Maria Luisa Daniele Toffanin Autobiografia Poetica

RACCONTA LA TUA LUCE.  LABORATORIO VIRTUALE DI SCRITTURA AUTOBIOGRAFICA 2024

 SESSIONE APRILE-GIUGNO

LUOGHI. Ci sono luoghi sempre/ che per un odore un suono un colore/ un’analogia ontologica/ richiamano altri luoghi./ Si dilatano allora pareti/ in un percorso-accumulo lievitante emozioni./ così nell’infanzia si apre un corridoio/ infinito di rimandi emozionali/ sgorgati emersi dalle stanze dell’anima/ come lava dal cratere./ incontrollabile mio cuore/ quando troppo si commuove/ e tien testa alla testa/ che tutto vorrebbe computerizzare/ ma la mente deve saper aspettare./Anche se alcune stanze/ non si aprono ancora – chiuse le porte/ degli armadi con i propri scheletri –/ la mente deve saper aspettare./ imperscrutabile è l’anima/ alla piena dei ricordi. `{`...`}` PADOVA. Mia città dell’utopia/ mondo limpido di gente fida/ il sentire sincero umile/ pur d’interiore spessore/ gli occhi non baluginavano/ ancora d’arroganza. (tratto da La stanza Alta dell’attesa)

testi e immagini di Maria Luisa DANIELE TOFFANIN 

https://marialuisadanieletoffanin.it/

[…] oggi avverto molto come un comune sentire, la tendenza all’autobiografismo. Si sente nel vissuto di molte persone, più o meno famose, che amano raccontare le proprie origini familiari in luoghi, spazi, persone […] 

Dirò invece di altri luoghi-persone del centro storico bambino, fusi confusi insieme stretti nel cuore mai perduti,  ma riproposti dall’impensabile vita in altre trame infinite. Ecco il giardino incantato di Maria Rosa,  con panchine di pietra e alberi dai tronchi im­mensi proprio per giocarvi a nascondino. […] Il padre Mario, pittore, in­segnava a tener bene il rigo per lo scolastico disegno, ma coglieva dalla finestra mazzi di fiordalisi nell’az­zurro splendore e li deponeva in un acquarello, che nel mistero dei giorni mi sarà dono di nozze. Quante trame infinite inaspettate di vita! Eppure tutto nasce là, nel tempo mitico dell’infanzia.

Mario Massioni, Fiordalisi 

Dirò appena della mia scuola elementare “Roberto Ardigò” quasi sopra al rifugio delle bombe, due passi da casa, con la maestra che bacchettava le dita se non rispondevi a tono alle tabelline, con i fagioli germo­glianti sotto la bambagia nel suo laboratorio finestra e i bruchi del baco da seta sulle foglie di gelso. Ma la gran meraviglia era il maestro di musica, cieco, che ci accompagnava al pianoforte e: “siam  le zingarelle…”  che  mi  ricanta dentro  […]

1/ RIVEDO IL LUOGO IN CUI SONO NATA

Guardando indietro rivedo il luogo in cui sono nata e cresciuta e dove, ignara, ho succhiato la sostanza tutta della mia poesia, l’amore per la casa, per l’amicizia, il senso dell’attesa, il valore della bellezza, della cultura, della conoscenza e dell’armonia: via Gabelli, nel centro storico di Padova, che nella mia vita rappresenta quel che fu, per Andrea Zanzotto, via Cal Santa a Pieve di Soligo. Erano gli ambienti di una Padova altra da me rievocata nel prosimetro La stanza alta dell’attesa tra mito e storia, dato alle stampe nel 2019: resoconto poetico e memoriale, questo libro, degli elementi fondativi di uno stile di vita appreso dall’esperienza di quei tempi e, nella mia età adulta, ritrovato e narrato (nel volume in prosa La grande storia in minute lettere, pubblicato nel 2018) ripercorrendo con Massimo, mio marito, il fitto carteggio epistolare tra mia madre e mio padre, durante il periodo bellico.

Lui, Gino, fu uno dei 650 mila Imi, Internati Militari Italiani, e l’attesa del suo ritorno è l’elemento chiave della mia infanzia vissuta accanto alla mamma Natalia, alla nonna Elvira e alla prozia Amelia: il luogo è appunto l’appartamento sui tetti, con la stanza alta e la terrazza dove ho iniziato a muovere i primi passi e ho, addirittura, imparato a correre in bicicletta per la cucina, tanto era ampia. Un tempo di attese sempre, vissute accanto alle figure mitiche di via Gabelli come la scrittrice Giannina Facco, la sorella Maria pittrice, Ada Banzi la pianista, la zia Lina Crescente “contessa”… tutti sempre uniti in trame di profondi affetti che aiutavano, reciprocamente, a superare il momento post-bellico, tra la bellezza della musica e della scrittura, occasioni di condivisione grazie alle quali l’amicizia correva veramente per le strade della città. Di tutto questo mi sono nutrita, direbbe Zanzotto, succhiando il primo latte della materna terra che è memoria del passato, coscienza del presente vissuto, linguaggio domestico intimamente assimilato e racchiuso: destinato, più tardi, a farsi parola, contenitore di tutta l’esistenza, di tutte le proprie emozioni e vicende.

