Anna Maria Ciuchini… quel “noi” che ancora oggi vive

LIVE AS YOU LEARN

“Why do you go away? So that you can come back. So that you can see the place you came from with new eyes and extra colors. And the people there see you differently, too. Coming back to where you started is not the same as never leaving.”

Terry Pratchett, A Hat Full of Sky

News dal  circolo di studio virtuale APPRENDERE & RACCONTARSI. Insieme per fare memoria di Anna Maria Ciuchini, scomparsa 10 anni fa, il 3 gennaio 2010.  A lei è stata intitolata la Biblioteca comunale di Gradoli, dove ha lavorato fino a pochi giorni prima della sua prematura scomparsa.  La ricordiamo attraverso la documentazione fotografica, le testimonianze, la rassegna stampa e una raccolta scelta di testi e immagini che documentano il  suo percorso umano e formativo. Ce la restituiscono viva, così come la ricorda la sorella Paola: “Lei era vita. Le persone come lei non muoiono mai”.  Una prospettiva inedita per parlare di emigrazione, di scuole all’estero,  di integrazione, di diritto alla cittadinanza  e responsabilità sociale. Una storia preziosa che va ad arricchire  il nostro piccolo Archivio di Memoria Collettiva.

Memorial Guestbook

Invia la tua testimonianza Send your memory Invia a segreteria@geapolis.it

“Chi viaggia ha molto da raccontare”, dice un detto popolare. Molti ritengono  che le vere storie siano solo quelle narrate da chi viene da lontano.  Ma altrettanto volentieri si ascolta colui che è rimasto nella sua terra, e ne conosce le storie e le tradizioni. Poi ci sono le storie di coloro che hanno viaggiato e che hanno vissuto altrove, senza mai dimenticare la propria terra. Anzi hanno imparato a saperla riconoscere,  a saperla vivere con occhi nuovi.  Sono storie di persone e di comunità. Noi abbiamo raccolto la  storia di Anna Maria Ciuchini e della sua famiglia.

.

Ringraziamo la  famiglia Ciuchini per  aver autorizzato la pubblicazione dei documenti.  La testimonianza  andrà ad arricchire il nostro spazio APPRENDERE & RACCONTARSI.

.

.

Un ringraziamento particolare va anche al dott. Attilio Mancini, sindaco di Gradoli, per la sua testimonianza audio che documenta un aneddoto significativo: il conferimento della cittadinanza onoraria da parte del Consiglio comunale di Fairwhay (Kansans) nella seduta del 31 dicembre 2002 . (clicca sulla traccia audio)- Registrazione audio agosto 2020

.

,,,,

.

.

FOTOGALLERY  & RICORDI clicca qui 

 

Invia la tua testimonianza…. Send your memory

Invia a segreteria@geapolis.it

Eleonora Antonuzzi ricorda la mamma Anna Maria

Avevo dodici anni quando la mamma ci ha lasciato, mio fratello Jacopo 17. Non é stato facile per noi…

Tre aggettivi e tre verbi  per descrivere la mamma? Gli aggettivi: positiva, altruista ed onesta. I verbi? Basta il verbo essere. Lei era speciale proprio per la donna che era.  Il suo essere non era solo per sè ma, sempre,  anche per gli altri. Non è mai scappata di fronte alle difficoltà. C’era sempre se qualcuno aveva bisogno di una mano. Era una persona POSITIVA. Lei riusciva ad esserlo sempre. Anche quando tutti vedevano il lato negativo, lei riusciva a vedere la luce nel buio a trovava sempre una via d’uscita provando a migliorare le situazioni.

Era una persona ALTRUISTA.  Metteva sempre gli altri e la famiglia davanti a tutto e se riusciva a far star bene noi allora anche lei era felice e appagata. Un ricordo indelebile: da bambina bastava andare al lago sull’altalena insieme a mamma e zia, cantando a squarciagola durante il tragitto. Questo la faceva  essere la persona più felice al mondo. La felicità per lei era organizzare  un viaggio insieme alla famiglia, cosa che non ci faceva mai mancare.

