Intanto Iole ci aveva fatto sedere nella sala da pranzo, il marito ed il cognato erano tornati dal lavoro e furono non poco sorpresi di trovarci lì: “E come mai questa visita?” Non mi uscivano neppure le parole dalla bocca tanto ero frastornata e stanca, ma tant’è una spiegazione dovevo darla, anche se ero sicura che tutti già ne conoscessero il motivo, prova ne era il fatto che Iole, pur meravigliata nel vederci, non mi aveva chiesto niente. Mi sollevai appena la gonna, poi tirai su la manica della maglietta. Gli uomini, in silenzio, annuivano. “Questo non è niente! Il peggio non posso farvelo vedere! Fatto è che io non voglio tornare più: sono stufa di prendere le botte a colazione, pranzo e cena. Ho lavorato tutta la vita come una schiava, peggio come una bestia e ho preso solo calci, spinte, pugni, schiaffi… ultimamente poi non usa più le mani, quel porco, ma tutto quello che gli capita a tiro. M’ha dato una botta con la vanga che pensavo di morire…e poi con la fune… se vi faccio vedere le spalle… non ci credete neanche voi…e poi i calci… dappertutto…” Dicevo cose che i presenti già sapevano, cose di cui veramente tutti erano a conoscenza, e da un bel pezzo. Gli uomini, come facenti parte dello stesso genere, si sentivano coinvolti. …”Che porco! Che figlio di …” Su questo poi proprio non ci pioveva! Non si parlava certo di un signore, di un galantuomo ma di un violento, un prepotente, un uomo rozzo ed ignorante che si sentiva grande solo con i pugni chiusi, che non conosceva la forza di una mano aperta nella carezza…
Mia sorella nel frattempo era andata in cucina e dal rumore di pentole capii che stava preparando qualcosa. Mi alzai per dirle: “Non ti preoccupare per noi, Silvia si è addormentata ed io non ho proprio fame, fai mangiare gli uomini, mangiate voi. A proposito, i figli? Dove stanno i tuoi figli? Scusa, non ti ho nemmeno chiesto… tu, voi come state? Sono talmente agitata… è come se avessi la testa vuota, non ti so spiegare, forse tutte quelle ore in giro, ci siamo alzate stamattina alle cinque… Silvia sarà morta dalla stanchezza…” “Adesso ceni e poi ti riposi, sta tranquilla! I figli, questi giorni, non ci sono. Tu e Silvia potete dormire nella cameretta e mio cognato dormirà sul divano, vedrai che in un modo o nell’altro ci sistemiamo, c’è un po’ di minestra, mangiala che ti scalda lo stomaco.