VIA GABELLI, ATMOSFERE POETICHE. Talora esco dalla quotidiana contingenza/o circolo in essa in modo altro/col pensiero magari all’indietro/per rievocare scorci atmosfere infanzia/per i portici dal lungo respiro che improvviso/s’apre in segreti profumi colori guizzi./Qui sentii la voce della prima poesia/GIANNINA cantava gli occhi di mio padre/quali azzurre essenze del giardino/JOLANDA cantava affettuose dediche/nel suo musicale veneziano./Altra poesia nella casa accanto mi cresceva/come fiore spontaneo ispirato dal cielo./GIULIO ALESSI trasfigurava l’amata città/là sulla terrazza spazio pensile d’amicizia/vasi comunicanti tanti sospesi sorpresi/ gli occhi sui tetti bassi di Sordina/sull’abside romanica di Santa Sofia./ Vita-poesia troppo presto da Padova obliata. (da La Stanza alta dell’attesa pag. 40)

L’albicocco della mia mamma Lia

2/ MEMORIA LINFA DI VITA

Mia madre Lia aveva un cassetto segreto chiuso a chiave, dove teneva i suoi ricordi che un giorno mi svelò, quasi volendomi passare il testimone, come fa chi dà valore alle proprie radici e vuole affidarle ad altri della famiglia.

E così conobbi suo padre, mio nonno, da un’antica fotografia: un bell’uomo con barba e baffetti che scriveva in latino e greco, ma non solo.

Era stato onorevole al Parlamento, cosa che mi colpiva molto: il più giovane, il più bello, il più votato d’Italia, mi confidava, collaborando con don Sturzo alla fondazione del Partito Popolare. Ecco la sua tessera ferroviaria, alcune cartoline da lui inviate da Roma, le sue foto anche con il cognato Cesare Crescente futuro sindaco di Padova.

Altro non aveva se non ricordi sbiaditi in quanto rimase orfana a 13 anni. E mi diceva della sua morte giovane, a soli 38 anni, tradito dagli amici del partito al teatro Garibaldi.

Io ascoltavo, ma non riuscivo con così pochi dati a ricostruire una vita, avvertivo solo dalle sue calde parole, che era stata guerriera come lui, sotto le bombe della seconda guerra mondiale e durante l’assenza del marito internato nei campi di concentramento.  Lo sentivo però istintivamente molto vicino a me: ci univa una stessa fede nell’etica stella.

Lia Schiavon con la piccola Maria Luisa Daniele

Materna mia radice/ che ti stringevi dentro storia/di terra faticata dai tuoi padri/e quell’indomito spirito/d’evangelico guerriero/nel sogno d’un vivere a tutti redento,/tu, per troppe lune smemorato,/ora rinasci in tessere sparse/da lui ricomposte/devoto al tuo vero./Nel mosaico italico/in veneti eventi pulsanti/al fremito sociale/al gemito mondiale,/arditi brillano i tuoi occhi/gemme d’etica luce/fuoco d’anima accesa sempre/in offerta di sé/per il pane dell’altro più offeso./Quasi volo il tuo attimo/incise cieli di bianchi ideali/oltre miopi orizzonti.

E solo alla morte di mia madre aprimmo il suo scrigno segreto. Cominciammo allora a capire la dimensione di quest’uomo, un vero rivoluzionario dell’amore predicato dal Vangelo, leggendo il biglietto del senatore Stanislao Ceschi: “Cara Schiavon, ho rintracciato il volume di cui ti ho parlato. Credo che nella tua libreria si troverà al posto più giusto. Lo spirito che animava i cattolici del 1913 trovava in tuo padre l’espressione più viva e concreta, quella certamente più progressista. Le avanguardie cristiane attuali sono pallida cosa in confronto sono troppo…borghesi! Per non dire altro…. “.  (Approfondimenti)

3/ AUTOTERAPIA DEL DOLORE CATARSI DELLA PAROLA

Proprio dalla morte di mia madre nasce la prima silloge poetica, Sottovoce a te madre, che rappresenta l’incipit di questo nuovo colloquio con me stessa e con gli altri, autoterapia dal dolore, catarsi della Parola: un libro che, nato grazie ai suggerimenti anche di Mario Sileno Klein, attraverserà diverse vicende e susciterà l’attenzione di varie personalità dell’ambiente editoriale e letterario, fino alla pubblicazione che si compirà soltanto nel 2015.