Era una persona ONESTA.  Mamma mi ha insegnato che  la verità va sempre detta anche quando, a volte, è scomoda. Dicendola si trova sempre una soluzione che ci rende migliori.

Una mamma che  ha vissuto in prima persona l’esperienza dell’emigrazione,  lontano dalla sua terra d’origine: quale sguardo sul mondo ti ha insegnato? La mamma mi parlava della sua esperienza di giovane emigrata in America, a North Plainfield. Che cosa mi resta di quei racconti? Sicuramente l’apertura  mentale e la curiosità verso  il nuovo e il diverso. Mi ha insegnato, da una parte,  l’importanza dei legami con la propria terra di origine e dall’altra il valore dell’ascolto e del rispetto nei confronti delle idee e delle culture degli altri.

La storia della mamma e della sua famiglia è  per me una bussola  per non smarrirmi, tra il desiderio di vivere una vita  libera e felice  e la realtà  fatta  di fatica e di  difficoltà da attraversare e superare. Mi ripeteva spesso una frase: “Follow your dreams e credici sempre!”. Mi ha insegnato il rispetto  verso il prossimo, la generosità e gratitudine verso tutto ciò che ci circonda, l’educazione che si deve avere sempre in qualsiasi momento della vita, l’amore verso la famiglia, la tenacia e il coraggio di inseguire i propri sogni. Mi ha insegnato il valore  dell’onestà, della sincerità, della positività, dell’ umiltà, dell’ apprezzare le piccole cose, della solidarietà. Questa è la mappa e la bussola che mi ha lasciato per non perdermi nella vita.

Una mamma che ha amato così tanto Gradoli che cosa ti ha insegnato?  La mamma amava molto Gradoli. Riusciva in tanti modi a trasmettere a me e mio fratello questo sentimento profondo. Ci ha insegnato ad approfondire la conoscenza del territorio dove viviamo, perché ci appartiene e noi gli apparteniamo. Si tratta di diventare consapevoli della nostra identità, di prendercene cura per trasmetterla alle nuove generazioni.

Una mamma forte che ha affrontato con forza la malattia:  che cosa ti ha insegnato? Ha affrontato la malattia con coraggio. È stata capace  di  non perdere mai il sorriso anche quando noi famigliari avevamo perso tutte le speranze. Era  lei a darci la forza per affrontare la situazione.  Ci diceva che la vita va vissuta a pieno perché  è bella sempre e comunque. É riuscita a darsi per gli altri fino a poco prima che morisse, senza risparmiarsi mai. Fino alla fine non ha rinunciato  a dedicare il suo tempo a noi ed al suo paese. Lo ha fatto con il sorriso  cercando di non far notare quanto lei soffrisse.

Una mamma bibliotecaria… che cosa ti ha insegnato? 

Mamma è stata  una grande donna per me, maestra di vita e di conoscenza.  Il primo libro che ho letto insieme a lei è stato  “Il Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry. Ancora oggi  mi piace rileggerlo per i valori e i messaggi sul senso della vita che contiene. Credo che lei me lo abbia fatto leggere proprio per questo motivo.[…] Avere una mamma bibliotecaria è stato un privilegio.  Mi ha insegnato l’importanza della conoscenza e dell’istruzione. Sono due pilastri importantissimi per la vita di ciascuno.  Più si conosce il passato e più si evitano errori nel futuro, ed avendo la mente aperta si comprendono meglio i fatti che accadono e le ragioni per cui avvengono. E poi la lettura…  mamma diceva che attraverso un libro si possono vivere più vite e si alimenta la nostra mente con nuovi termini, pensieri, riflessioni .. Così possiamo crescere e migliorarci come persone.  […].

Un inedito percorso di formazione messo a disposizione della comunità

Gradoli- North Plainfield  … biglietto di andata e ritorno 

.

L'INFANZIA A GRADOLI

Con Anna Maria abbiamo avuto sempre un legame fortissimo. Per me é stata la sorella maggiore sulla quale potevo contare sempre, una confidente, un’ amica.

