Con M. Luisa Daniele Toffanin… La stanza alta dell’attesa

.LE POETICHE VIE DEL DIALOGO INTERGENERAZIONALE… UN ANNO DI VERSI DIVERSI 

OTTOBRE … I CINQUE SENSI DEL SILENZIO 

Maria Luisa DANIELE TOFFANIN e Daniela BABOLIN insieme nella pagina di ottobre del percorso POETICA…MENTE 2022. Propongono la condivisione delle loro esperienze di collaborazione e di impegno nel promuovere la storia e la cultura del territorio attraverso il linguaggio poetico. Un’attività feconda che le ha condotte il 23 ottobre scorso nella sala del Consiglio della Provincia di Forlì per ritirare il secondo premio “Irene Ugolini Zoli”. Il riconoscimento é stato conferito dalla giuria del Premio Letterario Nazionale “Città di Forlì” – XIX Edizione a Maria Luisa Daniele Toffanin per la  postfazione al libro di poesie “Di brume e solchi” di Daniela Babolin. La motivazione redatta da Renata Penni:  “Stile vero e senza filtri, ricostruisce in modo magistrale l’atmosfera della silloge. Scrittura pacifica e distesa, si adagia lungo un confine terso e sottile con elementi nuovi, capace di rendere visibile agli occhi dei lettori l’anima della poetessa e le motivazioni più profonde delle sue poesie.”

TACCUINO POETICO (OTTOBRE 2022)

CONVERSAZIONE DI STEFANO VALENTINI CON MARIA LUISA DANIELE TOFFANIN AUTRICE DE “LA STANZA ALTA DELL’ATTESA TRA MITO E STORIA”

a cura  di Maria Luisa Daniele Toffanin 

audioletture di Maria Luisa DANIELE TOFFANIN  e Daniela BABOLIN

`{`...`}` Tra queste pagine incantate, tra questi versi pieni di arcane armonie, tra le vie segrete e protette della nostra città, negli anni confusi e imprevedibili della guerra e dell’immediato dopoguerra, tra persone care e figure amiche ed esemplari, si snoda lungo un percorso pieno di certezze, forse ingenue ma luminose e vitali, il racconto dell’infanzia fiduciosa, la cronaca limpida e innocente di Marisa bambina, del suo tempo infantile. Trascinati dall’incanto delle sue parole nuove, esploriamo i luoghi con il suo sguardo fanciullo e insieme procediamo lungo il suo stesso percorso poetico, in un cammino che l’ha portata ben oltre i confini della nostra amata città, oltre gli orizzonti segnati dai colli della sua Euganea terra. `{`...`}` (La stanza alta dell’attesa. Note sparse di Luisa Scimemi di San Bonifacio)

Palpitava un’aria speciale nella piccola sala della biblioteca di Abano Terme: il piacere di ritrovarsi finalmente dopo più di 2 anni di Covid. E insieme si avvertiva un senso sotteso di paura, di ansia a causa di questa presenza sempre ovunque, sotto mentite spoglie. Noi cerchiamo di muoverci in punta dei piedi in questo primo pomeriggio ritrovato, alcuni con mascherina.

Pomeriggio di poesia, storia, buoni sentimenti da riscoprire, in un clima di attesa di qualcosa di bello che ci sarebbe stato offerto e condiviso dall’autrice. Tanto era l’entusiasmo che dimentichiamo di lasciare la parola al direttore Ronzoni, gentile organizzatore del tutto, anche dell’ammirata locandina.

Maria Luisa, l’autrice de “La stanza alta dell’attesa tra mito e storia”, prende subito la parola ringraziando i presenti tra cui Luisa Scimemi di San Bonifacio, autrice di Note Sparse introduttive, Daniela Babolin, amica e lettrice, Bruna Barbieri con l’amica Luciana Mancini, Franca, collega di Massimo, con la giovane figlia, Lorenzo Mazzetto, venuto da Monselice, caro amico sin dai banchi di scuola, la Rossetto, un’altra scolara, Rosella Ponchio, Bruno Trevellin, Lucia e Franco Gaddo, Grazia e Pierangelo Codebue… e altri.

Stefano Valentini, percorre con la solita partecipazione il libro, evidenziandone la struttura, il linguaggio originale, colto, intenso, il suo essere storia di una famiglia nella storia della città.

Ne esamina il titolo stesso, la stanza, come luogo degli affetti approfondendo il valore del mito dell’infanzia e della storia del periodo bellico e post bellico, sempre con citazioni tratte dalle pagine da lui sfogliate.

Valentini, ascoltando la lettura alternata di prose e poesie, già annuncia il significato di prosimetro leggendo le note critiche di Nazario Pardini.

Inoltre sottolinea che molti sono i personaggi che qui si incontrano e agiscono nella vicenda, molti gli incontri umani già annunciati in “Via Gabelli” letta da Daniela dove appaiono figure femminili di donne semplici ma con la vocazione alla bellezza della musica, della pittura, della scrittura, bellezza che è portamento dell’anima.