Ci sarà un Dove/ splendente di luce/ acceso di sole:/ là, strappate le maschere d’argilla/ ci parleremo liberi col cuore./ Insieme sazieremo oscuri silenzi/ con chiarità di note/ completeremo l’incompiuto/ con tocchi ormai decisi./ Nelle trame del pensiero/ trasparenti, le risposte/ scopriremo agli inquieti non sensi/ del faticoso vagare/ e dell’epilogo-mistero./ Colmate con terra viva le fragili crepe/ pacate le ansie per assenza di tempo/ allargheremo mille gesti/ in carezze solo accennate/ e doneremo cascate d’acqua d’amore./ L’incontro vedrà corpi puri/ sorrisi nuovi, occhi limpidi/ per catarsi di Luce./ Ci sarà questo Dove/ corona dell’esistere./ E la festa non avrà fine. (tratto da Sottovoce a Te madre, 10 novembre 1996)

Raccontarmi in versi  ha sempre significato “salvezza dal dolore”, dal mio dolore.   Alludo alla raccolta poetica  SOTTOVOCE A TE MADRE  che ha preso forma e parola  alla  morte di mia madre. Essa ha salvato non solo me. Quei versi catartici sono stati  specchio e consolazione per molti che, in situazioni analoghe, hanno potuto ritrovarsi, riconoscersi e attingere speranza. Così il discorso autobiografico da personale si fa sostanza e  linguaggio universale,  essenza dell’umano, fatta di ASPIRAZIONI e  ATTESE…

(Per andare oltre… https://marialuisadanieletoffanin.it/libri/sottovoce-a-te-madre/ )

4/ NELLA MIA VITA... L'ATTESA

Nella mia vita L’ATTESA ha avuto un posto d’onore. Attese vissute e rivissute. Come l’attesa di mia nipote Giulia, attraverso la quale ho rivissuto l’attesa di mio figlio. Storie di attese la mia vita, “attese in angoli di  solitudine” che la poesia – autobiografia  sempre è riuscita e riesce ad illuminare.

Mi piace riportare questi versi tratti da MAGIA DI ATTESE per l’attesa di Giulia, in cui si avverte la difficoltà di comunicare con il mondo giovane ma anche il valore dell’attesa come condivisione della propria esperienza con altri tutti inseriti in una storia d’amore: “Sola al balcone del cuore / colgo echi rari battiti / dell’emozione vostra // che da voi da noi procede / e da altri ancora / nell’universo umano scorrere / e tutti ci attraversa”

ORA SONO IN UN PRESENTE. Ora sono in un presente/d’urgenze di miracoli/in un’attesa nuova/di un’infanzia altra/ove sempre riaffiora occhieggia/lontano un mio tempo/l’infanzia mia-gioco-infinito./così in un canto/di musica e parole nuove/dico il mio esserci/in Magia di attese.

“Riflettere sull’etica dell’amore per tutte le creature in tutti i suoi dettagli: questo è il difficile compito assegnato al tempo in cui viviamo” (A. Schweitzer) La nascita di una creatura che quasi d’improvviso t’invade la casa e la colma con la sua presenza, sol­lecita in te una particolare attenzione all’infanzia. Espressione inesauribile di stupore e candore nel rapporto ogni giorno nuovo con persone e cose. E questo ti riconduce in un percorso emozionale mai finito, al mondo della poesia nella sua origine prima come stato di meraviglia e innocenza. Così ti nasce spontaneo entrare in tale mondo, farlo tuo e dire della piccina, della sua infanzia-poesia. Ma mentre scrivi rileggi anche il senso della tua, della sua vita e di quella di tanti altri bambini che, per un’accetta­zione, una resa della società sono destinati per sem­pre a soffrire. Materia ormai consunta di cui nessuno si cura più: specie in poesia, anche perché, si dice, l’egoismo ci sarà sempre, l’avidità non morirà mai ed altro. Ma ci sono ancora Angeli… E chi scrive ha fede nella parola e nonostante tutto, anche nell’uomo. E così si rivolge a quelli di buona volontà, ai poeti af­fannati per la terrestre avventura, e li sollecita all’at­tenzione, alla premura per ogni infanzia, il grande nostro patrimonio futuro. Alla lotta, anche con la scrittura, per riedificare un altare ai bambini di tutto il mondo.