Siamo nate a Gradoli dove abbiamo vissuto i primi anni della nostra infanzia.  Quando siamo partite per l’America io avevo otto anni e Anna Maria ne aveva dodici. Conservo i ricordi della prima infanzia trascorsa a Gradoli… la scuola, i giochi e le feste con le amiche. Ciò che mi é rimasto vivo dentro é  la fiducia e la libertà con cui si vivevano i rapporti di vicinato. Quando si andava dal vicino a chiedere “un pizzico di sale” e quando la sera ci si riuniva nella nostra cucina, perchè siamo stati tra i primi ad avere la televisione a casa. Era una festa!  Anch’io ricordo Carosello! Giocavamo alla “Pergola”, nel centro storico di Gradoli… il palazzo Farnese poco più in su…

LA PARTENZA

La nostra partenza per l’America assomiglia quasi ad uno scherzo. Il fratello di mia madre viveva già in America.  Periodicamente ritornava  a Gradoli con la famiglia.  Proprio durante la loro ultima visita a casa nostra, la moglie del fratello di mia madre lanciò la proposta: “Perchè non venite in New Jersey? Potrebbe essere un’occasione favorevole per tutta la famiglia! Anche per Paola e Anna Maria! Potranno studiare nelle scuole americane e imparare la lingua!” Mio padre e mia madre pensavano fosse stata una battuta. Invece, dopo pochi mesi, ci vedemmo recapitare tutta la documentazione per organizzare il nostro viaggio “da emigrati”. All’epoca, per andare a lavorare in America bisognava “essere chiamati”. Gli zii si occuparono di tutto per permetterci di raggiungerli. Dopo qualche perplessità mio padre prese la decisione: partire. Ci preparammo: vaccinazioni, documenti, biglietti per il viaggio.

NAPOLI- NORTH PLAINFIELD

Ci siamo imbarcati a Napoli sulla nave Michelangelo l’11 aprile 1975. Il caso ha voluto che salissimo a bordo in occasione dell’ultimo viaggio effettuato dal transatlantico. Otto notti e nove giorni di navigazione per giungere a New York. Poi  un viaggio di quasi 50 km,  percorrendo  il George Washington Bridge, il ponte che collega la città allo stato del  New Jersey, per raggiungere North Plainfield  un comune (borough), nella contea di Somerset. Ad attenderci gli zii.

EMIGRATI PRIVILEGIATI

Posso dire con certezza che la presenza e l’aiuto degli zii sono stati fondamentali. Nei primi tempi abbiamo abitato con loro. Mio padre iniziò da subito a lavorare alla SEVEN UP. Contemporaneamente svolgeva  altri lavori.  Finito il turno in azienda, lavorava come benzinaio e nel fine settimana, insieme allo zio, diventavano giardinieri per la manutenzione dei pratini nelle case private.

Per mio padre il problema della lingua é stato notevole. Voleva ritornare in Italia proprio per questa difficoltà. Ma mio zio lo convinse a rimanere ancora un pò, con  la scusa di guadagnare almeno i soldi per il viaggio di ritorno. Così le cose iniziarono a migliorare. Aveva iniziato a frequentare una scuola serale di lingua inglese. Intanto anche  nostra madre aveva trovato lavoro. Negli anni settanta gli italiani non erano ben visti, eravamo  gli immigrati! Ciò che ci  ha dato la forza di restare é stata  la stabilità  e il sostegno della famiglia allargata,  degli zii che ci ospitava e  il fatto di poter contare sulla comunità di italiani che comunque si erano stabiliti in New Jersey, tra cui anche una bella comunità di gradolesi.

Per il babbo e la mamma non é stato facile. Ebbero tuttavia la soddisfazione di potersi acquistare una casa dopo un anno di duro lavoro.

LA SCUOLA

Per me e Anna Maria é stato diverso! Abbiamo avuto le nostre difficoltà ma grazie alla scuola  siamo riuscite ad imparare la lingua più velocemente e ad inserirci meglio. La prima scuola che abbiamo frequentato si trovava vicino alla casa degli zii che ci ospitavano. All’inizio siamo state inserite nelle classi preparatorie, dove si studiava la lingua inglese con l’aiuto di docenti preparati per insegnare agli stranieri. In un mese abbiamo imparato l’inglese. Abbiamo frequentato le scuole pubbliche dal 1975, subito dopo essere giunte a North Plainfield. All’epoca, io avevo otto anni e Anna Maria dodici anni. Il periodo traascorso nel New Jersey é stato determinante per la nostra crescita umana e la nostra formazione.  Quando siamo rientrate in Italia, nel 1982,  Anna Maria aveva ottenuto la cittadinanza americana, dopo aver sostenuto un apposite test di idoneità  e aver  completato il suo ciclo di studi alla North Plainfield High School denominata anche North Plainfield Canucks  dal nome omonimo del team di football.