Aggiunge quindi l’autrice che lei si è formata in un ambiente pullulante della poesia di Giannina che vedeva gli occhi di suo padre azzurri come i primi fiori del rosmarino, di Jolanda che scriveva in veneziano e, in particolare, di Giulio Alessi che abitava nella terrazza vicina, perché il comune denominatori di tutti questi luoghi di via Gabelli sono le terrazze sui tetti della fabbrica di Sordina, uno dei luoghi da lei più vissuto.

VIA GABELLI, ATMOSFERE POETICHE. Talora esco dalla quotidiana contingenza/o circolo in essa in modo altro/col pensiero magari all’indietro/per rievocare scorci atmosfere infanzia/per i portici dal lungo respiro che improvviso/s’apre in segreti profumi colori guizzi./Qui sentii la voce della prima poesia/GIANNINA cantava gli occhi di mio padre/quali azzurre essenze del giardino/JOLANDA cantava affettuose dediche/nel suo musicale veneziano./Altra poesia nella casa accanto mi cresceva/come fiore spontaneo ispirato dal cielo./GIULIO ALESSI trasfigurava l’amata città/là sulla terrazza spazio pensile d’amicizia/vasi comunicanti tanti sospesi sorpresi/ gli occhi sui tetti bassi di Sordina/sull’abside romanica di Santa Sofia./ Vita-poesia troppo presto da Padova obliata. (da La Stanza alta dell’attesa pag. 40)

In una di queste terrazze si svolgerà anche il rinfresco del matrimonio dei suoi genitori, rievocato e letto nella poesia “Nozze di guerra”, quasi una stampa dello stile di vita dell’epoca, di cui ricorda con devozione gli insegnamenti ricevuti. In particolare rammenta l’assenza, in quel momento felice, del nonno onorevole Sebastiano Schiavon, morto a 38 anni, figura di politico e sindacalista significativa nel primo Novecento italiano.

Valentini sottolinea che tutti questi dati relativi ai rapporti della famiglia e al vivere della città di Padova, risentono certamente del carteggio fra il padre e la madre raccolto da Massimo e dalla stessa autrice ne “La grande storia in minute lettere”, nelle cui epistole si avvertiva già quel senso di appartenenza ora così sentito in questa Padova della rinascita. Ed era così forte questo sentimento che sono palpabili l’amicizia, la solidarietà, proprio l’essere insieme anche nella lirica “L’amicizia scorreva per le antiche strade” interpretata con empatia da Daniela. Così si ritorna, l’autrice e il critico, per le strade di Padova come via Cesare Battisti, Corte Ca Lando, via Rinaldi con gli indimenticabili giochi nel giardino magico di Jolanda e Orazio in cui il gioco con i gemelli Ione e Giuliano era libertà, invenzione, felicità, ignaro del dopo.

Daniela  Babolin legge una poesia a lei cara, “Luoghi”, che riporta l’autrice subito di rimando alla sua terrazza di via Gabelli, vaso comunicante con le altre terrazze, luogo dove le care presenze della madre, della nonna e della prozia si riunivano a rammendare, cucire o fare il bagno alla piccola. E della madre l’autrice, in questa prosa, evidenzia la capacità di vestire di niente anche gli abiti più modesti, scampoli di Colombo del ghetto, creati poi nell’atelier di via Battisti dalla Momoli. Qui appare ancora una volta il modo di vivere della città in quel momento in cui si percepisce la comune volontà di risorgere tutti uniti anche nelle piccole cose, una volta usciti dalla drammatica esperienza della guerra.

LUOGHI 

 

Ci sono luoghi sempre

che per un odore un suono un colore

un’analogia ontologica

richiamano altri luoghi.

Si dilatano allora pareti

in un percorso-accumulo lievitante emozioni.

così nell’infanzia si apre un corridoio

infinito di rimandi emozionali

sgorgati emersi dalle stanze dell’anima

come lava dal cratere.

incontrollabile mio cuore

quando troppo si commuove

e tien testa alla testa

che tutto vorrebbe computerizzare

ma la mente deve saper aspettare.

Anche se alcune stanze

non si aprono ancora – chiuse le porte

degli armadi con i propri scheletri –

la mente deve saper aspettare.

imperscrutabile è l’anima

alla piena dei ricordi.

 

(da La stanza Alta dell’attesa)

E così, nell’alternarsi di altre letture tra l’autrice e Daniela, emerge sempre più un vissuto aperto alle scoperte, alla cultura, nel dialogo tra adulti e bambini, quasi vivo ancora tra noi, un vissuto pronto alle rinunce, proiettato ad altre attese, sicuro però nei punti di riferimento: la famiglia, l’amicizia, la parrocchia, via Gabelli. E in questo si snoda tutta la Storia di un’epoca in cui si svolge la vicenda di una famiglia in via Gabelli nello sfondo di Padova.

SE ANCORA HAI STANZE FELICI

.