5/ PER COLLI E CIELI INSIEME MIA EUGANEA TERRA
MIGRAZIONE. Noi tutti, residenti in questo scampolo storico di Padova, da via Gabelli a via Rinaldi, come uccelli di passo migrammo in volo verso la periferia per reinventare la vita in una casa propria, acquistata a rate, ma aperta alla natura. `{`…`}` Ci ritrovammo in un’altra stanza bassa a raccontarci ancora la vita in un cratere indicibile di attese, con un patrimonio già consolidato di amicizia, cultura, bellezza, accumulato in tempi non facili. Inevitabili le nuove difficoltà, superate poi nel tempo che sempre tutto leviga e risana. Però è vero, facevano bene loro, i Grandi, a credere nei miracoli! (da La stanza alta dell’attesa)

Nel frattempo i nuovi luoghi maturano altre intuizioni, emozioni, ispirazioni, scritture e così, in un fecondo susseguirsi di eventi, riemerge intera la sostanza assimilata negli anni in via Gabelli, ora che lo sfondo ormai amico e familiare è quello dei Colli Euganei, ai cui piedi si adagia idealmente la mia nuova casa-sfera. Qui veramente prende corpo e anima tutto il vissuto di cui ho detto, ma soprattutto si interiorizza e consolida il mio rapporto con la natura e con il paesaggio: altro elemento fondativo della mia poesia, di cui è primo documento la raccolta Per colli e cieli insieme mia euganea terra, pubblicata nel 2002 e accompagnata da una riflessione di Andrea Zanzotto in IV di copertina:

“Piace in questa raccolta di versi, così fortemente motivati, il senso quasi di consustanzialità nei confronti dei Colli Euganei, terra nativa, vissuta dall’autrice nelle sue più varie fascinazioni paesistiche in cui l’umano si instaura con pari energia. Figure della terra vulcanica o selvaggia e figure del lavorìo della storia, nel suo emergere qui come particolarissima civiltà, si equilibrano felicemente intrecciandosi ed espandendosi in un loro irrefrenabile entusiasmo, pur se talora con qualche ridondanza.

Ma ciò che conta è però questa urgenza di laus vitae che si esplicita nelle descrizioni anche minuziose dei caratteri dei singoli luoghi e delle loro fantasie vegetali, e inoltre nel brillare di gruppi umani coi segni delle loro attività, per culminare poi in vari singoli personaggi nella loro esperienza interiore. Il lettore si sente subito cooptato a questo convito di vitalità: dai mirabili profili stessi dei Colli al loro sempre imprevedibile e pur stabile manto, sino appunto alla confidenza dei sentimenti che si raccordano e chiamano il lettore lasciando un forte spazio, nella espressione dell’autrice, anche a una intensità etica oltre che estetica.

Si sente che questo discorso già nutrito continuerà col più costante senso di amore-dovere progredendo in un necessario cammino.”

6/ DIARIO PANDEMICO AL VENTO DEI FIORI

Numerosi altri libri, da allora, segneranno il mio percorso di vita, tra luoghi via via conosciuti, affetti, incontri, persone amate ora scomparse oppure presenti: il discorso attualmente culmina in quella grande lode alla vita che è il Diario pandemico al vento dei fiori, edito nel 2023, in cui l’intera umanità, nostra personale e di molteplici altri, emerge nei diversi comportamenti ammorbidita e impreziosita in un susseguirsi di liriche che traggono perlopiù ispirazione dal giardino e dai Colli Euganei, oltre che dai fatti di estrema attualità che hanno segnato e segnano i tempi più recenti e il momento presente.

È un diario intenso delle mie, delle nostre emozioni vissute nel periodo pandemico, in un contesto sociale profondamente mutato, un diario però consapevole delle tante risorse da noi riscoperte insieme, per reinventare la vita grazie anche a Robinson e al vento energetico della natura.

È un inno alla speranza, con gratitudine sempre, espresso in prosa e poesia.

