un passamano incredibile tra personaggi immaginari ai confini dell’universo. Ed io osservavo le persone che via via entravano in suo possesso, scoprendo i loro volti, sensazioni, emozioni e curiosità. Entrando nelle case, mi immergevo nella loro quotidianità, modo di vivere e abitudini.
Mi resi conto che questa monetina era ben accetta sia dal popolo che dalla più alta aristocrazia e questo mi tranquillizzava. Non sembrava correre alcun pericolo e non aveva bisogno del mio soccorso.
Verso la fine del viaggio capitò nel portafoglio di un marinaio di guardia appena sbarcato, che aveva l’abitudine di tenere le mani sempre nascoste nelle tasche del giubbotto. Il soldo inavvertitamente scivolò a terra e venne raccolto da un povero pescatore che era sempre sfortunato e non sapeva manco che pesci pigliare. Ma aveva un cuore d’oro e quando scorse due Innamorati che passeggiavano sulla spiaggia tenendosi per mano, si avvicinò a loro, tirò fuori la moneta e gliela offerse sorridendo, come simbolo di Buona Fortuna. Un gesto magico di ricchezza interiore e altruismo!
La moneta decise di essere custodita dai due Amanti e non volle più tornare indietro da dove era partita.
Non ci fu niente da fare, perché l’amore vince sempre!
Scrissi evidentemente un’epopea che suscitò enorme scalpore e notai che la maestra Cecati prese a leggere il mio tema con avidità e stupore, poi lo rese noto a tutti e si congratulò con me. Forse era stata conquistata dal lieto fine d’Amore! Io non compresi tutti quei complimenti, ma ringraziai contenta e mi sentii sollevata, perché in quel momento avevo già intuito che il più era fatto…che sarei stata promossa e potevo finalmente partire a meritarmi le vacanze estive!

“Il mio paese” Soriano nel Cimino. Dalla finestra di Palazzo Chigi Albani. Olio su tela – dim. 50 x 60 – anno 2021.
Col Cuore in mano… Moi e La Camerata Polifonica Viterbese
A quel tempo frequentavo il terzo liceo ed un bel giorno il Maestro Zeno Scipioni, che abitava a Viterbo nel mio stesso palazzo, mi invitò a casa sua per un’audizione, insieme a mia sorella.
Io, che non ho mai amato esami o verifiche di alcun genere, secondo i capricci del mio ego cominciai a recalcitrare, perché la mia mente paurosa si stava chiudendo in una graziosa corolla di spine, ma poi, per non far fare “Brutta Figura” a Maura mi presentai.
I miei gorgheggi evidentemente calzarono a pennello, fatto sta che il Maestro mi guardò soddisfatto, si congratulò per incoraggiarmi e sentenziò che ero un vero “Soprano”!
Questa classificazione mi garbava assai, ma l’idea di un impegno a lungo termine mi spaventava, comunque in quello stesso attimo l’idea cominciò a farsi strada tra i miei pensieri e preoccupazioni.
D’altronde mi aveva fatto una proposta lusingante che non si poteva rifiutare e siccome io sono il tipo che, se mi si porge un braccio, o prima o poi abbocco, rompo il ghiaccio e parto in tromba, feci lì per lì i conti con me stessa e per fortuna mi affrettai ad accogliere il suo invito, senza farmi pregare!

Forse in quella modalità corale le mie smanie canore individualistiche si sarebbero acquietate, nel rispetto di una tradizione polifonica di coerenza melodica delle singole voci, alle quali viene data pari importanza. Così fu.
La mia partecipazione alla Camerata Polifonica Viterbese durò circa sei anni, fino alla mia fuga “En Amérique”.
Non sapendo gestire le emozioni e dovendo fare un passo più grosso di me, lasciai a mia sorella l’arduo compito di ricamare alla meglio i particolari della mia vita privata, dicendo solo che mi dovevo assentare per “Cause di Forza Maggiore”…
Tutti i coristi, non vedendomi più alle prove serali, si sentirono preoccupati per me, credendo che mi fosse preso un accidente o avessi combinato qualcosa che magari era meglio non rivelare…Quello che so è che il Maestro Zeno ne fu triste, incredulo e rimase senz’altro deluso dal mio comportamento poco responsabile.
Me ne rendo conto e per tanti motivi ho rimpianto.
Il mio ruolo all’interno della Camerata è stato una carrellata di soddisfazioni, tra prove serali, concerti locali e fuori sede, nonché spettacoli di tipo canoro-teatrale, nei quali ho recitato ruoli da attrice, totalmente opposti a quello che è la mia persona e proprio per questo ho brillato!
Un altro motivo per cui mi sono sempre sentita di appartenere a questo gruppo era che il Maestro Zeno ebbe il genio di ricercare tanti illustri compositori della Tuscia ingiustamente dimenticati, accogliendo l’interesse di noi cantori e di tutto il pubblico viterbese.
Lui si innamorò della Musica negli anni in cui si plasma il cuore e la mente.
Cresciuto in una casa incline alle arti, chiese di poter studiare il violino e suo Padre, genitore attento e amorevole lo accontentò.
Pur attraverso gli orrori della guerra e le responsabilità di famiglia che dovette prematuramente assumersi in seguito alla scomparsa del suo amatissimo Padre, concluse gli studi liceali, si conquistò la laurea in giurisprudenza, un solido lavoro e cominciò ad organizzarsi con gli amici musicisti di Viterbo, in un percorso musicale che vide nascere amicizie speciali e quartetti d’archi.
E da questi incontri, come accade in una bella favola, il salotto della sua casa, che era il “Regno della Musica”, divenne insufficiente per i suoi amici cultori dell’arte e nel 1966 nacque ufficialmente la Camerata Polifonica Viterbese!
E successivamente, nel 1979, alla vigilia della mia fuga “En Amérique”, gli fu accordato il delicato incarico di Coordinatore Artistico della Scuola Musicale di Viterbo, dove sviluppò un armonioso intreccio di insegnanti e allievi.
Sì, perché aveva la capacità di portare alla luce le potenzialità nascoste, con la proposta di far Musica insieme, senza barriere.
I suoi talenti sono stati tanti, ma alla diffusione della Musica corale Zeno Scipioni ha dedicato tutta la sua vita.
Con competenze di cultura e “Savoir Faire” umile e pacato si è esposto senza imporsi, ha saputo smuovere le acque e trasmettere il rispetto e l’amore per la Musica, nonché il valore di uno studio rigoroso.
Di vena malinconica, era un amante della natura e sapeva rallegrarsi di un panorama, con lo stesso stupore e curiosità di un bambino. La sua sensibilità lo faceva innalzare, ma anche soffrire.
Il Maestro era un uomo di poche parole, ma non metteva soggezione a nessuno.
Vorrei esprimere la mia gratitudine per l’opportunità di partecipazione che mi fu concessa e mi piace pensare di esserne stata all’altezza, poiché con la Musica si arricchisce sempre l’anima.
Il Maestro Zeno ha avuto l’opportunità di avere una famiglia che ha coronato e completato la sua vita armoniosa ed ora suo figlio Fabrizio ha ripreso in mano le redini della nuova e risorta Camerata Polifonica Viterbese “Zeno Scipioni”, nella stima, nell’amore e nel ricordo di suo Padre.
Encore! Bravo! Grazie Maestro!