Se in stagioni della vita

a varia fioritura

hai ancora tante stanze di felicità

e ogni stanza ha nomi sguardi mani diverse

ma comune sostanza l’amore che sazia

se ancora hai tante stanze felici

con persone altre altre

allora sei creatura alata

ancora voli fra nidi sicuri d’innocenza

voli nel cielo di un’eterna beata infanzia.

L’altra ormai è svalutata dal mondo.

.

ORA SONO IN UN PRESENTE

.

Ora sono in un presente

d’urgenze di miracoli

in un’attesa nuova

di un’infanzia altra

ove sempre riaffiora occhieggia

lontano un mio tempo

l’infanzia mia-gioco-infinito.

così in un canto

di musica e parole nuove

dico il mio esserci

in Magia di attese.

.

Arrivati alla conclusione, Valentini rende prezioso il momento con la lettura di “Fragile Bellezza” da lui molto amata evidenziando nei versi questa vocazione alla bellezza allora così avvertita in tutta l’opera ma sintetizzata in questa lirica:

Ora la bellezza esalata dalla mia Padova / si è impressa in me come interiore vocazione / pur con tutta la sua fragilità / – bolla di vetro soffiata a Murano – / nell’umana litania dei giorni.

Valentini inoltre evidenzia che questo patrimonio di vissuto mitico e storico viene lasciato dall’autrice come eredità, con tutte le sue briciole di umanità, al figlio e ai nipoti proprio per salvare la nostra stessa umanità. Un riferimento particolare alle belle note sparse di Luisa Scimemi di San Bonifacio e un saluto affettuoso a tutti con l’intervento gradito di una giovane presente che sottolinea che molti giovani stanno ritornando per libera scelta ai valori cantati in questo libro. Anche Bruna, che verbalizza tutto, ritrova che questi sentimenti di disponibilità, di appartenenza, di comunione con gli altri, qui esaltati, sono ancora vivi nei rapporti tra lei e l’autrice. E sottolinea che le persone citate sembrano muoversi vive tra noi in un racconto che diviene qui “teatro”.

Così si conclude in un clima di amicizia e di vita ritrovata questo primo incontro dopo il nostro internamento.

MIGRAZIONE. Noi tutti, residenti in questo scampolo storico di Padova, da via Gabelli a via Rinaldi, come uccelli di passo migrammo in volo verso la periferia per reinventare la vita in una casa propria, acquistata a rate, ma aperta alla natura. `{`…`}` Ci ritrovammo in un’altra stanza bassa a raccontarci ancora la vita in un cratere indicibile di attese, con un patrimonio già consolidato di amicizia, cultura, bellezza, accumulato in tempi non facili. Inevitabili le nuove difficoltà, superate poi nel tempo che sempre tutto leviga e risana. Però è vero, facevano bene loro, i Grandi, a credere nei miracoli! (da La stanza alta dell’attesa)

INTERSEZIONI POETICHE … 

L’AUTRICE

Maria Luisa Daniele Toffanin poetessa e scrittrice padovana, promuove corsi di scrittura, iniziative culturali quali il concorso di poesia e disegno Mia euganea terra e progetti di sostegno al disagio scolastico nell’ambito dell’Associazione Levi-Montalcini. Collabora con ‘Oltreoceano-CILM’ dell’Università di Udine e con alcune riviste letterarie. Organizza gli incontri letterari mensili, documentati nei relativi quaderni, del Cenacolo di Poesia di Praglia “Insieme nell’Umano e nel Divino”, ideato con l’abate padre Norberto Villa.

Ha pubblicato i seguenti volumi, pluripremiati: Dell’azzurro ed altro (1998, 2000), A Tindari (2000, 2001), Per colli e cieli insieme mia euganea terra (2002), Dell’amicizia-my red hair (2004, 2006), Iter ligure (2006), Fragmenta (2006), E ci sono angeli (2011), Appunti di mare (2012), L’attesa perlata di stelle e rugiada (2014), Segreti casentini ed oltre a primavera (2014), Florilegi femminili controvento (2015), Sottovoce a te madre (2015), Matteo e Gigetto il rospo di mare (racconto, 2016), Magia di attese (2016), Dal fuoco etneo alle acque polesane (2017), La casa in mezzo al prato (2018), Pionieri a San Domenico (2019), La stanza alta dell’attesa tra mito e storia (2019); insieme a Massimo Toffanin i romanzi storici I luoghi di Sebastiano (2015) e La grande storia in minute lettere (2018).

Ha curato Una Padova altra. La libreria Draghi: osservatorio di cultura (2012) e, con Mario Richter, la pubblicazione degli Atti del convegno da lei organizzato Il sacro e altro nella poesia di Andrea Zanzotto (2013).

Alla sua poesia sono stati dedicati numerosi scritti, tra i quali due monografie: Silvana Serafin, Pensieri nomadi. La poesia di Maria Luisa Daniele Toffanin e Mario Richter, La poesia di Maria Luisa Daniele Toffanin.

Per saperne di più http://www.literary.it/autori/dati/daniele_toffanin_maria_luisa/maria_luisa_daniele_toffanin.html 

Contatti: matoffa@alice.it