High School è quello che  può  definirsi il liceo americano.  Ciascuno Stato americano presenta dei requisiti minimi riguardo agli anni obbligatori in ciascuna materia. Questi generalmente includono 2-4 anni di scienza, matematica, inglese, educazione fisica e scienze sociali. In alcuni Stati è richiesto un requisito minimo anche per altre discipline come ad esempio lingua straniera, anatomia, nutrizione, sessualità, primo aiuto o altro (cucito, cucina, artigianato…). A tutto ciò vanno aggiunte le attività extra scolastiche, generalmente incluse tra le attività pomeridiane, che includono gli sport americani di squadra così come gli sport individuali.

Anna Maria partecipava ad alcune di queste attività. Era portabandiera della squadra di football (band Front), partecipava alle attività del Concert Choir, al Foreing Language Club. Tra le sue attività extrascolastiche preferite quelle del Business Club dove ha potuto sviluppare competenze di gestionali e  contabili. Grazie a questo corso riuscì a trovare subito lavoro come contabile  presso una merceria a North Plainfield. Ritornata in Italia,  Anna Maria non riuscì a farsi riconoscere automaticamente i titoli di studio rilasciati dalla scuola americana. Dovette sostenere l’esame come privatista per farsi riconoscere il diploma di ragioniera.

.

YEARBOOK  1982- THE CANUCK – Anna Maria Ciuchini (Abstract)  sfoglia

CLASS OF 1982- Graduation Exercises sfoglia

.

UN ANEDDOTO

.
Ricordo la cerimonia di chiusura dell’anno scolastico 1982 e il pianto di Anna Maria. Ogni anno veniva organizzato un evento dove venivano presentati i risultati  di fine anno e consegnate le copie del book fotografico con la documentazione delle attività svolte (Yearbook).

Conservo con particolare cura la foto che fissa il momento in cui  il professor Cognetti comunica  ai presenti che Anna Maria sarebbe tornata a vivere in Italia con la famiglia.  Quella é stata  la sua cerimonia di saluto alla scuola, ai compagni di corso e ai professori.

Ci fu un applauso grandissimo da parte di tutti i presenti e Anna Maria non riuscì a trattenere le lacrime…

IL RITORNO

Ritornata a Gradoli, Anna Maria, grazie anche alle sue esperienze scolastiche e alle competenze linguistiche, iniziò a collaborare nelle attività culturali del paese.  Offrì il suo contributo come guida turistica e nell’allestimento dell’esposizione del nuovo Museo del Costume farnesiano a Palazzo Farnese. Successivamente iniziò ad occuparsi dell’organizzazione e della promozione delle attività della biblioteca comunale.  Come bibliotecaria ha continuato a  lavorare fino a pochissimi giorni prima della sua morte. Il ricordo più bello che ho di lei è il suo desiderio di promuovere  e far crescere la partecipazione alle attività sociali e culturali di Gradoli. Per questo si spese in prima persona per far nascere la Pro Loco. Fu sua l’idea di creare il primo gruppo di majorettes ispirandosi al gruppo delle  cheerleaders della sua scuola americana.

Ai suoi figli, Jacopo ed Eleonora  ha insegnato che siamo cittadini del mondo. Per questo fece di tutto per organizzare il viaggio in America in occasione del matrimonio del figlio di una cugina.

Venza Ciocci  e Anna Maria Ciuchini sono state legate da una profonda amicizia. A unirle, probabilmente, un comune sentire, frutto delle  esperienze  e delle vicende personali legate al “distacco” e al ricordo quasi struggente del paese natio. Leggi tutto

.

Torna alla sezione APPRENDERE & RACCONTARSI

.