Mi sono convinta di raccogliere, in questo do­cumento pandemico, testimonianze personali ed altre, parlando con un campionario di amici, so­dali in tale periodo, datato dal 21 febbraio 2020, le cui propaggini arrivano ancora in questi nostri giorni in variegate manifestazioni. Ognuno in modo diver­so, pur avvertendo, ancora oggi settembre 2022, un senso di smarrimento, una sottesa sfiducia per la vita, vuole però ricordare queste sue emozioni, quelle degli altri, i diversi comportamenti, le fasi sovrapposte, tut­to come parte di un proprio vissuto di fronte ad una esperienza globale inattesa, drammatica da poter es­sere definita terza guerra comportamentale-globale. E così inizio a raccogliere dati, memorie, sentimenti dall’ultima presentazione di La casa in mezzo al prato in Boscoverde a Firenze, nella Casa di Dante, organiz­zata dall’Associazione Pianeta Poesia il 4 febbraio. La Cina, con la città di Wuhan in pieno lockdown, con­siderata colpevole? — complice? — della diffusione del virus, a Firenze teneva banco in quel giorno. Pullu­lavano ovunque compagnie di cinesi a pranzo nei ri­storanti, seduti sulle murette lungo i bordi delle stra­de, famelici a divorare panini. E il virus era ormai dif­fuso ovunque anche se non era apparentemente giun­to da noi. Volendo aprire una parentesi, però, e fare un po’ di dietrologia, a Padova tre giovani (uno di questi è il figlio di una carissima amica di famiglia) a fine 2019 erano morti per un’incomprensibile pol­monite bilaterale allora non decifrata ma solo più tardi ricollegata a questo virus.

Ad altre manifestazioni strane dovute ad un misterioso virus si erano verifi­cate a Padova e a Grosseto come risulta dalla testi­monianza degli stessi soggetti colpiti: ne erano stati vittime un nostro amico giornalista ancora oggi soffe­rente dei postumi del covid e un’altra cara amica poe­tessa e critica appunto di Grosseto. Tutte situazioni comprese successivamente. Ma intanto là, in quella Firenze amata, quei cinesi erano guardati a vista da noi in questa trasferta rapida, resa ancor più rapida con l’ uso del taxi per crearci uno spazio isolato. […]

E l’amicizia è una delle prime risorse che ti aiutano a vivere sempre, ancor più valorizzate per sopravvivere nei periodi più difficili, perfino nell’oscuro internamento, lockdown, caratterizzato da una serie di misure restrittive. Risorsa questa tenuta viva per telefono, tra amiche unite dalla fede comune nella scrittura, per me forza vitale come documento qui con le poesie riportate. Il colloquio era certamente vivo con loro, con la famiglia e con la na­tura in una ricerca di conforto e di verità. Ma veramen­te traumatizzante e vivissima nel ricordo è la notizia del primo decesso avvenuto a Vo’ Euganeo, recepita dalla radio in uno strano momento-congiunzione di gioia scolastica e di assembramento di nonni e genitori al Teatro dei Colli alla rappresentazione del Cyrano de Bergerac  da parte degli alunni della scuola primaria Vi­valdi di Selvazzano Dentro. Ancora entusiasti all’ uscita, in macchina siamo bloccati dall’annuncio agghiacciante del primo caso di coronavirus a Vo Euganeo, così vicino a noi» con l’immediata ancestrale paura per l’ignoto e la voglia di scappare, di evadere al lago di Garda, in un’oasi d’azzurro, quasi un presentimento della chiusura successiva delle scuole dopo la settimana di festa di carnevale, usufruita da studenti e genitori in quel periodo. Ora, a distanza di oltre tre anni, è il mo­mento per ripensare a tutto quello che è accaduto, con il distacco con cui si guarda ad un evento trascorso, ma che ha inciso profondamente sulle vite di tutti: la pan­demia ci ha tolto l’ultima illusione d’immortalità, ri­velandoci in modo brutale la nostra fragilità.

Può essere prezioso ricordare quello che un gran­dissimo scrittore come Gabriel Garcia Marquez, pre­mio Nobel per la Letteratura nel 1982, ha espresso riguardo all’ importanza di non dimenticare e al va­lore della memoria: «La vita non è quella vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccon­tarla». Perché se è naturale voler rimuovere il dolore del passato, assieme alla paura di quello che abbiamo provato, tuttavia così rischieremmo di non trovare mai la forza di cambiare, rimanendo stanchi, frenetici e superficiali come prima. Invece, la memoria di quello che è stato è una risorsa per sentirci più forti e scoprire un nuovo ardore spirituale, proprio come avviene ai personaggi delle sue opere.

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Maria Luisa DANIELE TOFFANIN

SE ANCORA HAI STANZE FELICI. Se in stagioni della vita/ a varia fioritura/ hai ancora tante stanze di felicità/ e ogni stanza ha nomi sguardi mani diverse/ ma comune sostanza l’amore che sazia/ se ancora hai tante stanze felici/ con persone altre/ allora sei creatura alata/ ancora voli fra nidi sicuri d’innocenza/ voli nel cielo di un’eterna beata infanzia./ L’altra ormai è svalutata dal mondo.
MARIA LUISA DANIELE TOFFANIN IN PUNTA DI PENNA... per andare oltre